mercoledì 17 agosto 2016

Medioevo in Turchia

[Va ciu l'unze che u duze. Meglio l’11 che il 12.] Sale la polemica in Turchia e rimbalza all'estero la decisione della Corte costituzionale turca di aprire la porta alla legalizzazione di atti sessuali con ragazzini tra i 12 e i 15 anni, cosa che - si indignano intellettuali e attivisti per i diritti - lascerà impuniti molti casi di abusi su bambini. L'Alta corte turca è stata chiamata a discutere un esposto da parte di un tribunale distrettuale che lamentava l'assenza nella legislazione nazionale di una diversificazione per fasce d'età dei casi di abusi su minori. Il tribunale di Basfra ha chiesto una delibera sul fatto che "dal punto di vista dei bambini tra i 12 e i 15 anni coinvolti nel reato non sono previste conseguenze legali che considerino il consenso delle vittime che dispongano della capacità di comprendere il significato e la portata dell'atto sessuale rivolto a loro stessi". Inoltre, la "pena riguardante gli atti sessuali avuti con il consenso delle vittime è troppo alta" e in particolare "l'età minima stabilita a 15 anni per le aggravanti distrugge la proporzione tra il beneficio giuridico e la pena". La corte costituzionale con la sua sentenza ha praticamente confermato questo esposto, dove si afferma la necessità di fare una distinzione tra atto sessuale consenziente e non. Nella motivazione della Corte costituzionale si afferma che il comma 1 dell'articolo 103 è annullato per "motivi legali tecnici" e perché la mancanza di una "gradualità" della pena in base alle "caratteristiche della concreta azione" è stata considerata "contraria al principio di proporzionalità". La corte specifica che "non è nemmeno suggerita la depenalizzazione dei reati sessuali per i minori di 15 anni" e afferma inoltre che "a decisione di annullamento entrerà in vigore 6 mesi dopo la pubblicazione nella gazzetta ufficiale, per dare modo al potere legislativo di fare le opportune modifiche alla legge". In particolare, faceva notare la corte di giurisdizione locale, la legge non prevede conseguenze in caso di atti sessuali con una ragazzina o di un ragazzino tra i 12 e i 15 anni, se questi sono consenzienti e capiscono il significato delle loro azioni nel rapporto con un adulto. E questo creerebbe uno "squilibrio tra benefici legali e sanzioni che invece va preservato nel rapporto tra delitto e punizione". I togati della Corte costituzionale hanno deliberato con sette voti contro sei. La decisione entrerà in vigore il 13 gennaio 2017 e per allora il pericoloso vuoto legislativo che si viene a creare sarà forse stato riempito. Ma intanto infuriano proteste e indignazione da parte di intellettuali e difensori dei diritti, che fanno notare come tutte le persone sotto i 18 anni sono considerate bambini dalle convenzioni internazionali sottoscritte dalla Turchia. "Chiedere il consenso del bambino in caso di abuso sessuale non ha senso", ha dichiarato il presidente dell'Associazione per la prevenzione degli abusi sui bambini, professore Bahar Gökle, all'agenzia Anadolu, puntando il dito contro una "calamità" legale in vista. Il capo dell'associazione avvocati del Centro per i diritti del bambino di Ankara, Sabit Aktas, come altri attivisti sottolinea che, molto semplicemente, la decisione della Corte costituzionale andrà a discapito di molti minori, insomma è pericolosa. La polemica ha varcato i confini turchi domenica, quando le autorità di Ankara si sono scagliate contro la ministra svedese degli Affari Esteri, Margot Wallstrom, per i suoi commenti su Twitter sulla vicenda. Sul suo account ufficiale, infatti, il capo della diplomazia svedese ha scritto che "la decisione turca di legalizzare il sesso con bambini sotto i 15 anni va cancellata". Un commento basato su "false speculazioni", ha replicato il collega turco, Mevlut Cavusoglu, che ha definito il tweet della Wallstrom "uno scandalo".

3 commenti:

  1. "La vicenda dell'indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l'Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia". Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un'intervista a Rai News 24. La Mogherini non avrebbe dovuto parlare da fuori, ha aggiunto il leader turco attaccando: "Mogherini prima di tutto saresti dovuta venire in Turchia!". E poi: "Se viene bombardato il Parlamento italiano che succede. La Mogherni, che é italiana, come reagisce: direbbe che hanno fatto bene a bombardarlo? Di essere preoccupata dai processi che seguirebbero?". Erdogan ha poi ribadito che se l'Ue non concederà la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi, Ankara non rispetterà più l'accordo di marzo sui migranti. "In Italia c'è una magistratura autonoma e indipendente che agisce secondo le leggi e che combatte tutte le forme di illegalità. I giudici rispondono alla Costituzione italiana e non al Presidente turco. Chiamiamo questo sistema "Stato di diritto" e ne siamo orgogliosi". Così il premier Matteo Renzi replica alle affermazioni di Recep Tayyip Erdogan. Come Procura non abbiamo assolutamente nulla da dire. Operiamo con serenità e impegno ed andiamo avanti nella nostra attività". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Bologna, Massimiliano Serpi, il giorno dopo l'intervista di Tayyip Erdogan a Rai News 24 nella quale il presidente turco ha duramente criticato l'inchiesta dei Pm emiliani sul figlio Bilal. Quanto alla reazioni in Italia (a partire dal premier Matteo Renzi), per Serpi "le istituzioni nazionali e di governo hanno assunto posizioni coerenti" per tutelare la sovranità e l'immagine della Repubblica italiana. "Il fallito golpe non è stato pianificato all'interno della Turchia, ma orchestrato dall'estero": così il presidente Recep Tayyip Erdogan, in un discorso tenuto ad Ankara davanti a un gruppo di investitori, citato dall'agenzia statale Anadolu. "Paesi che consideriamo amici si stanno schierando dalla parte dei golpisti e dei terroristi": così il presidente Recep Tayyip Erdogan è tornato ad attaccare gli Usa, chiedendo come possano essere un "partner strategico" se ospitano Gulen, accusato da Ankara di essere dietro il fallito golpe.

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  2. Un ordine di arresto è stato emesso dalle Autorità turche nei confronti di Hakan Sukur, l'ex attaccante di Galatasaray, Torino, Parma e Inter: secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Anadolu, è accusato di appartenere ad "un gruppo terroristico armato". Il mandato di arresto nei confronti del 44enne Sukur, che dopo aver appeso gli scarpini al chiodo si è dato alla politica, rientra nel giro di vite del governo Erdogan negli ambienti vicini a Fethullah Gulen dopo il fallito colpo di Stato dello scorso 15 luglio. Eletto nel Parlamento nel 2011, Sukur si era poi dimesso in seguito alla spaccatura del governo con Gulen e aveva lasciato la Turchia lo scorso anno.

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  3. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che ritirerà tutte le denunce contro le persone accusate di averlo "insultato". Erdogan lo ha annunciato durante una commemorazione delle vittime del fallito golpe del 15 luglio. Sono centinaia le persone contro le quali erano stati avviati procedimenti giudiziari per insulti alla presidenza, compresi molti media e social network. "Per una volta soltanto, perdonerò e ritirerò tutti i procedimenti contro i molti insulti ed espressioni di disprezzo che sono stati scagliati contro di me", ha detto Erdogan, in quello che appare un nuovo gesto di distensione nei confronti dell'opposizione politica in un momento in cui la macchina repressiva è diretta contro i golpisti e la rete dell'imam Gulen. "Sento che se non usiamo questa opportunità in maniera corretta, la gente avrà il diritto di tenerci per la gola. Sento che tutte le fazioni della società, a iniziare dai politici, si comporteranno secondo questa nuova realtà", ha detto Erdogan.

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