venerdì 14 luglio 2017

Il vile agguato senza colpevoli

[La morte sorride a tutti; un uomo non può far altro che sorriderle di rimando. Marco Aurelio] La corte d'appello di Catania, che celebrava il processo di revisione delle condanne, alcune delle quali all'ergastolo, emesse a Caltanissetta a carico di 9 persone coinvolte ingiustamente nell'attentato al giudice Paolo Borsellino, ha assolto tutti gli imputati dall'accusa di strage. Restano senza risposte le domande che Enrico Deaglio si pone ml libro Il vile agguato. Dopo l’assoluzione di Contrada, anche il processo di revisione alla strage di via d’Amelio ha assolto tutti gli imputati. Ci furono depistaggi? Chi allora condusse le indagini resta al di sopra di ogni sospetto? Purtroppo, al momento non lo sappiamo. Il processo di revisione è stato chiesto, inizialmente, dalla procura generale di Caltanissetta ed è stato celebrato a Catania, come prevede la legge. A consentire il nuovo giudizio sono state le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Dopo le dichiarazioni di Spatuzza, che ha riscritto la storia della fase esecutiva della strage, smentendo le menzogne raccontate da pentiti come Vincenzo Scarantino, per nove persone, ingiustamente condannate a vario titolo per l'eccidio, tra cui lo stesso Scarantino, è stata chiesta la revisione del processo. Per quelle che erano detenute è stata anche sospesa l'esecuzione della pena che era ormai definitiva. Il giudizio di revisione riguarda Gaetano Murana, difeso dall'avvocato Rosalba Di Gregorio, Giuseppe Orofino, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Salvatore Profeta, Giuseppe La Mattina, Gaetano Scotto, assistito da Giuseppe Scozzola, Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura. Quest'ultimo era stato condannato solo per il furto della macchina che venne imbottita di tritolo e non per il reato di strage, mentre Orofino era stato ritenuto responsabile di appropriazione indebita, favoreggiamento e simulazione di reato. Tomassello aveva avuto una condanna per associazione mafiosa e non per strage. Le pg di Catania avevano chiesto per tutti la revisione tranne che per Tomasello, sostenendo che a suo carico non ci fossero elementi per una valutazione nuova. La corte d'appello, invece, ha assolto anche lui. Resta per chi ne rispondeva, tranne per Tomasello, la condanna per mafia già abbondantemente scontata da tutti tranne che da Scotto. Sarà ora la corte d'appello di Caltanissetta a dover rideterminare la pena, passaggio fondamentale per quantificare i risarcimenti dei danni che chi è stato condannato ingiustamente chiederà. Da risarcire, infatti, saranno solo i danni derivanti dalla ingiusta condanna per strage, visto che quella di mafia è definitiva. I risarcimenti potranno essere richiesti quando la sentenza di oggi diventerà definitiva.

2 commenti:

  1. La Procura di Caltanissetta ha chiuso l'indagine sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio. L'avviso di conclusione dell'inchiesta, preliminare alla richiesta di rinvio a giudizio, è stato notificato al funzionario di polizia Mario Bo, che è stato già indagato per gli stessi fatti e che ha poi ottenuto l'archiviazione, e ai poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Per tutti l'accusa, come riporta Repubblica, è di calunnia in concorso.

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  2. Nell’operazione antimafia che stamani ha portato all’arresto di 8 presunti affiliati alla famiglia mafiosa dell’Arenella di Palermo sono coinvolti anche i fratelli Gaetano, Pietro e Francesco Scotto nomi di particolare spessore all’interno di Cosa nostra. Gaetano Scotto è infatti una delle dieci persone accusate ingiustamente della strage di via D’Amelio e adesso parte civile nel processo sul depistaggio che si celebra a Caltanissetta. Un’inchiesta, quella sull’uccisione del giudice Borsellino, che coinvolse anche il fratello Pietro, tecnico di una società di telefonia, accusato di aver intercettato la telefonata con cui il magistrato comunicava alla madre che stava per andare a farle visita nella sua abitazione di via D’Amelio il 19 luglio 1992. Pietro Scotto, condannato in primo grado, era stato poi assolto in appello.
    Gaetano Scotto è indagato inoltre per l’omicidio dell’agente di polizia Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. Omicidio avvenuto a Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989 e sul quale non è mai stata fatta piena luce. Tra gli arrestati dalla Dia di Palermo nell'inchiesta che ha portato in carcere il boss Gaetano Scotto c'è anche Giuseppe Costa, 53 anni, fratello di Rosaria, la vedova di Vito Schifani, uno dei tre poliziotti morti nella strage di Capaci col magistrato Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, il 23 maggio '92. Lo confermano gli inquirenti. Rosaria Schifani in chiesa per i funerali delle vittime della strage disse parole dure e commoventi: "Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani... chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso, rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro, e non, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono. Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio". Costa, ufficialmente un muratore, avrebbe riscosso il pizzo per il clan dell'Arenella e si sarebbe occupato di assistere i parenti dei detenuti.

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