venerdì 24 marzo 2017

PUTIN CORTEGGIA I CURDI

[Siria, bombardata clinica ostetrica. Vi si nascondevano futuri terroristi. spinosa.it] Nel 2014 "il popolo ha eletto il presidente con il 52%. Adesso mi aspetto più del 52% dei sì" nel referendum sul presidenzialismo del 16 aprile in Turchia. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, durante una lunga intervista in diretta tv, senza tuttavia fare riferimento ad alcun sondaggio. "Li chiamerò fascisti finché chiameranno Erdogan dittatore", ha proseguito Erdogan, rilanciando i suoi attacchi alla Ue e sostenendo che in Europa turchi e musulmani vengono trattati come durante "il fascismo in Italia e il nazismo in Germania". Il presidente turco ha poi detto che il primo incontro  con Donald Trump avverrà a maggio, dopo il referendum. In agenda, ha spiegato, ci saranno anche la richiesta di estradizione del magnate e imam Fethullah Gulen, accusato da Ankara del fallito golpe, e il sostegno americano nella lotta all'Isis ai curdi-siriani del Pyd, che la Turchia considera terroristi. Alla complessa situazione in Siria, si aggiunge una nuova tessera, piazzata da Mosca, con conseguenze ancora imprevedibili sullo scacchiere regionale e non solo. La Russia ha infatti raggiunto da poco un accordo con le milizie curde-siriane delle Unità di Difesa del Popolo (Ypg) per l’addestramento dei combattenti curdi nel cantone siriano di Afrin. Siglato nel quadro della “collaborazione contro il
terrorismo”, la mossa emula quanto già fatto da Washington con lo stesso Ypg nei cantoni di Kobane e Hasaka nell’ambito dell’offensiva per la liberazione di Raqqa, capitale dello Stato Islamico (Isis). Uno sviluppo che va a scombinare i piani della Turchia nel Nord della Siria, dove Recep Tayyip Erdogan mira a cancellare i sogni dei curdi di creare una loro regione autonoma sul modello di quello esistente nel Nord dell’Iraq. L’obiettivo dichiarato dell’accordo entrato in vigore lunedì scorso con i russi è unire le forze contro i gruppi di matrice terroristica. Sta di fatto che nella regione di Afrin, i jihadisti dell’Isis non ci sono e la maggiore insidia per lo Ypg viene dai ribelli dell’opposizione siriana che rispondono alle direttive di Ankara: formazioni come Ahrar al-Sham e gruppi turkmeni appoggiati dalle forze turche. Il patto che prevede l’addestramento “dei curdi a tecniche moderne di guerra”, come annunciato da un portavoce dello Ypg, viene visto come “un freno ai piani della Turchia, che ha creato una zona-cuscinetto fra i cantoni di Kobane e Afrin con il chiaro obiettivo di spaccare in due la zona di influenza delle forze curde nel Rojava (Dal curdo ‘Occidente’, così i curdi il Kurdistan siriano). Mosca sostiene con forza il regime di Damasco che solo grazie alla campagna aerea lanciata dalla Russia nel settembre 2015 è riuscito a reggere l’urto dei ribelli, soprattutto nel Nord del Paese. Intanto l’operazione militare turca “Scudo sull’Eufrate” sembra essere giunta ad un binario morto. Lanciata nell’estate dal governo di Ankara nel Nord della Siria con la lotta all’Isis come motivazione ufficiale, ma con l’evidente obiettivo di dividere i territori del Rojava curdo, le truppe turche e le milizie jihadiste loro alleate si sono fermate nella città di Al Bab. L’avanzata dello “Scudo” da Al-Bab verso Est sulla direttrice di Raqqa, infatti, è stata fermata dall’intervento dalle truppe di Damasco, che hanno creato una fascia di interposizione fra i filo-turchi e i curdi dello Ypg. Ora con l’accordo di Afrin, i russi sembrano voler fare la stessa cosa verso Ovest, con l’inevitabile blocco dell’espansione turca. Blindati e jeep con la bandiera russa sono stati filmati lunedì scorso nella città di Afrin, capoluogo del cantone. Il portavoce dello Ypg Redur Xelil ha confermato che l’accordo è stato “raggiunto domenica” e le prime truppe russe sono “arrivate alle loro posizioni” nella cittadina di Jandaris, vicino al confine con la Turchia. Non è chiaro come Ankara reagirà a questa situazione; le sue truppe vogliono escludere i curdi da qualsiasi influenza lungo i confini turchi, ma il sostegno dato a loro sia da Washington e ora da Mosca mescola le carte. Per il momento, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si è detto “amareggiato” per la disponibilità di Russia e Stati Uniti a collaborare con le milizie curde in Siria. Resta da scoprire quali siano i veri piani di Mosca, e sino a che punto i russi siano intenzionati a spingersi nei rapporti con i curdi, alla luce dell’alleanza recuperata con la Turchia. La mossa con lo Ypg potrebbe infatti rivelarsi merce di scambio sul tavolo delle trattative per una soluzione politica al conflitto siriano, qualcosa con cui fare pressione su Ankara per strappare concessioni su altri dossier.

Nessun commento:

Posta un commento