giovedì 23 marzo 2017

'Ndrangheta che delusione

[Uomo si avvicina a Salvini con un martello e delle pietre. “Mi fai un autografo?” spinosa.it] "Andrea Agnelli e Andrea Agnelli e Rocco Dominello si sono incontrati più volte, sia a tu per tu, sia alla presenza di altre persone, come spesso accade tra il presidente di una squadra di calcio e il rappresentante di un gruppo ultras. Sono stati incontri leciti, alla luce del sole". Lo ha detto l'avvocato Ivano Chiesa, difensore di Rocco Dominello, accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso, all'udienza preliminare, avviata oggi a Torino, a conclusione dell'inchiesta Alto Piemonte. Tra le 23 richieste di rinvio a giudizio nessuna riguarda la Juventus. "Valuteremo ai fini di una querela le dichiarazioni rese da tutti quanti, comprese quelle del procuratore federale Giuseppe Pecoraro - ha aggiunto il legale - Andrea Agnelli dice la verità quando dichiara di non aver mai incontrato un boss mafioso, perché Rocco Dominello non lo è". L'udienza è stata rinviata al 28 marzo.  Hanno presentato richiesta di costituirsi parte civile Regione Piemonte, Comune di Torino e un piccolo azionista della Juventus. Spataro aveva chiesto l’arresto dei Dominello nell’ambito dell’indagine Alto Piemonte individuandoli quali presunti responsabili del tentato omicidio di Antonio Tedesco, un uomo
abbandonato la sera del 23 luglio 2014 in una pozza di sangue davanti al campo sportivo di Volpiano. Tedesco, che non ha mai parlato, era stato punito probabilmente per avere offeso uno degli esponenti di una cosca che avrebbe gestito un night club. Ed è proprio intorno alla gestione mafiosa di bische clandestine che ruota buona parte dell’indagine diventata famosa per il bagarinaggio nella curva Juve. I Dominello, difesi dagli avvocati Domenico Putrino e Giuseppe Del Sorbo, negano ogni addebito e negano rapporti con la criminalità organizzata. Ma secondo la procura, oltre alla gestione del gioco d’azzardo e alle estorsioni, si sarebbero inseriti nella curva Juve per partecipare alla gestione dei biglietti. Un affare storicamente redditizio per la criminalità organizzata. Spuntano due intercettazioni a contraddire la difesa della Juventus nell'ambito dei rapporti tra il presidente della Vecchia Signora, Andrea Agnelli, e Rocco Dominello - esponente della cosca Pesce/Bellocco - rinviato a giudizio nel processo Alto Piemonte. L'Huffington Post, attraverso un articolo odierno, propone due conversazioni del numero uno di corso Galileo Ferraris agli atti secretati della commissione Antimafia riguardanti i rapporti con Dominello. Quest'ultimo, durante un interrogatorio in carcere, afferma di aver incontrato Agnelli in almeno tre circostanze. In occasione della seconda audizione del legale della Juventus, Luigi Chiappero, dinanzi alla commissione Antimafia, sono state esposte intercettazioni destinate a fare scalpore. In particolar modo quelle prodotte da Giuseppe Pecoraro, attuale capo della Procura FIGC, firmatario del deferimento di Agnelli.  Pecoraro, secondo quanto riportato dall'Huffington Post, sottolinea come Agnelli fosse a conoscenza dei rapporti strutturati e delle concessioni fatte in favore dei gruppi appartenenti al tifo organizzato, il tutto allegando delle conversazioni con il responsabile della sicurezza Alessandro D'Angelo. "Il problema è che questo ha ucciso gente", passaggio di un'intercettazione datata marzo 2014, protagonisti Agnelli e D'Angelo che descrivono così il capo ultrà del gruppo Viking, Loris Grancini, nome accostato a uomini legati alla criminalità organizzata. Insomma, una vicenda tutta da seguire e che, inevitabilmente, rischia di distogliere la concentrazione della Juventus dal rettangolo di gioco. Insomma, cazzi amari.

3 commenti:

  1. ''Sulla vicenda-biglietti, che coinvolge la Juve, non siamo preoccupati: noi dobbiamo occuparci della giustizia sportiva. Però, mi sembra si stia facendo un processo mediatico; occorre che la giustizia ordinaria faccia il proprio corso con la massima serenità. Mi sembra che l'Antimafia stia facendo un processo molto mediatico e questo non fa bene né al calcio, né tantomeno all'Italia. Il calcio dà esposizione mediatica e questo è evidentemente in questo momento". Lo ha detto Michele Uva, dg della Federcalcio, a Palermo. Bindi a Uva, inchiesta prosegue a tutto campo - "La Commissione parlamentare antimafia non fa processi, men che meno mediatici. Di questo si cerchino altrove le responsabilità. Preoccupa che il direttore generale della Federcalcio ritenga che ciò di cui ci stiamo occupando non sia una cosa seria. Ciò che fa male all'Italia sono le mafie, anche quando si infiltrano nello sport, e la sottovalutazione di questo fenomeno. L'inchiesta della Commissione proseguirà a tutto campo". Così la presidente della commissione Antimafia, Rosi Bindi, replica al Dg di Federcalcio, Michele Uva.

    RispondiElimina
  2. Il caso biglietti che ormai da settimane tiene sulle prime pagine la Juventus e in particolare il suo presidente Andrea Agnelli , deferito dalla FIGC e atteso in Commissione Antimafia, si arricchisce di un nuovo capitolo. Secondo quanto riporta 'Il Corriere della Sera' infatti il numero uno bianconero, durante una telefonata con l'avvocato Chiappero intercettata nell'agosto del 2016, avrebbe tirato in ballo anche l'ex tecnico Antonio Conte per spiegare il suo rapporto con Rocco Dominello, figlio di un presunto boss calabrese. "E poi, ribadisco che lui (Dominello) si accompagnava a Germani, e Germani era pappa e ciccia con Conte...La pressione che metteva Conte la conosci anche tu, a chiunque stesse vicino a Conte noi gli davamo un po' più retta", ricorda Agnelli nella telefonata.
    Quindi il presidente della Juventus spiega il motivo delle pressioni di Conte: "perché noi ci abbiamo voglia? No, perché poi la curva fa casino, non siete capaci di gestire un c...o, cioè non devo spiegare a te come ragiona Antonio".
    Infine Agnelli ribadisce: "Se Germani sta vicino a Conte, Dominello sta vicino a Germani, noi diamo più retta a questo". Rapporto quello tra Conte e Dominello che sarebbe confermato da un'altra intercettazione riportata da 'Il Corriere della Sera' tra lo stesso Dominello e Alessandro D'Angelo, security manager della Juventus al quale il calabrese raccontava di un colloquio avuto con l'allora tecnico bianconero. "Ieri messaggiavo con Conte, poi ti faccio vedere i messaggi che mi ha scritto e che gli ho scritto io... Perché mi dispiace, non voglio che vada via lui, credimi. Lui mi ha scritto solo che... le solite cose... che lui è da solo, che l’unico che lo difende è Andrea (Agnelli)", spiegava Dominello a D'Angelo. Il quale a quel punto ammette: "Vuole che ci sia solo Andrea tra lui e la squadra, non riconosce nessun altro, Rocco. Lui dice “se qualcuno mi deve dire qualcosa, deve essere Andrea. Se devo dire qualcosa, glielo dico ad Andrea. Dopodiché, fate quello che dico".

    RispondiElimina
  3. Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, è già stato ascoltato dal procuratore federale della Figc, Giuseppe Pecoraro, sui presunti rapporti della società bianconera con ultrà ed esponenti della malavita organizzata finiti anche sotto la lente d'ingrandimento della commissione parlamentare antimafia. L'incontro è avvenuto in totale discrezione a fine febbraio e si è svolto non in federcalcio ma in un luogo istituzionale a Roma. Durante l'audizione, Agnelli - che è poi stato deferito da Pecoraro per questa vicenda - ha sostenuto di "non avere mai incontrato Rocco Dominello". Nei giorni scorsi l'avvocato del capo ultrà bianconero accusato di associazione per delinquere nell'inchiesta "Alto Piemonte" aveva parlato di "incontri alla luce del sole e leciti tra i due".

    RispondiElimina