venerdì 18 novembre 2016

Erdogan stai sereno!

[Fissa i tuoi occhi in avanti su ciò che puoi fare, non indietro su ciò che non puoi cambiare.  TOM CLANCY] Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sostenuto ieri a Islamabad che Al Qaida e Isis "non hanno nulla a che vedere con l'Islam", e anzi "lo danneggiano", ed "è per questo che noi li combattiamo dentro il nostro Paese e fuori, come facciamo in Siria". In un discorso al Parlamento pachistano, il capo dello Stato turco ha denunciato che queste due organizzazioni "solo danneggiano la religione islamica", "torturando ed uccidendo gente innocente", pratiche che "l'Islam non ammette assolutamente". Erdogan ha quindi aggiunto che "i Paesi occidentali sostengono" Al Qaida e l'Isis, "e abbiamo le prove che questi terroristi sono appoggiati dall'Occidente". L'Occidente, ha ribadito, "fornisce armi all'Isis e anche a (Fethullah) Gulen", il magnate ed imam oppositore accusato da Erdogan di essere dietro al tentato colpo di stato del 15 luglio scorso. "Quando saremo riusciti a buttare fuori i terroristi dal mondo islamico - ha concluso - la pace ritornerà in Turchia, Pakistan ed in altre parti del mondo". "Alcuni ufficiali turchi che lavorano nella struttura di comando Nato hanno chiesto asilo nei Paesi dove stavano lavorando": lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, secondo quanto riporta la Bbc.  Stati Uniti, Turchia e Israele soffiano sulla brace: tutti e tre incoraggiano nuovi separatismi, fino a oggi sconosciuti, che potrebbero contribuire allo smantellamento dell’Iraq e della Siria. In pochi giorni, yazidi, cristiani e turkmeni d’Iraq hanno chiesto di disporre ciascuno di una propria regione autonoma, sul modello di quella dei curdi. Lo yazidismo è una religione che deriva dal mitraismo antico, cui appartiene una parte dei curdi d’Iraq. I turkmeni rappresentano il terzo gruppo etnico d’Iraq (dopo gli arabi e i curdi). Sono oltre 3 milioni su 34 milioni d’iracheni. La loro rivendicazione è, da un lato, certamente legata al piano che mira a respingere Daesh da Mosul verso la Siria e, soprattutto, alla presenza illegale in Iraq di soldati turchi. Il governo iracheno ha intensificato iniziative per ottenere il ritiro militare della Turchia dal Paese, senza tuttavia riuscirvi. Eppure la maggioranza dei turkmeni d’Iraq non diffida della Turchia. In agosto 2014, una delle loro città, Amerli (12.000 abitanti), è stata assediata da Daesh e non ha ricevuto soccorso né dal governo di Bagdad né da quello di Ankara. Al contrario, la Turchia ha equipaggiato di armi Daesh per combattere i turkmeni. Inoltre, una grande minoranza di turkmeni è di confessione sciita. Non ha quindi fiducia nelle ultime dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che punta a confermare la sunnizzazione di Mosul operata da Daesh; osserva con preoccupazione la repressione attuale di ogni forma d’opposizione e delle minoranze in Turchia. Simultaneamente, in Siria il Mossad israeliano tenta di creare un gruppo indipendentista druso affiliato al leader libanese Walid Jumblatt. Per il momento non c’è riuscito.

1 commento:

  1. Il leader del partito filo-curdo Hdp in Turchia, Selahattin Demirtas, detenuto dal 4 novembre con accuse di "terrorismo" per presunto sostegno al Pkk, è stato condannato a 5 mesi per "aver denigrato la nazione turca, la Repubblica turca e le istituzioni dello Stato" da un tribunale di Dogubeyazit, nell'est del Paese. Lo riferisce l'agenzia statale Anadolu. Poche ore prima, all'altra co-leader dell'Hdp, Figen Yuksekdag, anche lei detenuta da 3 mesi e mezzo, era stato revocato il seggio parlamentare dopo la conferma di una precedente condanna per "propaganda terroristica" da parte della Corte suprema d'appello di Ankara.

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