giovedì 14 luglio 2016

Binnu u tratturi è morto

[Sa tazza mintet azza. La tazza mette coraggio. Cioè il vino fa audace colui che lo beve] I morti ammazzati dal delinquente Provenzano potranno ora regolare i conti in sospeso. In questo mondo o nell'altro Boris Giuliano e il generale Dalla Chiesa ... avranno la loro vittoria definitiva.  Ma anche i colleghi del crimine eliminati dal signore della morte potranno prendersi delle soddisfazioni non da poco. Bernardo Provenzano, il boss della mafia morto ieri  all'età di 83 anni, era nato il 31 gennaio del 1933 a Corleone. Nato in una famiglia di agricoltori, cominciò giovane le attività illegali. Arrestato nel 1958 dai carabinieri in seguito ad uno scontro a fuoco tra mafiosi, dal 1963 inizia una latitanza che durerà 43 anni e che indurrà alcuni degli investigatori a considerarlo morto. Secondo i collaboratori di giustizia Provenzano, detto Zio Binnu o "il ragioniere",  da metà degli anni Settanta diventa reggente della famiglia di Corleone insieme a Totò Riina. Quando quest'ultimo viene arrestato, nel 1993, Provenzano rimane il boss, nonché il principale mafioso ricercato dalle forze dell'ordine. Viene arrestato l'11 aprile del 2006, senza opporre resistenza, in un casolare spoglio a Corleone. Condannato a svariati ergastoli, tra l'altro, per diversi omicidi eccellenti di mafia (tra gli altri, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Boris Giuliano) e per le stragi di Capaci e di Via D'Amelio costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, era imputato anche nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, a cui non partecipò per motivi di salute. Incarcerato, in regime di 41bis, passa dal carcere di Terni a quello di Novara a quello di Parma. Le sue condizioni di salute nel corso degli anni peggiorano. Il nove aprile 2014 viene ricoverato all'ospedale San Paolo di Milano, dove oggi è morto. Un duro colpo alla mafia di Corleone, in provincia di Palermo, è stato inferto dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Monreale e della Compagnia di Corleone, a conclusione di  una complessa ed articolata indagine coordinata dalla Dda di Palermo. Sono 6 i fermi eseguiti dai militari, nei confronti di altrettanti boss e gregari, indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, danneggiamento, illecita detenzione di armi da fuoco. L'operazione, denominata "Grande Passo3", nasce dalle evoluzioni delle indagini che portarono, nel settembre 2014 e il gennaio 2015 alle operazioni "Grande Passo" e "Grande Passo 2" nei confronti delle famiglie mafiose di Corleone e Palazzo Adriano. Le indagini hanno permesso di individuare il capo mandamento in Rosario Lo Bue, fratello di Calogero già condannato per il favoreggiamento di Bernardo Provenzano, nonché di ricostruire l'assetto del mandamento mafioso di Corleone ed in particolare delle famiglie mafiose del territorio dell'Alto Belice dei Comuni di Chiusa Sclafani e Contessa Entellina.

Nessun commento:

Posta un commento