lunedì 10 luglio 2017

Giovanni Berneschi (Carige)

[A bonu stimaturi pocu paroli. A buon estimatore, poche parole. Frase siciliana] La batosta giudiziaria più pesante ha colpito il self made banker Giovanni Berneschi (79), l’impiegato della Carige diventato amministratore delegato e poi presidente. L’hanno beccato con le mani nel sacco, cioè a truffare la sua banca e ha conosciuto anche il carcere. Da anni si sapeva delle manovre spericolate e illecite sulle compagnie di assicurazioni che hanno zavorrato il gruppo. Ma Berneschi ha tenuto sotto controllo interi consigli di amministrazione, salendo al vertice dell’Abi, come vicepresidente. E adesso? L’assemblea di Banca Carige ha appena approvato l’azione di responsabilità anche contro di lui. E lo scorso 22 febbraio Berneschi è stato condannato a 8 anni di reclusione con la confisca di beni per 26 milioni. Ha una ricca pensione (200 mila euro solo di Inps, più il fondo integrativo della banca) e conta sull’appello, anche perché non è tipo da golf o bridge. La parabola di un'era per Banca Carige si chiude con un macigno. Giovanni Berneschi, ex presidente della banca ed ex vice presidente dell'Associazione bancaria italiana, per 25 anni padre-padrone dell'istituto, è stato condannato a otto anni e due mesi, due anni in più rispetto a quanto chiesto dal pm Silvio Franz al processo per la maxi truffa al ramo assicurativo della banca che vedeva imputate otto persone. Ad architettarla, secondo l'accusa, erano stati Berneschi e Ferdinando Menconi, ex ad delle assicurazioni di Carige. Per Berneschi, che venne arrestato nel maggio del 2014, il tribunale ha anche disposto l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, la confisca dei beni per un valore di oltre 26 milioni e la libertà vigilata a fine pena. Secondo le accuse mosse dalla Guardia di Finanza, Berneschi e Menconi avevano fatto acquistare al ramo assicurativo della banca immobili e quote societarie di imprenditori compiacenti a prezzi gonfiati, tramite perizie artefatte, per reinvestire le plusvalenze all'estero, in Svizzera in particolare, attraverso società schermo. La truffa avrebbe fruttato a Berneschi e agli altri imputati circa 22 milioni. Una indagine lunga e complessa per un processo che è durato poco meno di un anno. "A lasciarli in mutande - commenta una qualificata fonte investigativa - è stata la stessa Svizzera che nell'ultimo anno ci ha fornito tutti i documenti da cui si evinceva chi c'era veramente dietro i conti cifrati e le varie società". Il processo per la maxi truffa ai danni del ramo assicurativo Carige Vita Nuova si conclude con il riconoscimento dell'impianto accusatorio della procura e la condanna di tutti gli imputati: sette anni per Ferdinando Menconi, ex amministratore delegato del ramo assicurativo, e la confisca di oltre 26 milioni; cinque anni e otto mesi per il commercialista Andrea Vallebuona, multa da 20 mila euro e confisca per 130 mila euro; nove anni e due mesi per l'imprenditore Sandro Maria Calloni, e la confisca di oltre 4 milioni di euro; otto anni e sei mesi per l'imprenditore Ernesto Cavallini, e confisca dei beni per 30 milioni; un anno e due mesi per il commercialista Alfredo Averna, un anno e un mese per il notaio Piermaurizio Priori, e un anno e due mesi per l'avvocato Ippolito Giorgi di Vistarino. Berneschi e Vallebuona sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale, per le parti civili, di un milione e 800 mila euro. Per Menconi, Calloni e Cavallini c'è anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Francesca Amisano, nuora di Berneschi, aveva patteggiato la pena a 2 anni e 3 mesi oltre alla confisca di beni per un totale di 1,3 milioni di euro. Soddisfatto il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, presente in aula alla lettura del dispositivo. "Il tribunale ha riconosciuto l'impianto della procura. Questo è stato uno dei più grossi processi sul mondo finanziario fatto a Genova e il merito è del lavoro della Guardia di Finanza, dei pm Silvio Franz e Nicola Piacente e della Banca d'Italia, che si accorse delle anomalie». Giovanni Berneschi, ex presidente di Banca Carige, esce di scena nel processo sul Centro Fiduciario, il ramo della banca che si occupava di investimenti finanziari per clienti vip. Per l’ex numero uno dell’istituto di credito ligure, il giudice Silvia Carpanini ha pronunciato la sentenza di proscioglimento per intervenuta prescrizione per i reati a lui contestati. Restano nel processo invece la moglie, Umberta Rotondo, e gli allora vertici della società, Antonio Cipollina, Gian Marco Grosso e Marcello Senarega (che all’epoca finirono agli arresti domiciliari). La nuora di Berneschi, Francesca Amisano, aveva patteggiato la condanna a due mesi. L’accusa per i quattro è di riciclaggio per l’operazione di rientro di 12 milioni di euro, intestati a Rotondo. Secondo la guardia di finanza, il Centro fiduciario avrebbe costituito, in alcune occasioni, "un crocevia strategico per la gestione di pratiche finanziarie" definite “opache” riguardanti capitali di provenienza illecita. Gli inquirenti avevano sostenuto che i vertici del Centro fiduciario, sotto l’influenza di Berneschi che era vicepresidente del Cda, tutelavano alcuni clienti, titolari di depositi di rilevante importo, tra cui lo stesso Berneschi e il suo nucleo familiare, al punto di alterare e nascondere documenti di operazioni finanziarie di alcuni clienti attraverso società affinché non finissero sotto i riflettori degli ispettori della Banca d’Italia e dell’Unità di informazione finanziaria durante le operazioni ispettive.

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