lunedì 4 giugno 2018

Sis licenzia 261 a Palermo

[Spingile verso la disfatta e si salveranno; gettale su un terreno mortale e sopravviveranno. È fronteggiando il disa­stro che possono cogliere la vittoria. L’arte della guerra di Sun Tzu] Rischiano il licenziamento 261 operai della Sis, la società che si occupa dei lavori per il passante ferroviario di Palermo ha già annunciato la rescissione del contratto con Rfi. L'appuntamento di giovedì prossimo davanti all'Ispettorato del lavoro di Palermo per risolvere la questione avrebbe chiuso la procedura avviata dalla Sis per il licenziamento di tutti i 261 dipendenti del cantiere del Passante ferroviario, l'opera di Rfi per il raddoppio del binario che conduce all'aeroporto di Punta Raisi. I sindacati  hanno proclamato lo sciopero di 8 ore, dicono che la conclusione della procedura slitterà al 5 giugno, due settimane per tentate di scongiurare i licenziamenti e garantire il proseguimento dei lavori considerati strategici per la mobilità locale. L'opera, cominciata nel 2015 e che dà lavoro anche a 200 persone dell'indotto, avrebbe dovuto essere consegnata nel dicembre 2016 e, dopo varie tappe, nel giugno di quest'anno; ma rischia di restare un'incompiuta.  L'infiltrazione delle imprese malavitose in una commessa che vale 620 milioni di euro sarebbe stata decisa già nel 2006 sotto la supervisione del capo dei capi di Cosa Nostra Bernardo Provenzano e di Salvatore Lo Piccolo, il barone della mafia palermitana. Entrambi furono arrestati poco dopo. Dell'inchiesta sul metrò aveva già parlato  il portale on-line de L'Espresso con un lungo servizio del 6 giugno 2011. Ma lo sconquasso in Regione Veneto è arrivato quando a metà gennaio si è saputo del licenziamento in tronco deciso da Sis (che stando ai resoconti di stampa non ha alcun coinvolgimento penale) del direttore dei lavori, l'ingegner Giuseppe Galluzzo. La vicenda, con nomi e cognomi, è stata  poi rilanciata dal portale Caidoo. Più nel dettaglio però, sempre su l'Espresso, parla il sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia che segue le indagini. Non fa nomi rispetto alle imprese coinvolte ma ne delinea un quadro comportamentale preciso: "... Direi che forse appartengono a un terzo genere. Non sono totalmente attivi nei rapporti con Cosa Nostra in modo tale da poter essere sottoposti a ipotesi di reato né sono vittime nel senso ampio del termine: pensavano di poter trarre un beneficio da questa vicinanza ma si sbagliavano». In questo contesto va anche rilevata la domanda che Umberto Lucentini, autore del servizio su L'Espresso, fa allo stesso Ingroia proprio in merito alla possibilità di bypassare il setaccio amministrativo antimafia: «Come è potuto accadere? Cosa non ha funzionato nei controlli preventivi?». La risposta di Ingoia è densa di significati: "Nell'appalto erano coinvolti due grossi gruppi imprenditoriali: uno di Madrid e uno di Torino, quindi non sospettabili di infiltrazioni mafiose. Eppure le due aziende hanno ceduto alla pressione mafiosa... concedendo questa sorta di monopolio sulla fornitura di materie prime. Mi sembra che sia un dato molto indicativo della permeabilità del sistema degli appalti e dei controlli della pubblica amministrazione. Ma anche sulla tenuta del sistema economico privato davanti alle organizzazioni criminali".  

Nessun commento:

Posta un commento