mercoledì 30 agosto 2017

Debito fuori controllo

[La vicinanza è menza parintela. La vicinanza è mezzaparentela. Frase siciliana] Il debito
pubblico italiano segna un nuovo record. A giugno il debito delle amministrazioni pubbliche è stato pari a 2.281,4 miliardi, in aumento di 2,2 miliardi rispetto al mese precedente. Lo rende noto la Banca d'Italia. L'incremento ha riflesso il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (8,4 miliardi), in parte compensato dalla diminuzione delle disponibilità liquide del Tesoro (per 6,3 miliardi, a 52,6; erano pari a 92,5 miliardi alla fine di giugno 2016). In particolare, il debito registrato dalle Amministrazioni centrali è aumentato di 4 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è calato di 1,9 miliardi. Invariato il debito degli Enti di previdenza. Sempre a giugno, le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 31,6 miliardi (-13,5 miliardi in un anno). Nei primi sei mesi del 2017 esse sono state pari a 186 miliardi (-5,8%). Il peggioramento è principalmente imputabile allo slittamento delle scadenze per il versamento di alcune imposte.  "Qualsiasi politica di controllo del debito attuata nel corso degli ultimi anni dai vari governi italiani è fallita miseramente. Lo certificano i dati della Banca d'Italia, che ha registrato il nuovo record di 2.281,4 miliardi toccato a giugno dalle amministrazioni pubbliche". Lo afferma il Codacons. "A lungo andare un debito di queste dimensioni è chiaramente insostenibile - prosegue -: eppure, nonostante questa evidenza, qualsiasi tentativo di ridurlo si è rivelato inefficace. In poco più di 5 anni il nostro debito pubblico è cresciuto del 15 per cento: una prova evidente del clamoroso flop delle politiche economiche messe in campo finora. Proprio per questo motivo gli incoraggianti dati relativi al Pil dei giorni scorsi devono essere accolti con equilibrio e prudenza: festeggiare un aumento del Pil in presenza di questo trend legato al debito pubblico rappresenta infatti un esercizio surreale quanto inutile". Il debito pubblico italiano grava oggi per 37.646 euro sulle spalle di ogni cittadino, neonati compresi. A questo punto aspettiamo con ansia qualche soluzione credibile per invertire la tendenza".

Buffett azionista di BofA

[L’omu è chiddu chi conusci la partita. Il vero uomo è quello che conosce la partita. Frase del dialetto siciliano] Warren Buffett è il maggiore azionista di Bank of America. Il guru della finanza ha esercitato gli warrant per l'acquisto di 700 milioni di azioni sotto il prezzo di mercato in base a un accordo spuntato durante la crisi finanziaria. La quota di Buffett in Bank of America vale 13 miliardi di dollari. Non tutti hanno avuto il suo fiuto e non tutti quelli che hanno scommesso sulle banche sono riusciti a guadagnarci. Il colpo da maestro lo ha fatto ancora una volta il finanziere americano Warren Buffett che è diventato ufficialmente il primo azionista di Bank of America incassando una plusvalenza di circa dodici miliardi di dollari per un investimento effettuato nel 2011. Buffett aveva annunciato a fine giugno l'intenzione di convertire in azioni i 700 milioni di warrant acquisiti dalla sua holding Berkshire Hattaway al prezzo di 7,14 dollari sei anni fa, quando l'istituto era coinvolto nella crisi dei mutui subprime. "Noi abbiamo accolto Berkshire Hathaway come azionista nel 2011 e apprezziamo di avere il suo appoggio ora come il più grande azionista", ha commentato l'amministratore delegato della banca Brian Moynihan. Quando la banca era minata da dubbi sulla sua forza finanziaria e aveva perso metà del suo valore nel 2011, Warren Buffet era apparso come il cavaliere bianco con un investimento di circa 5 miliardi di dollari. Ora le azioni di Bank of America valgono 23,58 dollari e il suo investimento oggi vale 16,51 miliardi di dollari. Buffett è ora il principale azionista dell'istituto con Blackrock e Vanguard.

Indagati vertici BpB

[La cacocciula si mancia a fogghia a fogghia. Il carciofo si mangia foglia a foglia. Frase siciliana] L'ex dirigente della Banca Popolare di Bari che ha denunciato presunte irregolarità nei bilanci (dando avvio all'indagine a carico dei vertici dell'istituto di credito) e di aver subito maltrattamenti fino al licenziamento, avrebbe chiesto nel giugno scorso alla banca una somma di denaro per evitare la cattiva pubblicità derivante da quelle denunce.    Lo sostiene la BpB che, a "tutela della propria reputazione", ha dato incarico "ai propri legali di presentare denuncia per tentata estorsione nei confronti" dell'ex dirigente dell'Istituto "a suo tempo licenziato per giusta causa". In una lettera, secondo la denuncia, l'ex funzionario proponeva un "accordo diretto" con termine di pochi giorni per la definizione, finalizzato a "prevenire" le conseguenze di "pubblicità negative che a queste controversie si accompagnano".    "La fermezza della banca - dichiara il legale dell'istituto di credito barese, avv.Francesco Paolo Sisto - conduce ad assumere, rapidamente, ogni iniziativa tesa alla tutela della sua reputazione, ivi compresa, la denuncia per tentata estorsione nei confronti di un dipendente a suo tempo licenziato per giusta causa". "È solo offensivo, sul piano tecnico - prosegue il legale commentando le notizie di stampa sull'indagine - accostare la vicenda tutta da dimostrare della Banca Popolare di Bari a quelle di altre ex banche, con conclamati problemi giudiziari ben diversi", riferendosi alle inchiesta su MPS e Banca 121. "Per il resto - conclude Sisto - i fatti in questione non sussistono. Le procedure dell'istituto sono del tutto trasparenti e certificate, con la conseguenza che le accuse formulate sono destinate, inevitabilmente a regredire a mere illazioni".    Per i reati, contestati a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa, ostacolo all'attività di Bankitalia e false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consob, la Procura ha notificato la proroga delle indagini ai vertici della Banca Popolare di Bari (BpB). I fatti risalgono al periodo 2013-2016 quando la BpB acquistò la Cassa risparmio di Teramo. Sei gli indagati: il presidente Marco Jacobini, l'allora dg Vincenzo De Bustis, ex AD di Mps e Deutsche Bank, i due figli di Jacobini, Gianluca e Luigi (rispettivamente condirettore generale e vice), il responsabile della linea contabilità e bilancio della popolare Elia Circelli, il dirigente dell'ufficio rischi Antonio Zullo. A carico di Marco Jacobini e dei figli si ipotizza anche il maltrattamento e l'estorsione. De Bustis, invece, è accusato solo di maltrattamenti. La vicenda riguarda presunte irregolarità nascoste nei bilanci dell'istituto svelate ai pm da un funzionario.

martedì 29 agosto 2017

BM verso il rinvio a giudizio

[L'amore è l’unico ideale  della vita. Virgilio] La Procura di Ancona ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone per il crac della Vecchia Banca Marche e della controllata Medioleasing, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta all’ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto. Le conclusioni sono state sottoposte a luglio al Gup Carlo Cimini che fisserà l’udienza entro qualche mese, ma la notizia è stata resa pubblica solo il 18 agosto. Fra gli ex vertici per i quali i pm chiedono il processo ci sono l’ex direttore generale dell’istituto Massimo Bianconi e gli ex presidenti Michele Ambrosini e Lauro Costa. Rispetto ai 18 indagati che a gennaio avevano ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini, i magistrati hanno sollecitato l’archiviazione completa delle accuse solo per l’ex vice direttore generale Leonardo Cavicchia. Mentre per Claudio Dell’Aquila (ex vice dg di Bm fino al 2009 e presidente del cda di Medioleasing fino al 2013) la procura ha chiesto di archiviare gli addebiti relativi al default di Bm, e di rinviare il manager giudizio per le accuse relative a Medioleasing. Bianconi è già a processo per corruzione tra privati, insieme agli imprenditori Davide Degennaro e Vittorio Casale. Un procedimento nato da un’indagine stralcio rispetto a quella principale, ormai giunta la termine, sul crac della vecchia Banca Marche, affondata da un buco da 920 milioni di euro e poi sottoposta a procedura di risoluzione. A metà luglio, a sorpresa, è comparso in Tribunale ad Ancona davanti al collegio giudicante. Gli altri due sono stati rappresentati dai rispettivi legali. Al centro del processo un presunto scambio di favori: l’affidamento di finanziamenti contro il passaggio di una palazzina di pregio a Roma, in via Archimede, a una società intestata a familiari di Bianconi. Secondo la procura, il patrimonio di Banca Marche, dichiarata insolvente nel marzo del 2016, sarebbe stato distrutto anche con ”operazioni dolose”: una sessantina i finanziamenti nel mirino degli inquirenti. Soldi concessi tra il 2007 e il 2012, con “abuso di poteri e violazione di doveri“, stando all’accusa, per “conseguire un ingiusto profitto a danno della società”, in una “strategia aziendale tesa a favorire un particolare segmento di clientela prevalentemente legata a rapporti personali, e in alcuni casi economici, con il dg Massimo Bianconi”. Le difese respingono gli addebiti, sostenendo che non vi fu dolo nella gestione creditizia della banca, che non vi sarebbe alcun elemento per contestare la bancarotta e alcuna rilevanza di rapporti personali per gli affidamenti. Ora sarà il Gup a prendere una decisione su eventuali processi o proscioglimenti. Le prassi che secondo la procura di Ancona avrebbero contribuito al dissesto da 920 milioni di euro della banca comprendevano finanziamenti lampo senza istruttoria concessi a società che versavano in situazioni economiche e patrimoniali difficili,garanzie non effettive o carenti, importi erogati per estinguere debiti pregressi. A distruggere il patrimonio societario, per l’accusa, furono “operazioni dolose“: finanziamenti concessi tra il 2007 e il 2012 con “abuso di poteri e violazione di doveri” per “conseguire un ingiusto profitto a danno della società”, in una “strategia aziendale tesa a favorire un particolare segmento di clientela prevalentemente legata a rapporti personali, e in alcuni casi economici, con il direttore generale Massimo Bianconi”. Resta al vaglio della Procura la posizione di altri funzionari della banca e imprenditori coinvolti nell’indagine ‘madre’, che ha riguardato più di 40 persone. Al momento dunque rischiano un processo Giuseppe Michele Ambrosini (ex presidente Bm), Paolo Arcangeletti (dirigente Bm), Giuseppe Barchiesi (dg Medioleasing), Massimo Battistelli (capo area crediti Bm), Giuliano Bianchi (Cda Bm), Massimo Bianconi (ex dg), Bruno Brusciotti (cda Bm), Lauro Costa (presidente Bm), Daniele Cuicchi (capo servizio commerciale Medioleasing), Franco D’Angelo (Cda Bm e presidente del collegio sindacale di Medioleasing), Stefano Gioacchini (Nucleo tecnico Medioleasing), Giuseppe Paci (capo concessione crediti Bm), Tonino Perini (vice presidente Bm), Marco Pierluca (Cda Bm e Medioleasing), Piero Valentini (presidente del collegio sindacale di Bm), Stefano Vallesi (vice dg di Bm e membro del Cda Medioleasing), oltre a Dell’Aquila. Uno degli indagati, stando a indiscrezioni, avrebbe chiesto di patteggiare.

N26 balla da sola

[Se non potrò piegare gli dei del  cielo  scatenerò quelli dell'inferno. Virgilio] ”Le filiali tradizionali delle banche verso un futuro da museo delle cere: più persone dal dentista che allo sportello. Quello che era una volta non solo un luogo per gli affari ma anche di incontro e socialità, si trasforma lentamente nel deserto dei Tartari. Fortezze in attesa di clienti che non arriveranno più. Non così per N26, la prima banca paneuropea tutta in uno smartphone. N26, un acronimo dove N sta per numero e 26 per il numero di cubi del cubo di Cubrik, ha annunciato di aver ancora allargato la clientela A gennaio 2016, Valentin Stalf, fondatore e amministratore delegato, aveva festeggiato quota 100mila clienti. Nella primavera di quest'anno i clienti erano saliti a 300 mila, ora si viaggia a quota 500mila: in pratica negli ultimi cinque mesi la clientela è aumentata del 67%. "In media, N26 cresce a un ritmo di 1.500 clienti al giorno" ha ricordato la nota della società. Tanto che il suo fondatore ha ribadito l'obiettivo di  "divenire nei prossimi anni la banca mobile leader per i clienti digitali di tutta Europa". In numeri significa raggiungere quota 2 milioni di clienti. "Non so esattamente quanto tempo ci vorrà, forse due o tre anni o qualcosa in più, ma vediamo questa opportunità e, guardando a quanto siamo già cresciuti, siamo fiduciosi di diventare una realtà importante del mercato in un paio di anni" aveva anticipato Stalf.  N26, start-up dell' universo Fintech (tecno-finanza), una volta acquisita la licenza home-banking in Germania ha avviato l'espansione nel resto dell'Unione europea, prima in Austria, poi Francia, Spagna e Italia e nel resto della Ue. "I clienti di N26 provengono da 170 diverse nazioni e utilizzano le loro carte in 207 Paesi differenti per transazioni in 143 valute" ha ricordato la banca. Nel Belpaese la banca nello smartphone contava su 10mila clienti nello scorso maggio, "l'Italia sta crescendo a un tasso più alto", rispetto alla media del 67%, siamo in linea con l'obiettivo di 50mila clienti a fine 2017", spiega Matteo Concas, responsabile N26 per l'Italia. Nei fatti la clientela italiana a fine anno sarà quadruplicata. Utenti per lo più giovani, la maggioranza dei quali viaggia tra 18 e 35 anni. La generazione digitale, certamente con stipendi di ingresso più bassi di quelli che percepirono allora i loro genitori. Una generazione in cerca di costi contenuti e facilità di accesso, dove una banca sia semplice come Airbnb o Spotify. Tutto il contrario dei conti correnti tradizionali, carichi di adempimenti, costosi sia per il cliente e sia per la banca, fotografie sbiadite di un epoca che fu. Nelle considerazioni finali dello scorso maggio, il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, in un passaggio forse poco digeribile per il grande pubblico, ma significativamente realista aveva già spiegato da quale parte tirasse il vento: "le cosiddette Fintech (tecno-finanza), utilizzando al meglio tali informazioni stanno creando prodotti, processi e modelli di attività innovativi. Esse sono già oggi in grado di offrire servizi di finanziamento, investimento, consulenza finanziaria, pagamento al dettaglio e all'ingrosso in competizione con gli intermediari tradizionali".

IL CIELO SOPRA (air)BERLINO

[A che non costringi il cuore umano, esecrabile fame  dell'oro! Virgilio] Mentre si riconferma l’attivismo di tre compagnie aeree sul dossier Alitalia (Ryanair, easyJet e Lufthansa) si fa strada anche il disegno ipotetico di uno scenario aereo europeo che potrebbe avere una regia tedesca e che metterebbe insieme i destini di Alitalia e airberlin. Ne parla il quotidiano La Stampa. La compagnia tedesca, che partecipa ad entrambe le gare pubbliche di vendita (così come Ryanair), potrebbe fare da collettore dei due gruppi. Entrambi hanno in comune il passato con l’azionista di Abu Dhabi, Etihad, che ha portato i vettori al  
fallimento. Per airberlin il governo di Angela Merkel ha assicurato che la compagnia non sarà venduta ad un unico acquirente perché questo violerebbe le regole sulla concorrenza. “È dunque probabile – sottolinea il quotidiano - che Lufthansa andrà ad inglobare solo alcuni pezzi, e certamente quelli migliori. Stesso discorso vale per Alitalia, dove l’interesse è per la flotta e per le rotte”. Per quanto riguarda Alitalia, finora sono state diverse le aziende che si sono dette interessate al vettore e che stanno studiando i documenti (circa 13 i gruppi che hanno partecipato alla prima fase di vendita con le offerte non vincolanti). Avrebbero preso parte a questa ulteriore fase altri soggetti, oltre alle compagnie internazionali più in vista, anche perché è stato reso più chiaro e definitivo il bando di vendita pubblicato dal ministero dello Sviluppo, che prevede due opzioni: la vendita di Alitalia tutta intera oppure la divisione del gruppo in due parti con da un lato la parte aviation e dall’altra la parte handling. Le proposte vincolanti dovranno arrivare entro il 2 ottobre e per i primi di novembre dovrebbe essere chiusa la fase di vendita, con l’avvio della trattativa con l’acquirente.  Secondo quanto emerso dalla stampa tedesca ci sarebbe anche il nome di Condor, il vettore charter del gruppo turistico Thomas Cook, interessato ad airberlin. Il suo nome si aggiunge a quelli di Lufthansa, Ryanair, easyJet e a quello di un consorzio tedesco. Condor starebbe preparando un’offerta per un numero a doppia cifra di aerei immatricolati airberlin sia per il medio che per il lungo raggio. Lufthansa, che ha presentato la sua proposta mercoledì scorso, dovrà confrontarsi con un numero crescente di concorrenti interessati a rilevare in tutto o in parte la compagnia, scrive Il Sole 24 Ore. Tra questi, easyJet avrebbe messo gli occhi su una quarantina di aerei, mentre un consorzio di industriali tedeschi si è detto pronto a rilevare l’intero asset. L’a.d. di Ryanair, Michael O’Leary, ha espresso il desiderio di conquistare in tutto o in parte il vettore. Airberlin negli ultimi 9 anni ha accumulato perdite per 2 miliardi di euro e un indebitamento di 1,2 miliardi.  

domenica 27 agosto 2017

Chi comanda in Aviapartner a Palermo?

[Il successo non è definitivo e l'insuccesso non è fatale. L'unica cosa che conta davvero è il coraggio di continuare. Winston Churchill]  Più volte  di recente mi sono chiesto chi comanda in
Aviapartner a Palermo. La logica dovrebbe dire il capo scalo, ma i fatti fanno  nascere dubbi. Recentemente è in vigore la novità che chi fa lo spezzato, ormai grazie ai sindacati, diventato obbligatorio, se supera le sei o le otto ore, da contratto, non dovrebbe avere più il buono pasto extra di 10€, ma le ore in eccesso verrebbero considerate come intervento. Chi la mattina si sveglia e crede di non applicare gli accordi sindacali sbaglia, se nella libera interpretazione vuoi considerare l'eccesso di ore come intervento ben venga, ma il buono pasto maggiorato è obbligatorio come, purtroppo, lo spezzato. I sindacati chiederanno spiegazioni a breve a Capitan Findus? Sono 5 i sindacati che rappresentano male i 43 dipendenti di Ap a Palermo. Alla prima occasione chi avrà il coraggio di chiedere a Tamburri che visto che lo spezzato è obbligatorio il buono pasto deve essere minimo di 15€, e che va dato a tutti, stagionali compresi. Una trattativa sulla reperibilità la vogliamo iniziare? Certo, poco può fare un sindacato,  se i propri iscritti, se non addirittura gli rsa, si mettono a 90 gradi coprendo turni che spesso sembrano fuori da ogni logica. In questo scorcio di estate speriamo che il capo scalo riaffermi la sua strategia, gli altri non sono preposti, e pagati,  per interpretare liberamente gli accordi sindacali. 

SPERIAMO CHE SIA FAVA

[Gaudio di fora trivulu di casa. Gaudio fuori, tormenti in casa. Frase siciliana] Il nodo del candidato governatore in Sicilia sarà al centro della segreteria regionale del Pd, convocata per lunedì prossimo da Fausto Raciti. La riunione nel quartier generale di via Bentivegna a Palermo è in programma alle 15.30. Intanto, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, in conferenza stampa ha detto che il suo candidato è il rettore di Palermo Fabrizio Micari, espressione del civismo politico che si rifà al modello Palermo. Senza di lui e senza quel modello "mi limito a fare solo il sindaco". Un altro appello all'unità del centrosinistra arriva dal sottosegretario alla Salute, Davide Faraone. Salgono intanto le quotazioni di Claudio Fava come candidato della sinistra alla ricerca dell'unità per le regionali. Sul vice presidente dell'Antimafia si stanno incentrando i colloqui tra Sinistra italiana, che spinge in questo senso, Mdp e gli altri soggetti coinvolti nelle trattative, tra cui Rifondazione comunista, Possibile di Civati e Verdi, per riunificare il fronte. Fonti della sinistra spiegano che il confronto è in corso già da ieri. Altro nome in campo è quello di Corradino Mineo, mentre Possibile, che fa capo a Pippo Civati, chiede che a scegliere il candidato siano gli elettori.  Art.1-Mdp propone Claudio Fava come candidato governatore in Sicilia per la sinistra. È quanto si legge in un documento del movimento.  "Per la candidatura a presidente della Regione della coalizione che stiamo componendo insieme a SI - sottolineano Angelo Capodicasa, Mariella Maggio e Pippo Zappulla - in questi giorni le diverse personalità scese in campo le riteniamo egregie e di assoluto prestigio, tra queste quella di Claudio Fava, oltre al profilo politico e programmatico idoneo per presentare ai siciliani la nostra proposta e il nostro progetto di rottura con il passato, per parlare senza demagogia ai bisogni e ai drammi dei siciliani e con soluzioni coerenti senza pasticci ed alchimie politiche, ci pare abbia un importante e non trascurabile significativo legame con la nostra terra". "L'assemblea del 29 luglio mi ha affidato il mandato di costruire una coalizione in grado di unire le forze della sinistra siciliana e i movimenti, le associazioni, le realtà di lotta nei territori in grado di costruire un progetto di svolta e di cambiamento reale e concreto della Sicilia. Il tratto di strada che abbiamo fin qui percorso è significativamente positivo". Lo dice Ottavio Navarra, candidato governatore della sinistra radicale dopo la decisione di Mdp di scegliere per palazzo d'Orleans Claudio Fava. "Come ho sempre sostenuto, - ha aggiunto - il mio mandato è nelle mani dell'intera coalizione che presto si riunirà. Da parte mia, dunque, nessun passo indietro se non sono chiari i contorni di questo lavoro" ma "se l'intera coalizione dovesse scegliere unitariamente per la guida del progetto altre soluzioni io farò un passo indietro. Senza strapuntini e prebende che non appartengono alla mia formazione politica". "Non voglio dire alcunché, se non che voglio sperare che si possa arrivare presto a una coalizione molto ampia, da Forza Italia ai centristi e agli autonomisti, con pari responsabilità per ciascuno dei protagonisti e, come ho sempre ribadito in ogni occasione, sono grato a tutti coloro che stanno lavorando perché questo sia l'obiettivo". Così Nello Musumeci risponde su alleanze e candidature nel centrodestra alle regionali del 5 novembre prossimo in Sicilia. "Stiamo continuando a lavorare alla formazione delle liste - spiega Musumeci - ed è un impegno cui dedicheremo le prossime giornate. Sono rimasto sempre in contatto con i leader delle forze politiche che sin dall'inizio hanno condiviso il nostro progetto, da Fratelli d'Italia a Noi con Salvini, dall'Udc a Energie per l'Italia, il cui leader incontrerò la prossima settimana in Sicilia". Sembra a una svolta la partita nel centrodestra sulle alleanze per le regionali in Sicilia. Le trattative vengono date in stato avanzato e,salvo sorprese dell'ultimo momento, sarà Nello Musumeci il candidato di fi, lega e fratelli d'Italia per la corsa a palazzo d'orleans.

BUON VICINO

[Lu vicini è sirpenti, si nun vidi, senti. Il vicino è serpente. se non vede, sente. Frase siciliana ] Israele ha completato l'acquisizione dalla Lockheed Martin di altri 17 aerei F-35. Lo ha reso noto il ministero della difesa. L'acquisto era stato deciso dal gabinetto di governo nello scorso novembre, ma ci sono voluti altri nove mesi per formalizzare l'accordo con l'azienda e gli Usa. " Con la definizione dell'accordo per l'acquisizione dei 17 aerei - ha detto citato dai media il ministro Avigdor Lieberman - rappresenta un significante e strategico
aumento della forza dell'aviazione". Tre palestinesi sono rimasti uccisi negli incidenti avvenuti a Gerusalemme est. Lo scrive l'agenzia di stampa palestinese Maan, senza fornire per il momento altri dettagli. Scontri fra dimostranti e reparti dell'esercito sono in corso in Cisgiordania a Hebron, Betlemme, Ramallah e Tulkarem. Fonti mediche parlano di decine di feriti, contusi, ustionati ed intossicati.  La polizia israeliana ha confermato la morte del primo dimostrante, nel rione di Ras al-Amud. La morte di un secondo dimostrante palestinese a Gerusalemme est è stata confermata anche dalla radio militare israeliana. L'uomo è stato identificato da fonti palestinesi in Muhammad Abu Ghannam. Il suo corpo è stato prelevato dalla famiglia dall'ospedale Muqassed di Gerusalemme est, per impedire che fosse preso in custodia dalle autorità israeliane. La terza vittima è un giovane colpito al petto da un proiettile israeliano nel rione di Abu Dis.. Alla periferia nord di Gerusalemme, nel rione di a-Ram, un bambino di sette anni è rimasto intossicato da gas lacrimogeni, mentre era tra le braccia del padre. Fonti palestinesi riferiscono che le sue condizioni sono ritenute gravi . Gli incidenti sono avvenuti al termine delle preghiere del venerdì.Tsahal ha rivelato parte dell’operazione “Buon vicino” che da sei anni porta avanti in Siria. Secondo Jewish News Service le Forze di difesa israeliane hanno soccorso oltre 4.000 siriani feriti, tra cui oltre 500 bambini. Hanno  
distribuito più di 450.000 litri di carburante, 40 tonnellate di farina, 225 tonnellate di viveri, 12.000 kit per neonati, 1.800 pacchi di pannolini, 12 tonnellate di calzature e 55 tonnellate d’indumenti contro il freddo. La comunicazione di Tsahal sembra essere destinata a calmare la popolazione, preoccupata del sostegno di Tel Aviv agli jihadisti, ed è corredata da un video in cui si mescolano immagini autentiche e messinscene dell’MI6, filmate nel nord della Siria (ossia fuori della zona dell’operazione “Buon vicino”). Benché non ci si possa che felicitare con Tel Aviv per aver salvato bambini di jihadisti feriti durante gli scontri, il bilancio dell’operazione consiste esclusivamente in un appoggio agli jihadisti, a danno della Repubblica araba siriana. Ad agosto 2014 lo Shin Bet (servizi segreti militari) organizzò l’attacco di Al Qaeda alla Forza di osservazione del disimpegno delle Nazioni Unite (FNOUD). Gli jihadisti fecero prigionieri soldati delle isole Figi, incaricati di tenere separati l’esercito di Israele da quello siriano nel Golan occupato. In un negoziato, filmato in diretta dalla televisione siriana, il rappresentante ONU versò un riscatto ad Al Qaeda per mezzo di un bonifico bancario telematico; l’intestatario del conto non ebbe mai alcun fastidio. In seguito, lo Shin Bet sostituì le Forze dell’ONU con Al Qaeda, provocando la collera di Stati Uniti e Russia. In quell’occasione il primo ministro, Benjamin Netanyahu, si mostrò in televisione mentre si complimentava con i combattenti di Al Qaeda ricoverati al Ziv Medical Centre. Più recentemente, il Mossad ha tentato di provocare un sollevamento druso contro la Repubblica araba siriana, secondo lo schema utilizzato da Stati Uniti e Francia con i curdi nel nord della Siria. Il maggiore siriano Khaldoun Zeineddine aveva improvvisamente reclamato la creazione di un “Drusistan” alla frontiera israeliana. Però, dopo tre mesi di esitazione e nonostante gli appelli alla secessione del leader druso libanese pro-USA Walid Jumblatt, i dirigenti drusi siriani hanno unanimemente riaffermato il loro sostegno alla Repubblica. L’aiuto umanitario millantato da Tsahal non ha nulla a che vedere con la definizione di diritto umanitario internazionale di Henri Dunant, fondatore della Croce Rossa, perché va a vantaggio di una sola delle parti in conflitto: beneficiari degli aiuti israeliani sono esclusivamente gli jihadisti di Al Qaeda e le loro famiglie. Ecco un altro esempio. Consegnare tonnellate di farina in un Paese dove questo bene di prima necessità è distribuito ovunque e a prezzo sovvenzionato dallo Stato è inutile. Però, nelle zone occupate, gli jihadisti impediscono che la farina distribuita dal governo arrivi alla popolazione. La consegna di farina da parte dell’esercito israeliano ha unicamente lo scopo di consentire agli jihadisti di affrancarsi da Damasco e rafforzare il potere sulla popolazione. Lo stesso metodo fu utilizzato da Tsahal per aiutare le milizie kosovare durante la guerra contro la Serbia. I bambini portati in Israele per essere curati sono in seguito entrati nei servizi segreti di Tel Aviv.

sabato 26 agosto 2017

Maledetta domenica!

[Chi è temuto non è battuto!] Domani è domenica, bella scoperta direbbe qualcuno. Ma in apt, a Palermo, il solo pensiero che domenica è imminente mette in fibrillazione i vettori. Domenica scorsa la Gh a Palermo, nelle prime otto ore, si è bloccata davanti alla massa imponete di bagagli che da sopra arrivavano giù. Tutti i voli Gh si concentravano in un singolo nastro, cinque persone, presenti anche i due pretoriani di Cucinella (colui che fa i turni in Gh) dovevano smistare i bagagli nelle varie destinazioni, mediamente i voli da gestire erano costantemente 18. A un certo punto, verso le 11, scende
l’azionista di minoranza della Gh per vedere se era in corso uno sciopero selvaggio, bianco … . A seguire il capo scalo Meridiana che inizia, pure lui, a prendere i suoi bagagli; arrivano pure due capi turno Gh, il vice capo scalo … ma ormai il danno era sotto gli occhi di tutti. Questa volta la colpa non puoi darla al gestore, la linea intasata aveva dato il via a tutti gli allarmi che vanno a segnalare le anomalie del sistema, malgrado il vice caposcalo (riccioli d’oro) ha iniziato a prendere i bagagli destinati a Firenze; niente, non si riusciva ad avanzare, venivamo ingaggiati addirittura due della Manutencoop, ma il risultato non cambia. Squadra che perde, tecnicamente, va cambiata ma se i tuoi giocatori non sono motivati e non hanno regole di ingaggio diverse da
quelle seguite al bhs da Gh, la vittoria è un bene raro. Il capo scalo titolare della Gh a Palermo sa bene che la sua forza lavoro è composta da 100 ex Gesap (convinti che l’aviazione civile esiste perché esiste la Gesap), 105 ex Alitalia che riescono a fare un volo alla volta, gli scappati da Aviapartner, che raramente vanno al bhs, e ricordo che quando erano in Aviapartner si andavano a lamentare con il capo scalo per il troppo lavoro (per loro 5 voli al giorno erano insostenibili). Restano i 68 stabilizzati part time che lavorano tanto per guadagnare poco. Ma il caposcalo Gh è, malgrado tutto, ottimista, ottobre sta arrivando e si porterà via circa 65 persone. Per fortuna esiste ancora la solidarietà.  

O'Leary contro Airberlin

[L’onesta è un concetto astratto.] "La procedura per la presentazione delle offerta per Air Berlin viola le regole sulla concorrenza". Lo ha detto l'amministratore delegato di Ryanair, Michael O'Leary, in un intervento a Madrid. Per il numero uno di Ryanair, la vicenda Air Berlin "è una
manipolazione" tra il governo tedesco e Lufthansa. L'ad della compagnia irlandese ha messo in guardia anche sui rischi della Brexit: "Esiste - ha detto sempre da Madrid - un rischio reale di non avere più voli" tra Gran Bretagna e Unione Europea se con la Brexit Londra "non negozierà accordi bilaterali" con i singoli Paesi simili all'accordo Open Sky, che permette alle compagnie aeree della Ue di volare senza restrizioni tra i Paesi che ne fanno parte".  Air Berlin non ha ancora fatto sapere come intende procedere, ma pare evidente che, trattandosi della seconda compagnia aerea tedesca e la settima in Europa con 170 destinazioni e tre Hub importanti (Berlino, Dusseldorf e Tegel), l’interesse del governo tedesco sia quello di far confluire le attività aeree in Lufthansa. Non a caso lo scorso febbraio era stato nominato Ceo di Air Berlin Thomas Winkelmann, ex numero uno di Germanwings, società controllata di Lufthansa. Dal canto suo, il socio di minoranza Ethiad (29,9%) che aveva garantito (a parole) il proprio supporto finanziario, uscirà di scena come sta succedendo con Alitalia, mettendo fine all’avventura industriale nelle compagnie aeree europee. Cosa succederà adesso? Difficile fare previsioni. Al momento Air Berlin è insolvente e il Tribunale di Berlino non ha ancora ammesso la società alla procedura
concorsuale per evitare il fallimento. Ma è quasi sicuro che lo farà a breve e i pagamenti delle cedole verranno sospesi. Da quel momento in poi tutto potrà succedere e le parti in causa (creditori e azienda) saranno chiamate a cercare una soluzione per tutelare al meglio i propri interessi. Un acquirente disposto a rilevare in parte Air Berlin già c’è (Lufthansa) per cui la trattativa dovrebbe essere veloce anche se, come per il caso Alitalia, bisognerà rispettare le direttive europee e i tempi tecnici prima di procedere con la vendita (non meno di 3 mesi). Per gli obbligazionisti – a detta degli esperti – si prospetta un magro recupero del capitale investito, considerati la mole dei debiti accumulati, gli aeroplani venduti, le rate di leasing elevatissime e che i bond (in tutto 978 milioni di euro) non sono garantiti dall’emittente, al contrario dei prestiti bancari e del prestito ponte da 150 milioni appena erogato dallo tesoro tedesco. Tutte le obbligazioni air Berlin,  sia quelle in euro che in franchi svizzeri (quotate alla borsa del Lussemburgo), poi, sono regolamentate dalla legge inglese che offre notoriamente meno tutele giuridiche agli investitori rispetto all’ordinamento tedesco in caso di insolvenza. In ogni caso, sarà fatto tutto il possibile per evitare il peggio, anche se – come ha detto Niki Lauda pochi giorni fa – “Air Berlin non è più salvabile”.

mercoledì 23 agosto 2017

Ciao CIG, Aviapartner ti saluta

[Essere odiato è buon segno.] 23 settembre sembra essere la data predestinata per la fine del mondo, ovvero 33 giorni dopo l'eclissi. Il 23/9 ha termine anche la CIG in Aviapartner a Palermo. Per evitare la crisi del mondo e dimenticare la fine della CIG Aviapartner, ieri mattina,  ha reso noto i turni di settembre, ma fino al 20. 30 giorni conta novembre,con april giugno e settembre, di 28 ce n'è uno tutti gli altri ne han 31. Settembre sarebbe di venti, non più di 30, ha deciso Aviapartner. Ma la CIG non doveva durare fino al 23? Alcuni giorni addietro lo stratega dei turni aveva proposto di dare giorni di ferie, chi ha la valigia pronta ha risposto picche. I fortunati che restano possono prendere tutte le ferie che vogliono. Ancora non è arrivata la lettera che di fatto apre la mobilità. Troppi tempi morti, siamo impantanati con accordi verbali che hanno sancito un accordo di massima. A Palermo se chiedi se la lettera è partita l’azienda risponde in maniera ambigua, superficiale. Non sarà certo la 104 a salvare lo scalo di Punta Raisi. Resteranno in 9 o in 15, ma a quali condizioni? I sindacati, grossa incognita per i lavoratori Aviapartner,  sono impegnati per raggiungere standard qualitativi accettabili in Gh per ottenere il premio fedeltà. In Gesap il premio produzione esiste da due anni ma, francamente, viene da ridere.  Se la produzione di disservizi crea reddito a chi dovrebbe evitarlo vuol dire che, probabilmente, la fine del mondo è la logica conseguenza. 

Alleanza Walmart-Google

[Solo l’idiota si aspetta regali.] Il re dei supermercati Usa da una parte, l'imperatore dei motori di ricerca (e non solo) dall'altra. Poggia su basi molto solide l'intesa annunciata questa mattina tra Walmart e Google e che promette di dare del filo da torcere ad Amazon, numero uno dell'e-commerce. Secondo quanto annunciato sul suo blog dal presidente dell'area online del gigante del retail Marc Lore, le due società avvieranno una collaborazione per permettere la vendita di articoli con ordini vocali tramite Google Assistant. "A partire da fine settembre, lavoreremo con Google per offrire centinaia di migliaia di articoli con ordini vocali tramite google assistant" scrive Lore. Walmart, che promette "la più grande offerta di distribuzione disponibile sulla piattaforma", si integrerà con google express, il servizio di ecommerce di google che consente già di ordinare prodotti di varie marche (costco, farmacie di Walgreen ...). Google, attraverso un dirigente senior, ha annunciato che sarà possibile commercializzare "centinaia di migliaia di prodotti, dalla lavanderia a Lego".

martedì 22 agosto 2017

Alibaba sfida Amazon

[Vince solo chi arriva primo.]Alibaba vola e diventa sempre più potente. Il gigante cinese del commercio elettronico accelera su tutte le linee di business con utili quasi raddoppiati archiviando l'ultimo trimestre con risultati molto positivi sia sulle vendite elettroniche sia sul cloud computing. Alibaba, che ha reso il suo fondatore, il miliardario, Jack Ma, uno degli uomini più ricchi della Cina e un'icona del commercio elettronico globale, ha visto le sue azioni salire dell'80 per cento dal dicembre scorso grazie a una forte redditività, con l'azienda che si avvicina velocemente al leader del settore Amazon. Alibaba ha dichiarato che l'utile netto nel trimestre chiuso il 30 giugno è stato di 14,7 miliardi di yuan (vale a dire 2,2 miliardi di dollari), con un aumento annuo del 94 per cento. I guadagni dell'azienda hanno evidenziato la forza del settore del commercio elettronico e del cloud computing in Cina anche quando la crescita economica più ampia del paese ha rallentato. I ricavi complessivi nel trimestre sono aumentati del 56% a 50,2 miliardi di yuan, battendo la media di 7,2 miliardi di dollari delle stime analitiche compilate da Bloomberg. Amazon e tutti i concorrenti sono avvisati.

Non solo Fincantieri

[Sappi sempre dove vuoi andare.] Non c'è solo Fincantieri a pagare in Borsa le vicissitudini francesi: Luxottica è pesante a Piazza Affari sulla scia delle previsioni deludenti di Essilor, con cui è stata annunciata una maxi fusione all'inizio dell'anno. Essilor ha riportato questa mattina i risultati dei primi sei mesi dell'anno, riducendo l'outlook per il 2017 nella parte bassa della precedente forchetta di possibili risultati: la crescita a cambi costanti è ora attesa al 6-7% (da 6-8%) e il margine operativo vicino al 18,5%. La nuova guidance è circa il 3-4% al di sotto delle stime di consensus come margine operativo. La revisione degli obiettivi, scrivono gli analisti di Equita in una nota, sembra derivare dalla debolezza del Brasile, dal modesto recupero della divisione sunglasses & readers e da un contesto competitivo indicato come più sfidante nel breve termine dopo l'annuncio della combinazione con Luxottica. La multinazionale francese delle lenti sconta gli oneri relativi alla fusione con il gruppo di Belluno, il cui closing è indicato sempre "intorno alla fine dell'anno". Il ceo Hubert Sagnieres ha sottolineato nel comunicato che "il contesto di mercato risulta più teso" dopo l'annuncio della megafusione. L'utile netto è in calo del 6% a 391 milioni nel primo semestre. In compenso, il fatturato è cresciuto del 9,1% a 3,9 miliardi spinto da effetti di cambio favorevoli e da recenti acquisizioni. Nel secondo trimestre, Nordamerica ed Europa sono state su livelli leggermente migliori del primo in termini organici. Il titolo del leader mondiale delle lenti a contatto è in forte calo a Parigi.

Gli eventi di Amazon

[Mira alla luna, anche se la manchi atterrerai tra le stelle.Anonimo] Amazon vuole entrare anche nel business della vendita di biglietti online per eventi come concerti o partite. Secondo indiscrezioni riportate dai media americani, il gigante dell'e-commerce sarebbe in contatto con le principali location per i concerti negli Stati Uniti per lanciare il suo servizio nel Paese. Se confermata, la mossa avrebbe un effetto dirompente sul mercato a stelle e strisce, togliendo lo scettro di leader di settore a Ticketmaster. Senza contare gli effetti su altri mercati in caso di espansione Oltreoceano del servizio. Quello dei biglietti online è un settore su cui si è acceso un faro, anche in Italia, per il fenomeno del 'secondary ticketing, cioè il bagarinaggio online. Amazon, secondo quanto trapelato, avrebbe provato anche a negoziare una collaborazione con la stessa Ticketmaster, senza esito. Per sfondare anche in quest'arena il colosso di Jeff Bezos potrebbe far leva su una consolidata platea di utenti, sulla possibilità di immaginare posti riservati per i suoi clienti Prime e su contatti già avviati con i big dell'industria musicale. Amazon lancia l'affondo sul mercato alimentare. Forte dell'acquisizione di Whole Foods, il colosso di Jeff Bezos punta a lanciare una nuova serie di prodotti pronti che non richiedono di essere surgelati. I test sono in corso e sono basati sulla tecnologia all'avanguardia sviluppata inizialmente per l'esercito americano. Secondo quanto riporta la stampa americana, Amazon potrebbe iniziare a consegnare i nuovi prodotti già il prossimo anno e ha già avviato trattative in questo senso. La tecnologia di riferimento è la MATS, microwave assisted thermal sterilization, e consente ad Amazon di non doversi preoccupare della refrigerazione dei prodotti: il cibo pronto è infatti confezionato con acqua pressurizzata e poi basta scaldarlo nel forno a microonde per alcuni minuti per uccidere i batteri. Una soluzione più salutare e 'saporita' perché consente ai cibi di mantenere il loro naturale sapore anche se restano sugli scaffali a lungo. Amazon, il colosso delle vendite via internet, spinge sui negozi 'fisici'. La compagnia ha lanciato negli Stati Uniti "Instant Pickup", dei punti di ritiro dove l'utente può passare a prendere le merci appena due minuti dopo averle comprate online. Riservata agli abbonati al servizio "Prime", la novità consente di acquistare alcune tipologie di merce - qualche centinaio di prodotti tra cui bibite, snack, oggetti elettronici - via smartphone, attraverso l'applicazione di Amazon. Una volta fatto l'ordine, la spesa può essere ritirata in uno dei punti preposti nel giro di un paio di minuti. I punti di ritiro sono al momento in cinque città, vicino ai campus universitari: Atlanta; Berkeley, California; College Park, Maryland; Columbus, Ohio; Los Angeles.    "Instant Pickup" è l'ultima mossa di Amazon per ampliare la propria presenza nei negozi fisici. La compagnia di Jeff Bezos ha aperto librerie negli Stati Uniti e nel giugno scorso ha annunciato l'acquisto della catena Whole Foods Market per 13,7 miliardi di dollari.

Zelando apre in Italia

[Attaccare è meglio che difendersi.]  Zalando annuncia un nuovo centro di distribuzione in Italia. L’azienda ha chiuso il primo semestre con ricavi pari a oltre 2 miliardi di euro, in aumento del 21,5% su base annua e un Ebit rettificato di 102,1 milioni di euro.Il nuovocentro, spiega l’azienda di vendite online, sarà di dimensioni comparabili a quelle degli esistenti hub di Lahr, Erfurt e Mönchengladbach, e opererà in parallelo al magazzino satellite di Stradella (provincia di Pavia, attivo da inizio 2016), servendo tuttavia più mercati e non limitandosi alla sola distribuzione sul suolo italiano. I lavori di costruzione del nuovo magazzino inizieranno nell’arco dei prossimi 8 mesi. “Il mercato online italiano – ha dichiarato Giuseppe Tamola, country manager per l’Italia – cresce rapidamente, trainato da un consumatore sempre più entusiasta e al contempo attento. Sin dal lancio in Italia nel 2011 abbiamo stabilito quelli che sono diventati gli standard di servizio per la vendita online di moda. Quest’ulteriore importante investimento ci consente di andare oltre quanto fatto ad oggi, e potenzialmente di introdurre elementi di innovazione a beneficio dei nostri clienti così come dei brand nostri partner”.

Guerra e pace a Kabul

[La nave viaggia meglio se è leggera.]  Donald Trump ha illustrato in diretta tv dalla base militare di Fort Myer, Virginia, la sua nuova strategia per l'Afghanistan senza fornire numeri sull'aumento delle truppe ("per non favorire il nemico"). Poco prima del suo intervento però Fox News, citando un alto dirigente della Casa Bianca, aveva riferito che il presidente ha firmato l'invio di 4000 soldati in aggiunta agli 8400 già presenti, confermando così precedenti anticipazioni di stampa. I nuovi pilastri indicati dal tycoon sono carta bianca e più poteri ai comandanti sul terreno senza fissare termini temporali, più sanzioni contro i network terroristici, monito al Pakistan perché cessi di proteggere gli estremisti e al governo di Kabul per fare riforme perché "il nostro sostegno non è un assegno in bianco". Il tycoon ha ricordato di aver già tolto le restrizioni della precedente amministrazione Obama per dare carta bianca ai comandanti sul campo perché ''la micro gestione da Washington non vince le battaglie''. Trump ha poi lanciato un forte monito al Pakistan, accusandolo di offrire "paradisi sicuri" ai terroristi. Islamabad, ha minacciato, "ha molto più da guadagnare collaborando con i nostri sforzi in Afghanistan e ha molto da perdere continuando a proteggere i terroristi''. Ma anche Kabul ha ricevuto un severo monito: "l'America lavorerà con il governo afghano finché vedrà determinazione e progresso. Il nostro impegno tuttavia non è illimitato, e il nostro sostegno non è un assegno in bianco. Il popolo americano si aspetta di vedere riforme reali e risultati veri". Trump ha infine ribadito che "gli Usa non useranno più il loro potere militare per costruire democrazie in terre lontane, o per provare a ricostruire altri Paesi a loro immagine, quei giorni sono finiti". "Invece - ha aggiunto - lavoreremo con gli alleati e i partner per proteggere i nostri interessi comuni. Non chiederemo ad altri di cambiare il loro modo di vivere. Ci guiderà un realismo di buoni principi".  Bastone e carota. Dopo l'annuncio da parte di Donald Trump di un rafforzamento della presenza militare americana in Afghanistan, il segretario di stato Rex Tillerson rilancia l'offerta di negoziati di pace ai talebani. "Siamo pronti a sostenere colloqui di pace tra il governo afghano e i talebani senza precondizioni", ha dichiarato Tillerson, invitando la comunità internazionale, in particolare i vicini dell'Afghanistan, a fare altrettanto. L'ex presidente afghano Hamid Karzai ha dichiarato oggi di essere "fortemente contrario alla nuova strategia Usa per l'Afghanistan" perché "è contro la pace e contro l'interesse nazionale afghano". In una serie di tweet l'ex capo dello Stato, che non ha risparmiato negli ultimi tempi critiche al suo governo ed al ruolo degli Stati Uniti nel conflitto afghano, ha sostenuto che la "strategia esclude la possibilità di portare la pace e la prosperità in Afghanistan e si concentra invece in più guerra e rivalità nella regione". Karzai ha concluso sostenendo che gli Usa devono cercare pace e stabilità per l'Afghanistan piuttosto che l'estensione del conflitto e ulteriore spargimento di sangue".

Joon di Air France

[Sgt. Norm "Hoot" Hooten:Quando torno a casa, e gli amici mi chiedono: hey Hoot, ma chi te lo fare? Perrchè? Non è per te la guerra è una droga? Io non rispondo una mai parola cazzo … perché? Tanto non capirebbero… non lo capiscono perché lo facciamo … non possono capire,che si tratta dei compagni… è tutto qui… è tutto quanto qui …   Dal film Black Hawk Down] Proprio quando easyJet annuncia l'operatività della nuova easyJet Europe ecco che Air France lancia la presentazione della sua nuova compagnia aerea. Si chiama Joon e comincerà ad operare voli di medio raggio da Parigi Charles de Gaulle già da questo autunno, per poi effettuare voli intercontinentali a partire dallestate 2018. Joon è stata pensata soprattutto per una clientela giovane, i millenial, il cui stile di vita ruota attorno alla tecnologia digitale. "Questo nuovo marchio - spiega la compagnia - è stato interamente progettato per soddisfare le loro esigenze e aspirazioni. Con un'offerta originale che si distingue nel mondo del trasporto aereo". Joon non sarà una compagnia aerea low cost in quanto offrirà prodotti e servizi originali in linea con quelli di Air France. Raggiunto l’accordo con i piloti, Air France confida di far partire le attività della nuova compagnia Joon il prossimo autunno. Con un occhio di riguardo in particolare alla penisola iberica anche se Franck Terner, direttore generale di Af non si è sbilanciato nel citare mete precise in quanto l’elaborazione del network non è ancora terminata. Tuttavia sembrerebbe che Barcellona, Lisbona e Porto sarebbero mete oggetto di interesse.

Freitag senza capi

[La logica vi porterà da A a B. L'immaginazione vi porterà dappertutto Albert Einstein] C’è un’azienda in Svizzera che ha deciso di eliminare ogni gerarchia e di responsabilizzare e coinvolgere  allo stesso modo ogni singolo dipendente. Si tratta della Freitag, una società di Zurigo che realizza borse e accessori riciclando teloni di camion usati e che più recentemente ha esteso la produzione all’abbigliamento. Freitag ha deciso di andare controcorrente eliminando ceo, coo, cfo e altre sigle di cui non sa che farsene. Ha smantellato la tradizionale gerarchia organizzativa, direzione compresa, a favore di una gestione orizzontale. Nell’azienda fondata da Markus e Daniel Freitag, non c’è nessuno a capo di nulla ma tutti sono responsabili dell’azienda alla stessa maniera. Non solo: sempre in controtendenza, ha introdotto l’un-casual friday, cioè il venerdì formale. Al contrario di tutte le aziende, che solitamente autorizzano e invogliano i dipendenti a vestirsi in modo informale  l’ultimo giorno della settimana, alla Freitag bisogna invece indossare una cravatta. Fatta in casa, ovviamenta, la E905 Cravate in rafia di canapa e lino, sostenibile e compostabile come tutti i prodotti sfornati dalla società. 

lunedì 21 agosto 2017

Tamburri si batte la fiacca!

[Sono grato a tutte quelle persone che mi hanno detto NO. È grazie a loro se sono quel che sono. Albert Einstein] Oggi i dirigenti Aviapartner, a Roma, rientrano dalle ferie. Rilassati, abbronzati, e contenti dovrebbero concludere tutto il lavoro lasciato incompiuto in molti scali. Per esempio, a Palermo ancora aspettiamo l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti, preludio di accordi  individuali che dovrebbero anche, questa volta, tutelare i dipendenti. I presupposti positivi  ci sono tutti. Per esempio la presenza di un sindacalista che sa leggere, scrivere e, cosa da non sottovalutare, capisce quello che pensa, dovrebbe essere motivo di tranquillità anche per i non iscritti al sindacato del sindacalista in questione. La stagione è stata pesante a Palermo, abbiamo avuto più voli dell’anno scorso, con capiturno più pignoli e pesanti del solito. Grazie alla UIL, sindacato da sempre sensibile alle esclusive esigenze aziendali, quest’anno abbiamo avuto lo spezzato obbligatorio. E se raramente rispondi picche, superMario, non a caso iscritto alla UIL, ti ricorda che hai un contratto a otto ore. Il capo scalo pensa di andare in palestra, così da poter dare una mano il prossimo anno al colleghi del bhs, gestire i bagagli in partenza non è un fatto di muscoli ma di testa, di filosofia, di regole di ingaggio che cambiano di ora in ora. Comunque sia, se proprio deve essere palestra, evita quelle frequentate dai nostri palestrati. Visti i risultati o non sono buone le palestre scelte o sono loro scolpiti male. 

sabato 19 agosto 2017

SILURATI DA TRUMP

[Non è più sorto in Israele un profeta come Mose’. Deuteronomio 34,10] La Casa Bianca comunica con una nota l'uscita di scena di Steve Bannon. "Il capo dello staff della Casa Bianca John Kelly e Steve Bannon hanno convenuto di comune accordo che oggi sarebbe stato l'ultimo giorno per Steve.Siamo grati per il suo servizio e gli auguriamo il meglio", si legge in una nota della portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders citata da diversi media Usa. Che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intendeva rimuovere Steve Bannon dal suo posto alla Casa Bianca era stato detto poche ore fa dal New York Times e da altri media. Secondo la Cnn Trump era furioso per una recente intervista di Bannon. L'uscita di Bannon fa tirare un piccolo sospiro di sollievo ai mercati, e Wall Street chiude la settimana recuperando una parte delle perdite subite col tonfo dei giorni scorsi. Lo spettro di un addio di Cohn sembra per ora allontanarsi. Anche perché - osservano alcuni commentatori - non è un segreto che Trump gli abbia promesso la presidenza della Bce dopo Janet Yellen, in uscita nel 2018. Ma Cohn vuole lavorare senza più ostacoli provocati da una presidenza finora improntata sull'improvvisazione. Con l'obiettivo di portare a casa nel 2018 almeno l'annunciata 'rivoluzione' fiscale. Difficile che in vista delle elezioni di metà mandato qualcuno in Congresso si opponga a un massiccio taglio delle tasse. Ma oramai i repubblicani che vorrebbero staccare la spina al presidente non si contano più.  Donald Trump caccia anche il chief strategist Steve Bannon, allungando così  la lista delle uscite eccellenti dalla Casa Bianca. In quasi sette mesi il presidente americano ha rivoluzionato più volte la sua amministrazione puntando a circondarsi di fedelissimi. E ricorrendo alle parole che più apprezza: "You are fired!", sei licenziato, lo slogan che ha reso popolare nello show televisivo 'The Apprentice'. La prima testa a cadere è stata quella di SALLY YATES, il ministro della giustizia ad interim e una delle ultime eredita' dell'era Obama. A poche ore dalla scadenza del suo mandato (sarebbe stata automaticamente sostituita da Jeff Sessions la cui conferma in Senato era attesa il giorno seguente) Yates è stata fatta fuori a sorpresa per essersi ''rifiutata di attuare'' il bando degli arrivi da sette paesi a maggioranza musulmana. Yates è colei che ha messo in guardia la Casa Bianca su Michael Flynn, ritenuto 'ricattabile' dai russi. Proprio a MICHAEL FLYNN, travolto dal Russiagate, Trump è stato a malincuore costretto a rinunciare. Fra le vicissitudini di Flynn ha traballato anche il ministro della Giustizia JAMES SESSIONS, che per mettersi al riparo dalla critiche ha scelto di astenersi dalle indagini sul Russiagate. Una decisione che continua a pagare duramente, essendo oggetto di critiche quasi quotidiane da parte del presidente. Sullo spettro delle interferenze elettorali russe è caduto anche il direttore dell'Fbi, JAMES COMEY, licenziato ufficialmente per la gestione dell'emailgate. La scure di Trump si è poi scagliata contro i procuratori generali dell'era Obama e in particolare sul potente procuratore di New York PREET BHARARA. A fine luglio altre due uscite eccellenti: il capo dello staff REINCE PRIEBUS e il portavoce della Casa Bianca SEAN SPICER, caduti sotto la scure del nuovo fedelissimo di Trump, il direttore della comunicazione ANTHONY SCARAMUCCI. Ma anche quest'ultimo è stato silurato in poco tempo, con l'arrivo del gen. John Kelly al posto di Priebus.

Ortega Diaz a Bogotà

[La paura è fine a se stessa.] La notizia, anticipata dalla stampa di Caracas, è stata confermata dalle autorità colombiane. Ortega Diaz ha prima raggiunto la costa caraibica del Venezuela e dalla penisola di Paraguanà ha raggiunto in barca Aruba, da dove ha preso un aereo privato che l'ha portata a Bogotà. Le accuse contro la ex L'ex Procuratrice avrebbe lasciato il Venezuela per sfuggire alla persecuzione del governo chavista, dopo l'ordine di arresto per il marito, per corruzione e concussione, e dopo essere stata accusata di essere responsabile della violenza durante le manifestazioni che si susseguono nel Paese dallo scorso aprile e di aver cospirato per favorire un'invasione straniera. L'Assemblea Costituente promossa dal presidente Nicolas Maduro ha sospeso l'immunità parlamentare di German Ferrer, deputato chavista e marito dell'ex Procuratrice Luisa Ortega Diaz, su richiesta del Tribunale Supremo di Giustizia. L'alta corte aveva autorizzato  l'arresto di Ferrer, in base all'imputazione per corruzione, estorsione, associazione a delinquere e riciclaggio presentata dal successore di Ortega Diaz alla Procura, Tarek William Saab. Oltre che su Petrobras, da circa un anno e mezzo l’attenzione degli inquirenti si è focalizzata anche su Odebrecht, la multinazionale brasiliana attiva nei settori delle costruzioni e dell’ingegneria civile, il cui nome in Brasile è associato, tra gli altri, alla tanto discussa centrale idroelettrica di Belo Monte e alla costruzione dell’aeroporto del Galeao di Rio de Janeiro.
   

Marcelo Odebrecht collabora

[Troppe domande fanno solo rumore.] L’arresto di Marcelo Odebrecht, presidente della corporation, risale all’estate del 2015. Il presidente è ancora in carcere a Curitiba e ha iniziato a collaborare con i giudici nella speranza di vedersi ridotta la pena. Lo stesso hanno deciso di fare altri 77 manager della multinazionale, inquisiti o arrestati.Dopo aver fatto tremare l’intera classe dirigente brasiliana, il caso Odebrecht sta avendo adesso ripercussioni anche nel resto del Sud America. Secondo quanto confessato al Dipartimento di Giustizia americano dal suo presidente, la società ha infatti versato tangenti anche in Argentina per un valore di oltre 32 milioni di euro durante le presidenze di Néstor e Cristina Kirchner tra il 2007 e il 2014, ottenendo in cambio appalti.I due fondatori dello studio legale panamense Mossack Fonseca, al centro del dossier “Panama Papers” lo scorso anno, sono in detenzione provvisoria nell'ambito dello scandalo per corruzione di Odebrecht, il gruppo brasiliano delle costruzioni. Juergen Mossack e Ramon Fonseca Mora sono stati arrestati nella capitale panamense e si sono presentati alla giustizia, ha annunciato Elias Solano, uno degli avvocati di Mossack Fonseca. Gli uffici dei due soci, accusati di riciclaggio di capitali, sono stati perquisiti.  Secondo il procuratore Kenia Porcell, Mossack Fonseca è sospettato di essere “un'organizzazione criminale responsabile di nascondere attività e somme di denaro di dubbia provenienza”. Lo studio è sospettato inoltre di aver “eliminato le prove contro le persone implicate nelle attività illegali legate al caso Lavage Express”. Avviata nel 2014, questa operazione ha messo in luce un sistema di corruzione che i gruppi brasiliani di costruzioni, fra cui Odebrecht, avevano architettato per truccare il mercato dei subappalti lucrativi di Petrobras. Accuse respinte dai loro legali che denunciano la “mancanza di prove”.



Daniela Santanché pignorata?

[Per ogni entrata c’ è un’uscita e viceversa.] Dopo Gianluca Vacchi anche Daniela Santanché finisce nei guai con le banche. Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore la deputata di Forza Italia sarebbe stata raggiunta da un atto di pignoramento da parte della Banca di Caraglio del Cuneese, una piccola banca di credito cooperativo, probabilmente a causa di un debito non onorato nei confronti dell'istituto. L'atto, scrive il quotidiano, è stato depositato cinque mesi fa e non è noto se in questo periodo la Santanché abbia trovato un accordo con la banca. Negli ultimi tempi gli affari delle deputata non sono andati a gonfie vele. La sua Visibilia Magazine, nata per rilevare Visto e Novella 2000, è stata liquidata il mese scorso dopo il fallito rilancio delle due testate. La sua casa editrice, Visibilia Editore, ha registrato negli ultimi due esercii perdite cumulate per 2 milioni di euro: 779mila euro nel 2016 e 1,2 milioni registrata nel 2015. Non migliore la situazione per la sua concessionaria pubblicitaria, Visibilia srl, capostipite di tutte le società. L'azienda - ricorda il Sole 24 Ore - ha chiuso il 2016 con un una perdita è stata di 23mila euro, mentre nel 2015 il passivo è stato di 180mila euro. I debito ammontano invece a 16 milioni.

162 i tavoli di crisi

[Dixitque deus: Fiat lux. Et tacta est lux. Gen. 1,3] Sono circa 162 i tavoli attivi al Ministero dello sviluppo economico e dai primi di settembre si riparte con una fitta serie di appuntamenti che vanno dalla Perugina alla delicata situazione di Ilva, dall'ex Antonio Merloni ai supermercati Tuodì. A fare il punto è il responsabile dell'Unità che gestisce le crisi aziendali presso il Mise, Giampietro Castano, che spiega come i numeri non siano aumentati rispetto allo scorso anno, ma "la situazione è un po' più complicata, o perché si tratta di vertenze che si sono incancrenite nel tempo, o perché il contesto degli ammortizzatori sociali è più debole e questo pone la prospettiva che ci siano licenziamenti". I 162 tavoli aperti interessano aziende che impiegano complessivamente circa 148 mila persone: tra le più grandi Ilva, Alitalia, la Aferpi di Piombino. "Uno degli scogli più importanti", evidenzia Castano, è Ilva, per la quale ci sarà a settembre il primo appuntamento del negoziato con gli indiani.

10 anni di Sciacca FF

[Ed ecco Aronne fece al popolo un idolo, un vitello d’oro. Esodo 32,4] È stata presentata, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta al comune, la decima edizione dello Sciacca Film Fest, appuntamento che dal 2008 è ormai un punto di riferimento degli eventi culturali nell'Isola. Decennale che, per l'occasione, si sdoppierà in due momenti: uno ad agosto (dal 19 al 26), l'altro a settembre (dal 13 al 17) per i classici concorsi. In programma non solo proiezioni, ma anche concerti, esposizioni artistiche e presentazioni di libri. Gli appuntamenti sono in programma tra l'atrio superiore del Palazzo dei Gesuiti, attuale sede municipale, e la multisala Badia Grande. Tra le presenze annunciate: il presidente dell'associazione Libera, don Luigi Ciotti, che il 23 agosto terrà una conferenza organizzata in collaborazione con la Fondazione Accursio Miraglia; lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco, che il 24 agosto presenterà il suo ultimo libro, "I baci sono definitivi". Diversi i documentari che indagano la ribellione contro la mafia, e tra questi l'ultima versione del docufilm "L'eredità di Falcone e Borsellino" realizzata dall'ANSA e curata da Giuseppe Di Lorenzo, Francesco Nuccio e Franco Nicastro, che sarà proiettato il 26 agosto alle 20. "L'eredità di Falcone e Borsellino" è anche una mostra fotografica, anche questa realizzata dall'ANSA in collaborazione con il Miur e l'Associazione nazionale magistrati, che sarà visitabile alla Badia Grande, nello storico quartiere di San Michele, a partire da oggi. 

giovedì 17 agosto 2017

Ankara contro Kurdistan

[Il conto da pagare arriva sempre.] Il progetto della leadership del Kurdistan di indire il prossimo mese un referendum sull’indipendenza della regione autonoma dell’Iraq potrebbe essere il preludio a una guerra civile. È il monito, il più duro da quando si parla di questa possibile consultazione elettorale, arrivato dal governo di Ankara. “In quel Paese (l’Iraq), che ha vissuto così tanti problemi, un referendum sull’indipendenza può rendere la situazione addirittura peggiore”, ha denunciato il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, all’emittente pubblica Trt Haber, “Dio non voglia, potrebbe persino portare a una guerra civile”.

Karroubi inizia sciopero della fame

[Biddizza e castità nun si cunfa. Bellezza e castità non si confanno. Frase siciliana  ] Mahdi Karroubi, uno dei più importanti leader dell'opposizione iraniana, agli arresti domiciliari dal 2011, ha cominciato lo sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione. Lo comunica un sito web precisando che il 79enne religioso ha smesso di nutrirsi e prende solo medicine per il cuore. Secondo il sito, la moglie Fatemah Karroubi ha detto che il marito vuole essere processato pubblicamente e vuole che le forze di sicurezza se ne vadano da casa sua. Il leader dell'opposizione è malato di cuore e in passato, mentre era detenuto, è stato ricoverato in ospedale. Karroubi è un riformista che è stato messo agli arresti domiciliari nel 2011, quando iniziarono le rivolte delle Primavere Arabe. Nella stessa situazione in Iran c'è un altro leader dell'opposizione, Mir Hossein Mousavi. Entrambi sono stati candidati alle elezioni presidenziali nel 2009 contro Mahmoud Ahmadinejad. Vinse quest'ultimo ed entrambi gli sconfitti lo accusarono di brogli e frode elettorale. Ricoverato in ospedale l’oppositore iraniano Mehdi Karoubi meno di 24 ore dopo aver cominciato uno sciopero della fame. Il riformatore di 79 anni continua a rifiutarsi di mangiare e soffre di ipertensione, ha spiegato un sito vicino alla famiglia Karoubi. Negli ultimi anni aveva avuto diversi problemi di salute e lo scorso mese era stato operato al cuore. Il Parlamento iraniano ha votato a favore dell'incremento delle spese per il programma di missili balistici e per la Guardia Rivoluzionaria, recentemente colpiti da nuove sanzioni americane. Secondo l'agenzia di stampa statale Irna, la misura è stata votata da 240 parlamentari con una sola astensione. Il 18 luglio Trump ha imposto nuove sanzioni a 18 soggetti, fra individui e gruppi iraniani, proprio per il programma balistico. Basta con "le minacce e le sanzioni" di Washington contro l'Iran o riavvieremo il programma nucleare "in un'ora e in un giorno". Lo ha detto il presidente iraniano Hassan Rohani, assicurando che se venisse riattivato, il programma potrebbe essere rapidamente portato ad un livello molto più avanzato rispetto a quello del 2015, quando l'Iran firmò l'accordo sul nucleare.

Airberlin inguaia Alitalia

[L’entusiasmo cela fregature.] Su Air Berlin ci sarebbe anche l’interesse di easyJet, la seconda low cost in Europa per numero di passeggeri dopo Ryanair. L’obiettivo, in quel caso, sarebbe rafforzarsi sul mercato tedesco — finora dominato da Lufthansa — e scacciando così proprio Ryanair che da mesi ha messo gli occhi — e gli aerei — in Germania. Anche IAG (holding di British Airways, Iberia, Vueling, Aer Lingus) ha esplicitamente detto di guardare ad Air Berlin. La situazione finisce per complicare quella di Alitalia. L’ex vettore di bandiera del nostro Paese — da maggio in amministrazione straordinaria — cerca un acquirente che riesca a prendersela tutta intera oppure in parte (i lotti sono aviazione e handling). Lufthansa — che ufficialmente dice di non essere interessata a questo tipo di Alitalia anche per via dei troppi debiti e le difficoltà a dialogare con i sindacati — non ha mai chiuso le porte a Roma. Ma la richiesta di Berlino di dare una mano a non far sparire Air Berlin finisce per non concedere più tempo — e denaro — da dedicare ad Alitalia. Una compagnia aerea europea, partecipata da Etihad, arrivata alla bancarotta. E un governo pronto a concedere aiuti di Stato per tenerla in vita fino a quando verrà comprata da un altro socio privato ed evitare il tracollo e il panico tra i viaggiatori. Non è Alitalia ma Air Berlin, il secondo vettore tedesco, che ha chiesto l’apertura del procedimento di insolvenza dopo che il gruppo degli Emirati Arabi, suo azionista di maggioranza, ha chiuso i rubinetti. Ci sono inoltre 8.600 posti di lavoro in ballo, non un dettaglio visto che il 24 settembre i tedeschi sono chiamati alle urne e la cancelliera Angela Merkel punta alla rielezione. Ma Lufthansa si è già detta pronta ad assumere tutto il personale in esubero e, secondo l’agenzia Bloomberg, ci sono altri vettori pronti a contribuire al salvataggio. La vicenda Air Berlin, di cui Etihad aveva comprato il 29% nel 2012, è legata a doppio filo con quella di Alitalia: le maxi perdite dei due vettori europei hanno affossato i conti della compagnia del Golfo, che ha chiuso il 2016 con un rosso di 1,87 miliardi di dollari. Che, dopo la vittoria dei no al referendum tra lavoratori Alitalia su esuberi e taglio degli stipendi  e il conseguente rifiuto degli altri soci di partecipare alla necessaria   ricapitalizzazione, lo scorso maggio ha chiesto per l’ex vettore di bandiera il commissariamento. Cui è seguito un prestito ponte da 600 milioni concesso dallo stato per garantire le attività durante l’amministrazione straordinaria   in vista di un’ipotetica vendita a privati.  La compagnia aerea Air Berlin sta dichiarando bancarotta ma otterrà un prestito per garantire i voli per il momento. Lo ha reso noto il governo tedesco. La compagnia è in fallimento dopo che Ethiad, il suo azionista di maggioranza, ha annunciato di non avere più finanziamenti disponibili. Ma il ministro dell'Economia tedesco ha assicurato che il governo garantirà un prestito di 150 milioni di euro per proseguire i voli per il momento. "Siamo in un momento - ha detto - in cui decine di migliaia di viaggiatori e turisti si trovano i molteplici luoghi di vacanza in tutto il mondo. I voli di ritorno di questi viaggiatori in Germania con Air Berlin non sarebbe stato altrimenti possibile". La compagnia ha dichiarato che con la chiusura dei fondi da parte di Ethiad non c'è altra possibilità per il futuro di Air Berlin.   La Commissione europea conferma di aver ricevuto ieri la notifica del governo tedesco per gli aiuti ad Airberlin. Bruxelles ha ora "due mesi per prendere una decisione", ha spiegato il portavoce per la Concorrenza Ricardo Cardoso. Ryanair ha presentato un reclamo alla Commissione europea per gli aiuti che il governo tedesco sta dando a Air Berlin.  I due membri del cda indicati da Etihad hanno già dato le dimissioni e. Dopo la dichiarazione di bancarotta anche Air Berlin dovrebbe essere commissariata. 

martedì 15 agosto 2017

AirBerlin default

[Gli alleati sono sempre momentanei.] Secondo l'ex-campione di Formula 1, nonché fondatore di più di un vettore aereo, Niki Lauda, la compagnia Air Berlin vista l'attuale situazione aziendale "non è salvabile".  "Anche un accordo di cooperazione con la americana JetBlue non cambierebbe molto. Con i debiti che ha, con gli aerei venduti, con le rate di leasing elevatissime", questa aviolinea è persa.  La concorrenza da parte di Eurowings diventa sempre più forte, come anche quella di easyjet e Ryanair. "Il mercato si è modellato in maniera tale da non lasciare spazio ad Air Berlin", ha concluso Lauda.  Lo riporta oggi l'Istituto per il commercio estero dalla sua agenzia di Vienna. La compagnia aerea Air Berlin sta dichiarando bancarotta ma otterrà un prestito per garantire i voli per il momento. Lo ha reso noto il governo tedesco. La compagnia è in fallimento dopo che Ethiad, il suo azionista di maggioranza, ha annunciato di non avere più finanziamenti disponibili. Ma il ministro dell'Economia tedesco ha assicurato che il governo garantirà un prestito di 150 milioni di euro per proseguire i voli per il momento. "Siamo in un momento - ha detto - in cui decine di migliaia di viaggiatori e turisti si trovano i molteplici luoghi di vacanza in tutto il mondo. I voli di ritorno di questi viaggiatori in Germania con Air Berlin non sarebbe stato altrimenti possibile". La compagnia ha dichiarato che con la chiusura dei fondi da parte di Ethiad non c'è altra possibilità per il futuro di Air Berlin. Il fallimento di Air Berlin arriva dopo che anche Ethiad regionali è stata venduta. A novembre, mese dei morti, sarà il turno di Alitalia dove Ethiad detiene il 49%. Non bisogna essere analisti, esperti aeronautici per azzeccare la più realistica delle previsioni possibili. 

KSM VIA I PRIMI 50

[L’amore fa più vittime dell’odio.]  Dopo mesi di trattative infruttuose con i sindacati, partono le procedure di licenziamento dei vigilantes Ksm. Già a febbraio l’azienda aveva comunicato 524 esuberi in tutta la Sicilia, e oggi ha annunciato di voler procedere all’allontanamento dei primi 50 dipendenti. La società di security dà la colpa alle liberalizzazioni imposte al settore, che avrebbero scatenato una gara a chi offre i prezzi più bassi tra le varie compagnie. Dal management di Ksm parlano di “scelta dolorosa”, fatta per garantire la sopravvivenza dell’impresa: «Ormai non ci sono altre strade da percorrere. Dobbiamo proseguire un percorso di risanamento duro e difficoltoso, che ci vede privare di uomini validi e professionalmente formati», ha detto il presidente, Giuseppe Fausto Milillo. La Ksm, colosso della vigilanza privata, ha inviato ai sindacati l'avvio delle procedure di licenziamento per 516 guardie giurate. Da quanto si legge nella comunicazione, sono 308 su Palermo, 87 a Messina, 21 a Trapani, 32 A Caltanissetta, 18 a Enna, 50 ad Agrigento le guardie giurate a rischio licenziamento.


Ardizzone vende Gds

[L’unico errore è ammettere l’errore.] Cambiano gli equilibri editoriali in Sicilia. Gazzetta del Sud acquisisce la maggioranza del Giornale di Sicilia e nasce così un polo unico dell’informazione cartacea, televisiva, radiofonica ed online. La Ses, società proprietaria di Gazzetta del Sud ha infatti acquisito la maggioranza da parte dell’editore palermitano Domenico Ardizzone, storico editore del Giornale di Sicilia. I due giornali, i relativi siti web, le tv e le radio collegate si fondono sotto il controllo della Ses. Per il Giornale di Sicilia, almeno dal punto di vista formale, non cambiano gli assetti perché Antonio Ardizzone entrerà nel consiglio di amministrazione della Ses e continuerà a essere presidente e direttore del quotidiano palermitano. La famiglia palermitana che ha fondato e guidato il quotidiano più antico dell’isola sarà comunque in minoranza ma questa è apparsa l’unica strada per assicurare sviluppo e presenza alla testata palermitana. La Ses, si legge nel comunicato ufficiale, “coprirà così due intere regioni, Sicilia e Calabria, con una informazione completa e multimediale: due testate storiche quali Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia, i rispettivi siti web, televisioni e radio. Il 51 per cento della Ses Spa farà sempre capo alla Fondazione Bonino Pulejo di Messina, che svolge le sue attività non profit in Sicilia e Calabria". Dal punto di vista strettamente commerciale ed editoriale la fusione consente alla Ses di coprire provincie come Catania, Siracusa e Ragusa, dalle quali si era ritirata qualche anno fa con la chiusura delle redazioni. Il Giornale di Sicilia dal suo canto potrà avvalersi di impianti e tecnologie della Ses oltre a razionalizzare costi e risorse. L’accordo è il sintomo della difficoltà delle società editrici di stare sul mercato per gli alti costi e la concorrenza spietata dell’informazione on line che anno dopo anno rosicchia quote di mercato alla carta stampata. Nessun mutamento sostanziale, invece, per l’altro quotidiano, La Sicilia edito a Catania, di proprietà di Mario Cancio. Anche la Sicilia ha visto calare negli ultimi anni la sua quota di lettori ed ha iniziato un progetto di ristrutturazione editoriale cominciando dalla redazioni della Sicilia occidentale.

Israele contro al Jazeera

[Meglio mentire che deludere.]  Israele si accinge a chiudere gli uffici di al Jazeera a Gerusalemme e a revocare le credenziali dei suoi giornalisti. Lo ha reso noto l'emittente precisando che l'annuncio è giunto dal ministro israeliano per le comunicazioni Ayub Kara. Il provvedimento riguarda sia i reporter della rete in lingua araba che quelli dei programmi in inglese, ha aggiunto al Jazeera. Le frizioni più recenti fra il governo di Netanyahu e la rete qatariota si sono avute durante i disordini avvenuti nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme. In una conferenza stampa il ministro Kara (un dirigente druso del Likud) ha accusato al Jazeera di "fiancheggiare il terrorismo" e ha aggiunto: "Stiamo per adottare alcuni provvedimenti per evidenziare la nostra lotta contro il terrorismo e contro l'Islam estremista, ed il nostro sostegno al mondo arabo ragionevole". Ma ha chiarito che per procedere sarà necessario compiere emendamenti alla legge.