sabato 13 agosto 2016

E Donald apre a sconfitta

[È  ‘NA CAMBOGIA/ E' ‘NA CACIARA: l’ambiente e troppo caotico!]  Donald Trump va avanti per la sua strada. E non intende cambiare lo stile della sua campagna elettorale, anche se questo - ammette per la prima volta - potrebbe costargli le elezioni: se perderà si concederà una lunga vacanza. In difficoltà nei sondaggi e alle prese con la fuga sempre più numerosa degli esponenti del suo stesso partito, che chiedono di tagliargli i fondi, Trump però  non molla. E anzi alza il tiro puntando il dito contro la stampa, soprattutto la Cnn, per non aver capito il suo ''sarcasmo'' quando parlava di Barack Obama fondatore dell'Isis. ''Hanno problemi di audience'' afferma su Twitter in una retromarcia evidente che lo espone a nuove critiche, alimentate anche dalla pubblicazione della dichiarazione dei redditi di Hillary Clinton. Hillary e Bill Clinton hanno guadagnato 10,6 milioni di dollari nel 2015, pagandone 3,6 in tasse federali, con un'aliquota del 34,2%. Con la dichiarazione dei redditi dello scorso anno ''i Clinton le hanno pubblicate tutte dal 1977'' afferma con sicurezza la campagna dell'ex segretario di Stato, mettendo così indirettamente in evidenza la trasparenza di Hillary contro l'opacità di Trump, che finora non ha reso note le sue dichiarazioni dei redditi. Ma il tycoon va avanti, e si lascia andare anche a una nuova provocazione. ''I cittadini americani accusati di terrorismo dovrebbero essere processati davanti al tribunale militare di Guantanamo'' afferma Trump, ignorando che la legge lo vieta e che l'ipotesi ha già incontrato in passato la contrarietà di buona parte dei repubblicani. Il ritorno sul terrorismo in un'intervista al Miami Herald gli consente di attaccare di nuovo Obama per essere troppo morbido con i terroristi, facilitando anche il rilascio dal super carcere di Guantanamo di ''persone cattive''. L'atteggiamento di Trump gli sta creando un vuoto intorno: nei sondaggi  e'  in forte calo, con Hillary che si rafforza in tre stati chiave, Colorado, Virginia e North Carolina. E il partito e'  sotto pressione per scaricarlo. Dopo la lettera dei 50 esperti repubblicani alla sicurezza che lo definiscono il ''presidente  più incosciente della storia'', arriva ora la missiva di altri 70 esponenti del partito che chiedono al Republican National Committee di tagliare i fondi alla sua campagna e di destinarli ai candidati in Congresso. ''Le probabilità di  vittoria di Trump stanno evaporando di giorno in giorno. La sua incompetenza e incoscienza rischiano di provocare una vittoria a valanga dei democratici''. Il timore dei repubblicani e'  quello di perdere anche la maggioranza in Congresso. Un'ipotesi possibile, come ammesso da Mitch McConnell, l'attuale leader della maggioranza repubblicana in Senato. La campagna di Trump ammette indirettamente le sue difficolta', soprattutto alla luce dei dieci giorni neri del tycoon, e chiede, secondo indiscrezioni, un incontro con gli esponenti del Comitato Nazionale repubblicano.

20 commenti:

  1. Donald Trump ha detto di aver compiuto dei sacrifici, rispondendo all'accusa della madre di un soldato statunitense, musulmano, ucciso in Iraq. Di certo, non ne ha mai compiuti sul campo di battaglia, che ha sempre accuratamente evitato. A ricordarlo, ancora una volta, è stato il New York Times, tornato a occuparsi del passato del candidato repubblicano alle presidenziali statunitensi, vista la polemica che da giorni lo vede protagonista insieme ai coniugi Khizr e Ghazala Khan, genitori del capitano Humayun, morto in Iraq per salvare i suoi sottoposti da un attacco kamikaze. Trump in passato ha anche accusato il senatore John McCain, ex candidato repubblicano alla Casa Bianca, veterano del Vietnam, di non essere un eroe perché si fece catturare dal nemico. Lui, invece, in Vietnam non ci andò mai: quattro volte ottenne il rinvio per motivi di studio, poi fu esentato dal servizio militare per una lieve malformazione ai talloni. Eppure nel 1968, quando aveva 22 anni, Trump sembrava il ritratto della salute, scrive il New York Times. Fisico atletico, giocava a football, tennis e squash, e non aveva avuto mai problemi, a parte un'appendicite a dieci anni. Finito il college, nella primavera del 1968, era idoneo alla chiamata militare e, quindi, a servire il Paese in Vietnam. Presentò invece un certificato medico da cui emergeva la presenza nei suoi piedi di speroni calcaneari, ovvero escrescenze ossee che possono rendere dolorose le lunghe camminate. Così, nel momento di massimo sforzo degli Stati Uniti per la guerra del Vietnam, in un anno in cui furono reclutati circa 300.000 uomini, Trump si mise al sicuro, ottenendo l'esenzione dal servizio militare.

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  2. Clint Eastwood si schiera con Trump per dire basta al 'politicamente corretto'. Il famoso regista e attore 86enne lo rivela in un intervista alla rivista Esquire. Trump è la scelta migliore per l'America, secondo Eastwood, perché nemico della correttezza politica e perché dice ciò che pensa in un paese di 'leccaculo'. La sua franchezza, per Eastwood, è "rinfrescante". "Segretamente tutti sono stanchi della correttezza politica", Oggi abbiano la generazione dei leccaculo", dice ancora il regista. "Camminano tutti sulle uova. Vediamo persone accusare altre persone di essere razziste per qualsiasi cosa dicano". Eastwood da sempre repubblicano, mette tuttavia le mani avanti spiegando che il suo "non è un endorsement", ma se gli si chiede di scegliere tra Trump e la candidata democratica Hillary Clinton, senza alcuna esitazione risponde: "vado con Trump" perché 'lei' "ha dichiarato di voler seguire le orme di Obama". Il regista quest'anno non ha partecipato alla Convention repubblicana, ma ricorda ancora la sua partecipazione a quella di Tampa nel 2012, quando mise in scena un dialogo con il presidente Barack Obama rivolgendosi a una sedia vuota. Una scelta di cui si è pentito con il tempo e che ora definisce "quella cosa sciocca ...di parlare con una sedia vuota". Ma in quel momento sembrava la cosa giusta da fare per 'dire qualcosa di più'. L'idea gli era venuta da una frase di una canzone di Neil Diamond: "And no one heard at all/not even the chair". "Quando l'ho sentita ho pensato, questo è Obama".

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  3. Robert de Niro sa bene di cosa parla quando si tratta di Taxi Driver e del suo protagonista, Travis Bikle. E secondo la star del cinema americano, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, è "completamente fuori di testa", proprio come il veterano della guerra del Vietnam divenuto "taxi driver" ma afflitto da paranoia e rabbia repressa. I commenti del premio Oscar, da sempre fautore del Partito democratico, sono stati espressi oggi al Sarajevo Film Festival, che si è aperto ieri con una rassegna del classico diretto da Martin Scorsese, interamente rimasterizzata in digitale per i suoi 40 anni. Secondo De Niro, Trump, proprio come Bickle, si trovava dove non avrebbe dovuto trovarsi: "Non lo so, è folle, ma persone come Donald Trump che... non dovrebbero proprio essere dove sono, che Dio ci aiuti". "I media, che gli hanno dato tutta questa attenzione adesso stanno cominciando a dire 'avanti Donald, questo è ridicolo, è una follia, è sbagliato'. Perché è proprio così, lui ha detto cose assolutamente folli, ridicole... completamente fuori di testa".

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  4. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, vuole che chiunque voglia entrare negli Stati Uniti venga sottoposto a un 'test ideologico' in modo da accertarne le posizioni su questioni fondamentali come la libertà religiosa, l'uguaglianza di genere e i diritti dei gay. È stato questo il punto forte del comizio che il magnate ha tenuto nell'Ohio. Ha promesso anche "un controllo estremo" dei migranti che vogliono entrare negli Stati Uniti, promettendo di bloccare tutti quelli che simpatizzano per gruppi estremisti. La politica, ha aggiunto, dovrebbe prima di tutto imporre uno stop temporaneo all'immigrazione da tutte le regioni pericolose del mondo. Trump intende anche attuare, se verrà eletto, "realismo nella politica estera" americana, lavorando con chiunque intenda partecipare alla distruzione dello Stato islamico e di altre organizzazioni estremiste, indipendentemente dal disaccordo che potrebbe esserci su altri temi. "Trump, ha spiegato un suo consigliere, vuole spiegare che mentre non possiamo scegliere i nostri amici, noi dobbiamo sempre riconoscere i nostri nemici". Nel suo discorso Trump ha poi attaccato nuovamente la sua rivale democratica Hillary Clinton che non avrebbe "la resistenza fisica e mentale" per occuparsi dello Stato Islamico e dei "molti avversari che dobbiamo fronteggiare". Non è cioè abbastanza forte per essere presidente.

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  5. Un Donald Trump completamente nudo si presta all'attenzione dei passanti, alle risate e a posare per i selfie dei curiosi: è una installazione di un gruppo di artisti comparsa nei giardini di Union Square a Manhattan e contemporaneamente nelle strade di varie altre città americane, comprese Los Angeles, San Francisco, Seattle e Cleveland, ma rimossa dopo non molto perché non era stata autorizzata. Ne danno notizia vari media americani, che spiegano che l'opera, sulla base di una targhetta appuntata sul petto del candidato repubblicano alla Casa Bianca raffigurato in costume adamitico, s'intitola "The Emperor Has No Balls" (L'imperatore non ha le palle). E in effetti le statue omettono tutte gli attributi maschili del personaggio, oltre a immaginarlo con la pelle giallognola e flaccida, un ventre prominente e l'immancabile capigliatura bionda.

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  6. Secondo indiscrezioni citate dai media americani, si è dimesso il manager della campagna di Donald Trump, Paul Manafort. Il ruolo di Manafort era stato già ridimensionato nei giorni scorsi nell'ambito di un nuovo 'rimpasto' effettuato da Trump circa lo staff della sua campagna elettorale. Giunge direttamente da Donald Trump la conferma delle dimissioni del capo della sua campagna, Paul Manafort, in una dichiarazione con cui il candidato repubblicano comunica di aver accettato le dimissioni del suo ormai ex collaboratore, che definisce "un vero professionista". Secondo fonti, intanto, Manafort avrebbe spiegato la decisione con la necessità di non costituire una distrazione nella corsa del Tycoon per la presidenza degli Stati Uniti. L'uscita di scena di Manafort segue anche rivelazioni di legami con la dirigenza politica ucraina filo-russa, compreso l'ex presidente Viktor Yanukovic, nell'ambito di attività di lobbying a Washington.

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  7. Molto è stato scritto sui problemi di Donald Trump con alcuni gruppi di elettori, come le donne, i neri, i latinoamericani e i giovani. Poco si è scritto, invece, di quelli che il candidato repubblicano alle presidenziali statunitensi ha con un altro gruppo: i cattolici. A ricordarlo è il Washington Post. Nel 2012, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney, perse solo di due punti, con il 50% dei cattolici che votò per Barack Obama e il 48% per lui. Il partito repubblicano, che non conquista il voto cattolico dal 2004, c'è riuscito comunque in cinque delle ultime undici elezioni presidenziali.

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  8. Nuove critiche verso Donald Trump dopo che il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, intervenendo sull'ennesima uccisione nelle strade di Chicago, ha colto l'occasione per affermare che "gli afroamericani voteranno per me". I commenti di Trump balzano agli occhi soprattutto perché questa volta la vittima della violenza a Chicago è cugina della star del Basket Dwayne Wade, è la 32enne Nykea Aldridge madre di quattro bambini che stava spingendo una carrozzina quando venerdì è rimasta fatalmente coinvolta in una sparatoria tra due uomini, raggiunta da colpi di arma da fuoco. Proprio Wade per primo aveva twittato la sua incredulità per aver perso la cugina vittima della violenza senza motivo. Trump ha subito commentato ma, oltre agli errori di ortografia poi corretti nel tweet, gli si contesta il fatto di aver utilizzato l'episodio per 'autopromozione': "Ve l'avevo detto; gli afroamericani voteranno per me".

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  9. La fedelissima braccio destro di Hillary Clinton, Huma Abedin, ha annunciato la separazione dal marito Anthony Weiner dopo le ultime rivelazioni secondo cui l' ex deputato dello stato di New York ha intrattenuto uno scambio di foto osé con una donna negli ultimi mesi.

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  10. Le tensioni fra Donald Trump e il partito repubblicano aumentano. Il discorso sull'immigrazione pronunciato dal tycoon ha accentuato i toni dello scontro, creando una spaccatura che mette in pericolo la collaborazione fra la campagna di Trump e il Republican National Committee. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali le tensioni nell'ultimo mese sono aumentate con Reince Priebus, il presidente del Comitato Repubblicano, che non avrebbe nascosto con i suoi collaboratori la propria delusione per la mancata evoluzione di Trump come candidato. In pubblico Priebus continua però a difendere Trump e smentisce l'esistenza di frizioni.

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  11. Incoraggiati dalle recenti difficoltà di Donald Trump nella corsa per la Casa Bianca registrate dai sondaggi, i democratici a Capitol Hill sono già al lavoro determinati a guadagnare terreno anche al Congresso, speranzosi anche di strappare ai repubblicani quella maggioranza che tanto ha intralciato l'operato dell'amministrazione democratica durante l'ultimo mandato del presidente Barack Obama. Lo scrive il New York Times.

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  12. Nuove prove di 'flirt' Trump-Putin: il candidato presidenziale repubblicano ha detto che se verrà eletto alla Casa Bianca avrà relazioni "molto buone" col presidente russo. Il tycoon ha poi apprezzato il leader del Cremlino definendolo un "leader" e sostenendo che ha un "gran controllo sul suo Paese", in contrapposizione a Obama.
Trump si è detto poi felice di ricevere complimenti dal presidente russo. Se Putin "dice grandi cose su di me dirò grandi cose su di lui", ha proseguito, assicurando però che i complimenti del leader del Cremlino non influenzeranno le sue decisioni come presidente.


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  13. "Costruiremo un grande muro lungo la frontiera meridionale e il Messico pagherà per la sua costruzione. Al 100%. Non lo sanno ancora, ma pagheranno per il muro", lo ha detto Donald Trump nel suo intervento in Arizona dedicato all'immigrazione, ricevendo una calorosa accoglienza e grandi boati di approvazione. "Useremo la migliore tecnologia, compresi sensori di superficie e sottoterranei, torri e sorveglianza aerea. E il Messico lavorerà con noi. Lo credo fermamente, soprattutto dopo aver incontrato il presidente messicano", ha aggiunto.

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  14. L'ex presidente americano George H.W. Bush si preparerebbe a girare le spalle al suo partito e votare per Hillary Clinton. Lo riporta Politico citando Kathleen Hartington Kennedy Townsend, l'ex assistente del governatore del Maryland e figlia di Robert F. Kennedy. Townsend riferisce di un incontro con George H.W. Bush e di come l'ex presidente le abbia detto di voler votare per Clinton.

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  15. Al grido di "Tear down the wall" (frase pronunciata nel 1987 dall'allora presidente americano Ronald Reagan durante un intervento sotto la Porta di Brandeburgo) un gruppo di 'avaaziani', attivisti dell'ong Avaaz, a Berlino hanno tirato giù a martellate un muro con l'immagine del candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump e la scritta "United to stop Trump" (Uniti per fermare Trump). Un appello rivolto soprattutto agli elettori della circoscrizione estero. I manifestanti anti-Trump hanno poi esortato in coro: "Andate a votare, americani all'estero".

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  16. C'è muro e muro. A Roger Waters, l'ex leader dei Pink Floyd autore di "The Wall" -uno degli album di maggior successo del gruppo inglese- quello proposto da Donald Trump per proteggere gli Stati Uniti dall'immigrazione dal Messico non è piaciuto proprio. E gliel'ha fatto sapere durante il suo concerto nella capitale messicana. "Trump, eres un pendejo" (Trump, sei un imbecille) potevano leggere sul maxischermo del Foro Sol i 58 mila spettatori del concerto di Waters, ora solista, mentre sentivano vibrare l'inconfondibile linea di basso di "Another Brick In the Wall, Part II". Il candidato repubblicano alla Casa Bianca non è stato però l'unico bersaglio delle critiche di Waters. Anche il presidente messicano, Enrique Pena Nieto, ha avuto la sua parte: il musicista ha ricordato che oltre 28 mila messicani sono "desaparecidos" dall'inizio dell'offensiva militare contro i narcos, dieci anni fa.

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  17. Il The Atlantic magazine ha dato il suo storico endorsement a Hillary Clinton. Nei suoi 159 anni di storia, la prestigiosa rivista l'aveva fatto solo in altre due occasioni, nel 1860 con Abraham Lincoln e nel 1964 con Lyndon B. Johnson. L'editoriale che sostiene la Clinton contiene anche un pesante attacco a Trump, definito "il più ostentatamente inadatto candidato di un grande partito nei 227 anni di storia della presidenza Americana", nonché "un demagogo, uno xenofobo, un sessista, un ignorante e un bugiardo".

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  18. "Era come salire sul Titanic appena prima che donne e bambini fossero portati sulle scialuppe di salvataggio". Così Abraham Wallach, ex manager della Trump Organization, definisce il periodo vissuto negli anni '90 dall'azienda del candidato repubblicano alle presidenziali statunitensi, parlando con il New York Times, che continua a indagare sul passato del miliardario. Nel 1990, quando Wallach fu assunto, l'impero costruito da Trump con le fortune del padre sembrò vicino allo sgretolamento, con enormi perdite che portarono il candidato sull'orlo di una bancarotta personale. I suoi problemi finanziari sono rimasti pressoché segreti fino allo scorso fine settimana, quando il New York Times ha pubblicato estratti della sua dichiarazione dei redditi del 1995 che mostrano perdite per 916 milioni di dollari, creando deduzioni fiscali che potrebbero avergli permesso di evitare, legalmente, il pagamento di imposte federali sul reddito per un periodo che potrebbe essere durato 18 anni.

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  19. Nuova tegola su Donald Trump. Fece affari non solo con Cuba ai tempi di Fidel Castro, violando l'embargo, ma anche con l'Iran, affittando a una banca di Teheran un ufficio a New York dal 1998 al 2003. Una banca nella 'lista nera' Usa delle istituzioni iraniane legate al terrorismo e al programma nucleare. A svelarlo il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, a cui aderiscono testate come il New York Times e il Guardian e che svelò all'inizio dell'anno i cosiddetti 'Panama Papers'. Il gruppo immobiliare di Trump, emerge dall'inchiesta, ereditò come inquilino la Bank Melli, una delle più grandi banche controllate dallo Stato iraniano, quando acquistò il General Motors Building sulla Fifth Avenue, davanti all'ingresso di Central Park. Nonostante il Dipartimento al Tesoro americano nel 1999 avesse inserito la banca nel gruppo delle istituzioni finanziarie da sanzionare perché legate al governo di Teheran, Trump continuò per anni ad affittare alla Bank Melli. Banca che fu utilizzata da Teheran - l'accusa mossa - per ottenere "materiali sensibili" per portare avanti il proprio programma nucleare. Tra il 2002 e il 2006 poi, per le autorità Usa la Bank Melli fu usata per finanziare un'unità della Guardia Rivoluzionaria che avrebbe sponsorizzato diversi attacchi terroristici.

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  20. Donald Trump ha usato 'manovre' sospette per evitare di pagare le tasse. ''Agli inizi degli anni 1990 ha evitato di denunciare al fisco centinaia di milioni di dollari di redditi usando una manovra di elusione fiscale così dubbia dal punto di vista legale che anche i suoi legali lo hanno messo in guardia dalla possibilità che l'Irs le avrebbe ritenute improprie''. Lo riporta il New York Times citando nuovi documenti, che vanno ad aggiungersi a quelli che mostravano il mancato pagamento delle imposte federali per anni per il ricorso a scappatoie consentite dalla legge. Le 'mosse' sospette avrebbero consentito a Trump di sfuggire potenzialmente al pagamento di milioni di dollari di tasse federali.

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