mercoledì 19 luglio 2017

In attesa di giustizia

[Dove ci sono 2 ebrei c’e già un tempio. Abramo Lehmann]Il pm Nino Di Matteo lo dice chiaro, alla vigilia dell'anniversario della strage di via D'Amelio: "Bisognerebbe riaprire l'indagine dei mandanti esterni delle stragi". All'incontro organizzato lunedì sera da AntimafiaDuemila in collaborazione con Contrariamente e il Movimento delle Agende rosse, il magistrato del Processo Trattativa ha elencato alcuni degli episodi dai quali emerge la presenza di soggetti esterni a Cosa nostra dietro le stragi del '92. "Non sono d'accordo - ha spiegato Di Matteo, recentemente alla Direzione nazionale antimafia - con chi sostiene che non si sappia nulla della strage di via d'Amelio" a fronte di "una ventina di condanne per strage" che "in Italia non è un risultato da poco". Ma allo stesso tempo, ha ammonito, "chi conosce quegli atti sa che quelle sentenze devono, o dovrebbero, costituire un punto di partenza per rilanciare le sempre più evidenti responsabilità di ambienti e uomini estranei a Cosa nostra". E invece di "moltiplicare le risorse e l'impegno per proseguire le indagini sulle stragi" ha aggiunto Di Matteo, di fronte alle intercettazioni in carcere del boss Giuseppe Graviano "c'è stata una minimizzazione pregiudiziale". "Per non tradire e calpestare la memoria di Borsellino - ha detto ancora Di Matteo - abbiamo davanti una sola strada, dura e tortuosa" ossia "pretendere il massimo sforzo da parte delle inchieste", in particolare "dalla Procura nazionale antimafia e dalle Direzioni distrettuali di Caltanissetta, Firenze e Palermo" ma anche "pretendere e valutare l'opportunità di un'inchiesta politica da parte della Commissione parlamentare antimafia" e "la massima attenzione dell'opinione pubblica". Le celebrazioni per l'anniversario di via D'Amelio proseguono con l'iniziativa, oggi, che coinvolge i bambini, "Coloriamo via D'Amelio" alla quale saranno presenti la presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi e la ministra dell'Istruzione Fedeli. Sono trascorsi 25 anni da quando il pomeriggio del 19 luglio 1992 un’autobomba piazzata in via D’Amelio uccise il giudice Paolo Borsellino, e gli agenti di scorta Claudio Traina, Agostino Catalano, Walter Cosina, Emanuela Loi e Vincenzo Li Muli. Una strage avvenuta appena 57 giorni dopo quella di Capaci, in cui morì il giudice Giovanni Falcone insieme alla moglie e tre agenti di scorta. Una strage i cui contorni, al di là della matrice mafiosa, restano tutt’ora avvolti dal mistero. Un iter giudiziario tra i più ingarbugliati di sempre, con dieci processi, condanne, ergastoli, assoluzioni e revisioni; imputati finiti al 41-bis ingiustamente, pentiti “finti” e collaboratori di giustizia “veri”, che con le loro parole hanno disegnato lo scenario in cui il giudice Borsellino agiva, ma che non sono stati sufficienti 25 anni per definire chiaramente. Il ricordo della strage di via D’Amelio è imprescindibile dalla ricerca della verità per una delle pagine più oscure della storia del Paese. Tutti i dubbi, timori, angosce sono stati assemblati, raccontati da Enrico Deaglio in un libro dal titolo Il vile agguato. Chi ha ucciso Paolo Borsellino una storia di orrore menzogna. La lettura racchiude, sintetizza 25 anni di indagini condotte male, di processi poco credibili.  Numerosi gli eventi in programma per ricordare il sacrificio del magistrato e dei suoi “angeli” di scorta. In città sarà presente il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che sarà prima in via D’Amelio e poi alla scuola Falcone dello Zen, dove pochi giorni fa un raid vandalico ha distrutto la statua dedicata al giudice ucciso il 23 maggio 1992; così come sarà in città anche la presidente della Commissione nazionale Antimafia Rosi Bindi che onorerà i magistrati tra le altre cose con un minuto di riflessione al Giardino della memoria di Ciaculli. Alle 16,58, orario della strage, via D’Amelio si raccoglierà in silenzio per ricordare il giudice, quindi alle 20,30 sarà la volta della fiaccolata tradizionale che attraverserà via Libertà, via Autonomia Siciliana e arriverà in via D’Amelio dove verrà deposto un tricolore e intonato l’inno nazionale. Le Agende rosse in mattinata organizzano la salita a Castello Utveggio e due dibattiti in via D’Amelio nel pomeriggio.Paolo Borsellino sarà ricordato anche in tv, con la fiction “Paolo Borsellino – Adesso tocca a me”, che ricostruisce i 57 giorni che separarono le due stragi.  "Bisogna rispettare la memoria di Paolo Borsellino e il dolore dei familiari, io so e tanti sanno fuori e dentro la mafia e fuori e dentro le istituzioni chi in questi anni ha continuato a cercare la verità sulla strage e si è esposto e ha esposto la propria famiglia a rischi gravissimi sacrificando la propria libertà e anche la carriera": così il pm Nino Di Matteo risponde alla figlia di Paolo Borsellino che ha parlato dei depistaggi delle indagini sulla strage di Via D'Amelio e dei pm, come Di Matteo, che avevano svolto le indagini. "Credo che questo sia giusto ricordarlo - ha aggiunto il magistrato - per evitare che certe parole possano essere strumentalizzate da chi non vuole che si vada avanti nel completare il percorso di verità sulle stragi. Anche cercando di capire con gli elementi nuovi che sono stati scoperti in questi anni chi eventualmente assieme agli uomini di Cosa nostra ha ucciso Paolo Borsellino".

1 commento:

  1. Giallo su un appunto attribuito a Giovanni Falcone riemerso per caso, nell'ufficio del giudice, al palazzo di giustizia di Palermo, ormai diventato un museo. Su un foglio di block notes a quadretti c'è scritto: "Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni a Grado e anche a Vittorio Mangano". Lo riporta il quotidiano La Repubblica. A fare la scoperta è stato uno dei più stretti collaboratori del magistrato, Giovanni Paparcuri che qualche giorno fa stava sfogliando alcuni scritti di Falcone conservati al museo, quelli che contengono le vecchie dichiarazioni del pentito Francesco Marino Mannoia, utilizzate ormai in centinaia di processi. E si è imbattuto nell'appunto che parla di Berlusconi, mai nessuno se n'era accorto prima. Paparcuri ha subito informato la procura. Ma nei verbali ufficiali del collaboratore di giustizia Mannoia, del 1989, non c'è traccia di riferimenti a Berlusconi. Interpellato dal cronista del quotidiano Mannoia ha risposto "non ricordo. Sono ormai anziano".

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