martedì 30 aprile 2019

Intervista a Cusimano di Nautilus

Lo scorso 01/10/2018 il commissario ad acta delegato ha “incredibilmente” decretato l’assegnazione della gestione totale dell'aeroporto di Lampedusa, per i prossimi 20 ANNI, alla AST AEROSERVIZI S.p.A., una società  partecipata di secondo grado della Regione Siciliana la cui partecipazione, secondo la legge, dovrebbe essere già dismessa. Non si dà pace il titolare della Nautilus, Giacomo Cusimano.  La vicenda è arrivata anche in parlamento con una mozione all’ars dal titolo N. 165 - Dismissione della partecipazione di Ast Aeroservizi S.p.A. oltre che il decreto di affidamento ventennale in concessione ad AST Aeroservizi S.p.A. della gestione totale dell'aeroporto di Lampedusa, emesso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in data 01 ottobre 2018. All’interno  della mozione parlamentare è interessante il paragrafo  inerente le tasse aeroportuali, in quanto dagli ultimi bilanci pubblicati della stessa AST Aeroservizi (l’ultimo pubblicato è del 2015!!) non è chiaro se siano state riscosse e riversate ad ENAC. Il severo monito costituito dal dibattito che in questi giorni anima la scena politica e l’opinione pubblica, impone certamente di ponderare in modo rigoroso la idoneità dei soggetti a cui riconoscere la qualità di concessionari e dunque nel caso di specie di gestore dell’aeroporto di Lampedusa. 17 esposti, 4 cause avrebbe fatto Nautilus contro il gestore dell’apt di Lampedusa, ast aeroservizi, ne avesse vinto uno. Incontriamo il titolare della Nautilus Giacomo Cusimano. L’ast aeroservizi ha chiarito i propri conti economici da voi contestati? Assolutamente no. Nell’ultimo bilancio erano ancora in forte criticità, tasse d’imbarco non pagate, da qui nasce la nostra contestazione. A che titolo loro potevano aspirare a diventare gestori se non pagavano le tesse aeroportuali. Ad oggi non è chiaro se tutto è stato pagato. Noi abbiamo fatto fare una perizia dal nostro consulente è attendiamo l’esito di questa perizia che gireremo prontamente all’enac. A Palermo con il vostro ingresso a Punta Raisi avete rotto il monopolio dei carburanti. Ne è valsa la pena?  Siamo riusciti a entrare a Punta Raisi rompendo un monopolio che esisteva da sempre. Finalmente, con questi nuovi amministratori la Gesap riesce a governare lo scalo in maniera più corretta. Dopo nove anni siamo riusciti a entrare a Palermo. Abbiamo realizzato un deposito modernissimo perché realizzato interamente in acciaio inox. Ora la cosa più difficile è convincere i clienti a dialogare con questa nuova realtà. Abbiamo strappato qualche cliente alla concorrenza ma non è facile. Visto che è difficile prendere, per esempio, Alitalia noi partecipiamo aggregati con i colossi. A breve faranno una gara per la gestione della messa a bordo del carburante. Non saremo più indipendenti ma aggregati a un colosso.  Avete partecipato alla gara per diventare gestori a Pantelleria. Con quale esperienza? L’enac ha bloccato la gara. Noi avevamo puntato molto su Pantelleria, avendo grandi progetti, con molti posti di lavoro. Rilanciando l’isola con un piano turistico accattivante. Pnl quest’anno si avvicina a 150 mila passeggeri, Lmp il triplo pur essendo più piccola. Non c’è nessuna strategia commerciale a Pantelleria nella ricerca di nuovi vettori. Pantelleria ha delle potenzialità superiori a Lampedusa. Invece non siete stati mai interessati a Comiso ... Comiso è un apt di grandi costi e difficilmente si trova un pareggio. Alla fine ha prevalso la ragione è la Sac si è comprata la società dove era già azionista. Siete interessati pure a Fiumicino se non sbaglio ...  Abbiamo presentato la richiesta di certificazione perché vogliamo essere presenti nel più importante scalo italiano, sappiamo che non sarà facile ma ci proviamo con tutte le nostre forze. Le procedure di certificazioni sono molto lunghe e complicate. 


domenica 28 aprile 2019

Mondadori licenzia

[È meglio fare una fine orrenda che sopportare orrori senza fine. Arthur Bloch] Un presidio di giornalisti della Mondadori durante il quale è stata inscenato una sorte di funerale con tanto di bara e manifesti a lutto si è svolto nel pomeriggio in piazza del Duomo, a Milano. La manifestazione è stata organizzata dall'Associazione Lombarda dei Giornalisti per protestare contro "i 35 esuberi annunciati dalla società editoriale che rappresentano - ha detto il presidente, Paolo Perucchini - la decimazione della redazione e l'annientamento del settore periodici".

Concorso in ricordo Falcone-Borsellino

[L'ottanta per cento di un esame si basa sull'unica lezione a cui non sei andato, nella quale si parlava dell'unico libro che non hai letto. Arthur Bloch]  E' stato pubblicato  sul sito della giustizia amministrativa (www.giustizia-amministrativa.it) il bando "Libertà. Solidarietà. Giustizia" aperto a tutte le scuole. L'iniziativa si concluderà il 21 maggio 2019, data in cui gli studenti incontreranno i giudici amministrativi a Palazzo Spada, nel ricordo di Falcone e Borsellino e dei tanti eroi civili della Storia del nostro Paese in risposta all'appello del Presidente della Repubblica ai giovani per la piena attuazione dei princìpi fondamentali della nostra Costituzione. Tra le scuole partecipanti vi saranno anche i riformatori di Roma e Catanzaro e la scuola presso l'Ospedale pediatrico di Napoli, oggetto di una speciale iniziativa formativa che vedrà singoli magistrati recarsi presso gli Istituti.  Nel corso dell'evento saranno presentati e premiati i lavori (manifesti, fumetti, video e performances teatrali e musicali) che tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado avranno fatto pervenire al Consiglio di Stato.

San Diego colpo a cuore ebrei

[Il celibato non è ereditario. Arthur Bloch]L'attacco alla sinagoga in California ''è un colpo inferto al cuore del popolo ebraico'': lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu che ha inviato condoglianze ai familiari della donna uccisa e auguri di guarigione ai feriti. ''La comunità internazionale - ha aggiunto - deve rafforzare gli sforzi nella lotta all'antisemitismo''. Alla luce del moltiplicarsi degli attacchi antisemiti nel mondo il premier ha indetto per questa settimana una consultazione speciale con esperti del ramo.Lo Shin Bet - il servizio di intelligence interna israeliano - ha sventato un attentato lo scorso mese, in coincidenza con le elezioni, un attacco suicida con un'autobomba di un operativo di Hamas che è stato arrestato.    Lo ha fatto sapere oggi lo stesso Shin Bet secondo cui il sospetto, Yahya Abu Dia (23 anni) è stato fermato lo scorso 31 marzo nella sua casa di az-Za'ayyem, in Cisgiordania. "Nell'interrogatorio - ha spiegato lo Shin Bet - Abu Dia ha detto di essere in contatto con ufficiali di Hamas della Striscia di Gaza attraverso internet e di essere stato reclutato per operazioni militari concordando di compiere missioni e atti come kamikaze. Abu Dia è stato incaricato di comprare un'auto e di affittare un magazzino in modo da preparare l'autobomba e anche di individuare il posto migliore nell'area di Maalè Adumim (sotto Gerusalemme) dove c'e' più assembramento di bus, civili e soldati". Israele ha rilasciato oggi dal carcere due cittadini siriani a seguito della restituzione da parte di Damasco delle spoglie del soldato Zachary Baumel, morto in Libano nel 1982. I due - Ahmed Hamis e Zaidan Tawil - sono stati consegnati alla Croce rossa internazionale al valico di Quneitra, sulle alture del Golan, da dove si accede in Siria. Lo ha riferito un portavoce militare israeliano. Questo scambio e' stato reso possibile dall'intervento del presidente russo Vladimir Putin. Un palestinese di 20 anni è morto ieri per le ferite riportate una settimana fa dopo che aveva tentato di accoltellare un agente di frontiera israeliano ad un check-point nei pressi di Nablus in Cisgiordania. Lo ha fatto sapere il Ministero della sanità palestinese secondo cui Omar Awni Younes (20 anni) è morto in un ospedale israeliano. Un agente di frontiera - secondo la polizia israeliana - sparò al palestinese dopo che questi aveva attaccato armato di coltello un altro agente allo Snodo di Tapuach in Cisgiordania.

sabato 27 aprile 2019

Az farà cadere il governo?

[Il lavoro d'equipe è essenziale. Ti permette di dare la colpa a qualcun altro. Arthur Bloch]  Non c'è solo la questione dell'aumento del carburante nel prossimo futuro, la restituzione del prestito ponte da 900 milioni di Euro e l'individuazione della composizione dell'azionariato della newco, sul tavolo dei commissari straordinari e del Governo italiano.  Questo perché il vettore aereo Alitalia ha un debito pregresso con Enav (Società nazionale per l'assistenza al volo) di circa 18 milioni di Euro, congelati con l'avvio a maggio 2016 dell'amministrazione straordinaria. È facile  immaginare come, in realtà, Alitalia abbia debiti anche con gli altri enti di assistenza al volo europei e internazionali. Stando a quanto riportato da diverse testate il potenziale partner individuato a far parte dell'azionariato della nuova Alitalia sarebbe Riccardo Toto, contattato inizialmente direttamente dal ministro dello Sviluppo economico (Mise) Luigi Di Maio a fine marzo nel corso del viaggio a New York e Washington. Da quel momento in poi le trattative sarebbero andate avanti e ora sarebbero a un passo dall'intesa, nella quale l'ex-proprietario di Air One sarà chiamato a rilevare tra il 20 e il 30 per cento delle quote dietro un investimento da 250 milioni di Euro. La trattativa sarebbe stata svolta interamente da Luigi Di Maio per diversi motivi. In primo luogo per permettere a Ferrovie dello Stato di presentare entro il 30 aprile l'offerta finale ai commissari straordinari di Alitalia, e in secondo luogo per una questione "di immagine" della sua figura, avendo Di Maio accentrato su di lui la questione del rilancio del vettore aereo. Un fallimento delle trattative e la vendita a Lufthansa o l'avvio delle procedure di liquidazione per Di Maio, il Movimento 5 Stelle e il Governo sarebbero una macchia difficile da levare, specialmente in vista delle elezioni europee di maggio. Oltre a questo però, coinvolgere la famiglia Toto permetterebbe di escludere la partecipazione di Atlantia dal capitale di Alitalia, evitando così di coinvolgere il Gruppo dei Benetton che è stato duramente contestato dopo il crollo di ponte Morandi a Genova, tant'è che è stata prospettata la revoca delle concessioni autostradali attribuite ad Atlantia. Un coinvolgimento "autostradale" ci sarebbe anche con Riccardo Toto dal momento che la famiglia di costruttori abruzzesi è titolare  della concessione dell'A24 e dell'A25. Riccardo Toto inoltre ha un passato nel trasporto aereo non solo con Air One, ma anche con la fallimentare esperienza di New Livingston che nel giugno 2014 si vide rimuovere da Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile) la licenza a causa dell'assenza dei requisiti finanziari e tecnico-operativi previsti dal regolamento europeo. Voci su un nuovo protagonista a movimentare il dossier Alitalia: il gruppo Toto. E se da fonti vicine al gruppo abruzzese in un primo momento filtrano conferme sui contatti con il Governo, anticipati dal quotidiano la Repubblica, in serata il gruppo in una nota ha "smentito" l'ipotesi che la società Renexia, società guidata da Riccardo Toto (uno dei quattro figli del patron del gruppo Carlo) stia preparando "una offerta di acquisto per Alitalia da presentare entro martedì". Anche fonti del ministero dello Sviluppo Economico avevano in precedenza frenato, negando la notizia di un incontro fra il vicepremier Luigi Di Maio e Riccardo Toto mercoledì scorso a Taranto.: "il dossier Alitalia - precisano - è un'operazione di mercato, se il Gruppo Toto presenterà un'offerta sarà valutata ben volentieri da Ferrovie dello Stato e dai commissari". A poche ore dalla scadenza della proroga al 30 aprile concessa a Ferrovie dello dello Stato per la sua offerta, comunque si torna a parlare di ipotesi di una nuova compagine azionaria per il salvataggio della compagnia di bandiera. Al momento l'obiettivo primario resterebbe il coinvolgimento di Atlantia - si ragiona in ambienti della maggioranza - anche se, dando per acquisito il possibile rinvio della pratica a dopo il 30 aprile, nell'esecutivo si starebbe facendo una panoramica a 360 gradi per trovare o ritornare su altri partner industriali, come Delta. Il rafforzamento del progetto con nuovi investitori che confermino il loro interesse entro martedì - secondo alcune indicazioni - potrebbe dunque non essere il punto definitivo di arrivo ma una condizione che permetta ai commissari straordinari di rinviare la scadenza. A tal proposito intanto il decreto crescita ha annullato la scadenza prevista a luglio del prestito ponte di 900 milioni. Un intervento sotto la lente di Bruxelles con la commissaria alla Concorrenza Marghrete Vestager molto cauta sull'argomento: "Ho visto la decisione del governo italiano", ha detto al Sole 24Ore. "Questa non influenzerà l'analisi se si tratta di aiuto di Stato o meno. Da questo punto di vista, la decisione ha un effetto neutrale. Se dovesse trattarsi di aiuto di Stato, ebbene questo sarà stato più lungo".

INGIUSTIZIA ETERNA

[La bellezza è soltanto epidermica. La bruttezza arriva fino all'osso. Arthur Bloch] L'Italia resta tra i Paesi Ue ad avere tra i tempi più lunghi per risolvere i casi di contenziosi civile, amministrativo e commerciale. Emerge dalla valutazione annuale pubblicata dalla Commissione europea, sulla base di dati del 2017. In testa alla classifica europea c'è la Danimarca, che per la risoluzione di questi casi, in prima istanza, impiega in media 22 giorni. A Paesi come l'Olanda occorrono 83 giorni, a Spagna e Francia rispettivamente 258 e 300 giorni, mentre all'Italia 399 giorni.   E tra i Paesi che hanno reso disponibile i propri dati - mancano quelli di Grecia, Portogallo (che nel 2010 riportavano rispettivamente 510 e 1.096 giorni), Belgio, Germania, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito), peggio dell'Italia fa solo Cipro, con 1.118 giorni. "Sono sempre stato a favore del confronto politico, anche franco e schietto: come ho già detto, anche in assenza di ulteriori incontri, al prossimo Cdm utile, potremo approvare la riforma per dimezzare i tempi del processo". Lo scrive il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sul blog delle Stelle, avvertendo che "la riforma della giustizia non è più rimandabile".  Lo spunto per l' intervento del ministro sono i risultati dello "scoreboard" della commissione europea sulla situazione della Giustizia nei Paesi membri, che mostrano i "mali endemici della nostra Giustizia, per troppo tempo rimasta impantanata nella polemica politica. Noi, quei problemi - sostiene Bonafede - li stiamo risolvendo e ora dobbiamo procedere con la riforma del processo". Secondo il ministro, "i cittadini e le imprese non possono più attendere. Non c'è più tempo da perdere". Basta con la stretta sulle richieste di asilo motivata, dai giudici di merito, sulla base di generiche "fonti internazionali" che attesterebbero l'assenza di conflitti nei paesi di provenienza dei migranti che chiedono di rimanere in Italia perchè in patria la loro vita è a rischio. Lo chiede la Cassazione che esorta i magistrati a evitare "formule stereotipate" e a "specificare sulla scorta di quali fonti" abbiano acquisito "informazioni aggiornate sul Paese di origine" dei richiedenti asilo. Accolto ricorso di un pakistano. Sulla base di questi principi - inviati al Massimario - la Suprema Corte ha dichiarato "fondato" il reclamo di Alì S., cittadino pakistano al quale la Commissione prefettizia di Lecce e poi il Tribunale della stessa città, nel 2017, avevano negato di rimanere nel nostro Paese con la protezione internazionale. Alì - difeso dall'avvocato Nicola Lonoce - ha fatto presente che la decisione era stata presa "in base a generiche informazioni sulla situazione interna del Pakistan, senza considerazione completa delle prove disponibili" e senza che il giudice avesse usato il suo potere di indagine. Il reclamo ha fatto 'centro', e la Cassazione ha sottolineato che il giudice "è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l'esercizio di poteri-doveri ufficiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate", e non di "formule generiche" come il richiamo a non specificate "fonti internazionali". Il caso sarà riesaminato a Lecce.

Rap nel caos

[Amico non è colui che ti asciuga le lacrime, ma colui che non ti fa piangere. Proverbio ebraico]     Nel quarto trimestre 2018 la Rap, l'azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti e la manutenzione stradale a Palermo, ha perso 3.458.020 euro e conferma il "permanere delle condizioni di squilibrio economico". Lo scrive il dirigente comunale del settore società partecipate, Sergio Maneri, nella relazione periodica. Il dirigente, in attesa del bilancio 2018, stima una perdita di 12.520.000 euro nel 2018.    Maneri sottolinea l'incidenza del costo del lavoro straordinario nel trimestre: circa 700 mila euro. La società - scrive il dirigente - è chiamata ad offrire chiarimenti perché nonostante gli straordinari le prestazioni d'igiene ambientale nell'ultimo trimestre 2018 e in particolare a dicembre "sono state connotate da significativi disservizi". La Rap, inoltre, avrebbe sovrastimato alcuni ricavi per complessivi 6 milioni di euro "con gravi ripercussioni sull'equilibrio economico e sulla stessa continuità aziendale".  "Dalla analisi del dirigente del settore Partecipate del Comune emerge un quadro drammatico per la Rap: lo spettro di un' Amia bis . Una perdita stimata per il 2018 di 12 milioni di euro che andrà praticamente quasi ad azzerare il capitale sociale dell'azienda e rischia di pregiudicare la stessa continuità aziendale", dice il consigliere comunale del M5s a Palermo Antonino Randazzo.  Dito puntato contro la Rap, la società che gestisce il servizio di raccolta dei rifiuti a Palermo. Il sindaco Leoluca Orlando presenta i dati di una relazione redatta da una commissione d'indagine costituita da Palazzo delle Aquile dopo l'emergenza rifiuti che ha colpito la città alla fine dello scorso anno, quando a causa dei ritardi nell'erogazione di stipendi e tredicesime i dipendenti della Rap hanno rifiutato di fare lo straordinario. Nelle venti pagine più gli allegati emerge un deficit di organizzazione da parte della Rap, che sarebbe incapace di garantire gli standard minimi di efficienza nel servizio. Tutto messo nero su bianco nella relazione firmata dal segretario generale Antonio Le Donne, dal capo di gabinetto del sindaco Licia Romano, dai dirigenti del settore Partecipate Sergio Maneri e Roberto Pulizzi, e da un tecnico esterno, l'ingegnere Aldo Iacomelli. "Non voglio colpire nessuno in particolare, dico solo che da adesso ognuno deve fare la propria parte: dirigenti, lavoratori, sindacati... - dice Orlando - Ho già inoltrato ai vertici Rap la relazione della commissione d'indagine. Ora tocca al presidente Norata. Vada in Procura, licenzi chi non ha fatto il proprio dovere, faccia qualcosa: è suo il problema". Il sindaco afferma che non ci sarà aumento della Tari. "La tassa - prosegue Orlando - non aumenterà fino al 2022 e il servizio resterà pubblico, dobbiamo però creare le condizioni affinché lo sia anche in futuro facendo funzionare realmente questa azienda. E ciò va fatto in vista del nuovo contratto di servizio che dovrà approvare il Consiglio comunale". 

Deutsche Bank e Commerzbank stop fusione

[Un libro dà la conoscenza, ma è la vita che dà la comprensione. Proverbi ebraici e yiddish] Salta la fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank, hanno annunciato ufficialmente i due istituti tedeschi dopo che in mattinata si erano già diffuse le indiscrezioni sul fatto che le trattative fossero ormai giunte ad un binario morto. "Dopo un'attenta analisi, il consiglio di gestione di Deutsche Bank ha concluso che una combinazione con Commerzbank non avrebbe creato sufficienti benefici per compensare i rischi di esecuzione addizionali, i costi di ristrutturazione e i requisiti di capitale associati a una integrazione di tali dimensioni. Ne consegue, che le due banche hanno deciso di interrompere le discussione", si legge nella nota diffusa da Deutsche Bank. Deutsche Bank, si legge ancora nella nota, "continuerà ad esaminare tutte le alternative per migliorare la redditività nel lungo termine e i ritorni per gli azionisti". Deutsche Bank si attende di chiudere il primo trimestre dell'anno con un utile di circa 200 milioni di euro e ricavi per circa 6,4 miliardi di euro, inclusi 3,3 miliardi di euro generati dalla divisione di Corporate & investment banking. Il Common Equity Tier 1 ratio, principale indicatore di solidità patrimoniale, è atteso a circa il 13,7% alla fine del trimestre. Lo scrive Deutsche Bank nella nota in cui annuncia la fine delle trattative per una fusione con Commerzbank, anticipando i risultati trimestrali che verranno resi noti a breve. I ricavi sono leggermente superiori alle stime di 6,35 miliardi del consensus raccolto da Bloomberg.   "I nostri risultati preliminari dimostrano la forza della nostra rete e i nostri continui progressi nel dare esecuzione ai nostri piani in un contesto di mercato molto sfidante". Lo afferma il ceo di Deutsche Bank, Christina Sewing, commentando i risultati preliminari della banca nel trimestre.    "Abbiamo fatto molti progressi - aggiunge - nei nostri indicatori chiave di business: crescita dei prestiti e dei depositi, un recupero degli asset in gestione, e miglioramenti nella quota di mercato di corporate finance. La nostra continua disciplina sui costi ci ha aiutato a compensare il calo dei ricavi, e siamo sulla buona strada per raggiungere il nostro target 2019 di 21,8 miliardi di costi".

giovedì 25 aprile 2019

Vinum in Piemonte

[Infatti, la sventura non spunta dalla terra, ne’ il dolore germina dal suolo; ma l’uomo nasce per soffrire, come la favilla per volare in alto. Giobbe 56-7] Una grande enoteca a cielo aperto e degustazioni anche sul green del circolo da golf, 18 buche e altrettanti vini. 'Vinum', la kermesse organizzata dall'Ente Fiere Internazionale del Tartufo, raduna per sette giorni nel centro di Alba (Cuneo), dal 25 al 28 aprile, l'1, 4 e 5 maggio, 800 etichette portate da 400 produttori. Dieci i punti ristoro, dove i cibi tipici langaroli, saranno serviti in strada in monoporzioni, per lo 'Street Food ed Langa curato dai Borghi di Alna, dall'Accademia Alberghiera e dall'Associazione Macellai Albesi. In degustazione, dalle 10.30 alle 20 ai banchi di assaggio, i grandi vini rossi delle Langhe, i bianchi, i vini del Monferrato, il Roero, ma anche Gavi, Brachetto d'Acqui, Dolcetto, Asti spumante secco e dolce, l'Alta Langa e i distillati del Piemonte. Le prezzo del carnet degustazioni sarà incluso un tour sightseeing nelle colline delle Langhe che fanno parte del territorio Patrimonio dell'Umanità Unesco. Aperte alcune delle più importanti cantine selezionate da grandi chef.

Un commissario per Essilux

[Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni;ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo. Giovanni 16:33] Nella battaglia per la governance in EssilorLuxottica, i francesi contrattaccano. Secondo quanto riporta Les Echos, nella sua edizione online, hanno chiesto al Tribunale del commercio di Parigi "la nomina di un commissario ad hoc per il funzionamento del consiglio di amministrazione. Il suo ruolo: sbloccare la maggioranza". Lo scontro in cda sulla governance di EssilorLuxottica ha comunque bisogno di un secondo round. Venerdì una nuova riunione è stata convocata e sul tavolo ci sarà l'arbitrato promosso da Delfin presso la Camera di Commercio Internazionale. "Delfin ha identificato alcuni comportamenti di alcuni rappresentanti di Essilor che meriterebbero l'adozione immediata di misure appropriate da parte del Cda, poiché contrari al dovere di leale cooperazione e buona fede richiesto dall'accordo di combinazione del 2017 tra Essilor e Delfin, essenziale per il corretto funzionamento della governance della società". Lo afferma una nota, che apre di fatto un duro scontro tra Del Vecchio e i partner francesi in EssilorLuxottica.    Delfin - si legge nel comunicato della holding che ha il 31% dei diritti di voto e il 32,5% circa delle quote di EssilorLuxottica contro poco più del 4% del secondo azionista, cioè manager e dipendenti Essilor - esclude "una 'prise de controle' 'rampante' o de facto" da parte della holding di Del Vecchio, ma "si riserva di intraprendere tutte le azioni che riterrà necessarie o appropriate per proteggere il suo interesse, quello di EssilorLuxottica e di tutti i suoi stakeholder".  EssilorLuxottica soffre a Parigi dopo lo scoppio del conflitto tra la Delfin di Leonardo Del Vecchio e i soci francesi sulla governance. Il titolo cede il 5% mentre l'indice Cac 40 perde lo 0,15 per cento. Alla vigilia l'imprenditore italiano ha accusato Hubert Sagnières, con cui condivide la guida il colosso degli occhiali, di non aver rispettato i patti.

BimboMinchia a Corleone

[Il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prende e nasconde in tre misure di farina, finché la pasta sia tutta lievitata. Matteo13:33 ] “Il sottosegretario Siri si difenderà e sono sicuro che risulterà innocente. Ma intanto lavoriamo alla questione morale, alla sanzione politica, altrimenti che senso ha dire che si festeggia a Corleone volendo eliminare la Mafia. La mafia la elimini se prima di tutto dai l’esempio”. Lo ha affermato il vicepremier Luigi Di Maio che rispondendo ai giornalisti a margine dei festeggiamenti per il 25 aprile presso la sinagoga Beth di Roma, si è indirettamente rivolto all’altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, oggi presente a Corleone in Sicilia. Di Maio è così tornato sul caso del sottosegretario leghista Siri, finito sotto inchiesta per corruzione con altre nove persone dai magistrati di Roma e Palermo nell’ambito di accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, per conto della procura di Palermo. Di Maio ha invitato i partner di governo a disinnescare il caso: “Noi – ha detto Di Maio – l’abbiamo disinnescato togliete le deleghe. Ma quella è un’indagine di corruzione che riguarda fatti di Mafia. Puoi andare anche a Corleone a dire che vuoi liberare il Paese dalla mafia ma soprattutto per farlo devi evitare che la politica abbia anche solo un’ombra legata a inchieste su corruzione e mafia. E quell’inchiesta che mi auguro veda prosciolto il sottosegretario Siri è un’inchiesta che non può assolutamente contemplare il concetto di garantismo”. La Regione Siciliana cala la scure sui progetti coinvolti nell'inchiesta sulle energie rinnovabili.    Il dirigente generale del dipartimento dell'Energia Salvatore D'Urso, d'intesa con il governatore Nello Musumeci, ha disposto la sospensione immediata e l'avvio del procedimento di revoca delle autorizzazioni ad alcune delle società finite al centro dell'indagine emersa nei giorni scorsi. In particolare, si tratta delle società: "Sunpower", per un impianto (in realtà non ancora realizzato) da 55 megawatt nel territorio di Carlentini e Melilli, in provincia di Siracusa; Etnea per dieci collegamenti alla Rete elettrica nazionale per altrettanti impianti di mini-eolico a Calatafimi-Segesta nel Trapanese.    Sono stati inoltre sospesi i procedimenti in corso per autorizzare due impianti per la produzione di biometano richiesti dalla società "Solgesta". In quest'ultimo caso, è stata rilevata anche l'enorme sproporzione fra l'investimento previsto (oltre 80 milioni di euro) e il capitale sociale versato (2.500 euro), nonché il mancato nulla-osta da parte della Società d'ambito dei rifiuti.  Il Pm della Dda di Palermo Gianluca De Leo ha chiesto la condanna a 12 anni di carcere per concorso in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni per l'imprenditore Vito Nicastri detto il "re dell'eolico". Nicastri è stato coinvolto nell'inchiesta della Procura di Palermo su un giro di mazzette alla Regione che ha per protagonista Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia ora vicino alla Lega. L'inchiesta ha una tranche romana che riguarda il sottosegretario della Lega Armando Siri, accusato di corruzione. Nicastri era stato arrestato lo scorso anno. Per i pm sarebbe vicino al boss Matteo Messina Denaro a cui avrebbe finanziato la latitanza. All'imprenditore vennero concessi i domiciliari, ma da casa "il re dell'eolico" continuava a delinquere e fare affari violando i divieti di comunicazione imposti dal giudice. La circostanza è venuta fuori proprio nell'indagine sulle mazzette alla Regione, nel frattempo aperta dalla Procura, che coinvolge anche Arata e alcuni dirigenti regionali. E ha spinto la Procura a chiedere per l'imprenditore il ripristino della custodia cautelare in carcere. Mentre i pm continuavano a indagare sulle tangenti che sarebbero state pagate per sbloccare procedimenti amministrativi legati alle energie rinnovabili, proseguiva il processo in abbreviato per concorso in associazione mafiosa e intestazione fittizia in cui Nicastri è stato imputato dopo l'arresto dell'anno scorso. Con l'imprenditore sono finiti davanti al gup il fratello Roberto, anche lui accusato di concorso in associazione mafiosa, per cui oggi sono stati invocati 10 anni. Imputati anche Melchiorre Leone e Girolamo Scannariato, per cui sono stati chiesti 12 anni e Giuseppe Bellitti, per cui è stata sollecitata la condanna a 10 anni. Sono tutti accusati di associazione mafiosa. “Siri resta dov’è, ci mancherebbe altro. Ha detto che chiarirà. L’ho sentito ed è tranquillo. Se è tranquillo lui, sono tranquillo io”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, a Corleone. “I magistrati lo sentano al più presto – ha detto Salvini -, in un Paese civile si consente di farlo a chi è indagato, e chiarirà tutto come ha detto. Sembra peraltro che quelle intercettazioni di cui si parla da giorni, non esistano, siano false. vedremo”.

mercoledì 24 aprile 2019

La vendetta di Atlantia

[Chi di voi, infatti volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha abbastanza per poterla finire? Luca 14:28] Occhi puntati su Atlantia per capire quale sarà il destino di Alitalia. Quando manca una settimana scarsa alla scadenza del 30 aprile, la holding dei Benetton è considerata il tassello mancante al progetto che Fs sta portando avanti da cinque mesi. E mentre si attende dal cdm l’ok alla norma su Alitalia nel dl crescita, ora la palla è nelle mani della politica e soprattutto del M5s: si tratta infatti di capire cosa i grillini saranno disposti a concedere alla società che proprio i 5s hanno preso di mira dopo il crollo del ponte di Genova. Ma il tempo stringe ed è possibile che il dossier finisca al centro di un vertice di Governo nei prossimi giorni (o dopo il rientro del premier Conte dalla Cina). Anche perché senza Atlantia, lo spettro per Alitalia è la liquidazione, con Lufthansa sempre alla finestra. Una tessera del puzzle è in arrivo con il dl crescita all’esame del consiglio dei ministri, che conterrebbe anche una norma ad hoc per Alitalia: la misura cancellerebbe, dopo tre proroghe, il termine del 30 giugno per la restituzione del prestito ponte (da 900 milioni) e consentirebbe l’ingresso del Tesoro usando i proventi degli interessi sul prestito. Il Tesoro potrebbe così entrare nella newco con una quota del 15%, che andrebbe ad aggiungersi al 30% di Fs e al 10-15% di Delta. Il nodo, però, è il restante 40% per il quale in questi mesi è stata condotta una caccia a possibili partner, dalle partecipate italiane (da Cdp a Fincantieri e Leonardo) ai possibili soci industriali stranieri (China Eastern). Sfumate tutte le varie ipotesi, sul tavolo sarebbe rimasta solo la soluzione del ‘partner a mercato’, ovvero Atlantia.  Ma la posizione della società, che per settimane ha fatto capire di non essere interessata, è stata confermata ufficialmente nei giorni scorsi in assemblea: “Abbiamo talmente tanti fronti aperti che aprirne un altro in più, particolarmente complesso, non ce lo possiamo permettere”, ha detto l’ad Giovanni Castellucci. Non è però da escludere che le cose possano cambiare se dal Governo arrivassero aperture su qualcuno dei dossier su cui si confrontano da mesi Autostrade e il Ministero dei trasporti: dalla procedura di revoca della concessione (che dovrà rispondere al Mit entro il 3 maggio), ai progetti per 4,9 miliardi che Aspi potrebbe far partire entro l’anno ma su cui manca l’ok del Mit, fino ai nuovi modelli tariffari proposti dall’Autorità dei trasporti. Si profila infine anche l’ipotesi di uno slittamento del termine del 30 aprile, ma questo potrebbe avvenire, secondo quanto si apprende, solo se dovesse prendere corpo l’ipotesi Atlantia. Se saltasse, per Fs non ci sarebbero i presupposti per fare un’offerta alle condizioni indicate a ottobre. L’eventuale proroga però porterebbe i sindacati a proclamare lo sciopero: “Se venisse prorogata la data del 20 saremmo costretti alla mobilitazione già per maggio”, ribadisce Claudio Tarlazzi della Uilt. La finestra possibile è 20-21 maggio.   

martedì 23 aprile 2019

Pressing su Iran

[Perché dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito figlio,affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Giovanni 3:16] Per la prima volta il dipartimento di Stato Usa offre una ricompensa, sino a 10 milioni di dollari, a chi fornisca informazioni utili a interrompere i meccanismi finanziari di Hezbollah, che gli Stati Uniti considerano una organizzazione terroristica basata in Libano e finanziata dall'Iran. Lo stesso dipartimento ha indicato tre persone come esempio di finanziatori o facilitatori chiave di Hezbollah sui quali cerca informazioni: Adham Tabaja, Mohammad Ibrahim Bazzi e Ali Youssef Charara. Almeno sei soldati sono rimasti feriti in un raid israeliano lanciato contro obiettivi militari nella provincia siriana di Hama. Lo riferisce l'agenzia di stampa Sana che cita un funzionario militare. Nell'attacco sono stati distrutti diversi edifici. L'Osservatorio per i diritti umani in Siria, con sede a Londra, afferma che i jet israeliani hanno colpito tre obiettivi e ferito 17 soldati nell'operazione. Secondo l'Osservatorio, ci sarebbero anche dei morti, ma non è ancora chiaro quante siano le vittime e se fossero iraniane o militanti sponsorizzati da Teheran.    Gli attacchi aerei hanno colpito un sito per la produzione di missili in un villaggio vicino a Masyaf e una base militare gestita dai combattenti sostenuti dall'Iran. Secondo quanto si è appreso, i jet israeliani hanno sparato missili verso la Siria dallo spazio aereo del Libano e il sistema di Difesa siriano ne ha abbattuti alcuni. L'amministrazione americana di Donald Trump impone lo stop totale all'import di petrolio iraniano, annunciando che il 2 maggio prossimo non rinnoverà le esenzioni di 180 giorni concesse ad otto Paesi, tra cui l'Italia, tramite l'Eni che però tiene a precisare di essere già fuori dal Paese e di non aver effettuato importazioni di greggio nel periodo dell'esenzione. Chi non si adegua subirà le sanzioni americane. Una mossa che segna una ulteriore escalation della "campagna di massima pressione" contro Teheran dopo l'uscita un anno fa dall'accordo sul nucleare e la recente designazione del corpo dei guardiani della rivoluzione come organizzazione terroristica straniera. Ma che fa schizzare in alto il prezzo del barile di oro nero (più 3 per cento circa, a quasi 66 dollari al barile, vicino ai massimi degli ultimi sei mesi) ed aumentare le tensioni con la Cina e con la Turchia, due degli otto Paesi che avevano ottenuto le esenzioni e tra i maggiori importatori del greggio iraniano. Pechino si oppone "alle sanzioni unilaterali e alla giurisdizione ad ampio raggio", ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang, per il quale gli accordi siglati di Pechino con Teheran sono "ragionevoli e legittimi". 

43/mo posto per l’Italia    

[Al soffio delle tue narici le acque si sono ammucchiate, le onde si sono rizzate come un muro, i flutti si sono fermati nel cuore del mar. Esodo 15:8]  "Molti giornalisti italiani sono stati apertamente criticati e insultati per il loro lavoro da rappresentanti politici, in particolare da alcuni membri dei M5S, che non hanno esitato a chiamarli 'sciacalli senza valore' e 'prostitute'. Per questo, alcuni di loro cedono oggi alla tentazione di autocensurarsi per evitare pressioni da parte dell'universo politico". Lo si legge nel rapporto annuale di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa che colloca l'Italia al 43/mo posto su 180 Paesi. In alcuni casi, sottolinea il World Press Freedom Index 2019, l'atteggiamento della politica ha portato a "un crescente incitamento di gravi e frequenti atti di violenza, che hanno alimentato un livello di paura e pericolo senza precedenti per i giornalisti". Per l'Italia, risalita di 3 posizioni nella classifica di Rsf e ora al 43esimo posto, vengono citati i casi di Paolo Borrometi e Roberto Saviano. Il primo, "deve la sua sopravvivenza solo alla costante protezione della polizia italiana, che ha sventato lo scorso maggio un tentativo di assassinarlo da parte della mafia". Nel caso dell'autore di Gomorra, Rsf scrive che "il ministro dell'Interno e leader della Lega Matteo Salvini ha suggerito che la protezione della polizia a Roberto Saviano possa essere ritirata", dopo le critiche espresse dal giornalista nei confronti del vicepremier. Il "clima di ostilità che va oltre i commenti di Donald Trump" ha invece fatto sì che gli Stati Uniti siano scesi di tre posizioni, al numero 48, nella classifica della libertà di stampa di Rsf. "Mai come oggi i giornalisti Usa sono stati soggetti a così tante minacce di morte o si sono rivolti così spesso ad aziende private per la propria protezione", si legge nel rapporto, ricordando che cinque giornalisti e impiegati di un quotidiano di Annapolis, nel Maryland, lo scorso anno sono stati uccisi da un lettore ostile. È stato scarcerato oggi in Egitto Alaa Abdel Fattah, il blogger icona della Primavera araba che ha scontato 5 anni di carcere per aver preso parte a una manifestazione non autorizzata nel 2013.    La sorella Mona ha pubblicato sui social una immagine dell'attivista mentre gioca con il cane a casa. Donald Trump attacca la Cnn e il suo giornalista Carl Bernstein - ex reporter del Washington Post che assieme a Bob Woodward nel 1972 indagò sullo scandalo del Watergate che costò la presidenza a Richard Nixon - definito superficiale e negligente: è un ''uomo che vive nel passato e che inventa storia dopo storia, fake news'', twitta il presidente americano. Una giornalista di 29 anni è morta in seguito ad alcuni scontri a Londonderry, in Irlanda del Nord.    Secondo le prime informazioni, la reporter - che si trovava sul posto per seguire i disordini - sarebbe stata colpita da colpi d'arma da fuoco. La notizia, riportata da numerosi media britannici, è stata confermata anche dalla polizia che su Twitter ha spiegato di aver aperto un'inchiesta e di star trattando l'episodio come "atto terroristico". Una donna di 57 anni è stata arrestata dalla polizia dell'Irlanda del Nord nell'ambito delle indagini sull'uccisione della giornalista Lyra McKee durate gli scontri di giovedì notte a Derry: lo rende noto la polizia sul suo account Twitter. La donna è sospettata di attività terroristiche. Intanto il gruppo terrorista New Ira ha ammesso la responsabilità dell'uccisione della giornalista Lyra McKee giovedì notte a Derry, in Irlanda del Nord, offrendo le sue "scuse sincere" al partner, alla famiglia e agli amici della 29enne: lo riporta il quotidiano The Irish News, che pubblica una dichiarazione dell'organizzazione paramilitare. Nella nota la New Ira spiega che McKee è stata "uccisa tragicamente" nel corso di un attacco al nemico (la polizia), in quanto si trovava "accanto alle forze nemiche".
Come è noto, quando è stata colpita, la giornalista era accanto ad un veicolo della polizia nordirlandese e l'assassino stava sparando nella direzione della polizia. Dopo l'omicidio erano stati arrestati due ragazzi, di 18 e 19 anni, che però sono stati rilasciati ieri.

lunedì 22 aprile 2019

Air Albania arriverà anche in Italia

[Se puoi tenere la testa a posto quando tutti attorno a te l'hanno persa, non hai capito il problema. Arthur Bloch] Entro la fine di aprile di quest'anno decolleranno alla volta di Istanbul i primi voli di Air Albania, la nuova compagnia aerea di bandiera che a fine di marzo ha ricevuto la certificazione dall'autorità per l'aviazione civile albanese. E dopo la Turchia, sarà la volta dell’Italia e, successivamente, della Gran Bretagna con collegamenti verso Londra. La nuova compagnia aerea europea creata congiuntamente da Turkish Airlines (49%) e Albcontrol, l'agenzia nazionale per il traffico aereo albanese, ha ricevuto la certificazione per volare alla fine di marzo 2019. "Con questo ultimo passaggio si completa il processo di certificazione, che è stato intenso e rigoroso per poter permettere di svolgere complesse operazioni di trasporto passeggeri in completa sicurezza", ha affermato Krislen Keri, direttore dell'autorità per l'aviazione civile albanese. E per iniziare le sue operazioni, nel mese di aprile, Air Albania servirà Istanbul con il suo unico aereo, per poi operare in alcuni scali italiani, come Roma, Milano, Bologna, puntando su tariffe economiche e sul traffico etnico.

domenica 21 aprile 2019

Nuove armi contro la Siria

[Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal padre, ma dal mondo. Giovanni 2:16] "Israele non lascerà mai le Alture del Golan": lo ha detto Benyamin Netanyahu intervenendo in videoconferenza all'assemblea dell'Aipac, la principale associazione della lobby ebraica in America. "Mi auguro che l'appoggio bipartisan americano per Israele continui", ha aggiunto il premier israeliano. Secondo un alto responsabile dell’Autorità Palestinese, Hamas starebbe preparando il rovesciamento del presidente Mahmoud Abbas per impadronirsi della Cisgiordania. Una simile operazione era già stata tentata a giugno-luglio 2015. Sebbene confermate dal parlamento palestinese, le funzioni del presidente Abbas non sono giuridicamente più fondate di quanto lo siano quelle di Hamas: nei Territori Palestinesi non ci sono elezioni dal 2006, ossia da 13 anni. Con le elezioni del 2006 Hamas aveva conquistato legalmente il potere a Gaza, indi vi ha instaurato una dittatura militare, dividendo in due i Territori Palestinesi. Israele controlla le frontiere palestinesi e incassa i dazi doganali, che poi riversa all’Autorità Palestinese. Tel Aviv ha però deciso unilateralmente di prelevare da questi dazi un importo equivalente ai sussidi che l’Autorità Palestinese versa alle famiglie dei propri martiri. Mahmoud Abbas si rifiuta d’incassare un’entrata decurtata, faticando così a pagare l’intero salario ai funzionari. Hamas approfitterebbe di questa difficoltà finanziaria per cercare di corrompere gli ufficiali dei servizi di sicurezza di Cisgiordania. Tutto questo accade mentre Hamas tenta di riconciliarsi con la Siria. L’organizzazione afferma di aver rotto, dopo il fallimento della “Primavera araba”, con i Fratelli Mussulmani, di cui aveva ufficialmente dichiarato essere il “ramo palestinese”. Hamas, la cui direzione politica era in esilio a Damasco e che fu militarmente sostenuto dalla Siria, aveva improvvisamente fatto i bagagli per trasferirsi in Qatar. Suoi commando erano entrati nella città siriana di Yarmouk (popolata di rifugiati palestinesi), accompagnati da combattenti di Al Qaeda e da ufficiali del Mossad israeliano, per tentare di eliminare i leader delle altre fazioni palestinesi. Mentre imperversavano i combattimenti, l’Esercito Arabo Siriano e l’FLP hanno evacuato la popolazione. Il Qatar ha accusato la Siria di essere “peggio di Israele con i Palestinesi”, mentre Mahmoud Abbas ha ringraziato il presidente al-Assad per aver protetto i rifugiati palestinesi. La situazione diplomatica è resa ancora più ingarbugliata dal fatto che, durante la guerra, l’Iran ha intrattenuto relazioni con entrambi i campi (laico e religioso). In nome della solidarietà mussulmana l’ayatollah Ali Khamenei ha mantenuto a Teheran sia un rappresentante di Hamas sia un ambasciatore siriano. Da parte loro, Siria e Hezbollah sono sempre rimasti alleati dell’Iran, pur opponendosi al suo sistema di coercizione religiosa.  "Le autorità israeliane hanno deciso di non consentire ai cristiani residenti a Gaza di raggiungere Gerusalemme per partecipare alle celebrazioni pasquali. Duecento di loro sono stati invece autorizzati a recarsi in Giordania": lo afferma in un comunicato Wadie Abu Nassar, consigliere per i media dei Capi delle Chiese cristiane in Terra Santa.    Abu Nassar aggiunge di aver appreso che il provvedimento è stato deciso da Israele per impedire che palestinesi di Gaza, una volta a Gerusalemme, preferiscano restare in Cisgiordania piuttosto che rientrare a casa. "Ma la libertà di accesso ai Luoghi Santi deve essere garantita a tutti", ha affermato Abu Nassar. "Considerazioni di sicurezza non possono prevalere sulle libertà religiose degli esseri umani". L’esercito israeliano avrebbe utilizzato per la prima volta dei Rampage, tirandoli contro la Siria. Il 13 aprile 2019, alle 2.30, aerei israeliani che operano dallo spazio aereo libanese hanno distrutto tre hangar in una base militare siriana a Maysaf (distretto di Hama), ferendo tre soldati. Secondo il Jerusalem Post, sarebbero stati usati missili supersonici ad alta precisione, i Rampage, appunto. Queste armi hanno una portata di 150 chilometri e una precisione di 10 metri. Sono facilmente rilevabili, ma, a causa della loro velocità, sono difficili da intercettare. Sono coprodotti da Israel Aerospace Industries e da IMI Systems a un prezzo tre volte inferiore a quello dei concorrenti. L’obiettivo era un’installazione iraniana situata all’interno di una base siriana.

FoodCity a Milano

[È un bel po' di lavoro: e questo giorno potrebbe essere l'ultimo per uno qualunque di noi in un solo istante. Ma badate! Non vorrei essere in un altro posto per nulla al mondo. Horatio Nelson]  Milano diventa capitale del cibo sano e sostenibile in occasione della terza edizione di 'Milano Food City' che si terrà dal 3 al 9 maggio come fuorisalone della fiera Tuttofood (6-9 maggio Fiera di Rho). L'iniziativa è promossa tra gli altri da Comune di Milano, Camera di Commercio, Confcommercio, Coldiretti, Fiera Milano, Fondazione Umberto Veronesi. L'arcivescovo Mario Delpini presenterà al Refettorio ambrosiano, mensa per bisognosi della Caritas dove si recuperano le eccedenze alimentari, l'opera d'arte dell'artista Safet Zec 'Mani per il pane'. Al centro della Milano Food City, come ogni anno, ci sarà anche la solidarietà con l'iniziativa '#piùsiamopiùdoniamo' che nel 2018 ha permesso di raccogliere 15 tonnellate di alimenti messi a disposizione dalle aziende coinvolte e donarli a Banco Alimentare, Caritas ambrosiana, Pane quotidiano, per i più bisognosi. Fulcro della terza edizione della Milano Food City sarà il benessere e l'importanza di una corretta alimentazione, anche a colazione.

Antitrust indaga Amazon

[Ogni volta che basta una sola persona per eseguire un compito con la dovuta applicazione, il compito viene eseguito in modo peggiore da due persone e non viene affatto eseguito se l'incarico è affidato a tre o più. George Washington] L'Antitrust ha aperto un'indagine su Amazon circa l'ipotesi che sfrutti la sua posizione dominante per obbligare i venditori terzi ad appoggiarsi sui suoi servizi di logistica. "L'Autorità ha deliberato l'avvio di un procedimento istruttorio nei confronti di cinque società del gruppo Amazon, Amazon Services Europe S.à r.l., Amazon Europe Core S.à r.l., Amazon EU S.à r.l., Amazon Italia Services S.r.l. e Amazon Italia Logistica S.r.l., per accertare un presunto abuso di posizione dominante in violazione dell'art. 102 del TFUE". "Nella giornata di oggi, i funzionari dell'Autorità hanno svolto ispezioni nelle sedi di alcune delle società interessate, con l'ausilio del Nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza", sottolinea l'Authority in una nota, spiegando che "Amazon conferirebbe unicamente ai venditori terzi che aderiscono al servizio di logistica offerto da Amazon stessa (Logistica di Amazon o Fulfillment by Amazon) vantaggi in termini di visibilità della propria offerta e di miglioramento delle proprie vendite su Amazon.com, rispetto ai venditori che non sono clienti di Logistica di Amazon". E "tali condotte potrebbero non essere proprie di un confronto competitivo basato sui meriti, quanto piuttosto sulla possibilità di Amazon di discriminare sulla base dell'adesione o meno da parte dei venditori al servizio di logistica FBA (self-preferencin), sottolinea l'Antitrust, specificando che "il procedimento si concluderà entro il 15 aprile 2020".

Buona pasqua da Pernigotti

[Il miglior consiglio sulla carriera da dare ai giovani è: Scoprite cosa vi piace di più fare nella vita, poi trovate qualcuno che vi paghi per farlo. Katharine Whitehorn] Sono cinque le manifestazioni di interesse pervenute per la Pernigotti e, in un caso, c'è già anche una bozza di piano industriale. Lo rendono noto i sindacati al termine dell'incontro al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con l'advisor Sernet.    Confermata, sempre secondo i sindacati, la trattativa - sembra in fase avanzata - per la cessione del ramo d'azienda gelateria.    "Si tratta di una situazione in divenire, per la quale è presto fare valutazioni complessive", commenta Piero Frescucci, rsu Uila Uil Pernigotti. "La fase è ancora interlocutoria - conferma il sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere - Abbiamo avuto qualche certezza, ne attendiamo altre. Di certo la nostra priorità che lo 'spezzatino' indebolisca il meno possibile il sito produttivo di Novi".    Nello stabilimento di viale Rimembranza stanno lavorando una trentina di persone tra impiegati e operai. La produzione di cremini dovrebbe proseguire fino a tutto aprile. Previsto nei prossimi giorni un nuovo incontro. "Fanno anche gli auguri", "la faccia come l'uovo", "mi spiace ma compro solo cioccolato prodotto in Italia": hanno suscitato sui social queste - e tante altre - reazioni gli auguri di Pasqua della Pernigotti, azienda di proprietà della multinazionale turca Toksoz che lo scorso novembre ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Novi Ligure (Alessandria). "Pernigotti augura a tutti una golosa Pasqua! Scegli il tuo gusto preferito e rendi dolcissima la tua festa", è il messaggio postato dall'azienda sulla sua pagina Facebook. Un augurio che non è passato inosservato, come le vicende aziendali, per le quali la fabbrica è chiusa ormai da due mesi in attesa di un compratore. Il tavolo al Mise è stato aggiornato al 29 maggio. "Grazie per gli auguri, ma da quest'anno per le vostre famose vicende ho scelto altri prodotti - è una delle risposte social -. Voi non avete bisogno di noi e noi non abbiamo bisogno di voi. Siamo pari!". "Facendo un augurio di buona Pasqua a tutti, o a quasi tutti, quest'anno scelgo, non per volontà mia, il gusto amaro di vedere una fabbrica affossata dall'arroganza, dall'incompetenza e dalla presunzione di persone che pensano di essere al di sopra di tutti! - è un altro messaggio - Scendete dal piedistallo!".

I mandamenti di Palermo- San Mauro Castelverde (o delle Madonie)/11

[Il lavoro non è per gli uomini, è per i ciucciarielli, magari accontentarsi di mangiare pane solo, purché non sia guadagnato. Elsa Morante] Un ricalcolo della pena consente al boss mafioso Mico Farinella, 57 anni, di evitare l'ergastolo che gli era stato inflitto per la somma di alcune condanne e di tornare in libertà dopo quasi 25 anni di carcere. Il provvedimento della Corte d'assise d'appello di Palermo è stato confermato dalla Cassazione. Il boss delle Madonie, difeso dall'avvocato Valerio Vianello, lasciando il penitenziario di Voghera ha detto che non tornerà in Sicilia, se non occasionalmente. È il figlio di Peppino Farinella, componente della commissione e a capo del clan di San Mauro Castelverde, morto il 5 settembre 2017 nel carcere di Parma. Mico Farinella era stato condannato per un omicidio, per associazione mafiosa ed estorsione. Per lui i primi guai con la giustizia cominciarono a 20 anni, quando a Palermo aggredì il titolare di un pub per una bottiglia di champagne non pagata. Il legale del boss è riuscito a far valere un indulto, un periodo di tre anni che è stato detratto da una delle pene e che ha cambiato tutto. La Procura generale aveva fatto ricorso contro la scarcerazione decisa dai giudici della Corte d'assise Angelo Pellino, a latere Vittorio Anania. Il principio del "cumulo" prevede, nel nostro ordinamento, una pena massima di 30 anni; tranne quando s'incorre in due condanne  a 24 anni. In questo caso la pena viene commutata nell'ergastolo. La difesa ha dimostrato che in una condanna del 2002 era stato applicato l'indulto, che aveva scontato la pena di tre anni, facendola scendere sotto il limite di 24.   Secondo il Tribunale di Palermo i mandanti di quell’efferato omicidio furono padre e figlio: Francesco e Vincenzo Lombardo. Un’accusa che per Andrea potrebbe voler dire l’ergastolo. Da qui probabilmente lo stimolo a collaborare con la giustizia. Le rivelazioni di Andrea Lombardo si stanno concentrando sulla mafia della provincia, in particolare sui mandamenti di Bagheria, Trabia e sul mandamento mafioso delle Madonie, da sempre saldamente in mano alla famiglia mafiosa di San Mauro Castelverde, oggetto delle ultime rivelazioni di Lombardo che, nel corso dell’udienza tenutasi lo scorso 19 dicembre presso l’aula bunker di Palermo, ha fatto un nuovo nome: quello di Maura Farinella, figlia dello storico boss Peppino, morto il 5 settembre del 2017, e moglie del reggente Francesco Bonomo, da diversi anni in stato di detenzione al 41bis. Il nome di Maura Farinella in realtà non è nuovo agli organi inquirenti. La sua posizione era stata vagliata ed archiviata nel corso delle prime fasi del processo Balck Cat. Ma ora le dichiarazioni di Andrea Lombardo aprono un nuovo scenario che, per la mafia delle Madonie, potrebbe rappresentare una sorta di ritorno al passato, quando, negli anni 20, fra Gangi e San Mauro Castelverde, a dominare la scena criminale c’era un’altra donna, Giuseppina Salvo detta “A Cagnazza”. Per un lungo periodo fu proprio lei a convocare e sovraintendere gli sporadici incontri fra i briganti delle diverse “casate”. Oggi come allora, secondo quanto raccontato da Lombardo, Maura Farinella avrebbe presenziato a diversi incontri al fianco del marito Francesco Bonomo, in epoca precedente al suo arresto ed in particolare nel 2012. Una figura di garanzia, che godeva del rispetto di tutti in un momento di particolare fibrillazione per i mandamenti di questa parte della provincia. A raccogliere le ultime rivelazioni di Lombardo sono stati i pm Bruno Brucoli e Gaspare Spedale, nell’ambito del processo Balck Cat ancora in corso presso il Tribunale di Termini Imerese, presieduto dal giudice Vittorio Alcamo con, a latere, i magistrati Angela Lo Piparo e Gregorio Balsamo. [segue]

Dilettanti allo sbaraglio/51

[Il lavoro di ogni uomo, sia esso la letteratura, o la musica, o la pittura, o l'architettura, o qualsiasi altra cosa è sempre il ritratto di se stesso. Ralph Samuel Butler] L'Italia invecchia: è il terzo paese più vecchio al mondo con un'età media di 46 anni. Un fenomeno che ridurrà il numero dei lavoratori con conseguenze non solo sui conti pubblici ma anche su altri settori dell'economia sui quali gli anziani spendono meno, dai ristoranti all'abbigliamento. È l'analisi di Moody's, secondo la quale inoltre il recente intervento sulle pensioni aumenterà la 'pressione' sui conti pubblici. "L'impatto negativo dell'invecchiamento sulle finanze pubbliche" dovrebbe "salire nei prossimi decenni". "La recente decisione del governo di capovolgere alcuni importanti aspetti delle precedenti riforme delle pensioni aumenterà le pressioni" sui conti pubblici di un paese, l'Italia, che "è già altamente indebitato, spiega Moody's. Questo è stato uno dei fattori che hanno contribuito alla nostra decisione di tagliare il rating dell'Italia a Baa3 nell'ottobre 2018".  Per rivedere l'Italia nel mezzo di una crisi finanziaria non è questione di se, ma di quando. È quanto sostiene un editoriale sull'agenzia Bloomberg, secondo cui i mercati stanno cominciando a svegliarsi dinanzi ai rischi. Attesa per le agenzie di rating, con S&P in arrivo il 27 aprile e Moody's a settembre. Sebbene le nostre Pmi siano leader in Europa,il nostro sistema produttivo ha ancora dei forti elementi di criticità. Sino alla prima metà degli anni '80,rileva la Cgia, l'Italia era tra i leader mondiali nella chimica,gomma,plastica, siderurgia, alluminio, informatica e farmaceutica. Grazie al peso di molte grandi imprese pubbliche e private (Montedison,Eni Pirelli, Olivetti)lo sviluppo ruotava attorno a questi comparti. A distanza di 40 anni abbiamo perso terreno e leadership in quasi tutti questi settori."In Italia -spiega la Cgia-le grandi imprese si sono pressoché estinte, non per l'eccessivo numero delle pmi,ma per l'incapacità di questi grandi player di reggere la sfida della globalizzazione".Per la Cgia si deve guardare con più attenzione al mondo delle imprese, specie alle pmi,visto che la tassazione resta su livelli insopportabili, il credito viene dato con il contagocce, l'ammontare del debito commerciale della Pa verso i propri fornitori è di 57 mld di cui circa la metà per i mancati pagamenti.   [segue]




sabato 20 aprile 2019

Per 7 anni Ata diventa Aviapartner

[Il lavoro è semplicemente un paravento per chi in realtà non ha assolutamente nulla da fare. Oscar Wilde] Dovrebbe essere ufficiale  visto che Aviapartner ha già informato la Sac di Catania, la sea di Milano e l’enac: l’ata (società di handling in liquidazione) è stata acquisita da Aviapartner. La formula è quella dell’affitto (cedolare secca?) di ramo d’azienda per sette anni. Poi si vedrà. Un affare commerciale? Non credo. Una mossa strategica per evitare l’ingresso di Gh a Linate e Malpensa? Si, indubbiamente. A Catania Gh è già presente, infatti i napoletani di Gh erano in trattativa per l’acquisizione di ata, una mossa disperata per arginare il nemico.  Lo scalo di Catania pagherà probabilmente il prezzo più elevato frutto di questa operazione. Circa 60 sono i dipendenti dell’ata a Catania che, probabilmente, dovranno confluire in Aviapartner, un particolare da non sottovalutare l’ata in inverno, a Catania, ha più  zero voli. È visto che Aviapartner in inverno sempre a Catania  non ha molti voli tanto da avere personale in esubero, sarà un bagno di sangue. Ammortizzatori sociali, pre pensionamenti, distacchi con incentivi ... i sindacati d’accordo con l’azienda si inventeranno qualcosa che sicuramente sarà una fregatura per i lavoratori. Recentemente il tar ha deciso definitivamente che la Gh Venezia continuerà a operare sullo scalo di Venezia, mentre certifica la malacumparsa,  débâcle o, se preferite, trunsu di malafiura di Aviapartner a Venezia che dovrà dismettere i servizi di cui alle categorie 3,4 (per quanto riguarda il trattamento fisico delle merci è della posta in arrivo,partenza e transito tra l’aereo mobile è l’aerostazione) è 5 (con esclusione della sottocategoria 5.7) entro, è non oltre, il 6 maggio 2019.

Enjoy lascia Catania

[Il lavoro d'equipe è essenziale. Ti permette di dare la colpa a qualcun altro. Arthur Bloch]  Enjoy Italia ha deciso di lasciare Catania a partire dalla fine maggio a causa dei troppi furti, danneggiamenti e atti vandalici che hanno ridotto in maniera esponenziale il numero di auto disponibili per il 'car sharing' dell'Eni. Nel 2016, ad inizio dell'attività, le '500' disponibili erano 170. Oggi si sono ridotte a 75. "Non possiamo che prendere atto - ha commentato il sindaco Salvo Pogliese - che la decisione di EnJoy è causata dai troppi furti e dai danneggiamenti. Quanto sta accadendo è il segno dell'inciviltà in cui alcuni cittadini vivono a scapito di tutti". Il sindaco si era rivolto all'Amt per convincere i dirigenti dell'azienda a non abbandonare Catania. A partire da oggi lo staff di Amt comincerà a studiare come sostituirsi a Enjoy dotando la città di vetture Amt ad hoc per il servizio di car sharing. In questo mese Comune e Amt pianificheranno l'avvio del nuovo servizio di trasporto a pagamento.

Strade Vini e Sapori in Piemonte

[Lavorare è meno noioso che divertirsi. Charles Baudelaire] Cinque associazioni di promozione e tutela del territorio e dei prodotti agroalimentari tipici si uniscono nella Federazione delle Strade del Vino e dei Sapori del Piemonte, costituita in questi giorni a Torino. Sono i Colli tortonesi, Astesana, Strada Reale dei Vini Torinesi, Barolo e grandi vini di Langa, Riso Vercellese di qualità. La Federazione avrà sede a Tortona (Alessandria) nel Polo per la valorizzazione dei prodotti vitivinicoli e gastronomici. "In Piemonte - spiega il presidente Walter Massa, vignaiolo tortonese - è un traino per tutti gli altri settori dell'agroalimentare e con le Strade si vogliono esaltare i prodotti rispettando e tutelando l'ambiente". La nascita della Federazione, che rappresenta il Piemonte nella Federazione nazionale Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori, "va nella direzione dell'esigenza di contaminarci, di essere meno settari - dice Giorgio Ferrero, assessore all'Agricoltura della Regione - e di raggiungere un'uniformità nel livello minimo di accoglienza in tutta la regione".

venerdì 19 aprile 2019

Benetton non interessato ad Az

[Lavorare stanca. Cesare Pavese]  Su Alitalia "se non ci saranno risposte in termini urgenti potremmo anche pensare ad uno sciopero nel mese di maggio". Così il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, al termine dell'incontro con i commissari in cui non ci sono state novità, aggiungendo che "se non dovessero arrivare in tempi brevi informazioni dal governo sulla strategia per il piano industriale saremo costretti a mobilitarci". Nelle prossime settimane "potremmo avere delle novità, ma è chiaro che, se entro il 30 aprile non arrivano, ci muoveremo con una mobilitazione", afferma anche il segretario nazionale della Filt-Cgil, Fabrizio Cuscito. Frena, invece, la Fit-Cisl: "Prima di assumere una decisione del genere, vogliamo avere chiara la situazione", dice il segretario generale Salvatore Pellecchia, secondo cui "fare annunci per eventuali mobilitazioni significherebbe danneggiare la compagnia e non riteniamo che adesso sia utile". Atlantia, la società che controlla Autostrade per l'Italia e gli aeroporti di Roma, chiude le porte a un'idea di ingresso nella partita per il salvataggio di Alitalia: "Il cda non ha mai affrontato questo tema. Abbiamo talmente tanti fronti aperti che aprirne un altro in più, particolarmente complesso, non ce lo possiamo permettere", ha detto l'amministratore delegato, Giovanni Castellucci, rispondendo sull'ex compagnia di bandiera in assemblea. Come ricostruito da Repubblica nei giorni scorsi, con i potenziali partner stranieri sfilati, l'operazione Alitalia non può ricadere  interamente sulle Fs: lo sforzo del governo - che pure ha fatto la guerra alla società dopo la tragedia del Ponte Morandi - di coinvolgere Adr è cresciuto con l’aumentare dei rischi di fallimento del vettore. La holding dei Benetton e la sua controllata negli aeroporti avevano già fatto sapere di non avere interesse a un intervento nel capitale della compagnia accanto alle Fs. Castellucci ha ribadito il concetto: "È vero che essendo azionisti dell'hub in cui Alitalia opera, speriamo che venga rilanciata salvata e ristrutturata per poter competere ma, dall'altro lato, abbiamo tanti fronti aperti ed aprirne uno ulteriore, particolarmente complesso, non ce lo possiamo permettere".
   




Cementir cresce all’estero

[Non esistono surrogati del duro lavoro. Thomas Edison] Cedute tutte le attività italiane che per anni sono state la voce in perdita di un bilancio che macina utili all'estero, Cementir Holding punta ad un nuovo record di fatturato ed a confermare un dividendo cresciuto quest'anno del 40%. "Nel 2019 potremmo andare oltre l'1,2 miliardi del fatturato 2018" e "ritengo di poter anche confermare il dividendo", dice l'A.d. e presidente Francesco Caltagirone Jr. L'assemblea degli azionisti ha approvato il primo bilancio con il 100% dei ricavi da attività all'estero, in 18 Paesi dei 5 continenti. Ma "oggi Cementir (gruppo Caltagirone) ha ancora un'anima italiana" sottolinea il presidente e A.d. Tentazioni di spostare anche la sede all'estero? 'No. La testa, la parte creativa la lasciamo a Roma: perché qui siamo bravi. Poi, sono nato a Roma, tutte le attività della famiglia e del gruppo sono a Roma". È comunque escluso un ripensamento dopo l'addio alla produzione in Italia: "Non vedo la possibilità di reinvestire qui, un Paese che ha le sue problematiche legate a crescita e debito", che "oggi non è attraente"; "Il mondo è grande: io sono per diversificare, andare in nuovi Paesi". E le attività di Cementir all'estero "bilanciano" l'impegno del gruppo Caltagirone in Italia: "Le partecipazioni in Generali e Acea, le attività editoriali e quelle immobiliari".

Buona la sanità in Israele

[Il lavoro caccia i vizi derivanti dall'ozio. Seneca] Un appello a tutti gli israeliani che si accingono a recarsi all'estero a vaccinarsi subito contro il morbillo - se non già vaccinati - è stato lanciato ieri dal ministero israeliano della sanità, secondo quanto aggiorna con rilievo la stampa locale. Secondo la televisione commerciale Hadashot almeno 45 mila bebè e bambini israeliani non sono stati vaccinati dai loro genitori. Risultano inoltre in potenziale pericolo quanti sono nati in Israele negli anni 1957-77: essi potrebbero essere stati vaccinati in forma solo parziale oppure non vaccinati del tutto.    Si sono intanto aggravate le condizioni di una hostess israeliana contagiata durante un volo da un passeggero affetto da morbillo. La donna è ritenuta adesso in pericolo di morte.    Secondo Maariv, il contagio si sta estendendo in Israele. I morti sono finora due, ed un bambino di 10 anni è ricoverato in condizioni molto gravi. L’aspettativa di vita in Israele è tra le più alte fra i paesi sviluppati. Lo afferma un rapporto Ocse  che mette a confronto il sistema sanitario dei paesi membri. Secondo il rapporto, basato su dati del 2015, l’aspettativa di vita media in Israele è di 82,1 anni (80,1 per gli uomini e 84,1 per le donne), rispetto alla media di 80,5 anni dei paesi Ocse. I paesi con la più alta aspettativa di vita sono Giappone (83,9 anni), Svizzera (83) e Spagna (83). I paesi Ocse con la minore aspettativa di vita sono Ungheria (75,5), Messico (75) e Lettonia (74,6). Tuttavia, il sistema sanitario israeliano presente delle criticità. Mentre la media dei paesi Ocse è di 9,9 infermieri ogni 1.000 abitanti, in Israele risultano solo 4,9 infermieri ogni 1.000 abitanti. Il paese con più infermieri è la Svizzera (18 su 1.000), quello più basso è la Turchia (2 su 1.000). Inoltre il rapporto parla di 3 posti-letto ogni 1.000 abitanti in Israele, contro la media Ocse di 4,7 posti-letto ogni mille abitanti. Per contro, in Israele si registra un tasso di suicidi relativamente basso: 5,5 suicidi ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 12,1 suicidi ogni 1.000 abitanti.

giovedì 18 aprile 2019

11 interferenze di Trump

[Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro è il signore ... E  nessuno dei discepoli osava chiedergli: chi sei? Giovanni 21:7-12] I casi di possibile intralcio alla giustizia del presidente Donald Trump, citati dal procuratore speciale Robert Mueller nel rapporto sulle sue indagini sul Russiagate, sono undici e non dieci, come invece dichiarato dal segretario alla Giustizia, William Barr. Tra questi, come era facile ipotizzare, c’è il licenziamento del direttore dell’Fbi, James Comey, a cui Trump aveva precedentemente chiesto di “diradare le nuvole” sulla sua presidenza, dopo l’inizio delle indagini sui possibili legami tra il suo staff e la Russia. Poi, l’attenzione è stata rivolta anche ai tentativi di Trump di licenziare lo stesso Mueller e poi di limitare la portata delle indagini, e di impedire la pubblicazione di dettagli sull’incontro alla Trump Tower nel giugno 2016 tra suo figlio Don Jr., il genero Jared Kushner, Paul Manafort e un gruppo di russi che prometteva informazioni compromettenti sulla candidata democratica Hillary Clinton. E ancora: il tentativo di convincere l’allora segretario alla Giustizia, Jeff Sessions, di cambiare la sua decisione e di prendere le redini delle indagini contro di lui; poi, il suo comportamento nei confronti di Michael Cohen, suo ex avvocato personale e faccendiere, dopo la decisione di quest’ultimo di collaborare con Mueller. La nomina di Robert Mueller “è la fine della mia presidenza”. Lo avrebbe detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ai suoi consiglieri, dopo la nomina del procuratore speciale per le indagini sulle interferenze russe nelle ultime elezioni presidenziali, il 17 maggio 2017. Lo si legge nel rapporto preparato dallo stesso Mueller, reso pubblico oggi. “O mio Dio, è terribile. Questa è la fine della mia presidenza. Sono fottuto” avrebbe detto Trump, secondo le annotazioni prese da Jody Hunt, capo di gabinetto dell’allora segretario alla Giustizia, Jeff Sessions. “La cosa peggiore che mi sia mai successa” avrebbe poi aggiunto Trump. Quasi due anni fa il presidente Usa Donald Trump chiese all’allora capo dell’ufficio legale della Casa Bianca di fare pressione presso il ministro della Giustizia per allontanare il procuratore speciale Robert Mueller dalle indagini sulle interferenze russe nelle elezioni 2016. Lo afferma il rapporto compilato dallo stesso Mueller al termine dell’indagine, che conclude che non ci sono prove per stabilire che la campagna elettorale di Trump si coordinò con le interferenze russe e che non è possibile incriminare Trump per ostruzione alla giustizia ma neppure scagionarlo. Nel rapporto si legge che il 17 giugno 2017 Trump chiamò il capo dei legali della Casa Bianca Don McGahn a casa e “gli diede indicazioni di chiamare il ministro della Giustizia ad interim per dirgli che il procuratore speciale aveva un conflitto di interessi e doveva essere rimosso”. “Tuttavia McGahn non eseguì quanto gli era stato indicato decidendo che si sarebbe dimesso piuttosto che scatenare quello che riteneva un potenziale massacro del sabato sera” si legge nel rapporto. Il massacro del sabato sera si riferisce a una serie di licenziamenti in tronco ordinata nel 1973 dall’allora presidente Richard Nixon per soffocare l’inchiesta su Watergate che portò alle sue dimissioni. 

Dilettanti allo sbaraglio/50

[Le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. 2 Timoteo 2:2]     Il debito delle amministrazioni pubbliche è stato rivisto al rialzo rispetto ai dati diffusi lo scorso 15 marzo, di 0,8 miliardi nel 2016, 5,5 miliardi nel 2017 e 5,3 miliardi nel 2018. Lo si legge nel Bollettino di Bankitalia su fabbisogno e debito. Le revisioni riflettono principalmente l'ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall'Istat in accordo con l'Eurostat. Le revisioni del fabbisogno sono di entità limitata. Il debito risulta pari a 2.321,95 miliardi pari al 132,2% del Pil. A gennaio 2019 era salito a 2.363,49 mld. A febbraio il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di circa 200 milioni rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.363,68 miliardi e toccando comunque un nuovo record. È quanto emerge dal bollettino di Bankitalia su Finanza pubblica, fabbisogno e debito. A gennaio il debito, grazie alle revisioni che riflettono l'ampliamento del perimetro delle Amministrazioni pubbliche definito dall'Istat in accordo con l'Eurostat era stato rivisto al rialzo a 2.363,49 miliardi.  A febbraio 2019 le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 28,9 miliardi, in calo dell'1,7% (0,5 miliardi) rispetto al dato dello stesso mese del 2018. Lo si legge nel bollettino "Finanza pubblica: fabbisogno e debito" appena pubblicato da Bankitalia. I giudizi sulla situazione economica delle imprese italiane dell'industria e dei servizi con oltre 50 addetti "sono rimasti nel complesso negativi, sebbene in misura meno marcata rispetto alla rilevazione di dicembre". Lo si legge nell'Indagine su aspettative di inflazione e crescita di Bankitalia condotta tra il 27/2 e il 20/3.Le attese a breve sulle proprie condizioni economiche sono meno sfavorevoli, in parte per migliori valutazioni sulle condizioni di accesso al credito e per minore incertezza su fattori economici e politici (che costituiscono il principale ostacolo alla loro attività). "Le valutazioni sull'andamento corrente della domanda - si legge nell'indagine - sono nuovamente peggiorate sia per la componente interna sia per quella estera; le attese a breve termine sulla domanda sono tornate invece a migliorare, soprattutto nella componente estera". Il saldo tra le attese di aumento e di diminuzione della spesa nominale per investimenti nel 2019 rispetto al 2018 è positivo, ma inferiore alla precedente rilevazione. Le attese sull'occupazione sono favorevoli in tutti i comparti; nel settore edile il saldo è diventato positivo, portandosi sul valore più elevato da quando il settore è stato incluso nell'indagine all'inizio del 2013". Le aspettative di inflazione al consumo sono state sensibilmente riviste al ribasso sui diversi orizzonti temporali in tutti i settori, risentendo plausibilmente della diminuzione osservata nei dati ufficiali più recenti. Per i prossimi 12 mesi, le imprese dell'industria in senso stretto e dei servizi si attendono una dinamica dei propri prezzi meno sostenuta di quella appena realizzata mentre le imprese di costruzione prospettano una crescita pressoché stabile dei listini. [segue]

mercoledì 17 aprile 2019

Fusione possibile

[Quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati, con cristo... è per grazia che siete stati salvati. Efesini 2:5] "Se volo.. voto!" è lo slogan, allusivo a un possibile disimpegno nelle prossime competizioni elettorali, di un comitato spontaneo costituito da un gruppo di imprenditori e commercianti di Marsala e Trapani che operano nel campo del turismo che chiedono il rilancio dell'aeroporto di Birgi. Il comitato ha già avviato una raccolta e oggi sono stati montati gazebo in quasi tutti i centri della provincia di Trapani. "Nelle scorse settimane, abbiamo già raccolto circa 20mila firme" dice Ignazio Passalacqua, marsalese, piccolo imprenditore del settore turistico ed ex consigliere provinciale di sinistra. Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando apre alla fusione tra gli aeroporti di Palermo e Trapani. “Possiamo raggiungere tutti gli accordi operativi possibili, come si fa tra persone che hanno un obiettivo comune, ma piuttosto chiediamo alla Regione di affrontare il problema finanziario di Birgi perché lo scalo appartiene a lei”, ha detto il primo cittadino a margine della firma del protocollo d’intesa sulla legalità tra la prefettura e la Gesap, secondo quanto riportare repubblica. “La città metropolitana di Palermo negli anni passati ha affrontato un problema  finanziario con un dissanguamento che è servito alla ricapitalizzazione di Gesap – ha ricordato Orlando – e questa società ormai da cinque anni non chiede più un euro e si autofinanzia in tutti i suoi considerevoli investimenti”. “L’incontro lo faremo dopo Pasqua, sono fiducioso: la strategia principale è quella di evitare il dualismo tra Birgi e il ‘Falcone Borsellino’ come stanno facendo Catania e Comiso”. Così il presidente della Regione, Nello Musumeci, ai cronisti sulla disponibilità del sindaco di Palermo Leoluca Orlando a incontrare il governo per trovare una soluzione per l’aeroporto di Trapani-Birgi. “La Regione ha consentito alla società di gestione dello scalo di Birgi a non andare in rosso perché l’obiettivo è quello che il bilancio rimanga in pareggio – ha detto Musumeci. La società avrà nel frattempo un nuovo presidente e un nuovo direttore. Confermo che costituiremo un comitato aperto ai sindaci e agli operatori per arrivare a un percorso condiviso”.

Questo ci meritiamo!

[Non sono i sani che hanno bisogno di un medico, ma i malati. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Marco 2:1] Per bimbominchia, come affettuosamente lo ha soprannominato Pif, in Libia non è in corso una guerra ma uno scontro tra ultrà, visto che la partita non è ancora finita e siamo arrivati ai tempi supplementari, giustifica gli scontri. I boati non sono dovuti allo scoppio di missili è bombe, ma semplicemente da mortaretti, i ragazzi della curva sud. Negare l’evidenza è una caratteristica fondamentale dei sovranisti populisti. Di conseguenza possiamo presupporre che per il ministro degli interni la mafia non c’è visto che per l’appunto non si vede, dunque non esiste. Non ci sarà una emergenza umanitaria, visto che chi scappa dalla Libia non fugge dalla guerra, ma fugge da una pace molto rumorosa che genera suicidi.   I porti restano chiusi? “Assolutamente sì. Il ministro dell’Interno a prescindere da chi lo fa è la massima autorità nazionale di pubblica sicurezza e deve autorizzare gli sbarchi nei porti se per motivi di interesse nazionale e sicurezza ritenga che non ci sia nessun porto per far sbarcare non sbarcano”. Lo ha ribadito il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini a Radio Anch’io. “Il porto di sbarco va assegnato dal ministro dell’Interno e se non lo assegna il porto non c’è – insiste rispondendo alle polemiche con i ministri M5s sulla gestione dei porti – posso stare simpatico o antipatico ma gli italiani mi pagano per difendere gli interessi nazionali”.  È di 189 morti e 816 feriti l’ultimo bilancio delle violenze a Tripoli, in Libia, dall’inizio dell’offensiva lanciata il 4 aprile scorso dal generale Khalifa Haftar. Lo ha riferito  l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), aggiungendo che gli sfollati sono oltre 18.000. “L’Oms e i partner locali stanno coordinando le squadre sanitarie mobili dirette ai centri degli sfollati e stanno curando i malati”, si legge sull’account Twitter dell’agenzia Onu. Raid missilistici contro la capitale libica Tripoli. Lo riferiscono testimoni oculari.I raid, nell’ambito dell’offensiva lanciata lo scorso 4 aprile dal generale Khalifa Haftar per riprendersi la capitale, hanno provocato almeno 7 esplosioni nel centro di Tripoli. Colonne di fumo si sono levate dal quartiere di Abou Slim, a sud della città. Stando a prime testimonianze i morti sarebbero almeno 10 e circa 35 i feriti. Nessuno ha fino a questo momento rivendicato ufficialmente la responsabilità dei raid ma il portavoce delle forze di Haftar, Ahmed al-Mismari, citato dal quotidiano Al Wasat ha dichiarato: “Le nostre unità occupano adesso nuove posizioni nel perimetro della capitale Tripoli e avanzano verso altre posizioni”. L’offensiva di Haftar, l’uomo alla guida dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), contro il governo sostenuto dall’Onu di Fayez al-Serraj è cominciata lo scorso 4 aprile: da allora almeno 174 persone sono morte e 758 sono rimaste ferite, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità mentre secondo l’Unicef sono 20.000 le persone sfollate, compresi 7.300 bambini. È la terza guerra civile in Libia dopo quelle del 2011, quando la Primavera araba spazzò via il regime del colonnello Muammar Gheddafi, e del 2014. “Quasi 25.000 persone hanno abbandonato le loro case in cerca di sicurezza” a causa “degli scontri che si stanno intensificando” a Tripoli, in Libia, mentre “oltre 3.000 migranti” sono ancora nei centri di detenzione della capitale libica, “tra cui bambini e donne incinte”. È quanto ha riferito l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), esprimendo “crescente preoccupazione per i civili sempre più a rischio”. Il Consiglio di Sicurezza Onu non è riuscito a trovare il compromesso su una bozza di risoluzione elaborata dalla Gran Bretagna che chiedeva un immediato cessate il fuoco e l'impegno per la fine delle ostilità in Libia. Lo fanno sapere fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro. Le quali precisano che la Germania - presidente di turno dei Quindici - che chiesto una riunione urgente del Consiglio dopo il fallimento dei negoziati sul testo rivisto.

martedì 16 aprile 2019

Solo parole null’altro

[Io ti istruirò e ti insegnerò la vita per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò gli occhi su dite. Salmo 32:8] Si svolgerà il 25 e il 26 aprile la prossima sessione dei colloqui di Astana sulla crisi siriana. Le trattative si svolgeranno a Nur-Sultan (il nuovo nome della capitale del Kazakistan, fino a poco tempo fa nota come Astana). Lo riferisce il ministero degli Esteri kazako, secondo cui ai colloqui parteciperanno rappresentanti di Damasco, dell'opposizione siriana, dei Paesi garanti, cioè Russia, Turchia e Iran, e osservatori della Giordania e delle Nazioni Unite. Purtroppo continua a mancare Israele, primo attore, nel bene e nel male, nella regione. La  Siria è il paese meno libero al mondo, secondo l'annuale report dell'organizzazione internazionale Freedom House. Tra i paesi arabi, l'Arabia Saudita, il Sudan, la Libia e lo Yemen sono tra quelli meno liberi, mentre la Tunisia è quello considerato più libero. Come ogni anno, Freedom House stila un rapporto mondiale considerando numerosi parametri di libertà collettive e individuali, basate sui principi della Dichiarazione universale dell'Onu approvata dall'Onu.  Un fotografo italiano è rimasto ferito in Siria. Si tratta di Gabriele Micalizzi, 34 anni, milanese: era nella zona di Dayr az Zor per documentare l'offensiva curdo-araba, appoggiata dagli Usa, contro l'ultima sacca di resistenza dell'Isis nel Paese. L'italiano, secondo quanto si apprende da fonti informate, è ora ricoverato in un ospedale della zona, non è in pericolo di vita e sarà rimpatriato quanto prima, secondo il Rojava information center, che fa capo alle forze curdo-siriane che guidano l'offensiva anti-Isis nella zona di Baghuz, sulla riva orientale dell'Eufrate. Il 'Califfato' di Abu Bakr al Baghdadi è stato spazzato via dalla Siria: ''È al 100% eliminato''. Lo afferma un portavoce della Casa Bianca citando le informazioni ricevute dal Pentagono sull'Isis.