martedì 26 novembre 2019

Dopo Hong Kong Singapore?

[Il socialismo è la distribuzione degli utili senza alcun responsabilità per le perdite. Elbert Hubbard] "Noi siamo con i manifestanti di Hong Kong. Gli Usa vogliono vedere la democrazia ad Hong Kong": lo ha detto Donald Trump. I candidati anti-governativi in corsa alle elezioni distrettuali di Hong Kong hanno conquistato quasi il 90% dei seggi, 396 sui 452 in palio, assestando un duro colpo alla governatrice Carrie Lam e al governo centrale di Pechino. Mentre è in ballo ancora l'assegnazione di due seggi, riportano i media locali, il fronte pro-establishment ha perso più di 240 seggi rispetto alla tornata elettorale del 2015. Il governo di Hong Kong ascolterà "certamente con umiltà le opinioni dei cittadini e rifletterà su di loro con serietà". E' l'impegno della governatrice Carrie Lam affidato a una nota, che è il primo commento dopo la pesantissima sconfitta del fronte pro-establishment alle elezioni distrettuali di domenica. Il governo, ha assicura la Lam, "rispetterà il risultato del voto". "Hong Kong è parte integrante della Cina, a prescindere dal risultato elettorale", ha detto il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. "Qualsiasi tentativo di danneggiare il livello di prosperità e stabilità della città, non avrà successo", ha continuato Wang nel primo commento ufficiale di Pechino sull'esito del voto a Hong Kong. La contestazione a Hong Kong sembra ormai non avere sbocco e il sostegno popolare sta crollando. Nessuna delle rivendicazioni dei manifestanti verte su problemi reali: sovraffollamento e insalubrità delle abitazioni, disoccupazione e condizioni di lavoro, difficoltà di accesso alle cure e all’educazione.  Le cinque rivendicazioni del movimento cercano invece di umiliare innanzitutto il governo regionale:  abrogazione della legge sull’estradizione dei criminali verso la Cina continentale;  elezione per suffragio universale del capo del governo;   liberazione dei teppisti, che non devono più essere chiamati “rivoltosi”; denuncia delle violenze dei poliziotti e delle triadi;  dimissioni del capo del governo, Carrie Lam. Temendo che il movimento debordi in un’altra città-Stato creata dai britannici nella regione, il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, ha chiesto aiuto alla Conferenza dei sindacati: “Se dovessimo affrontare sommosse come quelle di Hong Kong, diventerebbe impossibile governare Singapore, adottare provvedimenti e mettere in atto decisioni difficili, pianificare qualunque cosa a lungo termine… La fiducia in Singapore ne uscirebbe distrutta. Credo che sarebbe la fine di Singapore”.

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