venerdì 29 luglio 2016

Donald Trump potrebbe vincere

[Sa vida pro sa vida. La vita per la vita.] "Tutto e' possibile": cosi' Barack Obama, a poche ore dal suo intervento alla convention democratica di Filadelfia, ha risposto in un'intervista alla Nbc sulla possibilita' di una vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali di novembre. "E' la natura della democrazia - spiega il presidente - fino a che gli elettori non si esprimeranno nelle urne e gli americani non diranno la loro non si puo' escludere nulla". Donald Trump sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. È questa l'opinione del regista statunitense Michael Moore che sul proprio blog ha spiegato le cinque ragioni per cui il magnate newyorchese sarà il futuro inquilino della Casa Bianca. "Donald J. Trump vincerà a Novembre. Questo miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, e sociopatico a tempo pieno, sarà il nostro prossimo presidente", scrive Moore. Secondo Moore sono cinque i motivi per cui Trump vincerà le elezioni presidenziali di novembre: 1) "La matematica del Midwest. Ovvero, benvenuti nella Brexit della Rust Belt". Il consenso degli abitanti della cosiddetta "Rust Belt", Michigan, Ohio, Pennsylvania e Wisconsin, porterà Trump ad ottenere la vittoria. Secondo Moore "quello che è successo nel Regno Unito con la Brexit succederà anche qui" in quanto "questa America è come il centro dell'Inghilterra: al verde, depresso, in difficoltà" per cui i cittadini saranno propensi a votare l'outsider Trump al fine di "opporsi a tutti quelli che hanno distrutto il loro Sogno Americano!". 2) L'ultimo baluardo del furioso uomo bianco. Moore descrive in maniera ironica il pensiero dell''Uomo Bianco' che non accetterà mai che il paese venga guidato da una donna. "Ed ora dopo aver sopportato per otto anni un uomo nero che ci diceva cosa fare, dovremmo rilassarci e prepararci ad accogliere i prossimi otto anni con una donna a farla da padrone?", scrive il regista, "Dopodiché, per i successivi otto anni ci sarà un gay alla Casa Bianca! Poi toccherà ai transgender! Vedete che piega abbiamo preso. Finiremo col riconoscere i diritti umani anche agli animali ed un fottuto criceto guiderà il paese. Tutto questo deve finire". 3) Il problema Hillary. Sebbene voterebbe per Hillary Clinton, "per impedire ad un protofascista di diventare il nostro 'comandante supremo'", Moore si rende conto che l'ex Segretario di Stato "è incredibilmente impopolare: quasi il 70% degli elettori pensa che sia disonesta e inaffidabile" per cui non otterrà la maggioranza dei voti. 4)"'Il voto depresso' degli elettori di Sanders". Secondo Moore i sostenitori di Bernie Sanders voteranno per la Clinton ma il loro sarà un 'voto depresso' in quanto non saranno entusiasti, non porteranno altre persone a votare e non faranno attività di volontariato durante il periodo precedente. 5) L'effetto Jesse Ventura. Moore fa riferimento al wrestler professionista che un periodo fu il governatore del Minnesota. Secondo il regista i cittadini votarono Ventura e voteranno Trump "solo perché possono farlo". Molti elettori voteranno Trump non perché siano d'accordo con lui ma solo per vedere cosa potrebbe succedere, "solo perché manderebbe tutto all'aria e farebbe arrabbiare mamma e papà".

20 commenti:

  1. 🌵 Russia, se stai ascoltando, spero che tu sia in grado di trovare le 30 mila email sparite riguardanti i server privati di Hillary Clinton": lo ha detto Donald Trump in una conferenza stampa, ironizzando sulla cancellazione di migliaia di email ritenute private da Hillary prima di consegnare quelle 'istituzionali' all'Fbi nell'ambito dell'indagine sull'Emailgate. "Non dirò a Putin cosa fare. Perché dovrei dire a Putin cosa fare?": ha anche detto Trump che si e' rifiutato di chiedere al presidente russo di non interferire nelle elezioni russe, anche perché, ha sottolineato, "probabilmente non c'è la Russia" dietro all'hackeraggio delle email del partito democratico. Se ci fosse la Russia, o qualsiasi governo straniero, ha sottolineato, a suo avvisto questo dimostrerebbe semplicemente quanto poco rispetto hanno altre nazioni per l'attuale amministrazione. L'Fbi sta esaminando segnalazioni di possibili intrusioni da parte di hacker di sistemi informatici legati alla campagna della candidata democratica per la presidenza Hillary Clinton. Lo riferiscono media americani, tra cui la Cnn e il New York Times, sottolineando che la cyber-intrusione in dati della campagna di Hillary potrebbe essere opera di hacker russi. Dallo staff della candidata democratica si conferma che l'intrusione ha interessato un sistema informatico collegato alla campagna della aspirante presidente, ma nell'ambito di una più vasto attacco alla rete dei computer del comitato nazionale democratico. La portavoce della campagna elettorale di Clinton ha affermato inoltre che da verifiche condotte finora non sono emerse indicazioni che il sistema interno della campagna stessa sia stato compromesso. L'Fbi ha confermato in una nota che sta esaminando segnalazioni di "cyber-intrusioni riguardanti diverse entità politiche" senza tuttavia identificare i 9 destinatari dell'attacco.

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  2. Il New York Post, tabloid di proprietà di Rupert Murdoch, pubblica in prima pagina una foto dei Melania Trump senza veli. L'immagine particolarmente rivelatrice risale al 1995, quando Melania faceva la modella e fu scattata per una rivista francese. Il richiamo in prima promette poi un più vasto servizio all'interno, con foto esclusive, di Melania Trump "come non l'avete mai vista". Non e' la prima volta che emergono fotografie della aspirante first lady del periodo in cui faceva la modella con discreto successo, cui il candidato Donald Trump ha in passato risposto affermando che si trattava della sua carriera. Quella pubblicata oggi in prima dal Post appare tuttavia come la più audace delle foto diffuse fino ad ora.

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  3. 🍁 Donald Trump rilancia l'idea di un'alleanza con la Russia contro l'Isis in caso di elezione alla Casa Bianca ma respinge ogni ipotesi di un possibile aiuto del presidente russo Vladimir Putin nelle presidenziali grazie alla divulgazione delle email del partito democratico, definendola "una delle teorie cospirative più strane" che abbia mai sentito. "Non sarebbe bello se andassimo con la Russia?", ha detto in un comizio a Winston-Salem, North Carolina, affrontando il nodo del Califfato. Il tycoon ha negato di aver mai incontrato Putin ma in dicembre uno dei suoi consiglieri per la politica estera, il generale in pensione Michael Flynn, ha cenato con il leader del Cremlino.

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  4. L'intervento di Khizr Khan alla convention democratica ha fatto il giro del mondo, il padre di un musulmano morto combattendo in Iraq che si e' scagliato contro Donald Trump ammonendolo: "Lei non ha sacrificato nulla". Oggi il tycoon di New York ha sfidato il coro di commozione che ha suscitato il discorso di Khan e gli ha risposto, affermando: "Ho fatto molti sacrifici. Ho lavorato sodo. Ho creato decine di migliaia di posti di lavoro, ho costruito strutture. Di certo questi sono sacrifici". Nella sua replica Trump ha poi criticato la moglie di Khan, Ghazala Khan, comparsa accanto a lui e con il volto coperto": Se ne stava li' in piedi, con niente da dire. Forse non le era consentito di dire nulla". Un commento questo cui Ghazala Khan ha subito risposto, sottolineando che ad impedirle di intervenire e' il dolore ancora forte che prova per la perdita del figlio. "Il mio dolore parla per me". Cosi' Ghazala Khan, la madre del soldato musulmano morto in Iraq nel 2004 comparsa accanto al marito Khizr sul palco della convention democratica a Filadelfia risponde con un intervento a sua firma sul Washington Post alle critiche di Donald Trump che la ha attaccata per non aver detto nulla affermando che probabilmente non le e' consentito. "Mio marito mi ha chiesto se volessi intervenire, ma io gli ho detto che non me la sentivo", afferma. "Quando Donald Trump parla di Islam e' ignorante" continua, e aggiunge: "Donald Trump non conosce il significato della parola sacrificio".

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  5. La campagna elettorale di Donald Trump deve rendere pubblici tutti i suoi legami filorussi: lo ha chiesto oggi il manager della campagna di Hillary Clinton commentando l'articolo del New York Times secondo cui Paul Manafort - il capo della campagna del magnate immobiliare newyorchese - avrebbe ricevuto dal 2007 al 2012 un totale di 12,7 milioni di dollari (circa 11,4 milioni di euro) dal partito filorusso dell'ex presidente ucraino Viktor Yanukovich a fronte di consulenze. Intanto, l'avvocato di Manafort ha negato che vi sia mai stato qualsiasi pagamento al suo assistito: "È difficile dar credito a qualsiasi tipo di affermazione di questo tipo fatta per calunniare qualcuno quando non c'é alcuna prova e noi neghiamo che possa mai esserci una prova" al riguardo, ha detto il legale, Richard Hibey, riporta il Times. Il capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, ha ricevuto in qualità di consulente 12,7 milioni di dollari (circa 11,4 milioni di euro) dal partito filorusso dell'ex presidente ucraino Viktor Yanukovych dal 2007 al 2012: é quanto emerge da nuovi documenti segreti reso noti dal neo costituito Ufficio nazionale anti-corruzione ucraino, riporta il New York Times. Il passato di Manafort in Ucraina non é una novità, ma é la prima volta che emerge l'ammontare dei compensi ricevuti per i suoi servizi. E, alla luce della notizia, la campagna di Hillary Clinton - scrive l'agenzia di stampa Ap - ha già criticato Manafort per i suoi legami con la Russia e con interessi filo-Cremlino. Da parte sua, il Nyt ricorda i commenti positivi di Trump su Puntin e l'annessione della Crimea, così come i presunti attacchi di hacker russi contro email di democratici.

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  6. Forse adesso non ci resta che attendere di vedere il sole spuntare a ovest... Non finisce mai di stupire l'imprevedibile Donald Trump e questa volta l'ha fatto chiedendo scusa se, non scegliendo le parole giuste, ha potuto ferire qualcuno. Non siamo su "Scherzi a parte" bensì a Charlotte, North Carolina, al primo comizio elettorale del candidato repubblicano alla Casa Bianca dopo l'ampio rimpasto del team che gestisce la sua campagna. "A volte, nella tensione di un dibattito acceso, prendendo posizione su un'insieme diverso di questioni, capita di non scegliere le parole più adatte o di dire cose sbagliate. Mi è successo. E che ci crediate o no, mi dispiace" ha ammesso Trump. "E mi dispiace specialmente quando posso avere ferito qualcuno. La posta in gioco è troppa alta per non mettere a fuoco queste situazioni. Ma posso promettervi una cosa, vi dirò sempre la verità". La dottrina cattolica, da due millenni maestra di vita, distingue tra l'attrizione, dovuta principalmente al timore della dannazione eterna, e la contrizione, il sincero pentimento per le colpe commesse in trasgressione alla morale cristiana. Difficile nel caso di Trump distinguere tra l'una e l'altra. Fuor di metafora, scorgere il confine tra il riconoscimento dei gravi errori commessi e la strumentalità di una presa di posizione, indubbiamente accorta e coraggiosa, in vista di un recupero di consensi elettorali. Drammaticamente franati, in particolare, dopo le sciagurate dichiarazioni che hanno profondamente offeso i genitori di un capitano dell'esercito statunitense di religione musulmana caduto da eroe in Iraq, nel 2004, per proteggere gli uomini al suo comando.

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  7. Il candidato repubblicano per la presidenza degli Stati Uniti Donald Trump irrompe nella polemica sul pagamento di 400 milioni di dollari all'Iran da parte di Washington - che l'amministrazione Usa ha adesso per la prima volta legato alla liberazione di ostaggi americani - e si scaglia contro Barack Obama accusandolo di aver mentito. "Ha negato che fosse per gli ostaggi e invece lo era", ha sottolineato Trump durante un comizio a Charlotte, in North Caroline, "ha detto che noi non paghiamo riscatti e invece lo ha fatto. Ha mentito sugli ostaggi, apertamente e palesemente".

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  8. L'Fbi ha scoperto quasi 15.000 nuove email di Hillary Clinton risalenti agli anni (2009-2013) in cui l'attuale candidata democratica e' stata segretario di stato. Si tratta di parte della montagna di mail inviate e ricevute da Clinton su un server privato - l'unico da lei utilizzato mentre era alla guida della diplomazia americana - e non su quello protetto del dipartimento di Stato. Sono altre 15.000 mail che si aggiungono alle 30.000 rese disponibili da Clinton al dipartimento di Stato, probabilmente parte delle 33.000 ritenute private dall'ex segretario di Stato e quindi da lei fatte distruggere senza che nessun inquirente potesse esaminare. In ogni caso, sottolinea la rete Abc, mail che ne' Clinton ne' i suoi legali consegnarono a dicembre del 2014 al dipartimento di Stato per sottoporle a verifiche. Il dipartimento di Stato non ha reso noto quando saranno pubblicate queste nuove mail anche se sembra probabile che ciò avverrà prima delle elezioni presidenziali dell'8 novembre, per cui mancano solo 78 giorni. L'emailgate, come e' stato ribattezzato dalla stampa Usa, e' uno dei pochi argomenti concreti su cui il rivale Donald Trump attacca la rivale democratica sollevando dubbi sulla sua affidabilità. Nel corso dell'indagine sulle prima 30.000 mail rese disponibili dallo staff di Clinton il direttore dell'Fbi, James Comeu, rivelo' che in tre era contenuto materiale già all'epoca classificato mentre altre decine sono state definite tali dopo l'inizio dell'inchiesta e l'esame una per una da parte dei federali. Clinton ha negato di aver nascosto messaggi email. "Come abbiamo sempre detto, Hillary Clinton ha fornito al Dipartimento di stato tutte le email collegate al lavoro in suo possesso nel 2014", ha precisato in una nota il suo portavoce Brian Fallon. "Non sappiamo quale siano i nuovi documenti individuati dal Dipartimento di giustizia - ha aggiunto Fallon - me se il Dipartimento di stato ritiene che alcuni siano collegati al lavoro, allora siamo chiaramente favorevoli alla loro pubblicazione".

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  9. Nonostante abbia sostenuto di aver sbagliato in passato a usare parole troppo forti nel corso di questa campagna elettorale, sembra che Donald Trump non voglia usare sconti con la sua avversaria, Hillary Clinton. Il nuovo attacco è arrivato ieri, quando nel corso di un suo intervento ha detto che la Clinton Foundation dovrebbe essere chiusa "subito" e che parte del denaro dovrebbe essere ridato indietro ai paesi donatori. "I Clinton hanno passato decenni a riempire i loro portafogli e a prendersi cura dei loro donatori e non dei cittadini americani", ha scritto Trump. "La Clinton Foundation è la società più corrotta di tutta la storia della politica. Quello che loro hanno fatto mentre la corrotta Hillary guidava il dipartimento di Stato era sbagliato allora e continua ad essere sbagliato oggi", ha aggiunto il candidato repubblicano. Parlando a Fox News Trump ha ribadito il concetto, rincarando la dose. "Penso che la Clinton Foundation chiuderà? Potrebbe avvenire. Se dovesse o non dovesse accadere loro rimangono degli ingordi, quindi forse non succederà. Ma potrebbe accadere", ha detto il miliardario. Hillary Clinton non ha risposto direttamente all'attacco, ma ha lasciato spazio al suo vice, Tim Kaine. "La fondazione sarà completamente ristrutturata se Clinton dovesse diventare presidente", ha detto. Intanto ieri sono spuntate nuove email scambiate tra Hillary e i suoi assistenti al dipartimento di Stato. Dalle comunicazioni emerge che la fondazione avrebbe cercato di trarre vantaggio dalla posizione di Clinton. In pratica secondo Judicial Watch - una organizzazione conservatrice che ha pubblicato 725 pagine di documenti - la politica avrebbe ricevuto con più facilità in qualità di segretario di Stato coloro che avevano fatto donazioni alla sua fondazione. Tra i nomi compare il principe Salman del Bahrain - che aveva donato 32 milioni di dollari alla fondazione - e il cantante degli U2, Bono Vox.

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  10. Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha annunciato che il sito di inchiesta diffonderà nuovi "importanti" documenti sulla candidata democratica alla Casa Bianca, Hillary Clinton, prima delle elezioni presidenziali Usa di novembre. Parlando a Fox News Assange ha dichiarato che il team di Wikileaks sta "lavorando a pieno ritmo" perché ha "ricevuto parecchio materiale" e deve valutare i documenti. "Si tratta di diversi tipi di documenti che arrivano da diverse istituzioni che sono collegate con la campagna elettorale", ha aggiunto Assange.

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  11. Melania Trump questa volta passa alle vie legali. I suoi avvocati hanno annunciato querela nelle scorse ore contro il tabloid britannico Daily Mail, accusato - riportano i media londinesi - di aver sparso voci e pettegolezzi "falsi al 100%" su di lei. La consorte del magnate e candidato repubblicano alla presidenza Usa punta il dito contro i sospetti di 'immigrazione illegale' rilanciati sul suo passato dal Mail sulla base d'un articolo analogo - già smentito dall'entourage di Trump - del sito americano pro-Hillary Politico. Sospetti a cui la sensazionalistica testata di Londra ha sommato qualche maldicenza su fantomatiche attività da escort attribuite alla pretendente first lady di origine slovena negli anni '90. Marcia indietro, dopo il deposito della querela per diffamazione, del tabloid britannico Daily Mail e del blogger americano che nei giorni scorsi avevano pubblicato articoli nei quali si sosteneva che l'ex modella Melania Trump, moglie del candidato presidenziale repubblicano Donald Trump, era una escort negli anni Novanta, prima di conoscere il tycoon. Il Daily Mail ha rimosso l'articolo del sito e ha ritrattato quello sul cartaceo spiegando furbescamente che non intendeva sostenere o suggerire che quelle affermazioni erano vere ma che potevano avere un impatto sulle presidenziali americane anche se infondate. L'editore si e' rammaricato per l'interpretazione errata della storia. Dietrofront anche di Webster G. Tarpley, che gestisce il blog Tarpley.net: ritrattazione e scuse, ma anche il monito che "la querela e' un evidente tentativo di intimidire non solo me ma i giornalisti di ogni tipo perché restino in silenzio di fronte ai personaggi pubblici".

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  12. La campagna di Hillary Clinton ha diffuso una nota nella quale demolisce il certificato medico di ''straordinaria salute'' presentato dal suo rivale nella corsa alla Casa Bianca, Donald Trump. A partire dal fatto che sul frontespizio appare anche il padre del dottore di fiducia di Trump, Jacob Bornstein (suo precedente medico di famiglia), morto pero' nel 2010, ossia 5 anni prima della data indicata nel certificato. Lo staff di Hillary sottolinea poi altre stranezze: il website indicato non esiste, generalmente le lettere rilasciate dai medici non includono il loro indirizzo email, le conclusioni sullo stato di salute non sono suffragate dall' indicazione dei test effettuati e alcuni dati sono riportati in modo approssimativo o con una terminologia non medica. Infine, nonostante il dr. Harold Bornstein sia stato affiliato al Lenox Hill Hospital, non c'e' alcun suo riscontro nella pagina della divisione di gastroenterologia (indicata erroneamente nel certificato come sezione di gastroenterologia), mentre l'abbreviazione Facg (Fellow of the American College of Gastroenterology) contrasta col fatto che non era più tale dal 1995. Nei giorni scorsi i media Usa avevano scoperto tra l'altro che il certificato che era stato scritto in 5 minuti.

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  13. In attesa del faccia a faccia di stanotte tra Hillary Clinton e Donald Trump, i due candidati alla presidenza hanno incontrato, in separata sede e a porte chiuse, il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Trump riconoscerebbe Gerusalemme come capitale Israele - "Gerusalemme è stata la capitale eterna del popolo ebraico per oltre 3000 anni''. Di conseguenza una amministrazione Trump ''riconoscerebbe Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato d'Israele''. Lo afferma il candidato repubblicano alla Casa Bianca nel comunicato emesso al termine dell'incontro con il premier israeliano Benyamin Netanyahu. Assicura fra l'altro che una volta eletto ''fra Israele e Usa sarà avviata una straordinaria cooperazione strategica, tecnologica, militare e di intelligence''. Hillary Clinton, Israele forte e sicuro vitale per Usa - "Un Israele forte e sicuro è vitale per gli Stati Uniti": lo ha detto Hillary Clinton dopo un incontro, in serata a New York, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Un incontro a porte chiuse, come quello di poche ore prima tra Netanyahu e Donald Trump, durante il quale la candidata alla presidenza - riferisce una nota del suo staff diffuso al termine dell'incontro - ha riaffermato il suo "costante impegno" nelle relazioni tra Stati Uniti e Israele.

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  14. Ha tappezzato il taxi di foto di Donald Trump e gli affari si sono moltiplicati. Uljan Kolgjegja, tassista di Tirana, ha detto di aver avuto l'idea di decorare la macchina con ritratti del candidato repubblicano dopo che il premier albanese Edi Rama ha affermato che Trump potrebbe essere una "reale minaccia per i rapporti Albania-America". L'idea ha attirato l'attenzione e i clienti, ha detto il tassista, non sono mai stati così numerosi nei suoi 13 anni di attività. Secondo Kolgjegja, Trump porterà nuove speranze di sviluppo nel mondo se sarà eletto presidente. Scettico invece, il tassista, nei confronti della candidata democratica Hillary Clinton. "Guardo al mondo di oggi pieno di guerre e a Obama e Clinton, che lavora per lui. Non hanno fatto abbastanza", ha osservato. Trump, invece, "rappresenterà un cambiamento".

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  15. Il New York Times ha ottenuto e pubblicato la dichiarazione dei redditi di Donald Trump per il 1995 e dall'analisi dei documenti effettuata da esperti consultati dal giornale emerge che l'attuale candidato repubblicano per la presidenza degli Stati Uniti ha usufruito di una detrazione tale che potrebbe poi avergli concesso, in maniera legale, di non pagare le imposte federali sul reddito per 18 anni. I documenti ottenuti dal New York Times non sono mai stati resi pubblici prima e mostrano che nella dichiarazione dei redditi per il 1995 di Donald Trump risulta una perdita pari a 916 milioni di dollari e una deduzione fiscale di quella entità - si spiega - potrebbe appunto avergli consentito di godere legalmente dello 'sconto' sulle imposte federali per quasi due decenni successivi. Sebbene infatti il reddito di Trump soggetto a tassazione per gli anni successivi resti sconosciuto, dichiarare una tale perdita per quell'anno potrebbe averlo messo nelle condizioni di 'cancellare' oltre 50 milioni di dollari all'anno di reddito imponibile per oltre 18 anni. Gli esperti fiscalisti interpellati dal New York Times sottolineano come alcune regole fiscali particolarmente vantaggiose per i più facoltosi possono aver consentito a Trump di utilizzare la perdita dichiarata per cancellare una somma equivalente di reddito imponibile in un periodo di 18 anni. Una "indennità fiscale straordinaria", nota il giornale, "che Trump ha tratto dallo sfascio finanziario che si lasciò alle spalle all'inizio degli anni attraverso la cattiva gestione di tre casinò ad Atlantic City, la sventurata incursione nel settore delle compagnie aeree e l'intempestivo acquisto del Plaza Hotel a Manhattan". Trump ha declinato di commentare sui documenti, riferisce ancora il New York Times, ma il suo staff ha diffuso una nota che non contesta né conferma la somma indicata di 916 milioni di dollari.

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  16. L'Fbi voleva indagare anche sulla Fondazione Clinton ma il dipartimento di Giustizia frenò il bureau investigativo ritenendo che non vi fossero prove sufficienti per procedere. Lo scrive il Washington Post e ne parla anche il Wall Street Journal. A quanto emerge nei mesi scorsi agenti dell'Fbi sottolinearono che sarebbe stato opportuno indagare sulla fondazione filantropica dei Clinton per verificare se a donatori fu riservato uno speciale trattamento politico, ma l'unità competente al ministero della Giustizia si espresse in maniera contraria ritenendo che non vi fossero le basi per avviare un'inchiesta. Da parte sua la Fondazione Clinton affermò di non essere mai stata contattata dall'Fbi, confermando quindi che i tentativi del bureau rimasero in una fase preliminare e non andarono avanti. Un ''grave errore'' che mette a rischio la fiducia e la reputazione dell'Fbi. Il New York Times critica il numero uno dell'agenzia federale, James Comey: il board editoriale del quotidiano lo accusa di aver sbagliato ''chiaramente'' nel non aver considerato l'impatto delle nuove indagini sulle email di Hillary Clinton. Comey agendo in questo modo è sembrato ''più preoccupato di proteggere se stesso dalle critiche. E ora grazie a Comey, il Dipartimento di Giustizia e l'Fbi sono alle prese con centinaia di migliaia di email per determinare se contengano qualcosa di rilevante prima dell'8 novembre, tenendo il paese in sospeso. Questo non è il modo in cui sono condotte le indagini federali''. Il risultato è quello di ''mettere a rischio la fiducia degli americani in una delle agenzie più importanti del paese''.

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  17. Wikileaks è pronta a colpire ancora. Con un tweet, l'organizzazione creata da Julian Assange ha annunciato la "terza fase" della sua copertura delle elezioni negli Stati Uniti. La nuova 'bomba' dovrebbe essere sganciata in settimana. Tuttavia non viene specificato cosa comporti questa "terza fase". Nel caso si trattasse di nuove rivelazioni che riguardano l'uso del server privato da parte di Hillary Clinton quando era a capo della diplomazia americana, la campagna della candidata democratica alla presidenza potrebbe ricevere un ulteriore scossone.

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  18. L'Fbi finora non ha trovato alcun legame diretto tra il candidato repubblicano alla Casa Bianca Donald Trump e il governo russo. Il Federal Bureau of Investigation e i dirigenti dell'intelligence sono inoltre convinti che anche gli hackeraggi contro i democratici siano volti a minare le elezioni presidenziali più che a far eleggere Trump. Lo scrive il Nyt citando fonti investigative. Se confermate, le rivelazioni prenderebbero in contropiede i democratici, convinti dei legami Trump-Putin. Hillary Clinton resta in testa, ma il suo vantaggio su Donald Trump si riduce a cinque punti con le nuove indagini dell'Fbi sulle e-mail. Secondo il sondaggio Reuters-Ipsos, Clinton ha il 44% delle preferenze e Trump il 39%. Le rilevazioni sono state condotte fra il 26 e il 30 ottobre, a cavallo dell'annuncio dell'Fbi. La settimana precedente Clinton aveva un vantaggio di sei punti. Mancano soltanto una manciata di giorni all'election day negli Usa e la gara è di nuovo e più che mai aperta, con Donald Trump che recupera e corre in un serrato testa a testa con Hillary Clinton fino a anche a superarla in Florida, Stato cruciale e indispensabile per il tycoon che aspira alla Casa Bianca. E proprio dal 'sunshine State' oggi Hillary ha ribadito a gran voce che no, non è il momento di distrarsi, che l'importante è rialzarsi, ogni volta. Ma i responsabili della sua campagna sono furibondi e insistono: il direttore dell'Fbi James Comey deve spiegare quella decisione "senza precedenti" - ha ribadito John Podesta - con cui di fatto ha annunciato la riapertura dell'inchiesta sulle mail a soli 11 giorni dal voto, consegnando una nuova speranza a Trump. Mentre emerge che sono 650mila la mail da spulciare, un'impresa che durerà settimane se non di più, ben oltre la chiusura delle urne l'8 novembre. Eppure stando ai primi sondaggi condotti dopo la 'sorpresa di ottobre' piombata sulla corsa di Hillary Clinton, il 63% dell'elettorato ritiene che le nuove indagini dell'Fbi circa le mail della ex segretario di Stato non cambieranno la loro decisione sul voto.

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  19. Teresa May, quando era ancora ministro dell'Interno, aveva avvertito, in un incontro segreto con un gruppo di banchieri d'investimento, che le aziende britanniche avrebbero lasciato il Paese in caso di vittoria della Brexit al referendum del 23 giugno: è quanto emerge da una registrazione di quell'incontro ottenuta in esclusiva dal quotidiano Guardian. L'attuale premier britannico ha incontrato i banchieri della Goldman Sachs il 26 maggio scorso, poco meno di un mese prima del referendum. E quella registrazione, scrive il giornale, rivela che May aveva molti timori su un'eventuale uscita del Regno Unito dalla Ue: in contrasto con i suoi interventi sfumati di allora, in cui esprimeva costernazione per i sostenitori della campagna Ramain prima del voto. Ai banchieri della City May aveva spiegato i vantaggi economici derivanti da un voto anti-Brexit, sottolineando che il Regno doveva assumere un ruolo guida in Europa ed augurandosi che gli elettori avrebbero guardato al futuro piuttosto che al passato.





    Torna lo spettro dell'Emailgate per Hillary Clinton: James Coley, il direttore dell'Fbi, ha fatto sapere in una lettera a membri del Congresso che verranno riaperte le indagini per controllare nuove mail dell'allora segretario di Stato con l'obiettivo di verificare se contenevano materiale classificato. Comey ha precisato che l'Fbi non può ancora dire se le email "possono essere significative" o quanto tempo sarà necessario per riesaminarle. Le email sono state scoperte in una vicenda non collegata che ha spinto Comey a disporre "appropriati passi investigativi". "Un grande giorno della nostra campagna è appena diventato anche migliore". Lo scrive su Twitter Kellyanne Conway, manager della campagna di Donald Trump, in reazione alla notizia che l'Fbi ha deciso di riaprire l'inchiesta sull'utilizzo di indirizzo e-mail e server privati da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. Lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, ha affermato che la riapertura dell'inchiesta da parte dell'Fbi sulle e-mail di Hillary Clinton rinnova l'appello "per la sospensione di tutti i briefing classificati per Hillary Clinton".

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  20. Sono circa 650mila le mail contenute nel laptop di Anthony Weiner, marito di Huma Abedin, che gli agenti federali si apprestano a esaminare per determinare quante sono legate alla inchiesta sull'uso di mail e server privati da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti informate. Metadata contenuti nello stesso dispositivo sembrano suggerire che potrebbero essercene migliaia inviate o ricevute dal server privato della ex segretario di Stato. Gli agenti dell'Fbi impegnati nell'inchiesta sull'uso di mail e server privati da parte di Hillary Clinton erano a conoscenza già all'inizio di ottobre che il nuovo materiale emerso da indagini separate poteva essere attinente all'inchiesta sull'emailgate. Hanno però aspettato settimane prima di informare il direttore del bureau investigativo, James Comey. Lo riferisce il Washington Post citando fonti informate. L'ex ministro americano della Giustizia Eric Holder è tra i firmatari di una lettera - ottenuta dall'Associated Press - sottoscritta da decine di altri ex procuratori federali, estremamente critica nei confronti del direttore dell'Fbi James Comey e della sua decisione di informare il Congresso dell'emergere di nuove mail considerate "pertinenti" all'inchiesta sull'utilizzo di mail e server privati da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. Il direttore dell'Fbi James Comey "potrebbe aver violato la legge" rivelando la nuova inchiesta sulle email di Hillary Clinton a pochi giorni dalle elezioni presidenziali. E' quanto ha detto il leader democratico in Senato, Harry Reid, facendo riferimento all'Hatch Act, che vieta alla polizia federale di influenzare le elezioni. Venerdì scorso Comey ha informato il Congresso di aver riaperto l'indagine sull'uso di un server privato da parte di Clinton quando era segretario di Stato, e sui conseguenti rischi per la sicurezza nazionale, a fronte di nuove email che potrebbero rivelarsi "pertinenti". La candidata democratica ha chiesto al direttore della polizia di spiegare la sua decisione, "senza precedenti e "profondamente preoccupante", ma si è anche detta fiduciosa del fatto che la nuova indagine non altererà le conclusioni raggiunte lo scorso luglio, quando la polizia federale decise di non procedere contro di lei. "Non appena è entrato in possesso della più piccola insinuazione riguardante il segretario di Stato Clinton è corso a renderla pubblica nella peggiore luce possibile - ha detto Reid in un comunicato rivolto a Comey - attraverso le sue azioni faziose, potrebbe aver violato la legge",

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