venerdì 2 ottobre 2015

Dieselgate tedesco

[Abba serena, pischina piena. Acqua serena piscina piena,  figurativamente: la diligenza con l’assiduità compie il lavoro. Frase sarda] Si profila piuttosto ampia la gamma di motorizzazioni di veicoli del gruppo Volkswagen coinvolti nello scandalo sulle alterazioni ai gas di scarico. Dopo giorni di incertezza, in cui si sono avute solo ipotesi di stampa su quali fossero le cilindrate nel mirino, un segnale più preciso è giunto dalle autorità della Svizzera: l'Ufficio federale delle strade ha infatti decretato il blocco a importazioni e immatricolazioni su tutti i modelli Euro 5 dei marchi Audi, Seat, Skoda e Volkswagen, fabbricati tra il 2009 e il 2014 dal Gruppo di Wolfsburg ed equipaggiati con motori diesel 1.2 Tdi, 1.6 Tdi e 2.0 Tdi. Si tratta di un provvedimento che indirettamente potrebbe indicare quali veicoli potenzialmente sono coinvolti anche in altri mercati, come quello della Penisola. Ieri Volkswagen Italia aveva riferito che in base alle indicazioni della casa madre tedesca, i veicoli in Italia con motorizzazioni al centro della vicenda sono poco meno di 650 mila, senza però fornire dettagli più specifici su quali modelli e motorizzazioni fossero coinvolti. Da Volkswagen Italia ribadiscono che al momento si sta ancora lavorando all'individuazione dei modelli coinvolti dalla questione. E che comunque nei giorni scorsi a scopo precauzionale era stata inviata una lettera interna alla rete di vendite e ai concessionari in cui si stabiliva la sospensione temporanea delle vendite delle vetture in stock dotate di propulsore EA 189. Si tratta comunque di modelli fuori produzione e il totale di vetture non immatricolate potrebbe risultare piuttosto esiguo, attorno alle 2 mila unità in Italia. Quanto invece a quali siano le auto già circolanti nella Penisola - di Vw e marchi controllati coinvolte nella questione - in attesa di indicazioni ufficiali dal gruppo può essere indicativo il fatto che la sigla industriale del propulsore coinvolto (EA 189) riguarda diverse cilindrate tra cui quelle di 1.2, 1.6 e 2.0 Tdi bloccate in Svizzera. Precedentemente Vw aveva riferito che le vetture potenzialmente coinvolte nel mondo sono 11 milioni. L'indagine indipendente avviata da Volkswagen sullo scandalo delle alterazioni ai gas di scarico richiederà "mesi". Intanto la capogruppo ha fatto sapere che in Italia i veicoli coinvolti dalla questione sono quasi 650 mila. Verranno contattati nei prossimi giorni e settimane dai concessionari, per i previsti interventi di manutenzione. Da Volkswagen Italia hanno poi precisato che gli stessi possessori di veicoli, provvisti del numero di telaio - che si può trovare sul libretto di circolazione o sul parabrezza - potranno chiamare i concessionari per informarsi se i loro veicoli sono coinvolti dalla questione. Sulla vicenda dei gas di scarico Vw ha deciso di affidare una inchiesta indipendente allo studio legale americano Jones Day. Ma realisticamente non è possibile attendersi che sia completata in poche settimane, e così ha deciso di annullare l'assemblea straordinaria che era stata prevista il 9 novembre. Diversi esponenti del direttorio ritengono infatti che la ricognizione proseguirà "vari mesi". Intanto in Borsa il titolo resta sotto pressione e ha chiuso gli scambi con un meno 1,28 per cento a 96,50 euro.

15 commenti:

  1. Le autorità americane estendono l'indagine sulle emissioni diesel partite con Volkswagen ad altri marchi negli Stati Uniti per accertare se abbiano ingannato o meno. Lo riporta il Financial Times, sottolineando che l'indagine riguarderebbe una ventina di modelli di Bmw, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mercedes Benz. L'agenzia per la Protezione Ambientale americana, l'Epa, sta indagando per accertare se ci siano altri dispositivi difettosi che riducono le missioni durante i test su almeno 28 modelli. L'indagine - riporta il Financial Times - punta determinare se Volkswagen sia stata l'unica ad aggirare i test o se la pratica sia più diffusa nell'industria automobilistica. I test dell'Epa saranno condotti su un'auto usata di ogni modello e se ci fossero sospetti si partirebbe con un'indagine più a tappeto. Le auto usate saranno di proprietà di società di autonoleggio o saranno prese in prestito da proprietari identificati in base ai dati sulle immatricolazioni.

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  2. Le vendite globali di Volkswagen sono calate nel 2015 del 2%, scendendo sotto i 10 milioni di unità: ha immatricolato 9,93 milioni di auto. A pesare sull'andamento della casa di Wolfsburg ci sono il rallentamento del mercato cinese e lo scandalo delle emissioni Dieselgate. Lo ha reso noto il costruttore tedesco, a cui fanno capo 12 marchi, tra cui Audi e Porsche, ma anche Lamborghini, Ducati e Italdesign Giugiaro. Le vendite sono così ritornate sotto la soglia di 10 milioni, raggiunta per la prima volta nel 2014. A dicembre la flessione delle vendite era pari al 5% verso un anno prima. Sulla casa tedesca pesa lo scandalo legato alla manipolazione delle emissioni di CO2 sulle vetture diesel. Il ceo Matthias Mueller ha definito la performance "un risultato straordinario" considerando la continua difficile situazione del mercato in alcune regioni del mondo e il Dieselgate scoppiato negli ultimi mesi del 2015. Mueller ha anche rilevato che il 2016 non sarà meno impegnativo dell'anno scorso. Il clima intorno alla casa, però, non è dei migliori. Citando leggi tedesche sulla privacy, il gruppo si è rifiutato di fornire email o altri documenti circolati tra i suoi top manager agli inquirenti americani che stanno indagando sullo scandalo sulle emissioni. L'accusa arriva dal Nyt, che cita funzionari statunitensi coinvolti nell'inchiesta civile che chiama in causa 48 stati Usa e che è capitanata da una manciata di stati tra cui New York e Connecticut. Le relazioni tra il gruppo auto tedesco e il governo americano si incrinano ancora di più dopo che lunedì scorso il dipartimento di Giustizia, per conto dell'Agenzia per la protezione ambientale, ha fatto causa civile a Volkswagen con l'accusa di avere truccato quasi 600.000 vetture. In quella stessa denuncia si legge che il gruppo "ha ostacolato" il lavoro dei regolatori e ha fornito "informazioni fuorvianti". Toni ben diversi da quelli usati questa settimana da Herbert Diess, a capo del marchio volkswagen, quando dal consumer electronic show (ces) di Las Vegas ha garantito: "stiamo facendo tutto il possibile per fare le cose bene". Stando alle fonti citate dal Nyt, l'ostruzionismo di Vw rende difficile l'identificazione da parte degli inquirenti Usa dei dipendenti che sapevano delle pratiche illecite del gruppo, che lo scorso settembre ha ammesso di avere montato i cosiddetti "defeat device" sui motori di 11 milioni di veicoli nel mondo per superare i test da laboratorio sulle emissioni.

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  3. "Deploriamo che sia successo. Garantiamo piena trasparenza e vi assicuriamo che risolveremo tutto". Così il ceo di Audi Rupert Stadler, riferendosi alla vicenda del dieselgate in una nota diffusa prima della conferenza di bilancio. Audi indica di "aver dovuto sostenere spese straordinarie per misure tecniche, rischi legali e attività di vendita". A seguito di un accordo con la casa madre Audi rileva che "i motori coinvolti TDI a quattro cilindri non hanno un impatto diretto sulla redditività del gruppo Audi". Intanto, la casa di Ingolstadt in una nota, ha comunicato che nel 2015 l'Audi (gruppo Volkswagen) ha segnato un calo dell'utile dopo le imposte del 3% a 4,3 miliardi di euro sul 2014. I ricavi sono in rialzo dell'8,6% a 58,42 miliardi. L'utile operativo, ''nonostante le elevate spese per l'espansione della struttura produttiva internazionale e per i nuovi modelli e tecnologie'', è stato di 5,13 miliardi, in linea con i 5,15 miliardi del 2014, con un margine sui ricavi in calo all'8,8% dal 9,6% del 2014. Le vendite sono state record a oltre 1,8 miliardi di unità (+3,6%). Anche dopo le voci straordinarie ''legate in particolare alla questione diesel con i motori TDI a sei cilindri'', il ROS è stato pari all'8,3% e ''quindi in linea al target della forchetta tra l'8 e il 10%''. La liquidità netta a fine dicembre era a 16,4 miliardi, contro i 16,3 miliardi del 2014.

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  4. Al termine di cinque mesi di processo il tribunale di Stoccarda ha assolto l'ex numero uno della Porsche Wendelin Wiedeking e l'ex amministratore Holger Haerter dall'accusa di turbativa (manipolazione) dei mercati in merito alla vicenda della tentata acquisizione del 75% della Volkswagen che aveva causato miliardi di perdite in borsa. Lo scrive lo Spiegel online. L'accusa aveva chiesto due anni di carcere.

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  5. Intervento morbido e solo temporaneo a Volkswagen sulla controversa questione dei bonus ai manager. Il Consiglio di vigilanza ha deciso di congelare poco meno di un terzo, il 30 per cento della parte variabile delle retribuzioni 2015 dei nove componenti del Consiglio di gestione. E di versarla dopo tre anni nel caso di raggiungimento di determinate performance borsistiche. Il provvedimento annunciato segue un acceso dibattito, non solo tra gli azionisti del gruppo ma in tutta l'opinione pubblica tedesca. Il parametro chiave per sbloccare il versamento è una crescita del 25 percento del titolo da qui al 2018. Stephen Wall, componente del Consiglio di vigilanza, che era affiancato dal presidente Hans-Dieter Poesch e dall'amministratore delegato Matthias Mueller, ha peraltro precisato che l'entità dei bonus è stata implicitamente ridotta dalla caduta dei corsi in Borsa determinata dallo scandalo Dieselgate. Ma è proprio il versamento di bonus a dispetto di questa vicenda ad aver suscitato polemiche in Germania.

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  6. Volkswagen si appresta a presentare un piano da 10 miliardi di dollari per risolvere lo scandalo del diesel negli Stati Uniti. La casa automobilistica tedesca presenterà alle autorità americane misure per riparare o togliere dalla strada mezzo milione di auto, anche se è ancora in attesa del via libera delle autorità su come riparare le auto. L'intesa prevede infatti l'opzione per i proprietari di auto di chiedere la riparazione della loro vettura, ma visto che l'Agenzia per la protezione ambientale americana e il California Air Resources Board non hanno ancora approvato i rimedi proposti da Volkswagen, non c'è al momento alcuna tabella di marcia su come questo potrebbe avvenire ne garanzia che le riparazioni saranno approvate. Il piano prevede - secondo quanto riporta l'agenzia Bloomberg -lo stanziamento di 6,5 miliardi di dollari per i proprietari di auto e 3,5 miliardi di dollari per il governo americano e le autorità della California. I legali dei proprietari di auto Volkswagen dovranno presentare l'accordo entro il 28 giugno al giudice federale di San Francisco a cui fa capo la causa avviata contro Volkswagen. Il giudice dovrà valutare la proposta, insieme all'accordo del costruttore con le autorità, prima di decidere se approvarla. L'accordo include l'opzione per i proprietari di auto di vendere a Volkswagen la propria vettura e terminare il lease in anticipo. L'iniziativa di Volkswagen punta a riguadagnare la fiducia dei clienti e delle autorità dopo aver ammesso di aver truccato i test per 11 milioni di auto diesel nel mondo. Un'ammissione che è costata il posto all'amministratore delegato Martin Winterkorn e che ha spinto Volkswagen ad accantonare 16,2 miliardi di euro per coprire i costi dello scandalo, incluse le riparazioni e le azioni legali.

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  7. Accordo definitivo fra Volkswagen e le autorità Usa. Il gruppo tedesco, confermando le anticipazioni della notte, verserà fino a 10,03 miliardi per coprire i costi legali e i risarcimenti legati ai ricorsi dei proprietari dei veicoli coinvolti nello scandalo, fino a 2,7 miliardi per un fondo ambientale e altri 2 miliardi per promuovere la tecnologia per veicoli a zero emissioni. L'accordo raggiunto da Volkswagen, il più grande mai siglato da un produttore di auto, riguarda il Dipartimento di Giustizia statunitense, l'Agenzia per la protezione dell'Ambiente, la Commissione Federale per il Commercio, le Autorità della California e i legali dei consumatori. Restano fuori, però, ancora ogni altra possibile accusa civile o penale che potrà essere mossa nei confronti di Volkswagen dal Dipartimento di Giustizia. Separatamente, inoltre, Volkswagen, ha annunciato di aver raggiunto un altro accordo, da 603 milioni di dollari, con 44 stati Usa, il distretto di Columbia e con Portorico per risolvere reclami di consumatori legati sempre alle auto diesel. In base alla maxi intesa, Volkswagen riacquisterà i veicoli al valore di mercato del settembre scorso, prima dell'esplosione dello scandalo. Tutti i clienti, a prescindere se decideranno di rivendere il proprio veicolo o richiederne una modifica, riceveranno un compenso aggiuntivo fra 5.100 e 10.000 dollari ciascuno: avranno due anni per decidere e il conto per Vw salirà a 10,03 miliardi solo se tutti opteranno per dare indietro il proprio veicolo. In totale si tratterebbe di circa 482.000 riacquisti per il colosso di Wolfsburg.

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  8. Continua l'effetto dieselgate sulle vendite di Volkswagen in Usa, scese il mese scorso per l'ottavo mese di fila; per il gruppo tedesco, rispetto allo stesso mese dello scorso anno il calo è stato del 21,77% a 23.809 unità. L'andamento delle immatricolazioni è dunque peggiorato rispetto al -17,20% di maggio, del -9,65% di aprile, del -10,36% dello scorso marzo, del -13,18% di febbraio e del -14,57% di gennaio. Sembra un lontano ricordo il rallentamento della caduta delle vendite visto nel dicembre 2015, quanto c'era stato un -9,11% dopo il crollo del 24,7% del mese precedente. L'ultimo dato in rialzo fu lo scorso ottobre (+0,24%). A settembre, quando ancora non era stato avvertito l'effetto dello scandalo esploso a metà di quel mese, c'era stato un +0,6%.
    Volkswagen of America, la controllata americana del gruppo tedesco, ancora una volta ha preferito concentrarsi sui risultati del modello Tiguan, reduce dal migliore giugno di sempre con consegne per 3.066 vetture (+17,7% sul giugno 2015). "Tiguan continua a mantenere un passo solido e porta traffico nei concessionari mettendo a segno il migliore giugno in assoluto", ha dichiarato in una nota Mark McNabb, direttore operativo di Volkswagen of America. "Siamo anche contenti di vedere la forte performance della GTI, con il suo migliore giugno di sempre". L'auto parte della famiglia Golf ha registrato a giugno 2.032 immatricolazioni (+11,6%). Continua la frenata delle vendite di Golf (-48,1% a 1.021 unità) mentre la Golf R ha visto un +49% a 286 pezzi.

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  9. Volkswagen deve indennizzare i clienti europei allo stesso modo di quelli americani, in quanto si tratta del solo modo "per ripristinare la fiducia nel settore auto europeo". Lo ha ribadito la portavoce della commissaria Ue al mercato interno Elzbieta Bienkowska, sottolineando che la Commissione "in molte occasioni ha indicato da tempo che bisogna trattare i consumatori europei come quelli Usa" e che questo è "il miglior modo di procedere". Allo stesso tempo, ha precisato, "non spetta alla Commissione ma a Volkswagen presentare delle soluzioni". La sollecitazione di Bruxelles arriva dopo che in un'intervista al Die Welt l'amministratore delegato del gruppo Volkswagen Mathias Mueller ha dichiarato l'intenzione di non voler fornire ai clienti europei compensazioni simili a quelle attuate nei confronti del mercato statunitense. "Non c'è bisogno di un matematico per capire che un rimborso danni di questo tipo schiaccerebbe Volkswagen", ha detto, dopo l'accordo da 14,7 miliardi di dollari negli Stati Uniti. Oggi il titolo Volkswagen cede il 3,6% a 121,45 euro, mentre escono i dati sulle immatricolazioni in Germania che mostrano un +8,3% per il mercato ed un +0,2% per il brand Volkswagen nel mese di giugno. Il Ceo della casa di Wolfsburg Herbert Diess in una intervista alla Sueddeutsche Zeitung ha invece dichiarato che per ristrutturare Volkswagen dopo il dieselgate "ci vorranno più o meno due generazioni di veicoli", ovvero circa quattordici anni. Diess sostiene che l'azienda oggi si concentra "su dove dobbiamo o non dobbiamo investire nel futuro, con particolare riferimento alla innovazione" per quanto riguarda le auto elettriche e le loro batterie che, spiega Diess, "rappresentano tra il 30 ed i 50% del valore del veicolo. In ogni caso, Diess ribadisce di non aver mai pensato a dimettersi, e si dice convinto che il brand Volkswagen sopravviverà alla crisi per la qualità della sua produzione: "la maggior parte delle società impiega tra un anno ed un anno e mezzo a lasciarsi alle spalle le crisi di credibilità".

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  10. L'Antitrust ha inflitto una sanzione di cinque milioni di euro a Volkswagen "per aver posto in essere una pratica commerciale scorretta". La maxi-multa, pari al massimo edittale, arriva per la commercializzazione in Italia di auto diesel omologate attraverso il software in grado di alterare i dati dei test sulle emissioni che è al centro dello scandalo 'Dieselgate'.

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  11. Le vendite di Volkswagen sul mercato automobilistico americano sono calate di nuovo, perdendo in agosto il 9,12%. Volkswagen continua a risentire dello scandalo delle emissioni diesel.

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  12. Il primo 'compleanno' del dieselgate, lo scandalo delle emissioni falsate dei veicoli Volkswagen, è questa volta occasione di 'festa' per la Casa di Wolfsburg, che oggi può vantare i veicoli diesel in vendita meno inquinanti di tutta l'Europa. Lo rivela uno studio di Trasport&Environment (T&E), organismo europeo di riferimento per le ong dei trasporti e dell'ambiente, sottolineando peraltro che gli eco-risultati raggiunti da Volkswagen non hanno nessun legame con il dieselgate ma sono un effetto delle migliori scelte tecnologiche fatte dall'azienda prima che scoppiasse lo stesso scandalo. Il 'primato' si riferisce ai nuovi Euro 6 Volkswagen, e non ai 'vecchi' Euro 5 venduti tra il 2011 ed il 2015: questi ultimi, risultano, al contrario, i più inquinanti in circolazione.
    T&E ha analizzati i dati provenienti dai test pubblici su 230 modelli di auto diesel. Fiat e Suzuki risultano avere i veicoli diesel più inquinanti, almeno se si prendono in considerazione le emissioni di ossidi di azoto (NOX), 15 volte in più dei limiti. Male anche i veicoli Renault-Nissan (14 volte in più), Gm ed Opel (10 volte), mentre quelli Volkswagen emettono solo 2 volte in più dei limiti. L'organizzazione ha poi calcolato che in Europa sono in circolazione 29 milioni di veicoli diesel 'non puliti', cioè con emissioni di NOX almeno 3 volte superiore al limite. Il maggior numero di diesel 'non puliti' circola in Francia (5,5 milioni), seguita da Germania (5,3 milioni), Gran Bretagna (4,3) e Italia (3,1).

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  13. Le autorità europee in pressing su Volkwagen. Irritata dal fatto che la risposta della casa automobilistica tedesca alla scandalo delle emissioni diesel si sia concentrata sui clienti americani, l'Ue chiede a Volkswagen di valutare il riacquisto di auto in Europa. L'attuale piano di richiami non è infatti ritenuto sufficiente. Lo riporta il Financial Times citando una lettera inviata dall'Ue a Volkswagen, nella quale viene messa in evidenza la necessita di concedere ''speciale attenzione'' ai clienti che vorrebbero vendere la loro auto ma non riescono a causa del richiamo. In questi casi Volkswagen dovrebbe valutare l'acquisto della vetture. La giustizia americana approva il patteggiamento da 14,7 miliardi di dollari di Volkswagen per lo scandalo delle emissioni diesel. L'accordo prevede anche il riacquisto da parte della casa tedesca di 475.000 auto a partire da novembre. In base all'accordo Volkswagen pagherà 10,03 miliardi di dollari per il riacquisto di auto e per compensare i clienti. Si tratta del maggiore patteggiamento nella storia dell'industria automobilistica americana. E uno dei maggiori mai raggiunti in termini assoluti, dopo i 246 miliardi di dollari pagati dall'industria del tabacco e i 38 miliardi di dollari di Bp per la mare nera. 

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  14. I costi dello scandalo del dieselgate aumentano e Volkswagen valuta un piano di taglio costi che potrebbe risultare nella perdita fino a 30.000 posti di lavoro. Secondo quanto riporta Handesblatt citando alcune fonti, Volkswagen sta valutando un piano di risparmi fino a 3,7 miliardi di euro l'anno fino al 2020, mettendo a rischio 20.000 posti di lavoro in Germania e 10.000 in America.
    Il piano include una riduzione significativa dei modelli e delle configurazioni offerte con l'obiettivo di aumentare la produttività del 25%. Maggiori indicazioni potrebbero arrivare nelle prossime ore, con Volkswagen e i rappresentanti dei lavoratori che dovrebbero offrire aggiornamenti nelle loro trattative sul taglio dei costi e dei posti di lavoro venerdì. Volkswagen sta cercando di lasciarsi alle spalle il dieselgate. I conti del terzo trimestre hanno offerto un sospiro di sollievo, con la casa tedesca che ha chiuso il terzo trimestre con un utile di 2,28 miliardi di euro, e rafforzato il tesoretto anti-scandalo a 18,2 miliardi di euro. Ma lasciarsi alle spalle il dieselgate non è facile, nonostante i progressi. Dopo il patteggiamento negli Usa da 14,7 miliardi di dollari, Volkswagen avrebbe raggiunto un'intesa con le autorità americane per le 80.000 auto diesel con motore 3 litri coinvolte nello scandalo del dieselgate. Volkswagen, secondo indiscrezioni, potrebbe riparare o riacquistare 80.000 Audi, Volkswagen e Porsche con motore diesel 3 litri. Volkswagen si impegna a riparare 60.000 auto e a riacquistarne 19.000 più vecchie che sarebbe troppo costoso riparare.

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  15. La procura di Monaco di Baviera ha reso noto di aver arrestato un ex dipendente dell'Audi, marchio di lusso della Volkswagen, in relazione allo scandalo dieselgate. Gli inquirenti non hanno confermato se l'uomo arrestato sia Giovanni Pamio, accusato negli Stati Uniti di avere ordinato di programmare i motori diesel in modo da aggirare i test sulle emissioni. Secondo lo Spiegel online si tratterebbe comunque del sessantenne ingegnere italiano.

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