giovedì 27 dicembre 2018

Powell non di tocca

[Prendi mia moglie... per favore! Henry Youngman] Rally a Wall Street, che archivia la sua miglior seduta dal marzo del 2009. Complici il balzo delle vendite durante le festività, che lascia bene sperare sullo stato di salute dei consumatori, e le ripetute rassicurazioni della Casa Bianca sul futuro del presidente della Fed Jerome Powell e del segretario al Tesoro Steven Mnuchin, i listini americani volano: il Dow Jones guadagna il 4,98%, in quella che è la giornata migliore della sua storia in termini di punti guadagnati, sono stati 1,086. Il Nasdaq sale del 5,84%.  Lo S&P 500 vola del 4,96%. Nonostante il rally però Wall Street resta in corsa per il dicembre peggiore dalla Grande Depressione: dall'inizio del mese solo lo S&P 500 ha bruciato 3.000 miliardi di dollari di valore. La seduta in volata non spazza via le incertezze e le preoccupazioni, soprattutto quella di una possibile recessione americana. A questo si è aggiungo lo shutdwon, la guerra commerciale con la Cina e le tensioni a Washington, dove sale l'attesa per il rapporto del procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller, che potrebbe sollevare lo spettro dell'impeachment per Trump. Un quadro complicato in cui l'incertezza, la grande nemica dei mercati, fa da padrona. Con le borse europee chiuse, l'attenzione è tutta su Wall Street dopo la peggiore vigilia di Natale della sua storia seguita a un fine settimana di fuoco, con il rincorrersi di voci su un possibile licenziamento da parte di Donald Trump di Powell. Fra scambi deboli, i listini americani rimbalzano grazie anche alla campagna di rassicurazioni avviata dalla Casa Bianca. Il posto di Powell è al sicuro "al 100%" dice Kevin Hasset, il presidente del consiglio degli advisor economici della Casa Bianca. Trump "è molto contento del segretario al Tesoro" aggiunge cercando di mettere a tacere le indiscrezioni sull'ira del presidente contro Mnuchin per non essere riuscito nei giorni scorsi a calmare il mercato: il suo intervento - con una serie di telefonate con gli amministratori delegati della maggiori sei banche americane - non ha avuto l'effetto sperato. Anzi ha esasperato i timori con il linguaggio usato nel comunicato diffuso dal Tesoro, in cui si parlava di liquidità per le banche e l'economia. "Gli Stati Uniti non hanno nessuna crisi di liquidità nascosta" precisa Hassett. Le parole di Hassett sembrano rassicurare, ma gli investitori restano in guardia in attesa di tweet che potrebbero nuovamente cambiare le carte in tavola. Se nel giorno di Natale ha ribadito che la Fed sta alzando i tassi troppo velocemente, Trump alla vigilia si era spinto decisamente oltre definendo la Fed l'unico problema dell'economia. La tensione fra il presidente e la Fed è talmente alta che alla Casa Bianca stanno valutando la possibilità di un incontro fra Trump e Powell, anche se non tutti i consiglieri del presidente sono d'accordo sul fatto che si tratti di una mossa positiva. Il rischio è quello di mettere ulteriormente all'angolo la Fed, costringendola a dimostrare con forza la sua indipendenza per tutelare la propria reputazione già a rischio con gli attacchi presidenziali.

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