sabato 1 luglio 2017

Fondi illegali dal Qatar a Barclays

[Ogni cosa potrà essere collegata in rete e diventare un suo terminale e trasmettere informazioni e acquisire intelligenza. Web Column] Il colosso bancario britannico Barclays e quattro suoi ex dirigenti, fra cui l'ex 'ceo' John Varley, sono stati incriminati per concorso in frode e assistenza finanziaria illegale dal Serious Fraud Office del Regno Unito. Gli inquirenti sono così arrivati al termine di cinque anni di indagini penali riguardo i fondi ricevuti dalla Qatar Holding che nel 2008 permisero a Barclays di non essere travolta dalla crisi finanziaria e di non dover chiedere il salvataggio pubblico. I quattro ex banchieri finiranno di fronte al tribunale di Westminster il 3 luglio. Mentre Barclays ha dichiarato che attende di conoscere ulteriori dettagli rispetto all'incriminazione. Lunedì 5 giugno 2017 l’emiro del Qatar, Tamim ben Hamad Al Thani, è apparso sulla rete televisiva nazionale, Al-Jazeera, per pronunciare un discorso alla Nazione, davanti a una platea di autorità. Dato l’isolamento dell’emirato, conseguenza della crisi diplomatica regionale in corso, l’intervento era molto atteso. I trasporti da e per il Qatar sono interrotti, così come numerose linee marittime e aeree. Nel Paese non si trovano più prodotti freschi. L’emiro è un sovrano assoluto e non deve rendere conto ad alcuno. È al potere dall’abdicazione del padre, in giugno 2013. Eppure, numerose fonti assicurano che il suo governo non è autorizzato a fare politica e che le decisioni sono in realtà prese dall’ambasciata di un Paese alleato. Prendendo la parola sugli schermi, l’emiro ha dichiarato: "Il Qatar non ha mai smesso di svolgere il proprio ruolo arabo e islamico né di difendere gli interessi dei Paesi arabi e islamici". Su queste parole, dopo soli 19 secondi dall’inizio, la trasmissione è stata censurata. Sconcertata, la presentatrice di Al-Jazeera ha ripreso il programma farfugliando. Non potremo mai sapere quel che l’emiro Tamim intendeva dire o fare. Il giorno successivo, martedì 6 giugno, la stampa locale non ha fatto parola di quanto accaduto. Nessuno sa chi gode di un’autorità tale da permettergli d’interrompere un messaggio dell’emiro, né chi si nasconde dietro questo fantoccio. Il 6 giugno scorso a Parigi il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Joubeir, ha dettato le condizioni per il ripristino delle relazioni diplomatiche con il Qatar. Tra le richieste c’è l’espulsione di Hamas, la cui
direzione politica si è improvvisamente trasferita nel 2012 da Damasco a Doha, appena prima di dichiararsi "Ramo palestinese dei Fratelli Mussulmani" (denominazione che in seguito ha abbandonato). Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, ha appoggiato immediatamente la pretesa dell’Arabia Saudita. Alla fine, il Qatar ha chiesto ad alcuni leader di Hamas – ma non a tutti – di lasciare il Paese. Il discorso che il presidente degli Stati Uniti ha tenuto il 21 maggio scorso a Riad è stato interpretato dal mondo arabo come il permesso di farla finita con i terroristi, quindi anche con la loro casamadre, i Fratelli Mussulmani. Dunque, la stampa araba ha improvvisamente capovolto il proprio giudizio su Hamas, ritenuto fino a quel momento un movimento legittimo della resistenza palestinese. Ora invece i media lo presentano come un’organizzazione terrorista che del popolo palestinese manipola e sfrutta le sofferenze. Soltanto i media finanziati dall’Iran non prendono parte alla campagna. Khaled Mechaal e una delegazione dell’Ufficio politico di Hamas si sono recati a Teheran. Sembra che l’Iran abbia deciso di accordare asilo politico all’organizzazione palestinese. La storia di Hamas è complessa. Fu creato nel 1987, per iniziativa del Regno Unito, da tre membri dei Fratelli Mussulmani. Non metteva in discussione il colonialismo occidentale, bensì sosteneva che, secondo il Corano, un territorio mussulmano non può essere governato da non-mussulmani. Incarnava dunque la resistenza religiosa a Israele. Per contrastare l’influenza di al-Fatah, l’organizzazione laica di Yasser Arafat sostenuta da Stati Uniti e Francia, Tel Aviv aiutò per anni Hamas a espandersi. Progressivamente, l’Iran esercitò un influsso sempre maggiore sul suo braccio armato, cui fornì grossi quantitativi di armi. Nel 2012, nel quadro dell’illusorio trionfo del progetto britannico delle “primavere arabe”, Hamas si proclamò "Ramo palestinese dei Fratelli Mussulmani". Nonostante i legami tra Hamas e l’MI6 e malgrado l’ideale antimperialista dell’imam Khomeini, Teheran decise di considerare il gesto come atto interno alla Palestina. Oggi in Medio Oriente stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma. La questione della lotta all’imperialismo sta cedendo il posto alla lotta contro il clericalismo. I partigiani dell'islam politico sono rappresentati, tra i sunniti, principalmente da Hamas e, tra gli sciiti, dal governo dello sceicco Hassan Rohani.

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