giovedì 29 ottobre 2015

Cura dimagrante per Deutsche bank

[Un Babbo Natale ebreo entra in una casa dal camino e dice: “Buongiorno bambini, che cosa vi posso vendere?”]  Deutsche Bank sospende i dividendi per il 2015 e il 2016. Tornerà a distribuirli nel 2017. Lo afferma Deutsche Bnak in una nota, con la quale delinea il piano del co-amministratore delegato, John Cryan. Il progetto prevede una riduzione dei costi. La banca tedesca prevede di tagliare 26mila posti nel mondo, dei quali 9mila sulla sua 'base netta' e gli altri attraverso la cessione di asset, ritirando la propria presenza in dieci Paesi con l'obiettivo di arrivare a risparmiare 3,8 miliardi entro il 2018. È  quanto riporta l'agenzia Bloomberg. Nel terzo trimestre il gruppo tedesco segna una perdita di circa 6 miliardi a causa di svalutazioni e stime su rischi giuridici, 'rosso' già anticipato con una previsione provvisoria diffusa dalla banca a metà ottobre. I Paesi dai quali Deutsche bank prevede di ritirare la propria presenza sono Argentina, Chile, Messico, Perù, Uruguay, Danimarca, Finlandia, Norvegia, Malta e Nuova Zelanda. In Sud America in particolare - secondo quanto il co-amministratore delegato John Cryan sta spiegando in una conference via Internet - le attività faranno capo all''hub' del Brasile mentre per l'Europa centro-sud la banca smentisce le ipotesi di ridimensionamento; in quest'area invece “rafforzerà la sua presenza puntando su sinergie tra private banking e wealth management”. La banca per l'Italia in particolare conferma la sua posizione secondo la quale la penisola “rimane un mercato chiave per Deutsche Bank e qualsiasi rumor di un presunto ritiro è totalmente infondato”, confermando “il suo forte impegno nei confronti dell'Italia, Paese in cui è presente dal 1977 e che rappresenta il secondo mercato europeo per il gruppo”. In Italia Deutsche bank conta oltre 3 milioni di clienti, 4mila dipendenti, 1.500 promotori finanziari e 627 'punti vendita'. Il gruppo prevede di chiudere in Europa 200 filiali, tutte in Germania.

2 commenti:

  1. Deutsche Bank – pericolosamente esposta dal punto di vista dei derivari e ora in difficoltà anche sul piano della liquidità. Ciò che ancora non si sapeva è che l’istituto teutonico è stato probabilmente ‘salvaguardato’ da parte della Bce di Mario Draghi durante gli stress test che la scorsa estate hanno interessato tutte le banche europee. A sollevare la questione è niente meno che il Financial Times. “A Deutsche Bank – si legge – è stato accordato un trattamento speciale negli stress test dell’estate”. Stress test che sono stati concepiti per “ripristinare la fiducia nelle banche europee, attraverso la valutazione di tutte le finanze (degli istituti), usando lo stesso metodo”. “La banca numero uno della Germania – che ha visto il proprio titolo crollare fino a -22% nelle ultime settimane sulla scia dei timori legati alla multa da $14 miliardi comminata dagli Usa – ha presentato i risultati degli stress test di luglio come prova della solidità delle sue finanze. Ma il Financial Times ha appreso che il risultato di Deutsche Bank è stato sostenuto da una concessione speciale che è stata accordata dal suo supervisore, la Banca centrale europea”. “I risultati di Deutsche Bank – prosegue l’articolo – includono ricavi, per un valore di $4 miliardi, relativi alla vendita della partecipazione nella banca cinese Hua Xia, sebbene l’accordo non fosse stato completato entro la fine del 2015. Il trattamento legato a Hua Xia è stato comunicato attraverso una nota a fondo pagina, nei risultati degli stress test su Deutsche Bank. Nessuna delle altre 50 banche sottoposte a stress test hanno però presentato note simili, nonostante molte di esse avessero raggiunto accordi su transazioni poi non completate alla fine del 2015. In un caso, la banca spagnola Caixabank aveva completato la vendita del suoi asset stranieri per un valore di 2,65 miliardi di euro, alla sua società madre Criteria Holding a marzo (del 2015). Nonostante ciò, a questo istituto non venne consentito di includere l’impatto di quella vendita nei suoi risultati”. Così al Financial Times Chris Wheeler, analista presso Atlantic Equities: “Il trattamento riservato a Deutsche Bank lascia perplessi. Le circostanze indicano che è inevitabile che gli osservatori di mercato saranno sospettosi e avranno qualche preoccupazione sulla veridicità (e affidabilità) di questi risultati”. Dopo che Deutsche Bank è stata sottoposta agli stress test, è emerso che il Common Equity Tier 1 di capitale era sceso al 7,8% – negli stress test si contemplano scenari peggiori di multe, bassi tassi di interesse, bassa crescita economica. Senza il contributo di Hua Xia, il ratio sarebbe stato pari al 7,4%, comunque sempre al di sopra del minimo stabilito dalle autorità di regolamentazione. Tuttavia, il risultato migliore ha indubbiamente rassicurato gli investitori sempre più timorosi per l’adeguatezza dei livelli di capitale della banca”. Bruegel, il think tank economico di Bruxelles, ha auspicato che sia la Bce che l’Autorità bancaria europea, che ha supervisionato i test, “spieghino e difendano le loro scelte metodologiche”, che dovrebbero, afferma, “essere applicate in modo uniforme e senza trattamenti speciali. Ovviamente questa regola vale per tutte le banche che sono importanti da un punto di vista sistemico, come Deutsche Bank”.

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  2. Hna, la conglomerata cinese che si occupa di settori che vanno dall'aviazione agli alberghi, è salita al 9,92% di Deutsche Bank, diventando il primo azionista del colosso bancario tedesco grazie al superamento di Blackrock che è al 5,9%. Lo scrive l'agenzia Bloomberg. Già a febbraio Hna aveva dichiarato un 3% in Deutsche bank, spiegando che intendeva salire attraverso la sottoscrizione dell'aumento di capitale da otto miliardi di euro della banca, ma restando al di sotto del 10%. La partecipazione da parte di Hna, controllato dal miliardario cinese Chen Feng, avviene tramite un veicolo finanziario strutturato dal gestore austriaco C-Quadrat Investment, il cui amministratore delegato Alexander Schuetz è stato designato membro consiglio di sorveglianza di Deutsche Bank, con una decisione da ratificare nell'assemblea degli azionisti del 18 maggio.

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