sabato 23 giugno 2018

La Turchia al voto

[Poiché il mondo non è che un palcoscenico tu devi essere per forza la buca dell'orchestra. Anonimo] Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato questo pomeriggio a Istanbul al comizio conclusivo della campagna elettorale presidenziale di Muharrem Ince, candidato del socialdemocratico Chp nel voto anticipato di domani in Turchia. "Domani si cambia", ha promesso ai suoi elettori, che hanno affollato l'area di Maltepe, sulla sponda asiatica della metropoli sul Bosforo. Il traffico nella zona è rimasto completamente bloccato e la gente ha continuato a defluire per molte ore dopo la fine del comizio. Ince è il candidato più accreditato a sfidare il capo dello Stato uscente Recep Tayyip Erdogan in un eventuale ballottaggio l'8 luglio, se domani nessuno supererà la soglia della maggioranza assoluta. Secondo diversi sondaggi, il gradimento di mErdogan oscilla intorno al 50% e la partita per un eventuale secondo turno potrebbe essere incerta fino alla fine. Manca un giorno alle elezioni anticipate in Turchia, probabilmente le più importanti degli ultimi anni e dagli esiti ancora incerti. Un doppio appuntamento, in cui si deciderà sia la nuova composizione del parlamento che il prossimo presidente, a cui una buona parte dei cittadini parteciperà con sentimenti misti di speranza per il cambiamento e timori di brogli. Sarà anche l’ultimo passo per attuare la repubblica presidenziale già approvata nell’aprile 2017 con un referendum popolare. Un sistema sui generis, che concentra i poteri nelle mani del presidente, consolidando l’autoritarismo che già da qualche anno caratterizza la gestione politica del paese. Il progetto del presidente in carica, Recep Tayyip Erdogan, è quello di essere rieletto e di restare in carica almeno fino al 2023, centenario della fondazione della Repubblica. Un appuntamento simbolico, visto come il traguardo della “Nuova Turchia” costruita nei 16 anni di governo del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP), a sostituzione di quella “vecchia”, la repubblica fondata da Mustafa Kemal, Ataturk. Il presidente mira al contempo ad ottenere la maggioranza parlamentare per non subire intralci alle proprie decisioni. A tal scopo l’AKP si è unito al nazionalista MHP e all’ultranazionalista BBP, costituendo l'”Alleanza presidenziale”. Ma è proprio qui che i piani del presidente potrebbero subire un primo rovescio. Il 21 è iniziata l’udienza a Istanbul per  il processo nei confronti del presidente onorario di Amnesty International in Turchia, Taner Kilic, e altri 10 attivisti per i diritti umani accusati di "terrorismo". Da oltre un anno in carcerazione preventiva e unico degli imputati ancora in prigione, Kilic, noto avvocato per i diritti umani, era stato arrestato con l'accusa di "appartenenza a un'organizzazione terroristica" per supposti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. Nei giorni scorsi, sottolinea ora l'ong, un rapporto di 15 pagine trasmesso dalla polizia alla pubblica accusa non ha rinvenuto alcuna prova che abbia avuto sul suo cellulare l'applicazione di messaggistica ByLock, che secondo i magistrati veniva usata dai 'gulenisti' per scambiarsi informazioni criptate. "Quando sarò rilasciato, voglio riprendere il mio lavoro. So, ora più che mai, quanto siano importanti i diritti umani", ha detto Kilic incontrando nel carcere a Smirne il segretario generale di Amnesty, Salil Shetty.  Domani i turchi saranno alle urne per rinnovare il parlamento ed eleggere un presidente con poteri rafforzati. Ecco quel che c’è da sapere sul doppio voto anticipato, il cui esito rischia di indebolire la presa sul potere del presidente Recep Tayyip Erdogan. Cosa si vota? I cittadini turchi eleggeranno il nuovo parlamento e il presidente. Il voto, il primo espresso nell’ambito del sistema presidenziale approvato nell’aprile 2017 con un referendum popolare, è stato anticipato di 17 mesi per volere del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel nuovo sistema che deve ancora essere perfezionato attraverso l’adeguamento delle leggi in vigore, il presidente, non è più figura super partes ma rappresentante del proprio partito ed ha dei poteri molto ampi. Per contro, i poteri del consiglio dei ministri e quelli del parlamento, attualmente i principali organi esecutivi e legislativi del sistema politico turco, sono fortemente ridotti. L’Alto consiglio elettorale (YSK) ha comunicato che sul territorio nazionale hanno diritto al voto 53milioni 34 mila persone più gli oltre 3 milioni elettori registrati all’estero e distribuiti in 61 Paesi. Agli elettori residenti all’estero è data la possibilità di votare sia presso le rappresentanze consolari che nei seggi collocati in 34 varchi di frontiera. Quest’anno si contano oltre 1,5 milione di neo-elettori. L’affluenza alle urne è generalmente alta, nelle politiche del novembre 2015 si era registrata all’85%. Si vota in 81 province per rinnovare i membri del parlamento unicamerale. 

3 commenti:

  1. Urne aperte in Turchia per le elezioni presidenziali e parlamentari anticipate. Al voto, che si concluderà alle 17:00 (le 16:00 in Italia), sono chiamati quasi 60 milioni di aventi diritto negli oltre 180 mila seggi distribuiti in tutte le 81 province del Paese. Il voto all'estero, che riguarda oltre 3 milioni di persone, si è concluso martedì scorso con un'affluenza record del 48,7%, ma chi non ha ancora espresso la propria preferenza potrà comunque farlo oggi fino alla chiusura delle urne nei seggi predisposti in aeroporti e valichi di frontiera turchi. Si elegge per la prima volta un capo dello Stato con i nuovi poteri esecutivi attribuiti dal referendum sul presidenzialismo dello scorso anno. Per l'uscente Recep Tayyip Erdogan, al potere da 15 anni, lo sfidante principale è il socialdemocratico Muharrem Ince del Chp, che punta a costringerlo al ballottaggio tra due settimane. Per i 600 seggi da assegnare nel nuovo Parlamento sono invece in corsa 8 partiti

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  2. Recep Tayyip Erdogan festeggia l'ennesimo trionfo nelle elezioni anticipate in Turchia. A scrutinio pressoché concluso (98%), il capo dello stato uscente si è detto ormai certo della rielezione, che stavolta gli metterà in mano i larghissimi poteri attributi dal nuovo sistema presidenziale. "Una vittoria della democrazia", l'ha definita, rivendicando il successo in un breve discorso.  "La competizione non è stata equa, ma accetto che (Recep Tayyip Erdogan) ha vinto". Così Muharrem Ince, principale candidato dell'opposizione nel voto presidenziale in Turchia, in un messaggio inviato via WhatsApp in diretta a un giornalista del canale tv Fox. Finora, il suo Chp aveva contestato i dati diffusi dall'agenzia statale Anadolu, che a spoglio pressoché concluso (98,4%) danno a Erdogan il 52,5% dei consensi, e dunque la vittoria al primo turno.
    Anche la coalizione che sostiene Erdogan mantiene la maggioranza assoluta in Parlamento, grazie al risultato sopra le attese dei nazionalisti dell'Mhp, veri vincitori di questo voto. Senza di loro, l'esito sarebbe stato rovesciato. Ora, per il Sultano si profila un mandato di cinque anni con poteri quasi assoluti, ma in un Paese sempre spaccato a metà. Per il nuovo esecutivo la priorità sarà l'economia, dopo il crollo della lira turca che negli ultimi due mesi ha perso il 20%. Forte la delusione per l'opposizione.
    Dopo il bagno di folla nelle piazze, lo sfidante laico Muharrem Ince non ha tradito nelle urne, superando il 30%: un risultato che il suo Chp non toccava dagli anni Settanta. Ma non è bastato. 

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  3. “Le restrizioni delle libertà fondamentali a cui abbiamo assistito hanno avuto un impatto su queste elezioni. Ci auguriamo che la Turchia elimini queste restrizioni al più presto possibile". Lo ha detto Ignacio Sanchez Amor, a capo della missione di osservazione elettorale dell'Osce. Per l'Osce l'opposizione non ha potuto fare campagna con eguali condizioni rispetto alle forze che sostenevano il presidente Erdogan. L'Osce ha comunque lodato l'alta partecipazione al voto (circa l'87%) come un segnale dell'attaccamento alla democrazia in Turchia. 

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