mercoledì 12 aprile 2017

Se cade Assad, Putin perde la faccia

[Alfano sembra l’amico scarso che provi a far giocare a calcetto mettendolo in tutti i ruoli. spinoza.it]  I ministri degli Esteri del G7 concordano sul fatto che "non vi è una soluzione per la Siria con Assad al potere". Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Jean Marc Ayrault, da Lucca. In precedenza il ministro degli esteri Angelino Alfano aveva affermato che il G7 ritiene che l'unica soluzione in Siria sia quella "politica". Al termine della riunione straordinaria sulla Siria, a margine del G7 di Lucca, allargata ai Paesi del Golfo ed alla Turchia, Alfano ha indicato che "dopo l'intervento americano, si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che riteniamo essere l'unica soluzione".  La Russia non va isolata, anzi nei limiti del possibile va coinvolta nel processo di transizione siriano, e su questo punto il G7 "la pensa in modo significativamente unito", ha aggiunto Alfano. Quanto all'ipotesi di nuove sanzioni emersa nella discussione di ieri, Alfano ha affermato che "ognuno ha espresso la propria opinione, ma mi pare prevalente la linea di coinvolgimento della Russia al fine di una concreta collaborazione che eviti un conflitto militare e avvii un processo politico". Il segretario di stato Usa Rex Tillerson ha detto che la Russia deve scegliere se sulla Siria stare con gli Usa e con i paesi che la pensano allo stesso modo o con Assad, l'Iran e Hezbollah. "È chiaro a tutti noi che il regno di Assad sta arrivando alla fine", ha detto ancora Tillerson. E questo chiama in causa anche Bashar al Assad. Il presidente siriano è accusato dalla Comunità internazionale di avere compiuto un attacco chimico contro il suo stesso popolo. I ministri del G7 hanno chiesto unanimemente un’esaustiva indagine da parte dell’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, e delle Nazioni unite, ma hanno dovuto discutere – e parecchio – per limare vedute e intendimenti sul futuro del leader di Damasco. La tradizionale cautela italiana – “è una discussione che sarà affrontata progressivamente, non si decide in un giorno, tocca ai siriani il compito di decidere quale debba essere il proprio destino” – ha fatto da contraltare alle spinte più interventiste di Washington, Parigi e Londra. Se il segretario di Stato Usa ha tagliato corto, affermando che “il regno della famiglia Assad sta arrivando alla fine”, il capo della diplomazia di Parigi si è spinto oltre: i ministri del G7 ritengono che non ci sia “soluzione” alla crisi siriana “con Assad al potere”, ha spiegato. Una fuga in avanti, quella del francese, che a questo proposito ha evocato un consenso non così esplicito (e infatti nella dichiarazione di fine lavori, firmata da tutti i ministri, di Assad e del suo prossimo futuro non si fa alcuna menzione).

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