giovedì 6 luglio 2017

Gianpiero Fiorani (Popolare di Lodi)

[L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. P. Coelho] Chi ormai sembra essersi smarcato da un passato (2005) fatto di spericolate scalate (Antonveneta), soldi in nero a Singapore e baci in fronte al governatore della Banca d’Italia, è Gianpiero Fiorani (57) ex numero uno della Popolare Lodi. Un eclettico. Passato dagli austeri uffici di Antonio Fazio alle goderecce ville sarde di Lele Mora. Da banchiere si è arricchito illecitamente ai danni della banca, ha commesso reati, ha confessato molto, ha fatto mesi di carcere e di servizi sociali, ha patteggiato, risarcito la banca con 34 milioni. E oggi affianca l’imprenditore ligure Gabriele Volpi, padrone dello Spezia Calcio e della Pro Recco di pallanuoto, nella riorganizzazione delle attività di logistica petrolifera in Nigeria. La sua famiglia ha investito in immobili, nelle energie rinnovabili (con alterne fortune) in un ristorante a Bologna in via D’Azeglio e in un grande negozio a Lodi di specialità alimentari di lusso ("E.Vent, la vida y el gusto"). Torna sulla scena Gianpiero Fiorani, l'ex banchiere della Popolare di Lodi, fra i protagonisti con i "furbetti del quartierino" di una delle stagioni giudiziarie più clamorose della Seconda Repubblica. Fiorani è tornato accanto a Gabriele Volpi, imprenditore ligure attivo nel settore petrolifero nigeriano, proprietario della Pro Recco pallanuoto e dello Spezia Calcio, oltre che detentore di una quota di Banca Carige. A spiegarlo è lo stesso Fiorani in una intervista al Secolo XIX  nella quale spiega che il suo impegno accanto al businessman ligure è quello di "verificare il gravoso piano di ristrutturazione delle attività in Nigeria, sia in rapporto alla situazione del mercato petrolifero sia alla complessità dell'azienda che ha creato". Fiorani racconta che il suo rientro non implica che torni ad occuparsi di banche. "Carige è una partecipazione statica, una scelta fatta a suo tempo per i legami con il territorio ligure. Non voglio sottrarmi alle responsabilità ma questo è il quadro. Non ci sono misteri", afferma. Fiorani dice di lavorare con Volpi da circa un anno "al 90% sul fronte delle attività all'estero". "In questi ultimi dieci anni su di me se ne sono dette tante. La mia storia per certi versi può essere un vincolo o un'opportunità. Evidentemente un imprenditore come Volpi considera l'esperienza che ho maturato sul campo un'opportunità", osserva l'ex banchiere. Nel processo per il fallimento di Parmalat, che è stato diviso in 5 tronconi giudiziari distinti, Fiorani è accusato di concorso nella bancarotta di Parmatour. Il processo è stato avviato a luglio 2008 e il primo grado si è concluso a dicembre 2011 con la condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione.  Il 13 dicembre del 2005, a seguito degli sviluppi dell'inchiesta sul caso Antonveneta è stato arrestato. Tornato in libertà il 13 giugno 2006, il 25 luglio 2007 la Procura di Milano ne chiede il rinvio a giudizio per associazione a delinquere, aggiotaggio manipolativo e informatico e ostacolo all'esercizio delle funzioni di vigilanza della Banca d'Italia. In precedenza, il 68,4% dei soci della banca della quale era ad  avevano votato a favore per un'azione di responsabilità a suo carico. Dagli accertamenti della Procura e della Banca d'Italia emerge che, da anni, Fiorani e soci si erano impadroniti del controllo totale dell'istituto della Banca popolare di Lodi  utilizzandolo sia per acquisire il controllo di altri istituti (Popolare di Crema), ma anche e soprattutto per acquisire ingenti vantaggi patrimoniali in favore proprio e di terzi, gestendo e operando in pieno arbitrio, nell'assoluta assenza e nella presumibile complicità di organi interni, esterni e soprattutto istituzionali. La procura ha inoltre accertato che, per coprire alcune perdite, i clienti inconsapevoli si ritrovavano d'improvviso un clamoroso incremento delle spese per commissioni. In questo modo, scrive sempre il gip Forleo, sono stati provocati ai piccoli risparmiatori della banca danni enormi. Inoltre è stato appurato che alla morte del cliente, se i parenti non intervenivano in tempi brevi alla chiusura del conto, il suo contenuto veniva incamerato illegalmente dalla Banca. Fiorani ha chiesto il patteggiamento  nell'udienza preliminare  per tutti i reati di cui è stato accusato tranne l'aggiotaggio  ad aprile 2008. A maggio ha ottenuto il patteggiamento a 3 anni e 3 mesi per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita.  Il 28 maggio 2011 viene condannato in primo grado a 1 anno e 8 mesi per i reati di aggiotaggio   e ostacolo alla vigilanza della commissione di controllo sulle operazioni bancarie ad aprile 2008. A maggio ha ottenuto il patteggiamento a 3 anni e 3 mesi per associazione a delinquere, truffa e appropriazione indebita.   Esattamente un anno dopo, il 28 maggio 2012, la condanna viene ridotta in appello a 1 anno. Nel luglio 2008 è stato rinviato a giudizio per falso in bilancio. Secondo l'accusa Fiorani avrebbe truccato i conti 2003/2004 della Bpi per far apparire il gruppo più solido di quanto lo era in realtà, in modo da agevolare la scalata ad Antonveneta. Il processo si è concluso a dicembre 2011 con una condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi. Dopo sei mesi di carcere avrebbe poi ottenuto l'affidamento ai servizi sociali per due anni. Nell'ottobre 2015, per i danni causati dalla scalata Antonveneta, risarcisce la Banca Popolare di Lodi con 34 milioni di euro provenienti da un fondo di Singapore  di cui 7 milioni servono per pagare le tasse maturate nei confronti del fisco svizzero.Nel 2006  il deputato Giancarlo Giorgetti, all'epoca anche segretario della Lega lombarda e braccio destro di Umberto Bossi, avrebbe rifiutato una mazzetta da 100 mila euro da Fiorani, come confessato da quest'ultimo, esortandolo a darli al Varese Calcio per far sì che si potesse iscrivere al campionato di Serie C2.  

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