giovedì 8 ottobre 2015

Mafia, Palenzona tra gli indagati

[S’ainu famidu non timet su fuste. L’asino affamato non teme il bastone. Dicesi di quelli che oppressi dal bisogno non si curano di beffe o di vergogna. Detto popolare sardo] I carabinieri del Ros sono impegnati in un'operazione che riguarda una presunta rete di fiancheggiatori che potrebbero anche avere collegamenti con la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. In corso perquisizioni, disposte dalla Dda di Firenze, che riguarderebbero anche imprenditori e manager, una decina delle quali nell'area pisana e della Versilia. Al vaglio soprattutto alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale. Anche il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona tra gli indagati e destinatari delle perquisizioni disposte dalla Dda di Firenze nell'ambito delle indagini che hanno portato agli accertamenti condotti dal Ros su eventuali infiltrazioni mafiose nel settore della finanza. Molte delle perquisizioni sono state effettuate in Toscana. È indagato in un’inchiesta dell’antimafia sui presunti fiancheggiatori del super latitante Matteo Messina Denaro. Fabrizio Palenzona, tra il resto vicepresidente di Unicredit nonché deus ex machina delle più importanti partite finanziarie italiane degli ultimi decenni, è accusato di reati finanziari aggravati dal favoreggiamento a Cosa nostra. La notizia è emersa in seguito alla perquisizione degli uffici del banchiere da parte dei Ros che ne hanno ricevuto incarico dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. La perquisizione è solo uno dei tasselli di una più ampia operazione antimafia condotta dai carabinieri del Ros che riguarda una presunta rete di fiancheggiatori che potrebbero anche avere collegamenti più o meno diretti con la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Al vaglio degli inquirenti vi sarebbero soprattutto alcune operazioni finanziarie sospette legate a possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto economico locale. Gli investigatori hanno perquisito vari imprenditori e manager. A partire dal costruttore di origini siciliane Andrea Bulgarella che negli anni settanta ha preso in mano le redini dell’azienda fondata dal nonno a Erice (Tp) e, non senza passare per un duro scontro con il padre, ha progressivamente trasformato l’impresa familiare di costruzione di strade in un impero prevalentemente alberghiero costituito da oltre 20 società e attivo lungo tutta la Penisola, con una fortissima concentrazione in Toscana, in particolare a Pisa. Unicredit è solo una delle banche partner del gruppo che fa capo alla Bulgarella Costruzioni, a sua volta reduce da un 2014 con 1,5 milioni di rosso e un indebitamento netto di oltre 27 milioni di euro e più di 25 milioni di debiti verso il sistema bancario. Insieme a Bulgarella e al banchiere che assomma poltrone come quelle di presidente dell’Associazione delle concessionarie autostradali (Aiscat), degli Aeroporti di Roma e della cooperativa di servizi agli autotrasportatori Fai Service, sono indagate altre nove persone tra cui alcuni funzionari di Unicredit i cui uffici a Roma, Palermo, Trapani e Firenze, riporta Repubblica, sono stati anch’essi perquisiti dai carabinieri del Ros a caccia di documentazione bancaria dei rapporti tra l’istituto milanese e il costruttore trapanese sospettato di un collegamento con il superboss latitante.
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2 commenti:

  1. Nella inchiesta su Unicredit e Palenzona spunta il nome del senatore trapanese di Forza Italia Antonio D’Alì: sbloccò al Ministero i prestiti all’amico dei boss, rivela un pentito. “Nel 2001 il senatore intervenne sul Ministero dello Sviluppo Economico per farci avere dei soldi”. La vicenda la racconta  Il Fatto Quotidiano che spulcia le oltre 8000 pagine di carte dell’inchiesta sul costruttore trapanese Andrea Bulgarella e Fabrizio Palenzona, “uno dei tre uomini più potenti in Italia“, come dicono alcuni degli intercettati, dato che è vice presidente di Unicredit (dopo aver cominiciato come camionista). Bulgarella, oggi trapiantato a Pisa, è ritenuto dagli inquirenti un fiancheggiatore di Matteo Messina Denaro. Lui si difende dicendo che nel fascicolo della procura non c’è alcun elemento che assuma rilevanza penale e che non ha mai avuto rapporti con mafiosi. Racconta Angelo Siino,pentito, considerato il “ministro dei lavori pubblici di Cosa nostra” su Bulgarella:“Decise di lasciare il settore degli appalti nell’edilizia pubblica perché c’era troppo controllo da parte dei magistrati, si buttò nell’edilizia privata, ma passando dalla Sicilia alla Toscana”. Siino dice ai pm che “Matteo Messina Denaro ha raccomandato Bulgarella per le forniture di cemento”. Anche un altro pentito, Giovanni Brusca,  parla di Bulgarella, a proposito del contenzioso su una tonnara di San Vito Lo Capo alla quale era interessato anche Bernardo Provenzano: “Bulgarella aveva costruito un residence nella zona, e un’altra tonnara bellissima”. A seguire gli interessi in Sicilia Occidentale di Bulgarella è sempre il cognato, Giuseppe Poma, ex vice presidente della provincia di Trapani, che sul territorio si avvale di Franco Daidone, altro politico Udc, legato a D’Alì tanto da ottenere la nomina ad assessore del cugino Franco Briale, oggi consigliere comunale a Trapani. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Daidone a sua volta tiene i rapporti con pezzi grossi: Alfano, Schifani e altri. Ma il politico di riferimento è sempre D’Alì, che viene intercettato mentre parla con Bulgarella. Ma torniamo al tema centrale. Cosa racconta Il Fatto Quotidiano? Nel 2001 un consorzio di imprese vicine a Cosa nostra e guidato dal cognato di Bulgarella, Giuseppe Poma, chiede un patrocinio oneroso al Ministero dello Sviluppo Economico. Di quel gruppo di imprenditori faceva parte Antonino Birrittella, imprenditore mafioso, oggi pentito, che racconta: “Non ci potevano dare i soldi perché ci fu detto che non eravamo in regola con la certificazione antimafia in relazione a qualcuno degli associati. A quel punto, insieme a Poma, abbiamo deciso di fare intervenire il senatore Antonio D’Alì e grazie al suo intervento ogni ostacolo fu superato”. Chissà se questo episodio finirà nell’altro fascicolo, quello che riguarda il processo per concorso esterno in associazione mafiosa che vede D’Alì imputato in Corte d’Appello a Palermo. Il processo è stato già rinviato due volte perché la procura ha chiesto l’ammissione di nuovi elementi di prova a carico del senatore, che in primo grado è stato assolto, con prescrizione dei fatti commessi fino al 1994.

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  2. La Cassazione ha annullato l'ordinanza con cui il tribunale del riesame di Firenze aveva a sua volta annullato, il 28 ottobre 2015, decreto di perquisizione e sequestro di documenti al costruttore siciliano Andrea Bulgarella sospettato di aver commesso reati finanziari, servendosi anche di rapporti con Unicredit, con l'aggravante di aver favorito Cosa Nostra. Contro il tribunale del riesame la procura di Firenze ha ricorso in Cassazione, che ha rinviato il procedimento allo stesso riesame - che fece dissequestrare i documenti - per una nuova decisione. Nell'inchiesta sui rapporti tra mafia e finanza che i magistrati antimafia della Dda di Firenze portano avanti da qualche tempo, il nome di Bulgarella e di altri indagati è associato a Cosa Nostra e in particolare al boss 'super-latitante' Matteo Messina Denaro. L'ipotesi investigativa è che l'imprenditore abbia rapporti diretti con il clan di Messina Denaro tali da avergli fatto accumulare capitali reinvestiti in particolare in Toscana, a Pisa e Livorno.

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