sabato 27 febbraio 2016

Brunello terrone

[Qui queret ischire totu, nudda imparat. Chi vuol sapere tutto nulla apprende.] Un po'  di sangue 'terrone' scorre nei calici del Brunello. Una ricercatrice del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (Crea) ad aver dimostrato l'origine meridionale del vitigno Sangiovese in seguito alla diffusione della viticoltura dalla Grecia verso l'Europa occidentale. Tra i più diffusi e importanti vitigni italiani a livello mondiale, il Sangiovese dal mezzogiorno è poi approdato in Toscana nel comprensorio di Montalcino. Una scoperta che ha valso a Marica Gasparro, il diploma di eccellenza scientifica del Premio internazionale Brunello di Montalcino riservato ai giovani ricercatori under 35 edizione 2015, che è riuscita ad analizzare le relazioni di parentela 'padre-figlio' attraverso l'utilizzo di vari fattori, dall'ampelografia, alle ricerche storiche, alla caratterizzazione molecolare.  Obiettivo del lavoro della ricercatrice del Crea Viticoltura ed Enologia di Turi (Bari), è stato quello di scoprire il pedigree del Sangiovese; analizzando la collezione di germoplasma viticolo, sono stati individuati due genitori "putativi" del Sangiovese, il Ciliegiolo e il Negrodolce, antica varietà recuperata nella Puglia meridionale considerata perduta nel secolo scorso.  Inoltre, nella ricerca del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, è stato riscontrato che tre varietà di vini recuperate in Calabria e in Sicilia (Gaglioppo di Cirò, Mantonicone e Nerello Mascalese) derivano dall'incrocio con il Sangiovese.

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