martedì 12 luglio 2016

Teheran non esce dal tunnel

[Tazza chinnida niune la neat. Tazza filata nessuno la guarda - Dicesi quando si sospetta dell'onestà delle donne.]Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon chiede all'Iran di fermare lo svolgimento di lanci di missili balistici, affermando che non sono nello spirito del patto nucleare stretto la scorsa estate con sei grandi potenze. Nella sua prima relazione semestrale al Consiglio di sicurezza dell'Onu sull'attuazione dell'accordo con Teheran, Ban ha spiegato che test missilistici potrebbero aumentare le tensioni in Medio Oriente.  Il 14 luglio 2015 decine di migliaia di iraniani festeggiavano a Teheran quella che appariva come la fine di un incubo. L'Iran e le grandi potenze avevano appena concluso un difficile negoziato sul nucleare dopo anni di aspri contrasti. L'intesa aveva permesso la revoca di una parte delle sanzioni contro Teheran in cambio dell'impegno a non munirsi di armamento nucleare. Ma un anno dopo, non si sono registrati effetti concreti in grado di rilanciare un'economia in stagnazione. "A mio parere, l'accordo nucleare non ha avuto alcun impatto economico e sociale" dichiara una giovante abitante della capitale iraniana. "Non abbiamo percepito alcun effetto sulle nostre vite". "Una parte dei fondi esteri congelati ci sono stati restituiti ma per i giovani non è cambiato nulla. Non ci siamo accorti di niente", rincara uno studente. Anche il polso del bazaar, cuore nevralgico e socio-politico di ogni economia mediorientale, segnala le stesse delusioni. Nonostante il presidente Hassan Rohani, eletto nel 2013, ritenga che la fine della sanzioni permetterà di attirare tra i 30 e i 50 miliardi di dollari d'investimenti l'anno. Ma per i commercianti del bazaar le speranze rimangono tiepide: "L'Iran viaggia sui binari di un'economia locale con pochissimi contatti internazionali. Prima o dopo l'accordo, abbiamo visto pochi cambiamenti". La revoca delle sanzioni ha innescato un repentino e foltissimo arrivo di delegazioni straniere, attirate dallo straordinario potenziale rappresentato da un paese che, oltre a tutto il resto, trasuda risorse di greggio e di gas. Secondo gli analisti economici locali è solo una questione di pazienza: "L'export di petrolio oggi è più che raddoppiato rispetto all'anno scorso. Grazie a questo aumento abbiamo registrato un 4/5% di crescita. Possiamo fare ancora di meglio, ma ci serve più tempo". Tutto dipende dalle sanzioni statunitensi ed europee ancora in vigore. E il pallino resta nelle mani di Washington, che non sembra un guardiano della soglia molto accomodante.

1 commento:

  1. L'Anas e il ministero delle Strade iraniano hanno firmato oggi il contratto quadro che affida alla società Aie (Anas International Enterprise), controllata del Gruppo Anas, la costruzione e la gestione di 1200 km di autostrade in Iran, per un investimento complessivo di 3,6 miliardi di euro. Lo annuncia una nota di Anas. L'accordo - siglato a Roma presso il ministero degli Affari Esteri - è stato sottoscritto dal presidente di Anas, Gianni Vittorio Armani, dall'amministratore Delegato di AIE, Bernardo Magrì, e dal vice ministro delle Strade iraniano, Asghar Kashan, alla presenza dei ministri delle Infrastrutture e Trasporti italiano, Graziano Delrio e iraniano Abbas Ahmad Akhoundi. L'accordo segue il Memorandum di Cooperazione del 10 febbraio a Teheran, con il quale si affidava ad Anas International Enterprise la realizzazione di uno studio per il completamento infrastrutturale del Corridoio stradale Nord-Sud dell'Iran.

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