sabato 31 ottobre 2015

Caprotti indagato


[In quelle nostre scuole le espressioni dei volti avevano chissà perché una particolare tendenza a stupirsi … quanti bellissimi bambini entravano là da noi. E poi in capo a qualche anno si aveva schifo perfino a guardarli. Fedor M. dostoevskij] La Procura di Milano ha notificato al patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, un avviso di fine indagini nel quale lo ravvisa “finanziatore d'una campagna diffamatoria” contro Coop Lombardia tramite una “ricettazione” cioè tramite l'acquisto di un cd-rom di telefonate illecitamente registrate sulla linea del direttore della coop di Vigevano (Pavia) al fine di consentire al direttore e cronista di Libero, Maurizio Belpietro e Gianluigi Nuzzi “di sfruttarle per realizzare servizi contro Coop Lombardia, concorrente commerciale di Esselunga”. Lo riporta il Corriere della Sera. Secondo quanto riferito, l'avviso è stato notificato “nel giorno in cui il Tribunale ha condannato a tre anni per calunnia ai danni di un manager di Coop Lombardia due investigatori privati, ex fornitori di Coop tramite la loro società di sicurezza”. I due, secondo il Corriere, avrebbero approfittato del loro ruolo per intercettare illecitamente conversazioni poi finite ai giornalisti. I due, secondo il Corriere, avrebbero approfittato del loro ruolo per intercettare illecitamente conversazioni poi finite ai giornalisti. In particolare, secondo la ricostruzione del pm Gaetano Ruta, Belpietro nel 2009 chiese a Caprotti di far lavorare gli investigatori che avevano appena chiuso burrascosamente il rapporto di lavoro con la Coop, dove avevano raccolto materiale su intercettazioni illecite sul centralino dei dipendenti. Poco dopo il patron di Esselunga ha stipulato con la società dei vigilantes un contratto da 700mila euro l’anno e così si “intromise nell’acquisizione del materiale (esaminato peraltro personalmente nell’autunno 2009″, “comprando il cd di intercettazioni illecite e permettendo ai giornalisti di ricevere tale materiale e realizzare i servizi contro Coop Lombardia”. In seguito agli articoli pubblicati su Libero nel gennaio del 2010, il dirigente Coop, Daniele Ferré era stato indagato e poi assolto “perché il fatto non sussiste”. Quindi si è costituito parte civile nel processo contro i due investigatori poi condannati. Caprotti per bocca del suo legale respinge l’accusa ritenendola “totalmente destituita di fondamento“.

3 commenti:

  1. La saga per il controllo di Esselunga si è chiusa con la vittoria del patron Bernardo Caprotti. La Cassazione martedì ha infatti dato ragione al novantenne fondatore della catena di supermercati respingendo il ricorso presentato dai figli Violetta e Giuseppe contro l’arbitrato per riottenere alcune azioni del gruppo. Il risultato è che Caprotti senior resta proprietario. Resta però pendente la causa civile, nella quale resta aperta la posizione di Unione Fiduciaria, presso la quale erano state depositate le azioni. A fine marzo, secondo quanto si apprende, sono stati depositati gli atti, ed è possibile che arrivi una sentenza anche prima dell’estate. Nel luglio 2014 la Corte d’Appello di Milano aveva confermato il giudizio emesso del 2012 dal collegio arbitrale, affermando che Caprotti aveva pieno diritto di riprendere il controllo delle azioni che aveva intestato ai figli nel 1996 e respingendo il ricorso di Violetta e Giuseppe. Il quale nel 2005 è stato estromesso dal padre dalla gestione del gruppo, di cui era amministratore delegato. Da allora Bernardo ha ripreso in mano l’azienda tenendo le redini fino al dicembre 2013, quando ha rassegnato le dimissioni da tutte le cariche aziendali. “Si chiude definitivamente una storia che va avanti da tanti anni”, ha commentato l’avvocato Marcello Molè, componente del collegio legale che ha assistito Caprotti. "È stato respinto il tentativo di assalto alla posizione di Bernardo Caprotti, coltivato attraverso una serie di giudizi. Oggi questa decisione della Cassazione mette la parola fine alla vicenda”. Intanto però lo scorso 10 febbraio il pm di Milano Gaetano Ruta ha chiesto la condanna a un anno e sei mesi per Caprotti in un’altra vicenda: l’accusa è di essere stato il “finanziatore” di una “campagna diffamatoria” contro la concorrente Coop Lombardia.

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  2. È morto il patron di Esselunga, Bernardo Caprotti. Avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 7 ottobre. Lo annuncia la moglie Giuliana. Per espressa volontà di Caprotti le esequie avverranno in forma strettamente privata e per suo desiderio non dovranno seguire necrologi.

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  3. La Corte di Cassazione "ha sostanzialmente riconosciuto la correttezza delle conclusioni della Corte di Milano che ha affermato la sussistenza del diritto di critica a favore di Bernardo Caprotti ed Esselunga e ha escluso la concorrenza sleale da parte degli stessi". È quanto sottolinea Esselunga dopo la sentenza depositata oggi dalla Cassazione, riguardante l'udienza dello scorso giugno sui ricorsi presentati dalle Coop per il libro "Falce e carrello" scritto dal fondatore di Esselunga, Bernardo Caprotti. La Corte di Cassazione ha pubblicato tre decisioni relative al contenzioso su Falce e Carrello promosso da Coop Adriatica, Coop Estense e da Coop Italia. Due delle sentenze hanno respinto i ricorsi, con la conseguenza che sono diventate definitive, le pronunce della Corte d'Appello di Milano che hanno così respinto le domande di Coop Adriatica e di Coop Italia. La terza sentenza ha invece ritenuto meritevole di ulteriore approfondimento ad opera della Corte d'Appello di Milano la controversia tra Coop Estense e il signor Zucchelli da un lato ed Esselunga e Bernardo Caprotti dall'altro, spiega Esselunga nella nota. Particolare importanza presenta sia per la natura di Coop Italia, definita dalla Corte di Appello di Milano "al vertice del sistema delle coop", sia per il contenuto delle affermazioni fatte, la sentenza resa tra Coop Italia ed Esselunga nella quale la Cassazione "ha sostanzialmente riconosciuto la correttezza delle conclusioni della Corte di Milano che ha affermato la sussistenza del diritto di critica a favore di Bernardo Caprotti ed Esselunga e ha escluso la concorrenza sleale da parte degli stessi". La Cassazione ha affermato che "se la disciplina della concorrenza sleale ha come obiettivo quello di contribuire alla realizzazione di un effettivo mercato concorrenziale, nel quale il consumatore possa muoversi in modo consapevole e informato, è chiaro che le informazioni veritiere non possono considerarsi illecite". La Cassazione - informa Esselunga - ha aggiunto che "è necessario precisare che, in presenza di notizie e apprezzamenti veritieri sui prodotti e sull'attività del concorrente, un illecito concorrenziale, a norme dell'art 2598 n.2 cc, è ravvisabile solo quando è negli stretti limiti in cui siano contestualmente formulate vere e proprie invettive e offese del tutto gratuito nei confronti del concorrente, che traggano cioè mero spunto o pretesto nella diffusione delle notizie veritiere". Sulla base di queste premesse ha concluso "per la inammissibilità e infondatezza del ricorso di Coop Italia", conclude la società.

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