lunedì 19 giugno 2017

Gianni Zonin (BPdiV)

[La gente comune pensa soltanto a passare il tempo, chi ha ingegno a renderlo utile. A.
Schopenhauer] Ammonta a 2 miliardi di euro il conto che gli attuali amministratori della Banca Popolare di Vicenza ha presentato all'indirizzo di 32 ex amministratori sindaci e dirigenti. A partire dallo stesso Sorato, "responsabile di comportamenti di inaudita gravità", e dall'ex presidente, Gianni Zonin, "vero e proprio dominus della banca". Lo si legge nell'atto di citazione presentato dalla Bpvi al Tribunale di Venezia. A Zonin e al Cda viene imputata una "inescusabile e gravissima negligenza" nei propri doveri, anche alla luce del fatto che la governance della Bpvi accentrava "nelle mani" del Cda "pressoché tutte le competenze di cui si verte in questo giudizio". L'ex presidente viene ritenuto "responsabile (insieme ad altri) di una gestione censurabile", oltre ad aver difeso "per anni" una "governance inadeguata e fallimentare", e viene definito "il vero e proprio dominus della banca", in grado di "indirizzare la volontà" di un Cda il cui "tratto distintivo" era la "mancanza di qualsiasi voce critica", con consiglieri e sindaci "relegati al ruolo di semplici spettatori". Il passaggio generazionale, in banca a Vicenza, lo ha già fatto. Lasciando un retrogusto di rosso (miliardario), strascichi legali e giudiziari, e l'urgenza di una prossima ricapitalizzazione per 1,7 miliardi di euro. Ora Gianni Zonin completa anche quello nell'azienda vinicola di famiglia, passando le cariche ai tre figli, dopo che aveva già passato loro le azioni della Zonin1821. L'azienda vinicola ha reso noto, contestualmente alle nuove cariche, che l'esercizio 2015 ha chiuso con un fatturato in crescita del 16% a 186 milioni di Euro, "conseguito per l'84 % all'estero e per il 16% nei confini italiani", completato il passaggio generazionale avviato nel 2006, dopo l'ingresso in azienda dei figli del patron: Domenico, Francesco e Michele Zonin. Siamo in tema, parliamo di vino: Zonin Gianni (79). Se si fosse occupato per 35 anni esclusivamente delle sue vigne, di vendemmie e barrique, invece che dedicarsi a fare anche il banchiere, avrebbe fatto un favore ai 120 mila soci "azzerati" della Banca Popolare di Vicenza. L’inchiesta della procura di Vicenza per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza avanza alla velocità di un bradipo zoppo, ma ciononostante ha procurato a Zonin la seccatura di un interrogatorio di 5 ore in due anni. La banca intanto ha chiesto 2 miliardi di risarcimento all’ex presidente e agli ex consiglieri. Ma molti di loro, compreso Zonin, hanno già svuotato il portafoglio delle proprietà. Se mai un giorno l’ufficiale giudiziario gli presenterà il conto, qualche euro di moneta forse lo troverà.  Le condotte messe in atto negli anni della gestione Zonin-Sorato sono costate alla banca circa 4 miliardi di perdite in tre anni e l'azzeramento degli investimenti per 118mila soci, molti dei quali privi di un profilo adeguato per investire in titoli illiquidi e rischiosi. Per questo, la Bce ha sanzionato la banca per 34 milioni di euro, per non aver reso noto nel bilancio 2014 e nel rendiconto al 31 marzo 2015 la decurtazione "dei fondi propri" in relazione alla prassi illecita del capitale finanziato. I danni complessivi della vecchia gestione sono stati provvisoriamente quantificati in oltre 1 miliardo e mezzo, ma sarebbero destinati a superare i due miliardi una volta che tutti gli esborsi saranno maturati. Oltre 11mila soci minacciano infatti cause per 629 milioni di euro complessivi. Il danno più grande per bpvi è però quello reputazionale, testimoniato dal crollo della raccolta diretta (-27,5%) e indiretta, complessivamente pari a 10,5 miliardi di euro, registrata tra giugno 2015 e giugno 2016.

2 commenti:

  1. Il cda di Intesa ha deliberato all'unanimità la disponibilità a rilevare certe attività e passività facenti capo alla Banca Popolare di Vicenza e a Veneto Banca. Lo si legge in una nota in cui si precisa che sono esclusi dal perimetro dell'eventuale acquisizione i crediti deteriorati, quelli in bonis ad alto rischio, le obbligazioni subordinate, nonché partecipazioni e rapporti giuridici considerati non funzionali. Intesa esclude aumenti di capitale e prevede il pagamento "di un corrispettivo simbolico". "Dalla lettura del comunicato di Intesa non sono in grado di valutare la proposta. Prendo atto di una manifestazione di interesse i cui termini e condizioni aspettiamo ci vengano meglio spiegati dal Mef, che è il nostro interlocutore". Lo ha dichiarato Gianni Mion, presidente della Banca Popolare di Vicenza, dopo che Intesa ha dato la disponibilità a rilevare per un euro le good bank di Popolare Vicenza e Veneto Banca.

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  2. La Procura di Vicenza ha chiuso le indagini nei confronti dell'ex presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, dell'ex a.d e dg, Samuele Sorato e di altre cinque ex esponenti della banca anche in relazione all'ipotesi di reato di falso in prospetto, oltre che per i reati di aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza. Lo si legge nell'atto di chiusura indagini. Per questa fattispecie di reato non risulta indagata la banca in liquidazione. L'avviso di conclusione indagini è stato notificato, oltre che all'ex presidente, Gianni Zonin, e all'ex a.d e dg, Samuele Sorato, anche all'ex consigliere, Giuseppe Zigliotto, all'ex vice Dg responsabile della divisione mercati, Emanuele Giustini, dell'ex vice Dg dell'area finanza, Andrea Piazzetta, all'ex vice Dg della divisione crediti, Paolo Marin, e al dirigente proposto alla redazione dei documenti contabili, Massimiliano Pellegrini. I sette ex dirigenti della banca sono indagati per ostacolo all'attività di vigilanza, aggiotaggio e falso in prospetto. Per i primi due reati viene chiamata in causa anche la banca in liquidazione, indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per quanto riguarda l'aggiotaggio agli indagati viene contestato di aver diffuso "notizie false" e posto in essere "operazioni simulate ed altri artifici, concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione delle azioni Bpvi" e "ad incidere in modo significativo sull'affidamento riposto dal pubblico nella stabilità patrimoniale" della banca. Sotto accusa la prassi dei finanziamenti concessi ai clienti per la sottoscrizione delle azioni emesse dalla banca "per un controvalore complessivo di circa 963 milioni di euro", spesso accompagnati dall'impegno al riacquisto delle azioni, senza aver iscritto al passivo dello stato patrimoniale un'analoga riserva indisponibile per il 'finanziamento' del proprio capitale. Una prassi non comunicata al mercato, destinatario dunque di "notizie fase", veicolate nei bilanci e nei comunicati stampa, in merito alla "reale entità del patrimonio" e della "solidità" della banca, nonché alla "crescita progressiva della compagine sociale" e "al buon esito delle operazioni di aumento di capitale del 2013 e del 2014". L'accusa di ostacolo all'attività di vigilanza deriva invece dall'aver nascosto alla Banca d'Italia l'esistenza di finanziamenti a terzi per acquistare azioni Bpvi e di lettere di impegno al riacquisto delle azioni, nonché dall'aver comunicato in più occasioni un patrimonio di vigilanza superiore a quello reale, fino a un massimo di 963 milioni di euro, oltre all'aver taciuto una serie di comunicazioni sul capitale 'finanziato'. Infine il falso in prospetto è legato ai documenti per gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 in cui, occultando il fenomeno del capitale finanziato, non si dava conto della reale situazione patrimoniale della banca né della reale liquidità del titolo.

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