sabato 3 ottobre 2015

Manco a dirlo, arrestato un altro camorrista

[Abba minore non girat molinu. Poca acqua non fa girare il mulino. Sta ad  indicare che col poco non si può fare molto. Frase sarda] Arrestato ad Aversa (Caserta) Ciro Manco, 52 anni di Marano (Napoli), ritenuto elemento di vertice dello storico clan di camorra "Polverino" attivo nell'area nord della provincia di Napoli. Manco era ricercato da due anni per un’ordinanza di custodia cautelare in carcere richiesta dalla dda partenopea ed emessa dal gip per associazione per delinquere di tipo mafioso e narcotraffico e per una condanna in primo grado a 30 anni di reclusione per le stesse accuse.  Al momento dell'arresto Manco non aveva documenti. Apparentemente conduceva una vita anonima e defilata in un appartamento in un tranquillo contesto residenziale del vasto comune casertano, area vicina ai comuni napoletani sotto l’influenza criminale del gruppo camorristico "Polverino". Per catturare Manco, uomo di fiducia dei vertici della famiglia camorristica Polverino, una ventina di cacciatori della Sezione Catturandi del Nucleo Investigativo Carabinieri di Napoli, lo hanno stanato dall'appartamento dove si nascondeva. Erano un paio di giorni che la casa era tenuta sotto osservazione. Dalle finestre, sempre con persiane chiuse, si potevano notare solo movimenti di ombre all'interno. Fino a quando Manco ha aperto uno spiraglio dalla finestra ed è andato a sedersi sul divano mettendosi a giocare con una costosa consolle per videogiochi collegata alla TV. Osservandolo per qualche minuto, nonostante fosse invecchiato rispetto alle ultime immagini disponibili, i militari lo hanno riconosciuto e hanno fatto irruzione. Chi è Ciro Manco. L'ormai ex latitante è noto, tra l'altro, per aver trasportato anni fa in Spagna - circostanza emersa da un processo - due milioni di euro in contanti al boss Giuseppe Polverino, all'epoca dei fatti latitante perché evaso da una casa lavoro italiana. Manco partì in auto da Napoli con i soldi nascosti in una valigia e raggiunse il boss a Barcellona, dove gli consegnò i due milioni di euro che sarebbero dovuti servire per l'acquisto di due tonnellate di hashish destinate agli spacciatori italiani.

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