martedì 4 aprile 2017

D'Artagnan docet

[Lu parrari assai metti siti. Il parlare troppo mette sete. Frase siciliana] In tutta questa vicenda, al momento non abbiamo notizie di interrogazioni parlamentarti per capire il ruolo del governo (nella persona del sottosegretario Simona Vicari, del presidente dell'Enac  Riggio …). Ovviamente non ci aspettiamo interrogazioni dai componenti della maggioranza, ma il m5s? Con tutti i congiuntivi sbagliati una interrogazione parlamentare si può anche fare, vero è che le interrogazioni  non servono a un cazzo, ma vanno bene per la coreografia elettorale.  Aveva preso carta e penna per chiedere chiarimenti. Non gli avrebbero mai risposto. E così Di Carlo, nel novembre 2012, si dimise. Non è un caso che sia stata la prima persona sentita dai poliziotti della sezione anticorruzione della Squadra mobile di Palermo. Sarebbe bastato leggere la lettera di Di Carlo per bloccare gli illeciti ancor prima che intervenisse la magistratura. “Nel giugno 2010 – ha messo a verbale Di Carlo – l'amministratore delegato, l'onorevole Giacomo Terranova si dimise nel periodo di vacatio il direttore generale Carmelo Scelta operava come fosse l'amministratore delegato”. La prima conseguenza sarebbe stata che “i dirigenti degli uffici predisponevano una sola proposta di delibera che era sistematicamente conforme alle aspettative del direttore generale”. Era già chiaro allora il cuore della questione e cioè la frammentazione del piano per la nuova hall arrivi in una miriade di progetti che sono stati costati 11 milioni e mezzo di euro: “Il grosso appalto venne parcellizzato in quindici progetti allo scopo di aggirare l'obbligo di effettuare la gara pubblica”. Di Carlo non solo scrisse la lettera e le consequenziali dimissioni ma rilasciò una intervista il venerdì 9 novembre 2012 pubblicata in questo blog: D'Artagnan contro i poteri forti della Gesap Scelta è rimasto al suo posto fino al marzo 2015, quando è stato licenziato. Niente lo aveva scalfito fino ad allora. Né il cambio dei vertici di Gesap con la nomina nell'autunno del 2013 alla presidenza di Fabio Giambrone (a cui Scelta ha chiesto un milione di euro di danni per il licenziamento). Né la convocazione di Scelta alla Commissione parlamentare antimafia per discutere di infiltrazioni della criminalità nei cantieri. E neppure le polemiche sul suo mega stipendio che si attestava sulla media di 250 mila euro all'anno. Domani Carmelo Scelta, probabilmente, dirà, che lui proponeva e il cda approvava, solo il consigliere Mimmo Di Carlo votava contro, difenderà il suo operato e, probabilmente, farà riferimento al vecchio testamento visto che lui ritiene di essere dio. 

Nessun commento:

Posta un commento