mercoledì 14 giugno 2017

D’Alessio disse no a Graviano

[Ogni cosa cu lu so tempo. Ogni cosa con il suo tempo. Frase siciliana ] È stata rinviata al 26 giugno l'udienza davanti al Tribunale del Riesame di Ascoli Piceno sul ricorso presentato dal boss mafioso Giuseppe Graviano contro il sequestro di un coltello rudimentale trovato ad aprile nella cella del carcere di Marino del Tronto in cui era detenuto, e che Graviano sostiene non essere suo. A chiedere il rinvio sono stati i difensori del boss, avvocati Pianelli e Potenzano (attraverso l'avvocato Jacopo Allegri di Macerata). Essendo Graviano detenuto per altra causa, il giudice Marco Bartoli ha accolto l'istanza. Stando a indiscrezioni, Graviano sosterrebbe di poter provare la sua estraneità al possesso del coltello grazie ad un'intercettazione. La lama, ricavata da un pezzo di lattina e con l'impugnatura fatta con del nastro adesivo, sarebbe stata scoperta in un'intercapedine del letto del boss, durante un controllo della cella. Subito dopo il detenuto è stato trasferito nel carcere di Terni.“Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo c’è stata l’urgenza. Lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. Così il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, si sarebbe rivolto ad un altro detenuto nel corso di una conversazione avvenuta durante l’ora d’aria che i due condividevano nel carcere di Ascoli Piceno. L’intercettazione è stata depositata agli atti del processo sulla cosiddetta “trattativa” Stato-mafia. I contenuti di quei colloqui, 32 in tutto, sono stati contestati a Graviano nel corso di un interrogatorio avvenuto lo scorso 28 marzo. Per il “ras” del mandamento di Brancaccio, Berlusconi si sarebbe rivolto direttamente a lui nel ’92, ovvero 2 anni prima della “discesa in campo” del ’94. Un’entrata in politica, quella dell’ex cavaliere, che però necessitava di qualcosa che scuotesse il Paese. “Lui voleva scendere – dice Graviano nell’intercettazione – però in quel periodo c’erano i vecchi e lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa”. Ma le parole di Graviano vanno ancora più indietro nel tempo. Agli anni ’70. Quando Berlusconi avrebbe “iniziato con i piedi giusti”, salvo poi fare dietrofront voltando le spalle a Cosa nostra: “Quando lui si è ritrovato un partito così nel ’94 si è ubriacato e ha detto ‘Non posso dividere quello che ho con chi mi ha aiutato’. Pigliò le distanze e ha fatto il traditore”. Non c’è però soltanto Berlusconi nei discorsi di Graviano. Il boss infatti parla anche delle stragi del ’93 e la revoca del carcere duro per 450 mafiosi. “Nel ’93 ci sono state altre stragi – dice – ma no che era la mafia, loro dicono che era la mafia. Allora il governo ha deciso di allentare il 41bis, poi è la situazione che hanno levato pure i 450″.   "Graviano racconta che quando il figlio fece la prima comunione, nel 2006, e lui si trovava nel carcere di Spoleto, il ragazzo gli chiese se poteva ingaggiare Gigi D'Alessio, il quale, dopo avergli dato la disponibilità rifiutò l'invito perché seppe chi era lui". È la sintesi del racconto fatto dal boss Graviano, che non sapeva di essere intercettato, al detenuto con cui trascorreva l'ora d'aria nel carcere di Ascoli Piceno. La vicenda è riportata dalla Dia e depositata agli atti del processo sulla trattativa Stato-Mafia. "Graviano - proseguono gli investigatori - definisce il cantante 'pezzo di infame', perché aveva rifiutato il suo invito, mentre non aveva rifiutato quello dei Marcianise e di altri soggetti malavitosi".

2 commenti:

  1. "Lei è un bugiardo che non ha neanche il coraggio di ammettere di avere ordinato questo omicidio. Non speri, signor Graviano, nelle sue relazioni con politici - massoni deviati di sfuggire alla condanna dell'ergastolo inflittagli dal tribunale. Lei, al pari del detenuto Riina, resterà detenuto in carcere, ma tutti coloro che hanno amato e conosciuto padre Puglisi pregheranno affinché lei si converta a Dio e trovi il coraggio di collaborare pienamente con la magistratura". È uno dei passaggi della lettera indirizzata al boss Giuseppe Graviano e scritta a quattro mani dal testimone di giustizia Giuseppe Carini e da Gregorio Porcaro, referente regionale di Libera Sicilia. Entrambi erano amici di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ucciso a Palermo nel 1993. Porcaro era stato anche il suo vice parroco a Brancaccio.

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  2. In una nuova conversazione in carcere con la moglie, il boss Giuseppe Graviano, intercettato, parla ancora una volta del concepimento del figlio avvenuto quando era già detenuto. "Certo non potevo dirgli la verità!", dice alla donna. La conversazione, depositata oggi dal pm Nino Di Matteo al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, risale allo scorso 23 aprile e si aggiunge all'enorme mole di intercettazioni depositate la scorsa settimana dalla Procura, che per mesi ha ascoltato i dialoghi del capomafia. Agli atti sono finite anche le lunghissime chiacchierate tra Graviano e il suo compagno di socialità, il camorrista Umberto Adinolfi, in cui, probabilmente sapendo di essere intercettato,il boss ha parlato tra l'altro di un presunto ruolo dell'ex premier Berlusconi nelle stragi di mafia. "Questa conversazione è stata registrata ben 10 giorni prima della notifica dell'informazione di garanzia - ha spiegato Di Matteo alla Corte d'assise - e testimonia, dal nostro punto di vista, la genuinità sull'inconsapevolezza di Graviano di essere intercettato". Il capomafia di Brancaccio racconta alla moglie della visita in carcere della Commissione europea contro le torture. Durante l'incontro i commissari gli chiesero chiarimenti proprio sul concepimento del figlio e sulle polemiche sorte quando si seppe che la donna era rimasta incinta mentre il marito era detenuto al 41 bis. "Graviano - ha detto Di Matteo - dice alla moglie e al figlio: 'ho detto loro che il mio rapporto sessuale risaliva a quando ero ancora latitante: di certo non potevo dirgli la verità'". Per gli inquirenti il dialogo confermerebbe quanto raccontato dal boss ad Adinolfi sulle visite della moglie in cella e sul concepimento del bambino in carcere. Al detenuto che era con lui il boss disse che la donna era stata fatta entrare in carcere ed aveva dormito con lui.

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