domenica 24 giugno 2018

Pace in MO?

[L'attesa del piacere è essa stessa piacere. Gotthold Ephraim Lessing.]   In un'intervista al quotidiano palestinese al-Quds, il consigliere del presidente Trump Jared Kushner ha messo in dubbio la capacità del presidente Abu Mazen di raggiungere un accordo di pace con Israele. "Mi chiedo - ha detto - in che misura egli abbia la capacità o la volontà di muoversi per definire un accordo". Kushner ha rilasciato l'intervista dopo aver illustrato ai dirigenti di vari Paesi del Medio Oriente le grandi linee di un accordo israelo-palestinese che l'amministrazione Trump sta per rendere pubblico.   Nei giorni scorsi Kushner e l'emissario Usa per il Medio Oriente Jason Greenblatt hanno avuto lunghi colloqui a Gerusalemme col premier israeliano Benyamin Netanyahu. Ma non sono stati ricevuti da Abu Mazen che si astiene da ogni contatto con emissari dell'Amministrazione Usa da quando essa ha deciso il trasferimento a Gerusalemme della ambasciata degli Stati Uniti. "La comunità internazionale - ha detto ancora Kushner - sta diventando frustrata con la leadership palestinese". Il piano di pace americano, ha precisato, é "quasi pronto". "Le dirigenze di entrambi i popoli e la loro gente - ha aggiunto - dovranno determinare quale sia un compromesso accettabile, in cambio di guadagni significativi". Da parte sua il portavoce di Abu Mazen Nabil Abu Rudeina ha avvertito gli Stati Uniti che non riusciranno ad "aggirare" la leadership dell'Anp che continua a mantenere posizioni ferme riguardo Gerusalemme e lo Stato palestinese. Anche Hamas ha espresso ostilità ai progetti Usa e ha avvertito di essere pronto a pagare ogni prezzo per farli fallire. L'esercito israeliano ha confermato di aver lanciato un missile Patriot dal nord di Israele verso un drone che dalla Siria si avvicinava al territorio israeliano. "Di conseguenza il velivolo - ha proseguito l'esercito - si è allontanato dal confine e non è stato notato alcun impatto". Mentre gli inviati speciali USA, Jared Kushner e Jason Greenbatt, sono arrivati in Egitto dopo essere stati ricevuti in Giordania e Arabia Saudita, il gabinetto del presidente al-Sissi ha annunciato il proprio sostegno a una parte del piano di pace americano. Il Cairo sarebbe disposto a togliere l’assedio a Gaza se i Paesi del Golfo costruissero un porto e un aeroporto a Gaza e se Hamas restituisse i prigionieri israeliani che detiene.

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