sabato 8 aprile 2017

Generale Trump

[Cui troppu curri, prestu cadi. Chi troppo corre, presto cade. Detto popolare siciliano ] Erano 100 i militari russi di stanza nella base aerea siriana al Shayrat colpita di recente  dagli Stati Uniti. Questo è quanto ha riferito un funzionario americano al New York Times, precisando che al personale russo è stato dato un preavviso di 60-90 minuti sull'inizio dell'attacco missilistico. Secondo la ricostruzione pubblicata oggi dal quotidiano americano, proprio la presenza di personale russo nella base, situata circa 25 chilometri a Sud-Est della città di Homs, avrebbe complicato la decisione dell'amministrazione: diversi funzionari avrebbero infatti sostenuto che i russi dovevano quindi essere al corrente o aver chiuso un occhio sulle armi chimiche siriane. Washington ha giustificato l'attacco missilistico alla base al Shayrat sostenendo che da qui sarebbe partito l'attacco chimico di martedì scorso alla città di Khan Sheikhun, costato la vita a decine di persone. Gli Stati Uniti hanno informato le forze russe presenti sul terreno in una conversazione descritta come "lunga", in cui sono stati i russi a parlare di più, ha sottolineato il Nyt. Di fatto, i russi si trovavano in una parte della base che non è stata colpita, secondo quanto precisato da fonti del Pentagono.Gli Stati Uniti, su ordine del presidente Donald Trump, hanno sferrato il primo attacco militare diretto contro la Siria dall'inizio della crisi sei anni fa. Una svolta maturata in poche ore, nella convinzione del commander in chief che una risposta per l'attacco con armi chimiche attribuito ad Assad non potesse più attendere. Una pioggia di missili è piovuta nella notte tra giovedì e venerdì sulla base dalla quale sarebbero decollati i jet siriani per il micidiale raid del 4 aprile, scatenando la durissima reazione di Mosca, che ha parlato di una "grave aggressione" e di "danni notevoli" ai rapporti con gli Stati Uniti". Gli Usa sono arrivati "ad un passo dallo scontro con la Russia", ha minacciato il premier Dmitri Medvedev. Ira anche del presidente siriano, che ha accusato gli Usa di comportamento "spericolato e irresponsabile", promettendo che ci sarà una "reazione". Intanto da Mar-a-Lago, dove il presidente Trump sta incontrando il leader cinese Xi Jinping, il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ha annunciato che gli Usa vareranno a breve nuove sanzioni contro la Siria. La tensione tra Casa Bianca e Cremlino è alle stelle. Tanto più che, intervenendo in Consiglio di sicurezza, l'ambasciatrice Usa Nikki Haley è stata chiara: "Siamo pronti a fare di più se si renderà necessario". Mentre da Mosca il ministero della Difesa ha annunciato al Pentagono la chiusura della linea diretta con gli Usa per prevenire incidenti tra aerei russi e americani nei cieli della Siria. La ritorsione Usa (da Trump definita "vitale per la sicurezza nazionale") apre adesso diversi scenari, con l'incognita sui prossimi passi e le prossime scelte del presidente americano. Il segretario di Stato Tex Tillerson ha ribadito che il futuro dipenderà dalla reazione della Siria. E gli Stati Uniti stanno verificando anche l'ipotesi che la Russia possa aver avuto un qualche ruolo nell'attacco chimico in Siria. Per Trump il punto di non ritorno lo hanno segnato quelle immagini dell'ennesima atrocità di Assad: "Nessun bambino dovrebbe soffrire così", ha detto parlando alla nazione da Mar-a-Lago dopo l'attacco sferrato poco dopo le 20.30 ora di Washington - le 3.30 del mattino a Damasco - con il lancio di 59 missili Tomahawk da due cacciatorpedinieri americani nel Mediterraneo orientale. Obiettivo la base aerea di Shayrat, nel centro del Paese, non lontano dalla città di Homs martoriata da sei anni di guerra. La stessa base da cui, secondo fonti di intelligence, sarebbero partiti i jet di Assad che martedì hanno scaricato agenti chimici sulla provincia di Idlib. Tutti i 59 missili Cruise hanno centrato gli obiettivi, ha fatto sapere la Casa Bianca: piste, velivoli, punti di rifornimento. Una "risposta proporzionata", l'ha descritta il Pentagono, che ha "ridotto la capacità del governo siriano di utilizzare armi chimiche". Un attacco "mirato e limitato", di cui Washington aveva preavvertito diversi Paesi, tra cui anche la Russia, circa un'ora prima. Avvertito anche il personale russo presso la base colpita, allo scopo di evitare vittime collaterali. Il bilancio dell'agenzia ufficiale siriana Sana è di 15 morti: 6 soldati e 9 civili, tra cui 4 bambini. La reazione del Congresso Usa alla decisione del presidente è stata in generale di sostegno, ma si invoca adesso un maggiore coinvolgimento del ramo legislativo per i passi successivi. Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha invocato "moderazione" per "evitare di peggiorare la sofferenza del popolo siriano", ribadendo che non c'è altra via di quella politica alla soluzione della crisi siriana. Ma la voce di Mosca si è alzata anche a Palazzo di Vetro: "L'aggressione Usa in Siria è illegittima e rafforza il terrorismo", ha tuonato il vice ambasciatore russo all'Onu, Vladimir Safronkov. Uniti, per una volta, anche gli europei nella forte condanna all'uso di armi chimiche. In un comunicato congiunto, il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel hanno sottolineato come "l'intera responsabilità pesi su Assad", auspicando "sanzioni appropriate delle Nazioni Unite" per l'uso delle armi chimiche. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ha parlato di "risposta motivata" e "limitata" ad un "crimine di guerra", ribadendo l'importanza dell'impegno comune "perché l'Europa contribuisca alla ripresa dei negoziati" con Onu e Russia. A sostegno dell'azione americana si sono schierati anche i nemici storici del regime di Assad, da Israele all'Arabia Saudita, alla Turchia di Erdogan. 

2 commenti:

  1. Navi americane si sposteranno verso la penisola coreana. Lo riporta la Cnn citando un esponente dell'amministrazione americana, secondo il quale l'aumento della presenza nell'area è "necessario" dato l'atteggiamento della Corea del Nord. Il gruppo di navi americane, chiamate Carl Vinson, includono anche una portaerei e si sposterà da Singapore verso la penisola coreana. La portaerei americana Carl Vinson, classe Nimitz e a propulsione nucleare, è da febbraio in Estremo Oriente: insieme alla flotta di cacciatorpedinieri Aegis ha partecipato, come ha detto la Marina Usa il 18 febbraio, alle attività di routine e addestramento nel mar delle Filippine, parte della prima missione nel Pacifico occidentale dal 2015 e del piano sulla libertà di navigazione con la presidenza Trump. Da inizio marzo, invece, ha preso parte alle manovre congiunte di Usa e Corea del Sud nel mezzo delle tensioni intercoreane alimentate dal test del missile fatto il 12 febbraio da Pyongyang e dall'omicidio del 13 febbraio a Kuala Lumpur di Kim Jong-nam, fratellastro del leader Kim Jong-un. La Corea del Nord ieri ha condannato come "assolutamente inaccettabile" l'attacco missilistico Usa alla Siria: in una nota del ministero degli Esteri, rilanciata dalla agenzia ufficiale Kcna, si definisce la mossa come una "chiara invasione" e una conferma alla "validità" della decisione di Pyongyang di dotarsi, sviluppare e rafforzare i suoi armamenti nucleari. L'amministrazione di Donald Trump "non è diversa" da quelle precedenti, è la conclusione. Il comunicato è la prima reazione ufficiale di Pyongyang all'attacco deciso da Trump ed eseguito contro una base aerea siriana quando il tycoon era impegnato nel primo summit col presidente cinese Xi Jinping, a Mar-a-Lago, in Florida. Tra i temi principali in agenda del vertice c'era anche quello su nucleare e missili della Corea del Nord, di cui Pechino resta, malgrado l'irritazione per la continua imprevedibilità dei comportamenti, il suo alleato storico. Anzi, agli osservatori è apparso che l'attacco alla Siria, per la sua tempistica, possa essere letto come un monito rivolto a Cina (per la "debole" persuasione) e a Corea del Nord di fronte a un regime che non vuole recedere dalle sue ambizioni atomiche. Trump, non a caso, ha ventilato l'ipotesi che gli Usa possano adottare atti unilaterali contro il Nord qualora la Cina non eserciti tutta la pressione possibile.

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  2. Gli Usa sono pronti a un raid preventivo con armi convenzionali contro la Corea del Nord, se e quando i responsabili politici saranno convinti che Pyongyang si stia preparando a un test nucleare. Lo afferma la Nbc citando più fonti dell'intelligence americana. Le fonti credono che un test nucleare nordcoreano possa verificarsi durante il fine settimana.

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