martedì 10 luglio 2018

Crolla occupazione in banca

[La gente non è sempre quello che sembra. Gotthold Ephraim Lessing] Non si arresta l'emorragia occupazionale nelle banche italiane. In 8 anni il conto è salatissimo con 44mila posti di lavoro andati in fumo, di cui 13.500 solo nel 2017. Alla fine del 2009 i bancari erano più di 330 mila, nel 2017 sono scesi quasi a 286 mila. Il dato emerge da un'analisi dell'ufficio studi di First Cisl. "Al Nord abbiamo perso un addetto su 10, al Sud quasi 2 su 10", denuncia il segretario generale, Giulio Romani che sottolinea come siano "maturi" i "tempi per una riforma che tuteli il risparmio, il lavoro e che rilanci l'occupazione". La "scelta strategica" dell'Italia deve essere di "partecipare maggiormente all'Unione Europea" con un "maggior impegno nelle responsabilità comuni" altrimenti la nostra economia "potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani". Lo afferma il presidente Abi Antonio Patuelli nel suo intervento all'assemblea dell'associazione. Patuelli ha ricordato come in Argentina "il tasso di sconto abbia raggiunto il 40% e con la lira italiana negli anni 80 il tasso di sconto fu anche del 19%". Le banche italiane "proseguono i grandi sforzi e progressi" per la ripresa e l'opera di riduzione dei crediti deteriorati, passati in due anni da 200 a 135 miliardi ma "ogni aumento dello spread impatta su Stato, banche, imprese e famiglie rallentando la ripresa", afferma Antonio Patuelli.

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