lunedì 9 luglio 2018

Iran nuovamente in castigo

[Astieniti dallo spargete sangue inutilmente. Non abbandonarti alla violenza e non ricorrervi  per abitudine, poiché il sangue versato non riposa mai. Saladino] La crisi in Iran s’inasprisce: il rial continua a precipitare, in sei mesi si è svalutato del 55%, mentre la disoccupazione continua ad allargarsi e pare che ormai riguardi il 40% della popolazione, ma il dato non è verificabile. Ad agosto  dovrebbero scattare nuove sanzioni americane e il presidente Hassan Rohani ha denunciato un complotto USA per distruggere le speranze del popolo iraniano. L’ayatollah Sadeq Amoli Larijani, al vertice del potere giudiziario e fratello del presidente del parlamento, ha accusato di “tradimento” gli speculatori del mercato dei cambi. 187 parlamentari su 290 hanno scritto alla guida della Rivoluzione, l’ayatollah Ali Khamenei, chiedendogli di sostituire l’intera équipe economica del governo. Le autorità iraniane hanno arrestato una 18enne che aveva postato sul suo account Instagram una serie di video che la ritraevano mentre ballava.    La tv di Stato ha trasmesso venerdì scorso una confessione di Maedeh Hojabri, questo il nome della ragazza, in cui ammette di avere violato le norme morali ma insiste che questa non era la sua intenzione. Non è chiaro se la confessione sia stata fatta contro la sua volontà.    Hojabri, che aveva circa 43.000 followers, aveva postato circa 300 video, molti dei quali la ritraevano mentre ballava. E in alcuni di essi appariva senza il velo obbligatorio. La polizia ha annunciato che chiuderà simili account su Instagram e il ministero di Giustizia sta esaminando l'eventuale blocco dell'accesso al sito. L'Iran già blocca l'accesso a Facebook, Twitter ed altri social. Il 3 luglio 2018 il presidente iraniano, sceicco Hassan Rohani, ha avanzato l’ipotesi di bloccare lo stretto di Ormuz in caso di applicazione delle sanzioni statunitensi. O tutti possono utilizzare lo stretto, oppure nessuno può utilizzarlo, ha affermato Rohani. Il 5 luglio 2018 il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Ali Jafari, ha dichiarato di essere pronto a bloccare lo stretto di Ormuz. Le sanzioni statunitensi su metallo, moneta, debito e prodotti automobilistici entreranno in vigore il 7 agosto, quelle sul settore bancario e petrolifero saranno applicabili dal 5 novembre. Già nel 2012 l’Iran aveva ipotizzato il blocco dello stretto. Le minacce attuali sono conseguenti al fallimento dei negoziati del presidente Rohani con gli europei. Un terzo delle esportazioni mondiali d’idrocarburi transita dallo stretto di Ormuz. Durante il mandato di George Bush Jr., il Pentagono presidiava in modo permanente il Golfo con due portaerei, che ora non vi stazionano più. La Quinta flotta, basata in Barhein, ha il compito di garantire la libera circolazione nel Golfo, conformemente alla “dottrina Carter”, secondo cui l’accesso degli Stati Uniti agli idrocarburi è questione di sicurezza nazionale. Il portavoce del CentralCommand ha confermato all’agenzia Reuters che il Pentagono prenderà le necessarie contromisure.

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