sabato 23 febbraio 2019

La mafia dopo Riina/40

[Era un uomo privo di scrupoli, ma intelligente, un'accoppiata che a New York può portarti lontano. Quello che ho amato - Siri Hustvedt] I responsabili e gli appartenenti alla Confraternite della Diocesi di Palermo non devono avere precedenti penali, in particolare per quanto riguarda reati di mafia, e non possono essere iscritti alla massoneria. Lo stabilisce un decreto dell'arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, pubblicato sul sito dell'arcidiocesi, che rappresenta un giro di vite nei confronti di ogni tentativo di infiltrazioni mafiose e criminali all'interno delle organizzazioni religiose. "Non possono essere accolti, quali membri della Confraternita - si legge nel decreto dell'arcivescovo - coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici - l'Iscrizione alle associazioni massoniche 'rimane proibita' dalla Chiesa". I Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani, della Compagnia di Mazara del Vallo e del ROS hanno fermato con l'accusa di associazione mafiosa ed estorsione gli imprenditori Calogero Luppino, di Campobello di Mazara (Tp), Salvatore Giorgi e Francesco Catalanotto di Castelvetrano (Tp), gestore di un centro scommesse online a Campobello di Mazara. Luppino avrebbe finanziato la famiglia del boss latitante Matteo Messina Denaro. La dda di Palermo ha notificato un avviso di garanzia con invito a comparire al deputato regionale di Forza Italia Stefano Pellegrino. Il parlamentare è indagato di corruzione elettorale nell'ambito dell'inchiesta dei carabinieri di Trapani che oggi ha portato al fermo di tre imprenditori accusati, tra l'altro, di aver finanziato la famiglia del boss latitante Matteo Messina Denaro. Le indagini dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Palermo, hanno permesso di monitorare la rapidissima ascesa imprenditoriale di Luppino nel mondo delle scommesse e dei giochi on line. A garantirne il successo sarebbero stati i clan mafiosi di Castelvetrano, paese di origine del boss ricercato, e Mazara del Vallo, che obbligavano gli esercizi commerciali a installare i device delle società di Luppino e Giorgi, minacciando di ritorsioni i titolari che si rifiutavano.    Luppinno, con l'aiuto di Giorgi, che gestiva la cassa del "mandamento" mafioso, provvedeva alle spese legali e alle altre necessità del boss detenuto Franco Luppino e al finanziamento dei vertici delle famiglie mafiose di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e Castelvetrano.    Attraverso il terzo fermato, Francesco Catalanotto, molto legato al cognato di Messina Denaro, Rosario Allegra, inoltre venivano fatti arrivare soldi alla famiglia del padrino latitante. È in corso anche un sequestro beni (circa 5 milioni) nei confronti degli indagati.  I carabinieri hanno trovato alcuni lingotti d'oro a casa del 're delle scommesse online' Calogero Luppino, fermato dai pm della dda di Palermo con l'accusa di associazione mafiosa.     Luppino avrebbe controllato il settore economico dei giochi e delle scommesse affidando alcune agenzie a esponenti mafiosi e avrebbe inoltre destinato parte dei guadagni delle sue attività imprenditoriali al sostentamento delle famiglie mafiose di Castelvetrano, di Campobello di Mazara e di Mazara del Vallo guidate dal boss latitante Matteo Messina Denaro.    L'imprenditore è difeso dall'avvocato Antonio Ingroia, ex Pm antimafia.  [segue]

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