giovedì 2 marzo 2017

IL METODO ROMEO A PUNTA RAISI?

[Eversman: ma perché non spari? Ranger: perché non mi stanno ancora sparando. Eversman:e come fai a dirlo?Ranger: il sibil vuol dire che è vicino. Un blow vuol dire … (un proiettile fischia vicino al ranger). Adesso si  che ci sparano!   Dal film Black Hawk Down] Il trojan ha captato i "fluviali colloqui" dove Romeo e Bocchino discutono, nella ricostruzione degli inquirenti, di come avevano "approcciato e gestito svariate gare d'appalto in tutta Italia, da Palermo a Napoli, dalla Basilicata a Roma. Un'informativa già depositata, quella redatta dai carabinieri del Noe il 25 novembre scorso, compaiono stralci di colloqui tuttora al vaglio dei magistrati. Bocchino ad esempio allude a un appalto a Palermo, dove il responsabile unico del progetto sarebbe "uomo di Schifani...quindi siamo messi malissimo ", dice. Senza nulla togliere all'inchiesta, nel suo insieme, personalmente vorrei capire chi era  "l'uomo di Schifani", anche se si può intuire. Domani la Cisal e l'Ugl, formalmente, chiederanno un incontro con la Gesap. Una ditta, ricordiamolo,  di Romeo ha vinto un appalto a Punta Raisi, la Gesap, davanti a fatti giudiziari così rilevanti, devastanti cosa vorrà fare? Fare finta di niente, rescindere il contratto? Quando si discute della Basilicata, Bocchino sostiene di aver parlato con due ex di An che gli avrebbero suggerito di provare a rivolgersi al presidente della Regione, Marcello Pittella perché "decide solo ed esclusivamente lui" o al fratello, l'europarlamentare Gianni. Asserendo che uno "è più di alto livello", mentre l'altro sarebbe "un pochino più aggressivo". I due fratelli, così come Schifani, non sono indagati. Nella mega inchiesta figurano i molteplici interessi e le reti di rapporti intessuti da Romeo con il suo consulente-alter ego Italo Bocchino, anch'egli indagato. Dalla Consip a Grandi Stazioni, dall’Inps a un investimento immobiliare in Salento.  Di questi e di altri affari si occupava come mediatore anche Carlo Russo, imprenditore toscano del settore farmaceutico legatissimo ai genitori di Matteo Renzi. Per il capo del colosso imprenditoriale con radici a Napoli, è il secondo arresto in 9 anni: Romeo fu infatti travolto dall'indagine napoletana sul Global Service, ma poi ne uscì assolto dopo sei anni di processo. Le Procure hanno però sempre continuato a occuparsi di lui, ma allo stesso tempi lui ha continuato a rastrellare appalti importanti. Con il suo gruppo ha lavorato per il Quirinale, Palazzo Chigi, numerosi tribunali, gli aeroporti di Linate e Malpensa. Anche con il Comune di Napoli ha continuato a vincere appalti: quando fu eletto il sindaco de Magistris, la gestione del patrimonio immobiliare era in mano a Romeo, e c’è stata una lunga battaglia da parte dell’amministrazione comunale per revocargli la commessa. Naufragò così, nei pessimi rapporti con il nuovo sindaco, il progetto che Romeo aveva in mente per la zona portuale della città: una riqualificazione totale dell’area dove sorge anche il suo albergo cinque stelle lusso. Tutto ovviamente con soldi pubblici e tutto, altrettanto ovviamente, da affidare a lui. L’inchiesta della Procura di Roma è scaturita da un altro filone condotto dalla Procura di Napoli sulle presunte irregolarità nell’assegnazione di alcuni appalti. L’indagine, condotta dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia, John Woodcock e Celeste Carrano, nasce dal presunto collegamento alla criminalità organizzata di alcuni dipendenti della ditta di pulizia, che fa capo al gruppo Romeo, e che ottenne l’appalto per svolgere il servizio all’ospedale Cardarelli di Napoli e su altri appalti a Napoli. Gli sviluppi più importanti dell’indagine sono collegati alle intercettazioni telefoniche ed ambientali ed altre attività, come sequestri e perquisizioni (a Roma furono trovati dei pizzini in una discarica dove, secondo l’accusa, Romeo avrebbe annotato importo e destinatari delle mazzette) che hanno portato all’apertura del filone sugli appalti della Consip, la centrale di spesa della pubblica amministrazione. Questo ha comportato una trasmissione, per competenza territoriale, di buona parte degli atti, alla Procura di Roma che sta operando in stretto contatto con i colleghi della Procura partenopea. Si terrà lunedì l'interrogatorio di garanzia per Alfredo Romeo, l'imprenditore napoletano arrestato dalla Procura di Roma per corruzione nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti in Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. "Al momento non abbiamo ancora deciso se Romeo si avvarrà o meno della facoltà di non rispondere - spiegano i difensori di Romeo -. Domani ci rincontreremo e decideremo che strategia difensiva adottare in questa fase". Anche l'ex parlamentare di An Italo Bocchino e l'imprenditore di Scandicci Carlo Russo, entrambi destinatari di perquisizioni eseguite ieri, potrebbero essere sentiti prossimamente. Bocchino, consulente di Alfredo Romeo, e Russo, imprenditore farmaceutico amico di Tiziano Renzi, sono indagati per traffico di influenze, ossia di aver utilizzato le loro conoscenze per favorire l'imprenditore napoletano nell'assegnazione di almeno un lotto del mega appalto FM4 (facility management) da 2,7 miliardi di euro.  È invece atteso per domani, nel primo pomeriggio, a piazzale Clodio, Tiziano Renzi, padre dell'ex premier Matteo, per essere interrogato come indagato per traffico di influenze illecite nell'ambito dell'inchiesta Consip. A Renzi, così come all'imprenditore Carlo Russo, si contesta di essersi fatti promettere indebitamente da Alfredo Romeo somme di danaro mensili come compenso per la loro mediazione verso Luigi Marroni, amministratore delegato di Consip, in relazione ad alcune gare di appalto. Ipotesi di accusa respinte dal padre dell'ex segretario del Pd. Quello del traffico di influenze, punito fino a tre anni di reclusione, è un reato a metà tra la corruzione ed il millantato credito. Sostanzialmente punisce forme di lobbying illecite che, nel caso preso in esame dalla procura di Roma, sono costituite dalla remunerazione di attività di mediazione, previo accordo finalizzato all'ottenimento di benefici, del quale non è partecipe un pubblico ufficiale. La Procura ha disposto verifiche su circa 3 mila fatture emesse da fornitori del gruppo Romeo. La documentazione viene esaminata dalla Guardia di finanza su delega dei pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano. I magistrati cercano riscontri al sospetto che, attraverso il meccanismo delle fatture false o per operazioni inesistenti siano stati accumulati fondi neri usati per il pagamento di tangenti. Assistito dagli avvocati Francesco Carotenuto, Alfredo Sorge e Giovambattista Vignola, il patron del gruppo, Alfredo Romeo , respinge le accuse.

2 commenti:

  1. Sono anni ed anni che aspettiamo i mandati di cattura per molti che lavoravano (lavorano?) in aeroporto a Palermo. Hanno agganci tanto potenti da fare andare tutto in prescrizione? Sembra proprio di si!

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  2. Non si è sentito più parlare "dell' Uomo di Schifani" che fine ha fatto? Non è che per caso collabora con la giustizia?

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