sabato 8 luglio 2017

Sicilia alle urne

[Per il tuo compleanno il mio sogno è regalarti quello che di più prezioso ho: "la semplicità". Auguri. Mauro Lo Sole] Sarà (salvo colpi di scena) l'unico voto da qui alle politiche, l'ultimo banco di prova di partiti e coalizioni prima della nuova legislatura: le Regionali in Sicilia a novembre possono diventare, anche per questo, una tornata chiave per Matteo Renzi, il M5S, Silvio Berlusconi e il centrodestra. Eppure, se Beppe Grillo domenica lancerà ufficialmente la campagna annunciando a Palermo il vincitore delle Regionarie, per centrosinistra e centrodestra la ricerca del candidato ideale si preannuncia a dir poco complessa. In Sicilia, infatti, si riproducono in buona parte quei fenomeni che, nel resto del Paese, stanno segnando le coalizioni di centrosinistra e centrodestra. Coalizioni traballanti, a livello nazionale pressoché inesistenti, le cui tensioni si ripercuotono da settimane a Palermo e dintorni. Per il Pd il nome su cui puntare resta anche l'unico davvero capace di aggregare: Pietro Grasso. Anche per questo, nonostante il presidente del Senato abbia rifiutato l'offerta "bisogna insistere, bisogna cercare di convincerlo", dicono dai Dem nella consapevolezza che con un nome forte come quello di Grasso si possa anche battere il M5S. Il   motivo principale, tuttavia, è che l'alternativa non c'è. Da Davide Faraone a Giuseppe Lupo a fino alla ricandidatura di Rosario Crocetta, "si vogliono candidare tutti proprio perché non c'è un candidato forte", sottolinea un esponente siciliano del Pd facendo una sintesi dell'impasse in cui è caduto il partito. E una spia di ciò, nonostante la secca smentita dell'interessato, potrebbero essere anche i rumors di una proposta fatta arrivare ad Angelino Alfano addirittura come candidato unitario del Pd e di una parte del centrodestra. Mentre, qualche giorno fa, balzava su alcuni media anche l'offerta fatta da Faraone al banchiere Gaetano Micciché (proposta rifiutata ma che comunque ha acuito i malumori tra i Dem), fratello del coordinatore regionale di FI. Nel centrodestra l'atmosfera non è meno nebulosa. Si è passati dalla proposta di primarie di qualche mese fa al caos e alle tensioni interne che, in FI, coinvolgerebbero anche i 'big' siciliani Stefania Prestigiacomo, Vincenzo Gibiino e Gianfranco Micciché. Mentre la candidatura di Nello Musumeci - a capo di un cartello di sigle di destra - ha generato l'ennesima rottura tra FI e i suoi alleati. Con Silvio Berlusconi che scioglierà le riserve solo dopo l'estate quando, tuttavia, il M5S sarà già da settimane in piena campagna. Catania. Stavolta - ma non è dato sapere il perché, né il per come - al Nazareno sono quasi certi di farcela. Stavolta - ma non si sa cos'è cambiato rispetto a pochi giorni fa - Matteo Renzi è convinto che il «candidato ideale» gli dirà di sì. Che il corteggiamento del Pd nei confronti di Pietro Grasso non si fosse mai interrotto, nemmeno dopo il garbato rifiuto, era cosa nota. Ma negli ultimi giorni - a Roma e, di rimando, a Palermo - è tornato un certo ottimismo sulla candidatura dell'ex magistrato a governatore. Ci doveva essere un incontro fra Renzi e Grasso, negli scorsi giorni. Rinviato. Si farà - dicono - entro la fine della settimana.  Anche Silvio, così come Matteo, ha però cambiato strategia sulla Sicilia. «Vuole vincere», dicono i suoi. E allora, quasi del tutto accantonata la strada di un candidato forzista di bandiera (si vociferava del deputato acese Basilio Catanoso, legatissimo all'eurodeputato Salvo Pogliese), magari per una "desistenza" a un Pd con Grasso in campo, il Cavaliere guarda con sempre più favore a Nello Musumeci. Anche perché i sondaggi finiti pure sui tavoli di Arcore lo incoronerebbero come uomo più forte del centrodestra siciliano. Tra i suoi sponsor Stefano Parisi, che con il suo Energie per l'Italia, ha deciso di piantare le tende in Sicilia per la campagna elettorale delle prossime Regionali. Insomma: se la pista centrista dovesse rivelarsi fredda, l'input è convergere sul leader di #DiventeràBellissima. Col consenso di Matteo Salvini. Che non è poco.Eppure, nel Pd sono convinti che un candidato forte possa essere vincente. "Più è ampia la coalizione più possiamo vincere", spiega un parlamentare Dem alla luce, del resto, della sconfitta del M5S a Palermo al cospetto del modello Leoluca Orlando. Un modello in cui liste civiche, Pd e Ap hanno corso assieme con gli ultimi due che hanno rinunciato al proprio simbolo. E i centristi? Vivono in Trinacria le pulsioni che, da tempo, si avvertono a livello nazionale. Quelle tra chi rincorre il modello Orlando anche per le Regionali e chi, invece, reputa più opportuno un ritorno alla "vecchia casa" del centrodestra.

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