giovedì 27 luglio 2017

Sardex per Roma

[Lu vinu sia bonu e li calici sia di crita. Il vino sia buono e il calice sia pure di creta. Frase popolare siciliana] "L'Italia deve uscire dall’euro". Il mantra populista che tanto piace ai grillini viene ora riproposto, in chiave soft, dalla sindaca di Roma Virginia Raggi la cui giunta ha in programma di sperimentare, entro fine anno, la moneta complementare – da affiancare all’euro e non sostituirlo - nei mercati rionali di un municipio (il candidato sembra sia il III). Le parole riportate venerdì dal corriere della seria dell’assessore al Bilancio Andrea Mazzillo (“Non si tratta di euro e neanche di moneta elettronica, ma di moneta alternativa. Il vantaggio sta nel creare fidelizzazione tra i soggetti appartenenti alla rete che si scambiano beni o servizi”) e la vasta eco mediatica trovano un po disorientati gli utenti dei social che, al di là della simpatia o meno per una ‘moneta complementare’, in linea di massima ne ignorano il significato. Il progetto così esposto, in effetti, è abbastanza fumoso anche se l’assessore ha indicato un modello  esistente, il sardex. Eppure questo modello, si legge sul foglio,    si riferisce a un circuito commerciale consolidato, che permette agli iscritti di aumentare la propria capacità di liquidità scambiando beni e servizi con le altre aziende della rete. È qualcosa che funziona, scrive Luciano Capone, in un contesto dove già ci sono scambi di filiera territoriali, ed è soprattutto un’iniziativa privata che, negli stessi termini, potrebbe nascere spontaneamente a Roma se se ne sentisse il bisogno e ci fosse mercato. Il concetto alla base è semplice. Un euro di beni e servizi è sempre un euro. Anche se la moneta non c’è materialmente, il valore di quel bene è lo stesso. Quindi, in teoria, è scambiabile anche senza il contante. Per esempio attraverso un sistema che gestisca le transazioni dei beni legando il valore al prezzo corrente delle merci. sardex.net    ha messo in pratica questa teoria. Né più né meno. È una moneta virtuale creata da Mancosu, Piero Sanna e i fratelli Gabriele e Giuseppe Littera, 28 e 33 anni. Tutti con studi umanistici alle spalle, ma appassionati di temi economici. E soprattutto della loro terra, che volevano aiutare nel momento più acuto dello tsunami finanziario che ha vessato l’Occidente negli ultimi 6 anni. La sensazione, si legge ancora sul giornale fondato da Giuliano Ferrara,  è che il problema della giunta Raggi sia la liquidità del comune più di quella delle aziende, e che quindi serva più una moneta intesa come emissione di debito. Una soluzione simile a quella offerta a livello nazionale dal M5s, la “moneta fiscale”, per creare una valuta parallela all’euro, in modo da uscire ma non troppo dalla moneta comune. In tal caso l’idea della giunta Raggi, compatibilmente con l’ordinamento giuridico, potrebbe essere un modo per superare i vincoli di bilancio e sconquassarlo (il bilancio).

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