domenica 5 marzo 2017

Rischio sovrano per l'Italia

[Internet è un supermedia che assorbirà tutti gli altri. Veni vidi web] Il rischio sovrano dell'Italia è ben più elevato di quanto lo spread tra BTP e Bund attualmente dica. Il motivo è che la Banca Centrale Europea sta, di fatto, drogando il mercato dei sovereign bonds, creando un pericoloso mispricing su questo tipo di attività finanziarie che non ha precedenti nella storia. La droga, non c'è neanche bisogno di ricordarlo, è rappresentata dal programma di Quantitative Easing lanciato dal governatore Mario Draghi per salvare, a detta sua, l'euro dal disfacimento. L'acquisto continuo di bond sovrani al ritmo di 80 miliardi di euro mensili, poi ridotti a 60 miliardi con l'avvio del "tapering" ha completamente distorto i rendimenti, che quindi non rappresentano più un indicatore affidabile del rischio paese. Il paragone con quanto sta avvenendo nel mercato dei treasury bonds americani aiuta a capire meglio questo concetto. Il benchmark rappresentato dal rendimento sui Treasury note con scadenza a 10 anni ha raggiunto il 2,47%, mentre quello con scadenza a due anni l'1,32%, il livello più alto dall'agosto 2009. I motivi di questo aumento sono sia di natura monetaria, con le aspettative di un prossimo aumento dei tassi di interesse da parte della FED in netto rialzo, sia di natura economica, dovute all'ottimo andamento dell'economia americana. Eppure, il rendimento del decennale americano è oggi più alto di quello italiano, nonostante la stampa nostrana continui a prendere il fantomatico spread tra BTP e Bund come benchmark per misurare il rischio paese dell'Italia. Cosa dovrebbero dire, allora, negli Stati Uniti, dal momento che lo spread dei loro titoli nei confronti del bund è aumentato più di quanto sia avvenuto in Italia? Se fosse vera la teoria dello spread, gli Stati Uniti dovrebbero essere più pericolosi di noi. Invece non è così. La vera misura del sovereign risk italiano si vedrà soltanto quando la BCE finirà di acquistare BTP. Sarà  quella l'occasione, infatti, per vedere il vero matching tra domanda e offerta di titoli di stato, al netto dell'attuale acquirente di maggioranza. Il buon senso dice che difficilmente, il ritorno a politiche monetarie normali gioverà alla nostra finanza pubblica. L'aumento dei rendimenti sui nostri titoli di stato sarà la prima cosa cui fare attenzione, nella speranza di non scoprire che il nostro rischio paese reale sia ben al di sopra di quanto attualmente misurato.

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