sabato 11 marzo 2017

Ap Pmo festeggia il pesce d'aprile

[Non sposo le opinioni, all'infuori di quelle dei libri d'Euclide. Montesquieu] La situazione Aviapartner, a Palermo, al momento, non registra nessuna novità. Non sappiamo se il fondo volo ha approvato la Cig.  Poche persone hanno accettato il trasferimento in un altro scalo, altri preferiscono la miseri, la povertà pur ma restare a Palermo. Vero è che buona parte dei circa 40 dipendenti di Aviapartner si sono autoconvinti che la Gesap potrebbe risolvere il problema. La settimana prossima i sindacati incontreranno il gestore e l'Enac per discutere di minchiate.  Prevale al momento l'anima più populista del sindacato e  la mentalità meridionale incancrenita  del clientelismo resistono.  Poi seguirà il vero incontro con Aviapartner, solo con loro può essere raggiunto un accordo, il migliore dei peggiori. Ma a ottobre chi resta avrà un sussidio, la banca ore entrerà in vigore dall'estate 2018, che è difficile da quantificare perché qualsiasi ipotesi peggiorativa potrebbe essere smentita con cifre ancora più negative. Ma molti preferiscono la fame, gli stenti …  pur di non perdere  quei vantaggi contrattuali (moralmente discutibili in periodi di crisi) raggiunti. Sarebbe cosa buona e giusta se in sede di trattativa i sindacati riuscissero a bloccare, se ci sono, eventuali super minimi, rendendo  il demansionamenti una regola, limitata nel tempo,  e la cig deve essere spalmata su tutti.  Troppi Ros, capiturno a tignitè non giustificano il comportamento di una azienda. Non è escluso che l'azienda prima di aprire la mobilità, ad agosto, possa trasferire il personale, se il trasferimento viene impugnato, il licenziamento potrebbe essere un atto dovuto. Solo gli Rsa non possono essere trasferiti senza il loro consenso. Il sindacato, dunque, di condanna alla indigenza. Ma altra questione che lascia perplessi è il ragionamento di chi ha deciso di restare a Palermo ma è preoccupato delle condizioni lavorative di questa estate.  Senza stagionali, con più voli vogliono la botte piena e la moglie ubriaca?   La
sentenza 25201 non è una novità assoluta. “Ma non trattandosi di un verdetto emesso a sezioni unite – spiega Martino – ed essendoci segnali discordanti nei vari pronunciamenti che si sono susseguiti negli ultimi tempi, direi che la partita è ancora aperta, anche se non è stato compiuto un passo verso i lavoratori”. Nella sentenza si fa riferimento ad alcune norme. Con il riferimento all’articolo 41 della Costituzione, gli ermellini ribadiscono il principio “che la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del posto di lavoro non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità” con i limiti dettati dallo stesso articolo e “sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo operato”. Per Martino la novità sta, invece, nelle argomentazioni e nel ricorso a una norma finora trascurata e oggi valorizzata, ossia l’articolo 30, comma 1, della legge 183 del 2010 (Collegato lavoro), secondo cui “in tutti i casi nei quali le disposizioni di legge nelle materie del lavoro privato e pubblico contengano clausole generali, ivi comprese le norme in tema di (…) recesso, il controllo giudiziale è limitato esclusivamente, in conformità ai principi generali dell’ordinamento, all’accertamento del presupposto di legittimità e non può essere esteso al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro”. Che tradotto significa: la mia impresa la organizzo come voglio. “Musica per le orecchie degli imprenditori” spiega Martino. D’altro canto un conto è mettere sul tavolo i numeri di un’azienda in crisi o in difficoltà economiche, un’altra è dimostrare che un licenziamento può giovare ai conti. Ma c’è il rischio che, seguendo questo indirizzo, chiunque possa licenziare senza limiti? Una riflessione legittima dopo la sostanziale liberalizzazione dei licenziamenti ingiustificati portata dal Jobs Act,con l'eliminazione del diritto alla reintegra del posto di lavoro. Per Romagnoli, “non è vero che chiunque può licenziare chiunque, perché la stessa Cassazione sottolinea la necessità che si accertino determinate condizioni”.

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