mercoledì 27 novembre 2019

Sac vende

[Quando un giornalista viene ucciso ne soffre tutta la società.  Margaret Atwood] L’assemblea della Sac, società che gestisce lo scalo di Fontanarossa, ha approvato l’iter che porterà alla privatizzazione dell’aeroporto internazionale di Catania, il quinto in Italia e il primo nel Mezzogiorno con quasi 10 milioni di passeggeri trasportati l’anno. La notizia è pubblica da alcuni organi di stampa locali. La vendita avverrà con una gara ad evidenza pubblica e la selezione di tre advisor: uno finanziario, uno legale e uno industriale. Tra i requisiti che la società acquirente deve essere ‘investitore con sede nell’Ue’, ‘gestore aeroportuale o azionista di maggioranza (o di minoranza qualificata) di altri gestori aeroportuali Ue, avere ‘parametri di solidità patrimoniale. Il vincitore sarà scelto non solo sulla base del prezzo, ma soprattutto della qualità del piano industriale. E ci saranno precisi paletti: divieto per il socio privato di vendere le azioni per almeno 5 anni, diritto di prelazione per i soci pubblici in caso di successiva cessione della maggioranza da parte dei privati. Un sondaggio sull’acquisizione dell’aeroporto di Catania sarebbe stato già fatto dal gruppo Benetton, da Save di Venezia, ma anche da investitori stranieri: due società australiane, dalle francesi Airport de Paris e Adp Vincì e dall’argentina Corporacion America.  “A questo punto è ufficiale: il governo Musumeci ha dato il via libera alla vendita di un altro pezzo di Sicilia allo straniero – a dichiararlo è Luigi Crispino, componente del Comitato Vussia -. Non ci vengano a dire che si vende per gli investimenti. La Regione e il Comune per la prima volta si stanno dannando l’anima per portare settecentocinquanta milioni di investimenti in favore di un aeroporto che non sarà più dei siciliani, secondo le loro intenzioni. Il Vussia ha calcolato in 300 milioni l’anno la quota che i siciliani verseranno direttamente nelle casse del nuovo proprietario privato. Se sono vere le voci che circolano, oltretutto, l’operazione finanziaria sembra avere un retrogusto massonico, di quella stessa massoneria che continua a scindersi fino al punto di non consentire di sapere se è buona o collusa con il malaffare peggiore di questa terra. Di certo, sappiamo che la mala gestione di questi anni, con sprechi che sono stati ampiamente documentati in passato, sarà ora coronata dalla gestione di uno degli affari meno trasparenti e più vigliacchi della Sicilia. Chi ha approvato la vendita è colpevole di aver pugnalato alle spalle tutti noi siciliani”. 

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