martedì 20 ottobre 2015

Saranno oscurate 7 tv turche

[Desto o son Sogno? Totò-Antonio de Curtis] L'operatore statale unico di comunicazione satellitare in Turchia, Turksat, ha trasmesso ai suoi network l'avviso di interrompere entro un mese le trasmissioni di 7 canali televisivi ostili all'Akp di Erdogan, pena l'interruzione dei loro contratti. Lo riferiscono media locali a due settimane dal voto anticipato in Turchia. Jacky Sutton non è tipo da suicidarsi nelle toilette dell'Aeroporto Ataturk di Istanbul, come hanno suggerito invece i media turchi dopo il ritrovamento del suo corpo senza vita. Era una donna "dura", come la descrivono i suoi amici, che ha raccontato da inviata di guerra della Bbc i conflitti in Afghanistan e Iraq e guidava un importante think tank giornalistico. Così la morte di questa giornalista 50enne rischia di diventare un caso. La Bbc, in un articolo molto prudente, ha raccontato che Sutton era arrivata sabato a Istanbul e aveva due ore d'attesa per il suo volo di transito per Irbil, in Iraq, che ha apparentemente perso. "I media locali riferiscono che non aveva abbastanza denaro per acquistare un altro biglietto e poi è stata trovata morta nelle toilette un paio di ore dopo", ha raccontato il corrispondente della rete pubblica britannica Ben Ando. "Quello che esattamente è avvenuto - ha continuato - non lo si sa ancora". Una ricostruzione, questa, considerata risibile da chi conosceva Sutton. Christian Bleuer, un ricercatore che la conosceva bene, ha immediatamente twittato, quando si sono diffuse le notizie sulla morte della giornalista: "Jackie Sutton ha lavorato in Afghanistan&Iraq. Era la donna più dura che si potesse incontrare. E la polizia turca dice che si è uccisa perché ha perso un volo?" Poi, in un altro "cinguettio", ha rincarato la dose: "Non sono uno che crede alle cospirazioni, ma i turchi dicono che una videocamera di sorveglianza era 'malfunzionante' dove Jackie Sutton è stata assassinata". Jane Pearce, direttrice del World Food Programme dell'Onu in Iraq, è altrettanto netta nella sua valutazione. "Semplicemente non credo a queste notizie", ha twittato a sua volta, riferendosi alle notizie su un eventuale suicidio. Sutton era una giornalista di lunga e provata esperienza. Dopo il lavoro alla Bbc stava approfondendo la sua competenza presso il Centro per gli studi arabi e islamici all'Università nazionale d'Australia. La sua ricerca era incentrata sul sostegno internazionale allo sviluppo per sostenere le donne professioniste dei media tra il 2003 e il 2013 in Iraq e Afghanistan. "Non solo era una studiosa eccezionale, ma un'amica di alto valore e una collega che ha dato grandi contributi al lavoro e alle attività del centro", ha affermato il professor Amin Saikal. Nulla nel suo profilo, insomma, fa pensare a una persona fragile. D'altronde anche il suo lavoro come direttrice pro-tempore dell'Institute for War and Peace Reporting (Iwpr) - una struttura che ha uffici in diversi paesi colpiti da conflitti per sostenerne la stampa indipendente - dimostra che si trattava di una persona impegnata ancora a costruire, progettare, scrivere. Ma proprio in questa esperienza si situa un'altra circostanza destinata ad alimentare il sospetto: il precedente direttore per l'Iraq Ammar al Shahbander è stato ucciso in un attacco terroristico a Baghdad a maggio, assieme ad altre 17 persone. Per ora il governo di Londra mantiene un profilo basso e ha solamente confermato che la donna è stata trovata morta. Il Foreign Office ha detto di star fornendo "assistenza consolare alla famiglia" di Sutton. Al momento della morte Jacqueline Anne Sutton, l'ex giornalista della Bbc trovata impiccata sabato notte in una toilette dell'aeroporto Ataturk di Istanbul, aveva 2.300 euro nel suo portafogli. Lo sostiene il quotidiano Haber Turk. La circostanza che accresce ulteriormente il mistero intorno alla fine della donna visto che i media locali, citando la polizia turca, avevano parlato di una sua crisi nervosa prima del presunto suicidio dovuta a una supposta mancanza di denaro. Anthony Borden, direttore esecutivo dell'ong Iwpr (Institute for War and Peace Reporting), non crede al suicidio della collega Jacqueline Anne Sutton, la 50enne britannica direttrice dell'Iwpr in Iraq trovata morta sabato notte in una toilette dell'aeroporto Ataturk di Istanbul. Secondo le autorità turche, si sarebbe tolta la vita impiccandosi con dei lacci di scarpe. Ma la ricostruzione non convince amici e colleghi della donna, che ora chiedono chiarezza perché le circostanze della morte di Sutton, che aveva lavorato per la Bbc e diverse ong oltre che per le Nazioni Unite in Australia, sono un vero e proprio giallo. In Iraq, Sutton aveva molti progetti in corso, tra cui alcune delicate inchieste sulla condizione femminile nell'Isis.

1 commento:

  1. A pochi giorni dal voto del 1 novembre la polizia turca ha fatto irruzione nella sede del gruppo editoriale Ipek a Istanbul e ha preso il controllo, in diretta tv, della regia dei due canali di opposizione Bugun Tv e Kanalturk. “Questa è una censura dei media per cercare di influenzare le elezioni”, ha accusato in diretta il direttore di Bugun tv, Tarik Toros. I media turchi hanno diffuso le immagini in cui si vedono le forze dell’ordine usare lacrimogeni e cannoni ad acqua per respingere giornalisti e dipendenti che hanno tentato di opporsi. Una volta impadronitisi dell’edificio, i poliziotti hanno staccato i cavi per interrompere le trasmissioni televisive e hanno fatto entrare gli amministratori nominati dal tribunale per sostituire la gestione attuale, accusata di legami con la rete “illegale” del magnate e imam Fethullah Gulen, ex alleato diventato nemico numero uno del presidente Recep Tayyip Erdogan.

    RispondiElimina