domenica 27 ottobre 2019

Forse ucciso Abu Bakr al Baghdadi

[Finalmente sono un giornalista anch'io: ora i fatti non mi interessano più. Pat Buchanan] L’uomo più ricercato del mondo, il terrorista più pericoloso del pianeta, l'”emiro” dello Stato islamico (Isis) Abu Bakr al Baghdadi sarebbe stato ucciso dalle forze speciali americane in un raid in Siria nordoccidentale. Sono in corso verifiche, secondo i media Usa, ma gli ufficiali di Washington – tra i quali apparentemente anche il presidente Donald Trump – sono convinti, questa volta, di aver centrato l’obiettivo. Certo, quando si tratta di al Baghdadi il condizionale è d’obbligo: non è infatti la prima volta che l’emiro viene dato per morto. Ma, in questo momento, la sua scomparsa assumerebbe i caratteri dell’opportunità. Infatti, le ultime vicende della guerra siriana – con l’intervento turco e il parziale ritiro Usa – fanno temere un risorgere dalle sue ceneri della fenice Isis. Al Baghdadi è nato a Samarra il 28 luglio 1971, col nome di Ibrahim Awad Ibrahim. Abu Bakr al Baghdadi è, di fatto, un nome di battaglia. Avrebbe studiato l’Islam presso l’Università di al Azimiya, a Baghdad e, durante la guerra irachena del 2003, sarebbe diventato imam, aderendo ad al Qaida e diventando seguace del leader jihadista Abu Musab al Zarqawi. Nel confuso e violentissimo dopoguerra iracheno, al Baghdadi diventa l’emiro di Rawa, una carica informale nell’ambito dei jihadisti, che gli consente di far uccidere molti sostenitori delle forze della coalizione e del governo legittimo iracheno. Nel 2004, però, viene arrestato a Falluja dalle forze irachene e mandato dalle forze Usa presso il famigerato centro di detenzione di Camp Bucca, e poi a Camp Adder. Ma le autorità americane lo rilasciano presto, non ritenendolo un pesce grosso e aprendo così la strada a sospetti e illazioni. Il suo formale riconoscimento come numero uno dello Stato islamico dell’Iraq è del maggio 2010, quando Abu Bakr al Baghdadi viene nominato al posto di Abu Omar al Baghdadi, che nel frattempo era stato ucciso. Quattro anni dopo, a giugno 2014, al Baghdadi viene proclamato “califfo” dello Stato islamico e un mese dopo svolge un discorso presso la grande moschea al Nuri a Mosul. Si tratta di una carica non riconosciuta, come non verrà mai riconosciuto lo Stato islamico stesso ovviamente dalle entità statuali, ma neanche dalle autorità giuridiche islamiche riconosciute dalla comunità dei fedeli. Il suo “regno” è stato caratterizzato da violenza: attacchi terroristici contro gli sciiti, contro i cristiani, nei paesi occidentali. E, nelle aree dell’Iraq e della Siria controllate dall’Isis, violenze inenarrabili. A questo punto, al Baghdadi diventa l’uomo più ricercato del mondo, superando anche il leader di al Qaida, Ayman al Zawahiri. E comincia la grande caccia, nella quale viene dato più volte per morto o catturato. Come a novembre 2014, quando le forze irachene lo davano per ferito. O nel 2015, quando fonti ufficiali irachene avrebbero dato ancora una volta al Baghdadi come gravemente ferito, prima, poi ucciso a Ninive. Nel 2017, poi, furono i russi a sostenere di averlo ammazzato.Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha confermato oggi che Abu Bakr al Baghdadi è stato ucciso in un raid Usa in Siria. “Il terrorista numero uno al mondo Abu Bakr al Baghdadi è morto”, ha detto in un discorso dalla Casa Bianca. Al Baghdadi è morto “come un cane, come un codardo”, ha detto Trump, spiegando che il capo dello Stato islamico si è fatto esplodere uccidendo così anche tre bambini che erano con lui. “Era un uomo cattivo e violento ed è morto in maniera cattiva e violenta”, ha affermato il presidente. “È morto come un cane, è morto come un codardo”. “Ha fatto esplodere il suo giubbotto, facendo morire anche i bambini che erano con lui”, ha detto Trump, dopo aver annunciato che il “terrorista numero uno” al mondo era morto nel raid contro un compound. Baghdadi, quando si è fatto saltare in aria, era in una galleria. “La galleria è crollata con lui”, ha detto Trump. Il suo corpo è stato “dilaniato”, ma nonostante ciò “alcuni test hanno dimostrato con immediatezza e certezza che si trattava di lui”. Al Baghdadi “ha passato gli ultimi momenti nel terrore”, ha detto Trump. Le forze Usa, ha continuato il presidente, sono “rimaste nel compound per due ore” e hanno “portato via materiale sensibile”: piani futuri, “cose avevamo interesse ad avere”. L’azione, ha detto ancora Trump, s’è giovata anche dell’aiuto di altri paesi. “Voglio ringraziare la Russia, la Turchia Iraq e i curdi siriani”, ha detto.

2 commenti:

  1. A poche ore dalla notizia della morte del Califfo dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi e del suo braccio destro Abu al Hassan al Muhajir, il Gruppo dello Stato islamico (Isis) ha già un nuovo leader. Le redini dell’organizzazione terroristica sono passate a un ex ufficiale di Saddam Hussein, Abdullah Qardash, conosciuto anche con il nome di Hajji Abdullah Al Afari. Il successore di Al Baghdadi era già stato designato, dallo stesso Califfo, nello scorso mese di agosto, alla guida degli “Affari musulmani” del gruppo, una nomina che l’allora responsabile dell’Isis aveva annunciato tramite una dichiarazione diffusa dall’agenzia di propaganda Amaq e che l’Isis, però, non ha mai riconosciuto pubblicamente. Un funzionario dell’intelligence nella regione ha confermato l’informazione a Newsweek, pur spiegando che il ruolo del Califfo all’interno dell’organizzazione terroristica era ormai diventato quasi del tutto simbolico, non essendo direttamente coinvolto nelle operazioni per la jihad del gruppo. “Baghdadi era quasi un prestanome. Non era coinvolto in operazioni né nelle attività quotidiane”, ha detto il funzionario. “Tutto quello che Baghdadi ha fatto è stato dire sì o no, senza alcuna pianificazione”. Su questo punto, tuttavia, gli esperti hanno pareri discordanti. Un ex funzionario dell’intelligence statunitense sostiene ad esempio che la morte di Al Baghdadi potrebbe avere un effetto tangibile sulla capacità del gruppo di operare: “Se firma le operazioni e la strategia tramite lettere e messaggi, allora ha un impatto. Il leader conta e i dirigenti senior prendono decisioni”.

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  2. La polizia irachena ha arrestato a Kirkuk Abu Khaldoun, considerato il numero due del capo dell'Isis Abu Bakr al-Baghdadi. La 'Security media cell' irachena ha diffuso un comunicato e una foto dell'arrestato, pubblicate da Al-Arabiya. "Aveva un documento falso con il nome Shalaan Obeid. Il criminale lavorava come vice di al-Baghdadi ed era il 'pricipe' della provincia di Salah al-Din", afferma la nota. Al-Baghdadi, capo dell'Isis dal 2014, è stato ucciso in un raid delle forze speciali Usa in Siria lo scorso ottobre.

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