venerdì 24 aprile 2015

Jobs act, a marzo +92.000 contratti

[Xe mejo 'vere el capelo a busi che le scarpe a tochi. Detto diviliano]  A marzo  l'attivazione dei nuovi contratti di lavoro nel complesso, ad eccezione del lavoro domestico e della PA, sono state 641.572 a fronte di 549.273 cessazioni. Il saldo attivo è di oltre 92.000 unità. Sono i dati delle comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro. Il 6 marzo è entrato in vigore il contratto a tutele crescenti. I contratti a tempo indeterminato attivati sono stati 162.498 (quasi 54.000 in più su marzo 2014) a fronte di 131.128 contratti cessati. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato quindi, quelli per i quali è prevista la decontribuzione triennale dalla legge di stabilità hanno avuto un saldo attivo di oltre 31.000 unità. A marzo 2014 mentre il saldo complessivo di tutte le tipologie contrattuali era stato positivo per oltre 61.000 unità (620.032 attivazioni a fronte di 558.366 cessazioni) era stato invece negativo per i contratti a tempo indeterminato (36.000 in meno con 144.839 cessazioni a fronte di 108.647 attivazioni). I dati, che sono al netto del lavoro domestico e della pubblica amministrazione, precisa il ministero, sono da considerarsi provvisori. A marzo le retribuzioni orarie restano ferme rispetto al mese precedente e aumentano dell'1,0% nei confronti di marzo 2014. Lo rileva l'Istat precisando che la variazione è nulla per i dipendenti pubblici, a causa del blocco dei contratti della pubblica amministrazione, mentre per il settore privato c'è una crescita tendenziale dell'1,5%. Gli aumenti maggiori sono per le telecomunicazioni (3,5%), la gomma, la plastica e la lavorazione minerali non metalliferi (3,3%) e l'energia e i petroli e le estrazioni minerali (3,0%). Continuano ad aumentare a marzo i mesi di attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto. L'Istat comunica che ci vogliono in media oltre tre anni, 39,3 mesi, in decisa crescita rispetto allo stesso mese del 2014 (27,2). I contratti in attesa di rinnovo sono 40 e riguardano circa 7,3 milioni di dipendenti, di cui 2,9 milioni nel pubblico impiego. Significa che ha il contratto scaduto oltre un lavoratore dipendente su due (56,9%). A marzo non sono stati recepiti nuovi accordi e nessuno è scaduto.


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