giovedì 23 marzo 2017

UNA DONNA CONTRO ERDOGAN

[La decisione di uscire dall’Unione Europea ha scioccato molti inglesi: “Non sapevamo di essere dentro." spinosa.it] La sua foto con una mano alzata, sul palmo una bandiera turca tatuata con l’henné, è diventata virale nel giro di minuti, simbolo di volontà di cambiamento e di devozione per il proprio Paese allo stesso tempo. E la gente si accalca ai suoi comizi, sempre più frequenti negli ultimi mesi, malgrado le difficoltà e gli immancabili, eloquenti disguidi dell’ultimo minuto. Lei è Meral Aksener, 60 anni, la donna che osa opporsi al presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Figura di punta del Partito del Movimento Nazionalista (MHP) con un passato da ultranazionalista e un presente da figura sempre più scomoda, Aksener è determinata a portare avanti la sfida delle sfide: andare contro il ‘Sultano’ e cercare di portare gli indecisi a votare contro la riforma costituzionale da lui voluta, che sarà sottoposta a referendum il prossimo 16 aprile. “Per noi quello che viene proposto non è un sistema presidenziale, quello che viene proposto lo si vede in Africa, in America Latina, dove il potere si concentra su una sola persona e questa diventa un dittatore, sottraendo alla gente le ultime libertà rimaste”, dice Aksener al Financial Times, spiegando perché vuole che alla consultazione popolare i turchi votino contro la riforma: è un ‘no’ ai pericolosi cambiamenti proposti, non un ‘no’ a Erdogan in quanto presidente. La gara dei comizi è ovviamente impari. Erdogan campeggia in tv quotidianamente, ai suoi meeting partecipano decine di migliaia di persone, in gran parte supporter convinti, ma una buona mano, ammettono gli analisti, arriva dagli ingranaggi del partito governativo Akp, una macchina da guerra che dal 2001 non ha perso un voto a livello nazionale. Tra tante difficoltà, dalle strade chiuse, alle sedi revocate all’ultimo minuto, i comizi di Aksener sono comunque degli eventi. E a un instancabile tour elettorale, la leader ultrazionalista affianca una intensa campagna sui social media e incontri porta a porta. Malgrado la disparità di mezzi, tuttavia, secondo i principali istituti demoscopici turchi, l’esito del referendum di aprile resta al momento incerto, con un 15-18% di indecisi. Considerato il 12% dei voti alle ultime legislative, l’MHP potrebbe contare su oltre 5 milioni di elettori, ma non necessariamente tutti fedeli in sede referendaria. La donna che osa sfidare Erdogan crede che 8 votanti su 10 del partito nazionalista siano disposti a seguirla, facendo la differenza. Aksener è molto rispettata nel suo partito, ma allo stesso tempo i suoi rivali non stanno con le mani in mano e si sono sprecate le allusioni alla sua appartenenza al movimento del predicatore musulmano Fethullah Guelen, che Erdogan considera il regista del fallito golpe del 15 luglio. Lo scorso autunno, il comitato disciplinare dell’MHP l’ha espulsa, condannando la creazione di un movimento per spodestare Devlet Bahceli dalla guida del MHP. Non ci è riuscita. E ora, mentre Bahceli appoggia le riforme costituzionali, lei porta avanti da sola la sua partita contro Erdogan.

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