mercoledì 8 agosto 2018

Az 100% italiana?

[Fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede è la rende perfetta. Ebrei 12:2] Cresce l’attesa per il futuro di alitalia. Uno dei dossier più urgenti sul tavolo del governo gialloverde. Diversamente da quanto ipotizzato all’inizio, si profila una “soluzione tutta italiana” con un doppio obiettivo: da un lato, salvaguardare i posti di lavoro e, dall’altro, avere nuovamente una compagnia aerea di bandiera. Di recente è stato lo stesso vicepremier Matteo Salvini a ribadire l’importanza per il nostro paese di una simile opzione: “Un Paese a vocazione turistica come l’Italia non può rinunciare a una compagnia di bandiera. L’importante è che i voli arrivino in orario, alcuni commissari dovrebbero rispondere civilmente e penalmente di quello che hanno fatto”. Insomma, niente più 51%, bensì la totalità del capitale con il governo che, dunque, starebbe già lavorando ad un piano per avere il 100% del gruppo. E allora nazionalizziamo le compagnie marittime italiane, anche loro strategiche per un paese a vocazione turistica. Non è bastato il no alla tav e al tap, il negazionismo economico continua a imperare. La tim perché deve essere americana? Forse le tlc non sono, anche loro, strategiche? Negli ultimi giorni, infatti, aumentano gli indizi che vanno nella direzione di una nazionalizzazione del vettore in fallimento, soluzione gradita a Movimento 5 Stelle quanto alla Lega. Per non parlare del mondo sindacale che vede, da sempre, il pubblico impiego come soluzione di tutti i mali.  Secondo quanto riporta il quotidiano La Stampa, sarebbe esclusa per ora l’ opzione di un nuovo bando di gara, che era invece stato annunciato. I due partiti di maggioranza avrebbero concordato l’ ipotesi di mettere subito i piedi nel vettore, creando una newco  partecipata da aziende pubbliche, a partire in primo luogo dalle Ferrovie dello Stato (pochi mesi fa ha detto di no)  e altre aziende statali dei trasporti, ma in ballo c’ è anche la partecipazione della Cassa depositi e prestiti e di Poste (già azionista Az, con i vettore mistral). A questo punto, la tabella di marcia prevede la presentazione, tra settembre e ottobre, di un nuovo piano industriale che dovrebbe annunciare la nazionalizzazione totale in linea con la vocazione “protezionista” e “nazionalista” del governo. Ipotizzabile anche un ricambio a monte simile a quello avvenuto per le Ferrovie e Cassa Depositi e Prestiti con gli attuali commissari straordinari impegnati nella gestione della “bad company” portando le offerte di Lufthansa, Easyjet e Wizz Air a perdere la loro validità. A proposito di commissari, si sentono gli effetti della cura sui conti Alitalia. I risultati del primo semestre, anticipati da Il Sole 24 Ore, vedono una forte riduzione del rosso, ormai quasi dimezzato. Nel dettaglio la perdita netta del periodo è pari a 315,2 milioni di euro, contro i 527,6 dell’anno precedente. Pochi giorni fa, sulla vicenda Alitalia, si era espressa Margrethe Vestager, commissaria Ue alla concorrenza sottolineando che può anche essere “in parte di proprietà pubblica” purché lo Stato “agisca come attore del mercato“, spiegando che l’Unione Europea non ha “una soluzione preferita, come sapete siamo neutrali sulla proprietà“.

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