mercoledì 25 luglio 2018

Pentito il figlio di Sandokan

[Vendere è come radersi. Se non vendi tutti i giorni, diventi un barbone. Anonimo] Gli inquirenti ritengono che dal pentimento di Schiavone jr possano arrivare importanti elementi per fare luce sull'area grigia dei rapporti tra camorra, imprenditoria e politica. Nicola Schiavone, primogenito dell'irriducibile capo dei Casalesi, Francesco detto "Sandokan" - uno dei boss resi noti da Gomorra - essendo stato per un decennio a capo della cosca dopo l'arresto del padre, è a conoscenza di molti segreti relativi agli affari del clan ed ai tesori accumulati con la gestione delle attività illecite di una camorra sempre più imprenditoriale. Quello di Nicola Schiavone è un pentimento di alto valore, soprattutto dal punto di vista simbolico. Negli ambienti della Procura di Napoli si manifesta soddisfazione. Il quarantenne, che era detenuto in regime di 41bis, ha manifestato la sua volontà venti giorni fa attraverso una lettera inviata alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. I suoi parenti più stretti hanno aderito al programma di protezione che è stato immediatamente attivato. A farsi carico della verifica, rigorosa, delle sue dichiarazioni saranno i pubblici ministeri Graziella Arlomede, Fabrizio Vanorio e Vincenzo Ranieri, del pool antimafia che si occupa delle indagini sui clan del Casertano. Il quarantenne, che sta scontando l'ergastolo per cinque omicidi, ha già reso dei primi interrogatori. Nelle prossime settimane i colloqui si intensificheranno anche in ragione del fatto che Nicola Schiavone ha a disposizione 180 giorni, come prevede la legge, per poter rivelare tutto quanto a sua conoscenza su episodi criminali. Schiavone si concentrerà su una storia non più attualissima: il boss è detenuto dal 15 giugno del 2010, quando fu arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta in un villino-bunker alla periferia di Casal di Principe, da sempre roccaforte dei Casalesi. Fino alla data della cattura, tuttavia, Schiavone era a capo della cosca. Ne ha gestito gli affari illeciti di maggior spessore e avrebbe mantenuto anche rapporti con politici e colletti bianchi.

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