lunedì 19 ottobre 2015

EQUIVOCI TRA BRUXELLES E ANKARA

[Amigu qui t’incensant, cussu ti noghet. Amico che vi adula, costui vi offende. Frase sarda] I governi europei e turco smentiscono, ma la Commissione insiste. È  giallo attorno al presunto accordo tra Ue e Turchia sul piano d'azione che dovrebbe fare da argine alle ondate di migranti sulla rotta balcanica. Da Ankara, il portavoce del partito Akp del presidente Recep Tyyip Erdogan sostiene che nessuna intesa è stata ancora raggiunta con la Ue. E il ministro degli Esteri Feridun Sinirlioglu definisce il documento una "bozza", aggiungendo che il punto sulle misure di sicurezza "è sbagliato". A Bruxelles una fonte di altissimo livello del Consiglio europeo conferma che "è vero che non abbiamo un accordo", definendo il piano di azione "più una dichiarazione di buona volontà che un accordo". Ma il portavoce della Commissione Margaritis Schinas insiste: "Per noi da ieri sera c'è un accordo, perché gli ingredienti sono stati approvati e procediamo a pieno vapore". "C'è intesa con Ankara sul piano d'azione e c'è l'endorsement del Consiglio europeo", sottolinea una fonte che invita a "non dimenticare le elezioni del primo novembre in Turchia, con quanto ne consegue". L'ottimismo della Commissione contrasta anche con quanto confidato ai piani alti del Consiglio europeo: "Senza soldi non c'è alcuna chance di motivare Ankara". E dei tre miliardi chiesti da Ankara non c'è traccia nelle conclusioni del vertice. In verità non c'è ombra di cifre neppure nel piano d'azione, ma fonti dell'esecutivo comunitario spiegano: è così perché i soldi sono ancora "oggetto di negoziato". L'idea è quella di mettere sul piatto i 500 milioni del budget Ue del trust fund sulla Siria, mentre altro mezzo miliardo dovrebbe arrivare dagli Stati membri. Si pensa "ad uno schema su più anni", partendo con un miliardo per il 2016. Resta che tra mercoledì e giovedì gli emissari di Jean-Claude Juncker, il vicepresidente Frans Timmermans ed i commissari per l'allargamento Johannes Hahn e quello per l'Immigrazione Dimitris Avramopoulos, hanno raccolto con un serrato negoziato notturno le richieste turche per mettere in atto il piano d'azione, in cui i turchi si impegnerebbero al controllo delle frontiere, a limitare i flussi di rifugiati vero la Ue, a dare loro lavoro, e a lottare contro i trafficanti. Vivisezionato nella cena a porte chiuse dei leader europei con quella che è stata descritta come una "accesa discussione", sul piano sono arrivate riserve di ogni tipo. Alla fine, vista l'impossibilità di avere un via libera formale e considerata l'impraticabilità politica di un 'no', Juncker e Tusk hanno dichiarato che i 28 avevano dato un "avallo politico" alla proposta di accordo. Specificando però che tutte le richieste turche, a cominciare dai tre miliardi (che triplicherebbero l'offerta iniziale fatta il 5 ottobre da Juncker a Erdogan), tutto era da valutare e discutere. In puro stile europeo, è stato spiegato che l'accelerazione sulla liberalizzazione dei visti - il passaggio più "concreto", come viene definito oggi - deve essere "chiaramente legata" all'attuazione del piano d'azione. Dalla nuova valutazione che sarà pubblicata tra fine anno e primi mesi del 2016 emerge infatti che il blocco tematico su gestione dell'immigrazione e delle frontiere è quello che presenta più problemi, e aiutare Ankara in questo caso significa anche aiutare Bruxelles. Sono rimasti in sospeso tanto l'inserimento della Turchia nella lista dei 'paesi sicuri', quanto l'apertura di 6 capitoli del negoziato per l'adesione (su cui grava il veto di Cipro e Grecia). Ma l'importante per la Turchia, viene spiegato oggi da fonti vicine a Tusk, è che Erdogan "ha bisogno di un gesto da parte europea, che dimostri che li consideriamo partner più strategici di altri nella regione". E il viaggio di Angela Merkel di domenica in Turchia potrebbe contribuire a farlo.

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