giovedì 2 marzo 2017

TUTTE LE DONNE DI PALERMO

[La tv non perdona chi punta sui contenuti. Beppe Grillo] Palermo  è una città “fimmina”, femmina. Nel capoluogo siciliano si intrecciano le storie di sante, di avvelenatrici e cortigiane, di streghe, nobildonne e poetesse che hanno saputo lasciare traccia di sé rendendola la meta ideale per celebrare la festa della donna.   Passeggiando per i vicoletti e le stradine dei mercati storici del capoluogo siciliano, si riscoprono le figure delle quattro Sante Patrone – Agata, Cristina, Ninfa e Oliva – e delle tracce culturali e artistiche che il loro culto ha lasciato. L’incrocio delle due strade, che ospita l’ottagono di Piazza Vigliena, detto anche Teatro del Sole, ha diviso Palermo in quattro mandamenti, ognuno protetto da una Santa Patrona, la cui effige fu posta ai Quattro Canti: Palazzo Reale  o Albergheria aveva Santa Cristina, Monte di Pietà o Capo Santa Ninfa, la Kalsa Sant’Agata, il Seralcadio Sant’Oliva. Su tutti i mandamenti troneggia Santa Rosalia, venerata in particolare nel rione del Capo, per via della presenza della casa del famoso saponaio che svelò dove si trovavano i resti della Santa. Dopo la peste del 1625, le quattro patrone sono state in parte soppiantate dalla “Santuzza”, scelta dai palermitani come protettrice della città. Una testimonianza della grande devozione dei palermitani è visibile al Museo Diocesano di Palermo, dove sono state raccolte molte pitture dal XIII al XIX secolo che raffigurano Santa Rosalia. Tra queste spicca la prima presunta immagine che la ritrae in una tavola del XIII secolo e il primo ritratto ufficiale, voluto dal Senato di Palermo nel 1624. Palermo è anche città di famose avvelenatrici. Tre sono i nomi di donne che fanno ancora rabbrividire i palermitani: Francesca, Giulia e Giovanna. Nel lontano 633 Francesca Rapisardi, meglio conosciuta come Francesca “La Sarda”, fu accusata di aver fabbricato un veleno composto prevalentemente di acqua, capace di uccidere in pochi istanti i malcapitati che lo ingerivano. Giulia Tofana, invece, era una cortigiana della corte di Filippo IV di Spagna, ma aveva anche fama di essere una fattucchiera. Visse a Palermo nei primi anni del 1600 ed ideò un veleno che poteva essere usato nei cibi e nelle bevande.  Palermitana anche Giovanna Bonanno, famosa assassina seriale, meglio nota come “la vecchia dell’aceto”. Visse nel XVIII secolo durante il regno del viceré Caracciolo e dai documenti processuali risulta che la donna fosse persuasa di offrire un servizio socialmente utile, per ridare la serenità a quanti volessero disfarsi del proprio coniuge, analogamente a quanto aveva fatto Giulia Tofana un secolo prima. Madre della scrittrice Dacia Maraini, Topazia Alliata di Salaparuta è una delle artiste più famose e amate di Palermo. Nobildonna amante dell’arte, curiosa e anticonformista, è stata pittrice, gallerista, curatrice e talent scout. Un altro nome femminile altisonante del capoluogo siciliano è quello di Costanza D’Altavilla, che ha incarnato il prototipo della regina  medievale, nel controverso periodo che avrebbe visto nascere Federico II di Svevia. C’è poi Laura Lanza, la celebre baronessa di Carini, uccisa dal padre nel suo castello e protagonista di una leggenda che ha ispirato libri e film. Famosa la prima poetessa femminista siciliana, Giuseppina Turrisi Colonna. Nata a Palermo nel 1822, muore di parto nel ’48. Nel primo volumetto di poesie, pubblicato nel 1841, la Colonna scrive di Giovanna d’Arco e sogna di imitarla e di svegliare le “sicane menti”. Altre donne troviamo tra i suoi riferimenti poetici, soprattutto Gaspara Stampa e Vittoria Colonna.

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