mercoledì 27 giugno 2018

Quanti sono i pensionati d’oro?

[A volte è quasi meglio viaggiare che arrivare. Anonimo] Il presidente della Camera Roberto Fico ha illustrato all'Ufficio di presidenza di Montecitorio il testo della delibera per il superamento dei vitalizi degli ex deputati. Se il testo passerà com'è, il nuovo sistema che ricalcola tutti i vitalizi finora percepiti sulla base del sistema contributivo, entrerà in vigore alla Camera dal 1 novembre. La delibera verrà votata nella settimana tra il 9 ed il 13 luglio, e gli emendamenti potranno essere presentati entro giovedì.Secondo fonti della presidenza della Camera, la delibera Fico sui vitalizi consentirebbe alla Camera un risparmio di circa 40 milioni di euro. Il "vitalizio minimo" sarà di 980 euro al mese, e andrà a chi ha fatto una sola legislatura. Il minimo per chi subirà una decurtazione superiore al 50% del vitalizio sarà di 1.470 euro. I vitalizi erogati ad ex deputati dalla Camera sono in tutto 1.405; di questi, 1.338 saranno ricalcolati e dunque abbassati, mentre gli altri 67 non verranno ritoccati: in base alla delibera, quelli percepiti da ex deputati che hanno sulle spalle almeno 4 legislature si fermeranno al valore del 31 ottobre prossimo, alla vigilia dell'applicazione della delibera ove venga approvata. Nel lavoro che ha portato alla stesura della delibera, viene sottolineato, c'è stata una "collaborazione istituzionale con Inps e anche con Istat".  L'Associazione degli ex Parlamentari ha inviato a tutti i membri dell'Ufficio di presidenza della Camera una diffida stragiudiziale a non approvare la delibera che tagli i vitalizi agli ex deputati, con la minaccia di un'azione civile e amministrativa per danni rispetto alla quale risponderebbero personalmente e patrimonialmente ciascun membro dell'ufficio di Presidenza, compreso il presidente Roberto Fico. Lo hanno annunciato in una conferenza stampa il presidente dell'Associazione Antonello Falomi e Peppino Gargani. Secondo i dati Inps, nel 2017 i opensionati che hanno percepito un assegno superiore ai 3.000 euro al mese: sono stati 20.041 contro i 16.015 del 2016. In dettaglio, si contano 4.026 pensionati 'paperoni' in più. Contestualmente, sono calate le pensioni al minimo: quelle con un importo fino a 500 euro sono scese da 47.268 del 2016 a 40.505 del 2017, mentre gli assegni da 500 a 1.000 euro sono passati da 110.689 nel 2016 a 107.622 nel 2017. In totale, sono 157.957 i pensionati ad avere un assegno fino a 1.000 euro al mese. Ma non è con tutti questi che vuole prendersela Di Maio: del taglio, legato soprattutto alla circostanza che molti beneficiari non hanno versato durante la vita lavorativa contributi adeguati a giustificare un trattamento previdenziale così cospicuo, si parla da tempo. Facendo riferimento alle statistiche sulle denunce dei redditi per l’anno 2015, i pensionati che hanno un reddito complessivo superiore ai 100 mila euro erano 123.869, con un reddito totale di 20 miliardi di euro (il reddito medio è di 162 mila euro). I più ricchi, quelli con un reddito annuale superiore ai 300 mila euro, erano 7.884 (il reddito medio è di 542 mila euro). Non tutto però viene dalle pensioni: ci sono investimenti, immobili... insomma, alla fine la pensione incide mediamente per il 40 per cento del reddito totale, ma per i più ricchi è appena il 13 per cento delle entrate complessive. Se si ipotizza di fissare un tetto massimo mensile di 5 mila euro lordi per l’assegno pensionistico, tagliando l’eccedenza ai pensionati che hanno un reddito complessivo superiore ai 100 mila euro, si otterrebbe un risparmio stimabile in 490 milioni di euro. Si deve, però, considerare che per lo Stato verrebbe meno, in questo modo, una parte della tassazione Irpef, per cui il risparmio netto si riduce a 280 milioni di euro, poco più dell’1 per cento della manovra di bilancio approvata a dicembre 2017. Modificando l’entità del taglio e, di conseguenza, il numero di beneficiari di pensione che ne risulterebbero coinvolti, si potrebbe conseguire un maggiore o un minore risparmio. Ma a meno di provvedimenti draconiani, il taglio delle “pensioni d’oro” non garantirebbe una cifra tale da dare respiro ai conti pubblici (vale lo 0,016 per cento del Pil), né sarebbe sufficiente per un’efficace politica redistributiva, concludono gli economisti di lavoce.info.

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