martedì 25 settembre 2018

Versace diventa yankee

[Chiunque può eliminare un nemico idiota, ma bisogna essere artisti per eliminare quelli svegli. Anonimo] La maison Versace passerà in mani americane ma è lunga la lista dei marchi della moda italiana finiti all’estero. Direzione prescelta: Parigi. Lvmh ha in pancia simboli del Made in Italy come Bulgari, Loro Piana, Fendi, Emilio Pucci. Ma non solo moda: il colosso francese del lusso possiede anche Acqua di Parma e Cova, lo storico caffè-pasticceria di via Montenapoleone. Risale al 1999 l’acquisizione del 42% di Gucci da parte del colosso francese Pinault-Printemps-Redoute (oggi Kering), che ha in pancia anche le italiane Bottega Veneta, Brioni e Pomellato. Matrimonio francese con Essilor per il big dell’occhialeria Luxottica. La maison Valentino dal 2012 è in mano alla società del Qatar, Mayhoola for Investment, riconducibile allo sceicco Hamad bin Kahlifa al Thani. Krizia è finita sotto il controllo della cinese Shenzhen Marisfrolg Fashion. Coccinelle, il brand di borse e piccola pelletteria, è stato acquisito dal retailer coerano E-Land. Il marchio di lingerie La Perla è controllato dalla società d’investimento olandese Sapinda Holding. La Yoox (poi Yoox Net-A-Porter) dell’imprenditore Federico Marchetti fa oggi parte della multinazionale Richemont. In direzione Usa è andato invece un altro marchio del Made in Italy: Poltrona Frau nel 2014 è stata venduta al gruppo Haworth, con sede a Holland (Michigan). Fuori dal comparto della moda, negli Stati Uniti è andata anche l’azienda Ntv-Italo, venduta lo scorso febbraio al fondo Global Infrastructures Partners. Nell'articolo, il New York Times paragona le condizioni di lavoro in Italia a quelle in India, Bangladesh, Vietnam e Cina. "'Made in Italy', ma a che prezzo?" si chiede il quotidiano. Con testimonianze anche anonime, viene ricostruito il contesto in cui operano migliaia di donne che ricevono dal laboratorio locale un euro per ogni metro di stoffa cucita o ricamano paillettes per 1.50-2 euro l'ora. Di questa manodopera si servirebbero grandi marchi. Non è la prima volta che il prestigioso quotidiano statunitense attacca la moda italiana. Lo scorso settembre il quotidiano americano definiva Milano periferica nel mondo della moda internazionale, nel 2007 bollava la sua moda come volgare, nel 2009 la definiva roba da velineVersace va agli americani di Michael Kors. Accordo fatto tra la casa di moda italiana e il gruppo Usa che rileverà il controllo della società fondata Gianni Versace. Le parti stanno firmando i documenti dell'intesa. E' atteso un comunicato.    Il marchio sarebbe stato valutato circa 2 miliardi di dollari.    La famiglia Versace, che oggi ha l'80% della società, manterrebbe un ruolo in azienda, a fronte di una uscita del fondo Blackstone (dal 2014 ha il 20% del capitale). Versace, contattata, "non può confermare nulla". Michael Kors a Wall Street ha aperto in perdita, fino al -7,4%, mentre indiscrezioni di stampa davano per raggiunto l'accordo.

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